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Inchiesta del Wsj sulle abitudini alimentari dei russi: il 27 beve caffè durante il pasto principale

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Russia Mosca
Un'immagine di Mosca

NEW YORK – Un recente sondaggio sui costumi alimentari europei commissionato alla Gfk Custom Research Worldwide dal Wall Street Journal e pubblicato, pochi giorni fa, sull’edizione europea del quotidiano statunitense ha sfatato molti miti e stereotipi sulle abitudini a tavola dei cittadini del vecchio continente.

Si scopre così che i tedeschi bevono sempre meno birra, che il 92% delle donne francesi evita il vino durante i pasti, che gli austriaci sono ossessionati dalla dieta e che quasi la metà dei cechi considera la propria cucina “troppo pesante”.

Stando ai risultati dell’indagine (basata su un campione di 20.795 persone intervistate in una ventina di paesi), la cucina italiana è la seconda più sopravvalutata al mondo (lo sostiene il 7% degli interpellati) dopo quella francese (19%) e a pari merito con quella cinese, pur rimanendo molto apprezzata per la sua leggerezza.

Ben il 90% dei nostri connazionali consuma in casa propria almeno un pasto della giornata.

Al Belpaese spetta anche il primato per il consumo di vino a pasto (33%), mentre quello della birra è appannaggio dei cechi. I finlandesi preferiscono il latte (53%) e i tedeschi i succhi di frutta (32%).

Le risposte fornite si ricompongono in un vasto ritratto sociologico del vecchio continente evidenziandone le diverse culture e i differenti costumi. Scopriamo così che la Turchia è il paese più maschilista (nel 95% dei casi sono solo le donne a cucinare), mentre in Gran Bretagna, in una famiglia su tre, è l’uomo a stare di più ai fornelli.

Un dato interessante giunge dalla Russia, dove ben il 27% degli intervistati dichiara di bere caffè durante il pasto principale.

Dal Web: ecco una guida ai migliori caffè espresso di San Francisco in California

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san francisco
San Francisco

MILANO – Navigando nell’universo virtuale di Internet abbiamo scoperto di recente un sito decisamente originale. Le sue coordinate sono: http://www.coffeeratings.com

Si tratta di una guida ai migliori espresso bar di San Francisco. Accedendo alla home page, l’internauta ha la possibilità di consultare un database razionalmente organizzato, con le schede di oltre 400 locali della città e dei circondari .

I ratings (espressi con un punteggio da 1 a 10) valutano la qualità della bevanda (aroma, corpo, crema, colore, ecc.), il livello del servizio e la gradevolezza dell’ambiente, il tutto sulla base di rigorosi criteri metodologici.

Il sito è nato nel 2003 ad opera di Greg Sherwin, un quotato web engineer con una sfrenata passione per il caffè, nata una quindicina di anni fa durante un viaggio nel nostro paese.

Con il passare del tempo, questa passione si è “metastatizzata” (l’espressione è dello stesso Sherwin) a tutto ciò che è italiano: dalla lingua allo sport (è uno sfegatato tifoso della Juventus), dalla gastronomia, ai vini e le grappe (in particolare, la “Nonnino”).
Sherwin redige personalmente tutte le recensioni aggiornandole costantemente. Il sito comprende anche un blog ricchissimo di notizie, commenti e contributi vari.

Molte le insegne italiane al top. Tra queste c’è anche il celebre Caffè Trieste, il primo locale di tutta la West Coast ad aver servito l’espresso, fondato nel 1956 dal mitico Gianni Giotta, classe 1920, istriano purosangue nativo di Rovigno. Ancora oggi, “Papà Giovanni” segue personalmente gli affari nelle sue quattro location dove ama anche cimentarsi nei classici della canzone italiana assieme alla Caffè Trieste Band.

C’è illycaffè tra i vincitori del Premio Impresa Ambiente

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Gruppo Illycaffè polo gusto illy illetta
Il logo illycaffè

TRIESTE – Illycaffè figura tra i vincitori della Prima Edizione del Premio Impresa Ambiente, promosso dai Ministeri dell’Ambiente e delle Attività Produttive, dall’Unioncamere e dalla Camera di Commercio di Roma.

Il Premio è nato con l’obiettivo di valorizzare le realtà che abbiano contribuito a migliorare il rapporto con il loro contesto fisico e sociale sviluppando prodotti nuovi, introducendo innovazioni di processo, studiando tecnologie innovative o avviando cooperazioni internazionali in un’ ottica di Sviluppo Sostenibile.

Il torrefattore triestino ha vinto nella categoria “Migliore Cooperazione Internazionale” ottenendo un riconoscimento ad ex-aequo con la Berbrand srl di Brescia.

“Illycaffè ha da tempo avviato un rapporto di collaborazione diretto con i coltivatori della materia prima” si legge nella motivazione.

“Selezionati i migliori produttori brasiliani, l’azienda ha infatti avviato un processo di fidelizzazione garantendo loro ricavi costanti e comunque mediamente maggiori di quelli ottenibili sul libero mercato, con una particolare attenzione al rispetto della biodiversità locale e ai principi di responsabilità sociale”.

 

Nuovi prodotti: comincia dalla Corea del Sud l’avventura dei Green Tea Latte di Starbucks

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Starbucks Korea Corea caffetterie Un locale Starbucks in Corea del sud
Un locale Starbucks in Corea del sud

SEUL – Saranno gli Starbucks coreani a sperimentare per primi il Green Tea Latte, il nuovo Latte con il tè verde al posto del caffè. Se la bevanda incontrerà i favori del pubblico, il lancio proseguirà in grande stile nel resto del Far East e negli stessi Stati Uniti.

La Corea viene spesso scelta come “cavia” per saggiare le reazioni dei consumatori di fronte a dei prodotti innovativi nel settore dell’elettronica e delle comunicazioni.

Di qui l’idea di fare lo stesso anche nel campo dei coffee bar testando la vendibilità di questi nuovi Latte.

Come ha spiegato S.K. Chang, chief executive officer di Starbucks Coffee Korea (che tra tutte le divisioni estere di Starbucks è la quinta al mondo per numero di punti vendita), “i giovani costituiscono una parte importante della nostra clientela e sono particolarmente attenti alle nuove mode, per cui è facile per noi ottenere dei feedback immediati sui prodotti e i servizi che forniamo”.

Detroit: il maxi Salone americano dell’auto attorno a una macchina del caffè sul concept Roadjet dell’Audi

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Audi Roadjet l'auto con la macchina per il cafè a bordo
L'Audi Roadjet, concept del 2006

DETROIT (Stati Uniti) – Tra le mille novità vere al maxi salone dell’auto nella capitale mondiale delle quattroruote c’è anche un modello, in realtà ancora un prototipo, con una macchina del caffè a bordo.

Così Audi ha svelato la concept car Roadjet dove il marchio di lusso del Gruppo Volkswagen ha scelto di dedicare la massima attenzione agli interni, ha spiegato il capo dello stile Audi, il varesino Valter de’ Silva.

“La Roadjet è compatta, classica nelle linee ma con un abitacolo all’insegna della fantasia: luci che si accendono a sfioramento, poggiatesta comandati elettricamente e la sorpresa della macchina del caffè integrata in un bracciolo tra i sedili posteriori”.

Caffè cultura: la parola di oggi è berry

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to drip Caffè Cultura to greet Il ragazzini 2006 caffè cultura
Il Ragazzini 2006 per Caffè cultura

MILANO – Caffècultura, le parole del caffè, la rubrica con la quale abbiamo esaminando tutte le parole della lingua italiana collegate in qualche al mondo del caffè è terminata il 29 dicembre con il vocabolo zuppetta. Il tutto utilizzando le definizioni del vocabolario Lo Zingarelli 2005.

Da qualche settimana è in vendita l’edizione 2006 che abbiamo già recensito e che utilizzeremo prossimamente per i vocaboli legati al the e al cacao.
Si riparte da quegli stessi vocaboli ma abbinati alla traduzione. La fonte sarà il Ragazzini 2006, sempre in collaborazione con la Casa editrice Zanichelli.

Non è una sorpresa che i testi di questa fase, prima italiano-inglese poi inglese italiano, per notare le differenze d’approccio agli stessi soggetti delle due lingue saranno identici tra Comunicaffè, diffuso prevalentemente in Italia tra 20.000 operatori, e Comunicaffè International, diffuso prevalentemente nel mondo a 15.000 operatori, perché la cultura del caffè non ha barriere culturali o geografiche.

E, una volta tanto, abbiamo già scoperto che l’italiano è lingua leader nel settore del caffè.

Nel vocabolario inglese-italiano il sostantivo caffè batte per 94 a 67 coffee.
Come era naturale abbiamo cominciato con caffè e proseguito con espresso. Da oggi tutti i vocaboli in ordine alfabetico.

berry
n.
1 (bot.) bacca
2 chicco (d’uva, di grano, di caffè)
3 uovo (di pesci o crostacei)
4 (slang GB) sterlina
5 (slang USA) dollaro.

Per le osservazioni sulle definizioni dei vocaboli i lettori possono rivolgersi direttamente alla redazione de il Ragazzini e-mail lineacinque@zanichelli.it sito Web www.zanichelli.it
La parole del caffè in italiano e in inglese sono tratte il Ragazzini edizione 2006, dizionario Inglese-Italiano Italiano-Inglese. Questa edizione contiene oltre 400.000 voci e accezioni, oltre 6.000 neologismi, 3.000 verbi frasali e 120.000 termini specialistici, l’indicazione delle 4.300 parole inglesi più importanti.

Scrive Paolo Marchi: «Il piacere del caffè: aromi puri, rari e costosi nei bar dei sommelier», con il commento dai dati sui prezzi di Edi Sommariva (Fipe)

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Edi Sommariva
Edi Sommariva direttore generale della Fipa

MILANO – Riprendiamo la versione integreale dell’articolo di ieri de Il Giornale, diretto da Maurizio Belpietro, a commento dei dati diffusi lunedì da Edi Sommariva direttore Generale della Fipe che abbiamo dato con rilievo nell’edizione di ieri.

Un’articolo che, per qualcuno, potrà essere punto di partenza per commmenti. Siamo qui ad aspettarli.

di Paolo Marchi

Caffè mania: un po’ come col vino (ne beviamo sempre meno ma sempre più buono perché è ormai un piacere), stanno calando anche i consumi di caffè al bar, meno 3 per cento ogni anno.

Eppure mai come ora se ne parla come di un qualcosa di unico, un’ambrosia nera che trascende il mero contenuto della tazzina. Siamo ormai ai sommelier dei chicchi di arabica, ai dottoroni che discettano di cru e di miscele, di macchine e di cialde, di moka e di napoletane.

E i prezzi schizzano all’insù. Restiamo in strada, un mondo ben distinto da quello del caffè fatto in casa, magari per il caffelatte, il modo migliore per rovinare un caffè e uccidere il latte. Un espresso costa poco, all’apparenza perché se si va oltre il listino se ne scoprono delle belle come ha evidenziato Edi Sommariva, segretario generale della Fipe-Confcommercio.

Intanto non c’è un prezzo uniforme: da Reggio Calabria a Bolzano non corre solo l’Italia intera, ma anche il lievito che fa salire il prezzo: dai 61 centesimi calabresi ai 96 bolzanini, non male.

Mai però come il centuplicare di valore nei passaggi tra crudisti, torrefattori (circa ottocento) ed esercenti. Tenetevi forte: sette grammi di polvere di caffè costano in partenza 0,0124 euro (zero virgola zero più un quasi nulla), quindi 0,15 e al bancone 76 centesimi, media nazionale.

Questo spiega perché i gestori l’espresso se lo tengono ben stretto e soddisfano ogni capriccio, dallo schiumato (solo schiumetta e niente latte) al macchiatone, un americano molto macchiato, sa di poco ma riscalda, passando per il gocciato (solo le prime gocce, pura essenza, basta per bagnarsi il palato) e magari per il pagato, una tazzina pagata e lasciata come pensiero delicato a chi non può permettersela.

Quale che sia il ghiribizzo del momento (c’è chi ama ripassare per sé il fondo dell’ultimo espresso: acqua sporca in versione light), ogni giorno un italiano su due si beve il suo caffè al bar, compresi quelli che poi diventano cappuccino, ovvero gli espressi consumati sono 30 milioni al dì (e l’incasso finale di 21 milioni di euro).

E se impressionano i prezzi di vino o superalcolici, il giro d’affari assicurato dal caffè vince su qualsiasi altro: nelle insegne tradizionali tocca quasi il 52 per cento (51,7), seguono bibite (20,65) e alcolici (10,24).

Forse il dato che stupisce di più, è il peso dei chicchi consumati ogni giorno: 192 tonnellate. E se al bar in genere vengono macinate delle miscele, ricche di arabica con una certa percentuale di robusta per dare più corpo, quelli che fanno impazzire sono i caffè cosiddetti mono-origine, i chicchi in purezza, per dirla alla francese i cru.
E qui ci si può sbizzarrire, a patto di avere soldi da spendere e a volte pure scarso senso del ridicolo.

Il caso eclatante ha un nome insolito: Kopi Luwak. Letto in fretta sembra il nome di un’ala ungherese o di un brevetto per Internet, invece non c’è cru di caffeina più esclusivo e caro. Arriva dall’Indonesia, nella cui lingua la parola kopi sta per caffè. E Luwak? È il nome di un predatore notturno, una sorta di volpe che vive sugli e attorno agli alberi.

Questo magari anche simpatico mammifero va ghiotto delle bacche rosse del caffè che mangia come noi uomini facciamo con le ciliege. Con una differenza però: noi i noccioli li sputiamo, lui no, li ingurgita e poi li espelle, naturalmente in direzione opposta rispetto alla bocca.

Capito? Popò e caffè. Solo che nel suo caso le bacche assicurano una deiezione dorata visto che non c’è caffè più caro, da Peck a Milano 448 al chilo o 48 all’etto che disturba meno.

Particolare demoralizzante: a dicembre, è risultato il caffè più venduto.

E il secondo?

Il Blue Mountain, jamaicano. Ovviamente il secondo più caro: 209,50 euro. Il problema è che molti acquistavano il Kopi Luwak solo per spendere e spandere. Che sia sublime poco importa, che sappia di cioccolato e nocciole anche.

E anche se Hemingway diceva che «la caffeina mette l’uomo a cavallo e la donna in imbarazzo», bisogna stare attenti all’effetto contrario dopo l’eccitazione iniziale. Meglio il vero Viagra, in assenza del quale meglio allora il Salvador Pacamara, praticamente privo di caffeina, con ricche note fruttate.

E se volete improvvisarvi esperti, sappiate che le quattro voci giudicate nei test sono corpo, acido, amaro e astringenza. Se trovate un espresso dolce, senza aggiunta alcuna, cambiate aria.

Il sindaco di Naro (Agrigento) a Londra per difendere il bar Francesca’s Café dagli immobiliaristi

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Regno Unito Londra Caffè Francesca's cafè
Un classico autobus a due piani di Londra

LONDRA – Dopo aver scritto al sindaco di Londra, Ken Livingstone, e all’ambasciata d’Italia in Gran Bretagna, il primo cittadino di Naro (Agrigento), il deputato regionale Maria Grazia Brandara, sarà oggi nella capitale britannica per sostenere la protesta del Francesca’s Cafè, il locale di Broadway Market, gestito dal suo concittadino Calogero Platia, detto Tony.

Al gestore del Francesca’s Cafè e ad altri titolari di negozi ed esercizi del Broadway Market londinese sono state notificate le intimazioni di sfratto a cui dovrebbero seguire le demolizioni dei fabbricati per far posto a lussuosi appartamenti di proprietà del ricco costruttore Roger Wratten.

Il quale avrebbe comprato dal municipio di Hackney i fabbricati della zona, superando le offerte fatte dallo stesso Calogero Platia e dagli altri commercianti della zona che così non hanno potuto far valere le loro pretese di prelazione. Ma dalla festa di Santo Stefano numerosi sono giunti i clienti e gli estimatori del Francesca’s Cafè, impedendo così che la cancellazione del locale venisse portata a termine.

La battaglia non è solo per il locale dell’italo-britannico Platia. Quattro anni fa, intuendo che l’area di Broadway Market rappresentava un buon investimento, diversi gruppi di immobiliaristi stranieri hanno acquistato dall’autorità locale, in disperato bisogno di fondi, molti degli edifici occupati dai negozi della strada.

Da quando è stato confermato che Londra ospiterà le olimpiadi del 2012, in vista delle quali le aree popolari dell’East End e soprattutto di Hackney subiranno profondi mutamenti, gli immobiliaristi hanno dunque deciso che è venuto il momento buono per trasformare la fila di graziosi e semplici negozi di Broadway Market in un’area residenziale e di shopping di lusso.

Ma l’ondata di benessere non arriverà a giovare alle persone che, come Tony il siciliano, hanno vissuto nel quartiere per decenni. «Sono le persone come me, negozianti locali che si sono sforzati di dare un senso di comunità a Broadway Market spiega Calogero Platia – che dovrebbero festeggiare l’arrivo delle Olimpiadi. Invece perdo il mio lavoro e la mia casa.

Per 30 anni ho dato la mia vita alle persone del posto. Tutto ciò che gli immobiliaristi vogliono fare – sostiene Tony il siciliano – è prendere i soldi che arrivano ad Hackney e portarseli via».

Così dall’indomani del Natale scorso i clienti del locale italiano hanno occupato il n. 34 di Broadway Market, dove sorge il caffè, e si danno i turni all’ interno del Francescàs Cafè affinchè vi siano sempre circa 60 persone ad impedire il ritorno dei bulldozer, e fare così fallire il progetto di demolizione del locale che costituisce un importante pezzo di
storia del mercato hacneyano di Broadway.

Pure la fotografa londinese Gabrielle Motola è intervenuta a favore della preservazione del caffè italiano ed addirittura il sito web Libcom ha organizzato una vera e propria battaglia mediatica in favore del locale di «Tony l’ Italiano» di cui fa il resoconto giornaliero su libcom.org/news che è collegato all’ apposito website di broadway
market 34

. Intanto l’ambasciatore d’ Italia a Londra, Giancarlo Aragona, ha risposto alla lettera del sindaco, dicendo che cercherà «di fare il possibile per aiutare il signor Platia».

Nessuna risposta è invece arrivata, allo stato, da parte del primo cittadino londinese che il sindaco di Naro Maria Grazia Brandara non esclude di poter incontrare nella capitale britannica, dove annuncia approfondirà «di persona la questione e, se fossero stati violati i diritti di Calogero Platia», porterà avanti «una battaglia di verità per far trionfare la giustizia».

Anti fumo: un anno dopo soltanto un bene per gli esercizi pubblici italiani

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Divieto di fumo bulgaria
Divieto di fumo negli esercizi pubblici

MILANO – La legge anti-fumo, voluta dall’ex ministro della Salute Girolamo Sirchia, ha compiuto ieri un anno, e a 12 mesi dell’entrata in vigore del divieto di fumo nei locali al chiuso accessibili ad utenti o al pubblico (compresi i luoghi di lavoro e i locali ricreativi, ad eccezione degli spazi riservati ai fumatori e dotati di impianti per la ventilazione) i primi risultati iniziano a balzare agli occhi. Tra l’altro anche le condizioni di salute degli stessi lavoratori degli esercizi pubblici.

Oltre a questo, già fondamentale, tre su tutti i risultati: mezzo milione di fumatori in meno, un calo dei ricoveri per infarti del miocardio e una importante riduzione nella vendita delle sigarette.

Il bilancio di un anno di divieti, che hanno reso vietati alle sigarette i locali pubblici, è dunque più che positivo: ne sono convinti gli esperti del ministero del Salute che ieri hanno tirato le somme.

Gli italiani, ha sottolineato il presidente della Lega italiana lotta ai tumori (Lilt), Francesco Schittulli, hanno accettato di buon grado i divieti mostrando un «alto senso civico».

Risultato: le sigarette sono state bandite, senza i problemi e le lamentele temute da parte dei clienti, in bar e ristoranti e il divieto di fumo viene finalmente rispettato su larga scala anche negli ospedali. Presto inoltre, ha ricordato Schittulli, aree libere dalle sigarette saranno previste anche negli stadi grazie ad un prossimo accordo con la Figc.

Una legge, la ‘3/2003’ sulla tutela della salute dei non fumatori, ha sottolineato il sottosegretario alla Salute Domenico Di Virgilio, che rende l’Italia un esempio imitato da molti altri Paesi: insieme a Norvegia, Irlanda e Malta è, infatti, l’unica nazione ad aver adottato una politica contro il fumo, ma la nostra legge, ha detto il sottosegretario, è stata già presa ad esempio da nazioni come la Spagna.

DIVIETO NON SCORAGGIA CLIENTI MA PER 12% GESTORI CALO ENTRATE

Il bando alle sigarette non scoraggia i clienti: il 9,6% degli italiani afferma di recarsi più spesso di prima nei locali pubblici e per la maggioranza (83%) l’abitudine a frequentare questi luoghi non è cambiata con l’entrata in vigore della legge, anche se solo l’1% dei locali è dotato di zona fumatori in conformità alle nuove norme. Dato confermato dai gestori: il 92% tra loro dichiara che la legge è rispettata e solo il 2% si è visto opporre un rifiuto alla richiesta di spegnere la sigaretta. Ma se il 57% riferisce di non aver avuto diminuzioni nelle entrate, una minoranza pari al 12% dei gestori denuncia tuttavia «perdite economiche significative» dall’entrata in vigore della normativa.

MEZZO MILIONE FUMATORI IN MENO AD UN ANNO LEGGE

Ad un anno esatto dall’entrata in vigore della legge antifumo sono oltre mezzo milione gli italiani che hanno deciso di dire addio alle ‘bionde. Negli ultimi 15 anni, comunque, il numero dei fumatori in Italia è costantemente diminuito. Nel 2005 (sulla base dei dati dell’indagine Doxa condotta a marzo-aprile su un campione di 3114 persone) la flessione riguarda entrambi i sessi, in quanto anche le donne, dopo due anni di situazione stazionaria intorno al 22,5% nel 2003 -2004, mostrano un calo arrestandosi al 22,1%. Per il 2005, rileva la Doxa, i fumatori costituiscono il 25,6% della popolazione (29,3% degli uomini e 22,1% delle donne), gli ex fumatori sono pari al 18,6% e, rispetto al 2004, i fumatori sono diminuiti dal 26,2% al 25,6%.

ISTAT, 11 MILIONI DI FUMATORI SOPRATTUTTO MASCHI E DEL CENTRO ITALIA

Un’indagine Istat relativa al periodo dicembre 2004 -marzo 2005, su un campione di 60 mila famiglie, conferma che sono 11 milioni e 221 mila i fumatori in Italia, pari al 22,3% della popolazione da 14 anni in su. Fedelissimi delle bionde sono soprattutto gli uomini: non rinuncia infatti alla sigaretta il 28,5% dei maschi contro il 16,6% delle femmine. Quanto alla geografia dell’Italia con la sigaretta in mano, la più alta percentuale di fumatori si registra nell’Italia centrale (24,3%) e la più bassa al Sud (20,9%).

MENO 7% RICOVERI E CALO VENDITA BIONDE DEL 5,7%

Dodici mesi di divieti hanno portato anche altri due risultati: nel periodo gennaio-novembre 2005 si è registrata una riduzione complessiva del 5,7% nella quantità venduta di sigarette rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente; inoltre, i dati preliminari mostrano anche una riduzione del 7% dei ricoveri per infarto acuto del miocardio (Ima) nei primi due mesi del 2005 sulla base di un monitoraggio in quattro regioni (Piemonte, Friuli VG, Lazio e Campania).

NAS, 6076 ISPEZIONI E SOLO 327 INFRAZIONI

In un anno, i Nas hanno effettuato 6076 ispezioni in numerosi luoghi in cui si applica il divieto di fumo ma le infrazioni accertate sono state soltanto 327 (5,4%): riguardano in maggioranza (3,5%) la mancata esposizione in posizione visibile del cartello di divieto o la presenza di impianti di condizionamento non idonei. Solo l’1,8% delle infrazioni (pari a 112) ha riguardato persone che fumavano dove non consentito.

Venezia: «Affitto troppo alto», chiude il Caffè Demar in Via Rialto

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lavazza vaporetto
Il classico vaporetto veneziano

VENEZIA – La caffetteria Demar, in Via Rialto, chiude i battenti. Dal primo gennaio un semplice quanto lapidario annuncio informa della chiusura, un foglio con scritto “chiuso” che lascia però qualche dubbio.

La cessazione dell’attività però è proprio definitiva. Lascia a malincuore Elvira Saba, la gestrice della caffetteria che in poco più di due anni di attività aveva catalizzato intorno a se le attenzioni e le simpatie degli avventori udinesi.

Troppi i costi rispetto ai guadagni, così la scelta è stata quasi obbligata. Una scelta, spiega, presa però senza nessuna costrizione da parte del titolare dell’impresa proprietaria dell’attività.

«Il contratto era in scadenza – dice Saba – e facendo i conti ho preferito non rinnovarlo». Troppo oneroso, a fronte degli incassi, il contratto di affitto di azienda che Elvira aveva stipulato due anni e mezzo fa con Alessandro Grassi, noto medico e politico udinese, proprietario sia dell’immobile che dell’attività. La decisione è stata certamente sofferta, soprattutto per il momento in cui è stata presa.

«Per me – confessa – è stata come una morte improvvisa, in particolare per il momento che stavo vivendo. Una vetrina stupenda per la sua posizione nel centro cittadino, ma soprattutto una clientela meravigliosa con la quale avevo stretto un ottimo rapporto».

Poi spende delle parole di riconoscenza per le tre ragazze che hanno dato un contributo decisivo per la buona sorte del locale e per la possibilità data da Grassi di svolgere questa attività. Purtroppo non c’è stata intesa fino alla fine, quando si trattava di rinnovare un contratto diventato troppo esoso nel corso dei due anni. Nessuna polemica e nessun risentimento, solo la voglia di ricominciare da capo.

L’idea di Elvira è di riaprire un’altra attività dello stesso tipo.

«Questa volta però – continua – ho intenzione di costituire un’azienda mia, in modo da gestire meglio tutti i costi. Mi sto guardando in intorno per cercare un locale, sempre in centro città, che ospiti una nuova caffetteria».

L’intenzione, fa sapere, è di rientrare quanto prima sulla piazza, possibilmente entro Pasqua.