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sabato 05 Aprile 2025
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Carlo Grenci sull’espresso napoletano: la qualità e la convivialità sono sacri

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caffè napoletano lingua grenci
La famosa Cuccuma napoletana

NAPOLI – Scrive Carlo Grenci torrefattore di Napoli: “Rettifico i prezzi di Sommariva: si parte da 0,50 € per tazzina 0,115 centesimi per 7,5 g. Ma a Napoli nessuno berrebbe un espresso di peggiore qualità soltanto per risparmiare 10 centesimi di euro”. Soltanto una piccola rettifica ai dati sul prezzo dell’espresso al bar in Italia forniti dal direttore generale della Fipe Edi Sommariva.

Grenci: A Napoli registro € 0,50 per tazzina in un bar presso il Municipio

Che va come il vento pagando la miscela a € 0,115 per 7,5 grammi (12 Euro/kg + iva). Lo so perfettamente perché ne sono il fornitore. 80% Arabica. Un velluto. A Napoli nessuno berrebbe un espresso di peggiore qualità soltanto per risparmiare 10 centesimi; il caffè è un rito sociale ritagliato in una breve pausa di lavoro, un’occasione per scambiarsi due parole.

Per un buon espresso si possono percorrere a piedi alcune centinaia di metri superando diversi isolati presidiati da altri bar che non offrono una tazzina speciale

Il piacere condiviso nel breve incontro deve protrarsi per diversi minuti; deve fornire una adeguata base d’ appoggio per almeno una sigaretta (per chi fuma) e poi via, di nuovo al lavoro. Infine: il caffè è la principale fonte energetica ed il migliore catalizzatore affettivo della caotica e dispersiva giornata napoletana.

Carlo Grenci
Torrefattore in Napoli

Sergio Morando questa volta contro i caffè più cari: «La qualità si trova anche a un prezzo più basso»

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kopi luwak caffè zibetto morando
Il famoso e costosissimo Kopi Luwak

MILANO – Scrive Sergio Morando: “I caffè di moda hanno soltanto prezzi fantascientifici.
La bontà si trova anche a molto meno, basta cercare”. Un’opinione che sicuramente trova l’assenso di molti lettori e che apre un dibattito rispetto al giusto rapporto tra qualità prezzo che spesso nei locali italiani, non è particolarmente equilibrato. Lo condividiamo su queste pagine, per invitare alla riflessione e alla discussione.

di Sergio Morando

Che dice la sua sui caffè alla moda

Ieri (11.01) mi trovavo da un amico/cliente fuori Milano e nel salutarlo mi faceva notare che, data e testata scordati, era apparso una pagina di giornale sul caffè e si lamentava che erano notizie trite e ritrite su qualità che ormai si sono fatte un nome e non hanno più bisogno di essere portate a conoscenza del pubblico che vuole acquistare quei caffè dai prezzi fantascientifici. Non ho potuto dargli torto. E questo mercoledì trovo su Comunicaffè “Il piacere del caffè aromi puri, rari e costosi nei bar da sommelier!” del giornalista de Il Giornale, Paolo Marchi.

Effettivamente parlare del Kopi Luwak piuttosto che del Jamaica è come portare a conoscenza del torrefattore che tempo addietro un certo Dante Alighieri scrisse La Comedia Divina.
Il Signor Marchi non è mai stato nelle torrefazioni.
Quelle dove l’amministratore conosce vita, morte e miracoli dei caffè.
Quelle dove il proprietario segue personalmente la tostata.
Quelle dove l’addetto alla tostatura ha un’esperienza decennale alla guida di quei mostri da 250 chili. Posso fornirgli qualche indirizzo dove, nascosto o messo in bella mostra sta il contenitore di legno finemente intarsiato a mano e dai vivaci colori contenente il sacchetto del Kopi Luwak intonso.
Oppure dove il barilotto di Jamaica è stato aperto, provati quei 250 grammi e richiuso alla bellemeglio e dimenticato.

L’importante è far presente che <Ce l’ho anch’io!>.
La figura è assicurata!

Morando: “Sono qualità che, secondo il mio modesto parere, non hanno nulla di eccezionale nel gusto ma solo nel prezzo.”

E’ stata una grande operazione commerciale portata a buon fine dagli agenti che operano dall’Inghilterra per il Giamaica e (penso, perché non ho notizie aggiornate) dall’Olanda per il Kopi Luwak. Ma nell’assaggiare il Kopi Luwak da un amico mi sono sentito apostrofare <mangiam….>
E non aveva tutti i torti, visto il tragitto che la ciliegia fa nel corpo del Luwak!

Mi piacerebbe che il Signor Marchi bevesse un St.Helena oppure un Hawaii one/ex per stare nelle celebrità che certamente superano le due precedentemente nominate. E i prezzi dei suddetti non si discostano dagli altri (anzi!) ma di tazza di gran lunga superiore.

Ma, insieme al Puerto Rico (quando e se tornerà sul mercato quello originale….. e ci credo ben poco), i cinque tipi sono di commercializzazione ristrettissima soltanto per i gonzi che possono spendere e spandere.

E se invece di trattare cose astrali si scendesse con i piedi in terra e si scrivesse e provasse un Kenya con baffi e barba, un Guatemala Antigua alla vecchia maniera, un Tarrazu di felice memoria, un Venezuela a base di cacao, un Malawi a base tea, un Papua con tutta la sua fragranza, un vero Santos (e non le brutture che riescono a vendere oggi); uno Zambia o un Zimbabwe con la loro forza nascosta e quanti altri che farebbero più bella figura di fronte a quanti sono portati in palmo di mano con vendite da pizzicagnolo in fallimento!

Un mio consiglio: volete svenarvi e ricuperare il valore in molto tempo? Nessuno vi vieta l’acquisto della luna

Ma sarebbe meglio pagare qualche dollaro in più per un commerciale di ottima tazza per migliorare le miscele o vendere le monorigini a prezzi contenuti ma di successo superiore alla vendita delle stars!

Si dirà che non si trovano più.
Barzellette da palcoscenico.

Basta cercarli e, principalmente, pagarli il prezzo giusto.
Non facciamo ridere e non facciamoci del male! Quando si è venduto un barilotto di Jamaica o un sacco di Hawaii o quello che volete, non si è scoperta l’America e né ci facciamo ricchi.

Sono sicuramente necessari anche loro ma qui si deve fermare l’interesse! Troverò certamente centinaia di operatori contrari alla mia messa in onda. Ma sapeste quanti sono
quelli che mi hanno passato il microfono!

Sergio Morando

A Londra, da Agrigento, il sindaco protesta per salvare il Francesca’s bar

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Regno Unito Londra Caffè Francesca's cafè
Un classico autobus a due piani di Londra

LONDRA – Un immobiliarista senza scrupoli lo ha distrutto, la popolazione locale lo ha ricostruito mattone per mattone e ora lo difende dai bulldozer, i media lo hanno reso celebre: il Francesca’s café, il bar dell’East End di Londra di proprietà del siciliano Calogero Platia, detto Tony, è stato teatro di una sorprendente dimostrazione di solidarietà internazionale. Con l’arrivo del sindaco di Naro (il Paese in provincia di Agrigento dove è nato Tony), Maria Grazia Brandara.

La battaglia per salvare locale è un emblema di ciò che da tempo sta accadendo in tutta Hackney, il quartiere dell’East End di Londra

Quattro anni fa, intuendo che l’area di Broadway Market (dove si trova il locale) rappresentava un buon investimento, diversi gruppi immobiliari hanno acquistato dall’ autorità locale, in disperato bisogno di fondi, molti degli edifici occupati dai negozi della strada, tra cui il bar di Tony.

Ora Roger Wratten, l’immobiliarista entrato in possesso dell’ edificio dove sorge il Francesca’s Café, ha deciso che è venuto il momento per Tony di dire addio al bar fondato 30 anni fa e che al suo posto sorgeranno invece nuovi appartamenti di lusso.
Ma contro Wratten ed i suoi progetti si è schierato il combattivo Tony e con lui tutti gli ex clienti e vicini del Francesca’s Cafè, che hanno dato vita ad una campagna, Save Broadway Market.

Sul loro sito Internet spiegano il perché della loro protesta: molti degli immobiliaristi che come Wratten si sono impossessati degli edifici un tempo proprietà dell’autorità locale lo hanno fatto a prezzi stracciati, partecipando ad aste dalle quali chi occupava i negozi e gli appartamenti in questione è stato tagliato fuori, anche se era pronto a versare più di quanto gli immobiliaristi hanno speso.

E così, dopo aver scritto al sindaco di Londra, Ken Livingstone, e all’ambasciata d’Italia in Gran Bretagna, il primo cittadino di Naro, il deputato regionale Maria Grazia Brandara, è arrivato ieri nella capitale britannica per dare un segnale di interesse e di sostegno nei confronti del suo concittadino.

«Stiamo agendo nel pieno rispetto delle istituzioni e non siamo qui per protestare contro chi vuole cacciare Tony dal suo bar, ma per offrire al nostro concittadino il nostro sostegno e la nostra solidarietà», ha precisato Brandara, la quale ha ricevuto dall’ambasciatore d’Italia a Londra l’assicurazione che farà «quanto possibile» per aiutare Platia.

Ad accogliere Brandara ieri sono stati alcuni degli abitanti del quartiere che da luglio si battono per salvare il Francesca’s café dalla demolizione

Al primo piano, al quale si accede tramite una scala a pioli, dormono tutti quelli che ogni notte a turno occupano l’edificio per proteggerlo dall’eventuale arrivo dei bulldozer. Giacche pesanti, una stufa elettrica in un angolo, un bollitore per fare tazze di tè sono le uniche cose che li difendono dal freddo. Con loro c’è Betty Shanks, ex presidentessa della giunta comunale di Hackney, a 76 anni la più anziana squatter del gruppo.

La combattiva bisnonna ha in programma di partire per New York per incontrare un’associazione che laggiù si è battuta contro l’identico problema. L’atmosfera – tra i tanti italiani, londinesi e siciliani, i fotografi ed i cameramen – è di grande fermento, speranza e ottimismo. Ma quando i giornalisti vanno via, le preoccupazioni si riaffacciano.

Ad occupare erano in tanti. Non resta che ripetere l’augurio fatto dalla Brandara a Tony: «speriamo di potere ritornare al tuo bar il prossimo anno».

 

La squadra di pallacanestro Virtus Bologna si compra lo sponsor: Caffè Maxim

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virtus bologna
Il logo Caffè Maxim

BOLOGNA – Ogni sportivo che si rispetti ha un bar del cuore dove ritrovarsi a parlare della propria squadra preferita. I supporters della Virtus Bologna di Pallacanestro ne avranno presto 300 sparsi in tutta Italia: per ora sono 76 tra Bologna e provincia. Il Gruppo Sabatini, proprietario delle squadra, ha firmato ieri un accordo di affitto d’impresa con Caffè Maxim, sponsor delle V nere, per mettere in piedi una vera e propria rete di luoghi d’incontro e d’aggregazione dove comprare i biglietti per le partite; acquistare gli oggetti con il marchio Virtus, vedere i video delle partite e, nei casi più fortunati; gustare un buon caffè anche in compagnia dei giocatori.

Per queste location, il gruppo Sabatini, che ha progettato nel mondo negozi e store per Timberland, Wind, Trussardi, Fila, Borbonese, Oroblu, Pirelli e altri marchi di prestigio, metterà a punto un format per l’allestimento e una campagna di comunicazione mirata.

Virtus Bologna si auto sponsorizza con Caffè Maxim

«L’idea- ha spiegato ieri Claudio Sabatini, patron della squadra di basket- è sviluppare una comunità Virtus: siamo uno dei pochi club a vantare tifosi in ogni parte d’Italia e pensiamo di offrire loro punti di aggregazione». Il gruppo bolognese porta avanti un progetto che da tempo aveva in mente, esercitando un’opzione prevista nel contratto con Caffè Maxim, cioè di rilevare il marchio quando se ne fosse palesata la possibilità.

La società, operativa da questa mattina e nata dalle forze congiunte di Virtus Pallacanestro e Gruppo Sabatini, si chiama «StarCaffè». «È un progetto- continua Sabatini- che impiegherà 36 mesi per andare a regime, ma prevedo che tra tre o quattro anno toccheremo i 10 milioni di euro di fatturato annui». A breve saranno avviati progetti pilota per sperimentare e mettere a punto il format.

E’ la prima volta al mondo che una squadra si compra lo sponsor, quel marchio finora solo appiccicato sulle canotte

Perché nel mondo dello sport e del basket in particolare succede il contrario, vedi gli esempi di Benetton Treviso, Scavolini Pesaro e Castiglioni (Castigroup) Varese. A riempire il buco negli almanacchi ci ha pensato la Virtus pallacanestro Bologna che, in pratica, s’è presa la Caffè Maxim, azienda di torrefazione per 76 punti vendita sparsi per lo più in città e provincia.

Solo quest’estate, proprio lo sponsor aveva pronti, così trapelò, cinque milioni di euro per comprarsi la squadra: Claudio Sabatini, il proprietario della Vu nera, ringraziò, preferendo un bell’assegno di sponsorizzazione da oltre un milione di euro a stagione. Di questi denari, nessuno ha voluto dire quanti ne sono già finiti nelle casse del club, certo è che adesso, all’improvviso, arriva questo «affitto d’impresa». Per Sabatini si tratta di «un’operazione mirata a rafforzare la società che non è solo una squadra di basket, ma uno stile di vita, di una comunità».

Non è la prima sterzata improvvisa del patron bianconero

Sempre alla caccia di nuove idee, ai confini dell’inquietudine imprenditoriale, pure con indubbi meriti: due anni e mezzo fa salvò una Virus cancellata dalla Federazione dal fallimento, la ricostruì in Legadue per poi riportarla in serie A. Lanciò l’idea della public company, dei pomeriggi al Palasport, del panettone bianconero, del ragazzino delle giovanili con i migliori voti a scuola da mettere nei 12 grandi alla domenica. L’estate passata tentò pure la scalata al Bologna calcio, bruciato, non senza polemiche, da Alfredo Cazzola, che della Virtus fu il padrone. Nel passato, partendo dall’azienda di allestimenti fieristici, creò dal nulla il Futurshow, l’intuizione di un’imprenditore che pare sempre guardare un pò più avanti.

L’obiettivo, allora, non può che essere ripido e ambizioso: «Vogliamo raggiungere i 300 punti vendita in regione – ha detto Sabatini – con la previsione di arrivare a un fatturato di 10 milioni di euro nel giro di tre-quattro anni. Adesso è di circa un milione». I Caffè Maxim, nella visione di Sabatini, dovranno diventare luoghi di incontro per i tifosi – «siamo fra i pochi club di basket ad averne sparsi per tutta Italia» – che «ci potranno comprare biglietti, trovare oggetti griffati o vedersi le partite». Magari, in futuro, «su un Virtus channel».

Diventato della casa il marchio, ora si libera un posto per un nuovo sponsor principale, che sarà il nuovo nome della Virtus Bologna

E, soprattutto, porterà nuovi quattrini: «Certo, c’è bisogno di soldi – ha aggiunto Sabatini – ma soprattutto di grandi aziende che vogliano investire sul marchio». Per farcela, intanto, ieri è stata costituita una società ad hoc, la StarCaffè, partecipata di Virtus e Gruppo Sabatini. «D’altronde – ha spiegato ancora – il fatto di poter rilevare il marchio Caffè Maxim era in un’opzione prevista nel contratto». Quando s’affacciò per l’acquisto del Bologna, più di un tifoso mugugnò, dicendo che, se c’erano proprio soldi da spendere, meglio sarebbe stato metterli nella Virtus.

Pragmatismo da tribuna che rischia di ripetersi ora: altro che Caffè Maxim, vuoi mettere comprarsi un bel playmaker, o magari quei due rinforzi che proprio lo sponsor promise a Natale?.
Anche a suggerirlo, Sabatini non fa una piega, scherzandoci sopra: «Se berranno caffè, rinforzeranno la squadra».

Starbucks entra in scena ad Hollywood con la promozione del film Akeelah

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isola tazze green starbucks akeelah
Starbucks apre un nuovo store a Milano

NEW YORK – Starbucks, la nota catena di caffetterie americana sbarcata in tutto il mondo, ha deciso di debuttare nel mondo di Hollywood. E’ atteso infatti proprio per la giornata di oggi l’annuncio dell’ultima iniziativa, con cui Starbucks promuoverà il film Akeelah e l’ape all’interno delle sue 5.500 caffetterie dislocate negli Stati Uniti e in Canada.

Il gruppo procederà alla vendita dei dvd e dei cd della colonna sonora del film, ricevendo in cambio, per il servizio prestato, una quota dei ricavi che il film incasserà al botteghino.

Akeelah: il film che ha il caffè nella pellicola

Ma il debutto di Starbucks nel mondo del cinema non si fermerà qui; nè la decisione di sbarcare nel comparto dell’intrattenimento si esaurirà con la promozione di un solo film. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, la catena, nel corso dell’anno, venderà infatti anche altri cd, insieme a dvd di altri film. E, verso la fine del 2006, sarà possibile acquistare presso le sue caffetterie anche alcuni libri.

Howard Schultz, presidente di Starbucks, ha tuttavia mandato un messaggio ben preciso ai clienti, nel tentativo di non confonderli nelle nuove iniziative che si appresta a lanciare. “Starbucks non è una società di intrattenimento – ha precisato Schultz – ma desideriamo seguire comunque una strategia che punti sull’intrattenimento e che accompagni i clienti nel momento in cui decidono di prendersi un caffè”.

L’iniziativa per promuovere il film “Akeelah e l’ape”

(storia di una ragazza afro-americana di 11 anni, ambientata nella zona sud di Los Angeles), è stata avviata con l’accordo che Starbucks ha siglato con lo studio cinematografico Lions Gate Entertainment, con cui le trattative sono iniziate l’anno scorso.

A Modena aprirà un caffè biologico

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caffè Bio
Logo Bio

MODENA – Grazie all’ultimo bando di gara del Comune di Modena, i cui risultati sono pubblicati sul sito internet dell’amministrazione (www.comune.modena.it), tre nuovi pubblici esercizi apriranno i battenti nella zona della Pomposa e dieci attività già presenti riqualificheranno la propria offerta.

I dieci vincitori realizzeranno investimenti per un totale di 500 mila euro, con 100 mila euro di contributi assegnati dal Comune.

I contributi, pari al 19,8% delle spese ammissibili per ciascun progetto, sono stati assegnati all’Hotel Bonci, allo Juta Café (il noto spazio polifunzionale creato a immagine dei club berlinesi, molto attivo nella promozione del biologico), al catering Bibendum, alla scuola di lingua italiana Romanica, alla libreria per bambini La Bottega di Merlino, all’attività di decorazioni Trompe l’oeil, all’enoteca Avion Blu, al negozio del commercio equo e solidale della Coop Oltremare, all’agenzia di organizzazione eventi Archimedia, al ristorante pizzeria Papillon.

“Anche in questo caso l’intervento del Comune è decisivo per stimolare gli investimenti privati in un’area chiave del nostro centro storico” ha osservato in proposito il neoassessore alle Politiche economiche Stefano Prampolini.

Caffè Cultura: la parola di oggi è black

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Il Ragazzini 2006 per Caffè cultura

MILANO – Caffè cultura, le parole del caffè, la rubrica con la quale abbiamo esaminando tutte le parole della lingua italiana collegate in qualche al mondo del caffè è terminata il 29 dicembre con il vocabolo zuppetta. Il tutto utilizzando le definizioni del vocabolario Lo Zingarelli 2005. Da qualche settimana è in vendita l’edizione 2006 che abbiamo già recensito e che utilizzeremo prossimamente per i vocaboli legati al the e al cacao.

Si riparte da quegli stessi vocaboli ma abbinati alla traduzione. La fonte sarà il Ragazzini 2006, sempre in collaborazione con la Casa editrice Zanichelli.

Non è una sorpresa che i testi di questa fase, prima italiano-inglese poi inglese italiano, per notare le differenze d’approccio agli stessi soggetti delle due lingue saranno identici tra Comunicaffè, diffuso prevalentemente in Italia tra 20.000 operatori, e Comunicaffè International, diffuso prevalentemente nel mondo a 15.000 operatori, perché la cultura del caffè non ha barriere culturali o geografiche.

E, una volta tanto, abbiamo già scoperto che l’italiano è lingua leader nel settore del caffè. Nel vocabolario inglese-italiano il sostantivo caffè batte per 94 a 67 coffee.
Come era naturale abbiamo cominciato con caffè e proseguito con espresso. Da oggi tutti i vocaboli in ordine alfabetico.

black
A a.
1 (di color) nero: a black skirt, una gonna nera; black smoke, fumo nero; black ants, formiche nere; The sky was black, il cielo era nero
2 (di caffè o tè) nero; senza latte
3 (anche Black) nero; dei neri; (in USA, anche) afroamericano: two black men, due neri; a black American, un nero americano; un afroamericano; black English, dialetto inglese parlato dai neri americani; Black Studies, studi afroamericani; the black vote, il voto dei neri (o degli afroamericani)

Per le osservazioni sulle definizioni dei vocaboli i lettori possono rivolgersi direttamente alla redazione de il Ragazzini e-mail lineacinque@zanichelli.it sito Web www.zanichelli.it
La parole del caffè in italiano e in inglese sono tratte il Ragazzini edizione 2006, dizionario Inglese-Italiano Italiano-Inglese. Questa edizione contiene oltre 400.000 voci e accezioni, oltre 6.000 neologismi, 3.000 verbi frasali e 120.000 termini specialistici, l’indicazione delle 4.300 parole inglesi più importanti.

 

India, quando l’espresso o il cappuccino portano a casa un pezzetto di sogno dell’Occidente

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Lavazza catena barista lavazza india
La catena Barista in India

MILANO – La coffeemania indiana fa notizia anche sul Messaggero. Nel suo numero di sabato scorso, il quotidiano della capitale, in una pagina dedicata alla fiorente viticoltura della Napa Valley, si è occupato anche del fenomeno dei coffee shop.

In primo piano, la storia della catena “Barista”, nata a Nuova Delhi nel 2002, le cui insegne beige, arancio e marrone svettano ormai in tutte le principali città del paese. Sebbene i consumi siano cresciuti solo del 2%, le caffetterie hanno un impatto enorme sul piano del lifestyle: sedersi ai tavolini e sorseggiare un cappuccino è l’ultima moda tra i giovani metropolitani.

“Da Barista” scrive l’articolo “si leggono i giornali, si ascolta e si guarda Mtv, si fa finta di trovarsi a Roma o a New York”.

La maggioranza della popolazione appare comunque tagliata fuori da questa rivoluzione dei consumi e dei costumi: una tazzina di espresso costa infatti la bellezza di venticinque rupie: quanto basta per fare un pasto completo in un locale modesto.

Ma, come si legge alla fine “sedere da Barista con una tazza di cappuccino e Mtv davanti significa portare a casa anche un pezzetto di sogno. Il sogno dell’altrove occidentale che, per molti, è di fatto lontano quanto la luna”.

L’errore storico in mostra a Fermo: perché Cristoforo Colombo non poteva portare caffè dall’America dove arrivò soltanto nel 1723

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Cristoforo Colombo
Cristoforo Colombo

MILANO – Tratto da una notizia giunta recentemente in redazione sulla mostra di Fermo dedicata a Cristoforo Colombo: «Tra le rivoluzionare novità portate dalle Americhe, che per Colombo e per i suoi coevi, erano Le Indie, nella vecchia e ancora quasi medievale Europa, figurano prodotti fondamentali che poi contribuirono nei secoli a risolvere carestie e malanni di ogni genere.

Tra i numerosissimi alimenti ed erbe portati dal navigatore genovese a Isabella di Castiglia vanno ricordati: mais, caffè, cacao, peperone, patata e fagioli. A Fermo, oltre ai volumi a stampa e incisioni che riproducono le nuove specie vegetali ed animali provenienti dal Nuovo Mondo, sono in mostra scatole lignee usate per contenere “il caffè, la farina di patate e la salsa pariglia” utilizzate a scopo terapeutico ed alimentare ed una farmacia portatile in legno del XVII secolo con ancora gli originari contenitori dei farmaci, in gran parte realizzati con le nuove specie vegetali importate dalle Americhe. ».

L’autore del pezzo probabilmente non sa che la Coffea, pianta originaria dell’Etiopia e dello Yemen, giunse nel Nuovo Mondo appena nel 1723 portata, al termine di un’avventurosa traversata oceanica, dall’intrepido capitano Gabriel de Clieu, che la trapiantò con successo nella Martinica.

Dall’isola, la nuova coltura si diffuse poi anche sul continente.

Appuntamenti: Happy Hour Evoluzionistici da oggi a Milano

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Duomo di Milano
Il duomo, simbolo di Milano

MILANO – Chi l’ha detto che happy hour è sinonimo di conversazioni frivole o banali stile “Milano da Bere” . Si può trascorrere l’ora dell’aperitivo anche discutendo di argomenti più impegnativi, come i numeri di Fibonacci o la vera storia degli Hobbit.

Per questo nascono oggi nel capoluogo lombardo gli Happy Hours Evoluzionistici. Ogni secondo e quarto giovedì del mese, fino al 22 giugno 2006, gli appassionati di evoluzione potranno ritrovarsi a partire dalle 18,30 (e sino alle 22,30) presso il “Jardin d’Histoire” del Museo di Storia Naturale e chiacchierare, discutere, scambiare opinioni in modo informale sorseggiando un drink e consumando un pasto leggero a soli 5 Euro.

Ogni incontro proporrà un tema scientifico che verrà affrontato con l’intervento di professori ed esperti. Ad inaugurare questa serie di appuntamenti sarà Marco Ferraguti, docente di Evoluzione biologica presso l’Università Statale di Milano, che proporrà un dibattito dal titolo “I numeri della vita”.

Negli incontri successivi si parlerà di biologia e botanica con “Il giardino della diversità” e di determinismo biologico con “Siamo o non siamo geni?”. Ma si discuterà anche di antropologia scoprendo le novità sulla storia degli Hobbit (“Alla scoperta dell’Homo di Flores”).

“L’avvocato del diavolo” tratterà del rapporto fede/scienza. “La parola alla scienza” si occuperà della figura del giornalista divulgatore. “Una fabbrica di racconti” ripercorrerà il mito dell’eroe nella storia dell’uomo.

Si parlerà inoltre di evoluzione culturale (“Anche la cultura evolve”), nonché di estetica e filosofia del paesaggio (“L’uomo e la terra”). Il penultimo appuntamento svelerà “A cosa serve il 5% di un’ala?”, mentre l’Happy Hour conclusivo tratterà del “biotrasferimento alimentare”.