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Horeca Expoforum: a Torino l’evento con più di 200 brand tra masterclass e approfondimenti, 16-18/03

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Horeca Expoforum 2024 (immagine concessa)

TORINO – Dal 16 al 18 marzo 2025, al Lingotto Fiere di Torino GL events Italia organizza Horeca Expoforum, evento di riferimento per il settore della ristorazione, dell’ospitalità e del food & beverage. L’appuntamento, che si aprirà ufficialmente il 16 marzo con il taglio del nastro (ore 10.30) nella Horeca Expoforum Arena alla presenza delle istituzioni, trasformerà Torino nel centro dell’innovazione horeca, con oltre 14.000 mq di area espositiva, più di 200 brand e un programma ricco di eventi, showcooking e competizioni.

Tante le novità della seconda edizione tra nuovi espositori, competizioni mai ospitate a Torino, come le selezioni italiane del Bocuse d’Or, collaborazioni inattese, come con l’ospedale Humanitas Gradenigo su gusto e olfatto, e azioni antispreco in collaborazione con il Banco Alimentare del Piemonte.

“Con Horeca Expoforum offriremo ai visitatori un’esperienza completa, tra novità di prodotto, attrezzature all’avanguardia e tendenze emergenti nel mondo della ristorazione e dell’accoglienza – dichiara Gàbor Ganczer, amministratore delegato di GL events Italia -. Attraverso gli espositori e i tanti professionisti presenti, racconteremo una filiera fondamentale per l’economia, essenziale per il turismo, indispensabile per la popolazione locale. Uno spaccato multiforme, rappresentato in Italia da quasi 460 mila imprese, il 6,4% delle quali in Piemonte”.

Tendenze, eccellenze e novità a partire dalla prima colazione

Horeca Expoforum 2025 sarà l’occasione per esplorare le nuove frontiere del settore, dalle più avanzate tecnologie per la ristorazione alla mixology d’autore. Il percorso espositivo toccherà il mondo della pasticceria, della torrefazione, del vino, della birra artigianale, dei servizi e molto altro.

A Torino, città nota per la sua tradizione della colazione e i suoi caffè storici, si parlerà di nuove tendenze per il primo pasto della giornata, con protagonisti del territorio che strizzano l’occhio alla pasticceria francese come Dutto Distribuzione che presenterà, tra le altre cose, Icons Pain au Chocolat e il burroso e fragrante Icons Croissant. Tra i protagonisti delle materie prime per la colazione e molto altro: Puratos Rossetto farà il suo debutto a Horeca con l’offerta di materie prime per panificazione, pasticceria e gelateria. Non mancheranno le farine d’eccellenza come la padovana Petra® macinata a pietra e a cilindri nel secolare molino della famiglia Quaglia, e le produzioni gluten-free di Molino Peila (TO), leader nella lavorazione di mais, riso, legumi e superfood.

Oltre il food: soluzioni innovative per l’ospitalità

Accanto a prestigiosi nomi del food and beverage, come Barilla, Lurisia e Costadoro, Horeca Expoforum offrirà una panoramica completa sulle forniture alberghiere e sulle innovazioni tecnologiche.

Tra le aziende presenti: Damarila TNT (Salerno), specializzata in tovagliato monouso in “non tessuto”, 6DOF LABS (Lecce), con la lampada da tavolo smart “Lumen” attraverso cui si può accedere a tutti i servizi del locale e chiamare il cameriere, Atelier dell’Albergo (Cuneo), con proposte per il settore hôtellerie, RCA Imballaggi Flessibili (Torino), azienda al femminile, con soluzioni di packaging personalizzate, Menumal (Lucca) che presenta un’innovativa piattaforma per la gestione digitale dei menù.

Per l’indispensabile gestione finanziaria e amministrativa, saranno presenti realtà come CEI System, riferimento torinese (con filiali a Milano e Roma) nella progettazione di sistemi di cash management, e SI-BA, anch’essa torinese, specializzata in registratori di cassa e software per la ristorazione.

In tema di ospitalità, anche Federalberghi Torino è al fianco di Horeca Expoforum, rimarcando una volta di più come il mondo Horeca sia strettamente legato al comparto turistico-ricettivo e rappresenti un asset strategico per lo sviluppo del territorio.

Nuovi protagonisti e ritorni eccellenti

Numerosi i ritorni, dopo il successo della precedente edizione, come Orogel Food Service (Cesena) che supporta i professionisti della ristorazione con soluzioni vegetali surgelate di alta qualità, o Bob Robotics (Treviso), che propone il suo rivoluzionario robot progettato per alleviare i lavori più ripetitivi del servizio in sala.

Insieme a loro tante nuove presenze, tra cui Meatyco (Torino), con selezioni di carni pregiate, La Casa della Tuta, storico punto di riferimento torinese per l’abbigliamento professionale, dalla Valle d’Aosta, Altura (Verres) che porta le sue eccellenze nell’affumicatura di pesce d’acqua dolce, il genovese Pesto di Prà, gli originali e gustosi burger bun di patate al gusto americano della vicentina Mr Dobelina.

Tra le novità spiccano inoltre Enel, ad Horeca per offrire soluzioni innovative nel campo dell’energia e della sostenibilità, e la torinese This Unique che propone assorbenti compostabili per signora, con dispenser di varie tipologie, da posizionare nei bagni di hotel e ristoranti.

Formazione, competizioni e spettacolo – Qui tutti gli eventi

Horeca Expoforum sarà una vetrina espositiva, ma anche un’occasione di formazione e networking. Grazie alla collaborazione con le più importanti associazioni di settore come IFSE (Accademia di Alta Cucina di Piobesi Torinese), Conpait (Confederazione Pasticceri Italiani) e FIC (Federazione Italiana Cuochi), i visitatori potranno assistere a showcooking, masterclass e workshop.

Horeca Expoforum 2025 offrirà un’agenda dinamica tra:

  • Showcooking live con chef stellati e maestri pasticceri
  • Masterclass sulla pizza, con focus su impasti innovativi e tecniche di cottura, grazie alla Scuola Italiana Pizzaioli
  • Workshop su digital marketing e social media, per ottimizzare la comunicazione nel settore Horeca
  • Competizioni come Best Student Selection, Lady Chef, organizzate da Unione Regionale Cuochi Piemonte, o il programma realizzato in collaborazione con l’Associazione Culturale Pièce, che darà spazio a contest e approfondimenti dedicati alle eccellenze piemontesi, dal cioccolato al gelato, mentre SCA Italy curerà competizioni e workshop per gli appassionati di caffè, con il ritorno del Master Coffee Grinder Championship, dedicato ai migliori baristi e tecnici del settore, ideato da Fabio Verona.

Dall’unione di TOradio e del blog Eat Piemonte per la prima volta nasce inoltre Horeca Social Room, uno spazio dedicato al racconto del cibo e beverage, attraverso la voce di imprenditori e artigiani, che verrà diffuso in radio e sui canali social. Il progetto è realizzato con il supporto degli espositori Pasta Girardi, Costadoro Caffè, Centrale del Latte di Torino, Talea Creativa, Astec Cucine Professionali, oltre a Perrero Experience.

Per la prima volta a Torino le selezioni italiane del Bocuse d’Or

Grande attesa per la squadra che conquisterà l’accesso alla finale europea del 2027 del più importante concorso di alta cucina al mondo, il Bocuse d’Or. Organizzato in collaborazione con FIC, il 18 marzo il contest vedrà sfidarsi tre squadre guidate dagli chef Alberto Assiè (Rivoli – TO), che lavora a Il Cambio di Torino, Simone Vesuviano (Genova), che lavora a Quelli dell’acciughetta e Trattoria dell’acciughetta di Genova, Matteo Terranova (Varese), che lavora a La Stua de Michil* (Corvara in Badia – BZ).

Tra i sostenitori della competizione: Costadoro (riferimento nella cultura del caffè) e Demetra (specializzata nella trasformazione e commercializzazione di specialità alimentari per la ristorazione).

Che profumo! Focus su olfatto e gusto: medicina, enogastronomia e vita quotidiana

Quale ruolo hanno gusto e olfatto nella vita di chef e sommelier e in generale di tutti noi? Per la prima volta ad Horeca il tema è approfondito, domenica 16 marzo, nel talk condotto e moderato dal dott. Luca Raimondo, responsabile di Otorinolaringoiatria dell’ospedale Humanitas Gradenigo di Torino e del Centro di diagnosi e cura per i disturbi di olfatto e gusto.

Inoltre, in stand, sempre domenica, dalle 13 alle 18, gli specialisti di Humanitas Gradenigo saranno a disposizione dei visitatori per consulti e test di valutazione dell’olfatto che, considerato “la Cenerentola dei cinque sensi”, è invece fondamentale per non sentirsi isolati dal mondo.

Sostenibilità e lavoro

In ottica di politiche antispreco, GL events Italia ha stretto un accordo con il Banco Alimentare del Piemonte per allestire nei giorni del Salone uno spazio dedicato alla raccolta di prodotti non utilizzati dagli espositori. Questi verranno poi distribuiti alle persone in difficoltà attraverso le Organizzazioni Partner Territoriali.

Altrettanto centrale sarà il tema del lavoro. Per il secondo anno, Horeca Expoforum ospiterà la start-up Horeca Job, che offre un servizio innovativo per chi cerca e offre lavoro nel mondo Ho.Re.Ca. Dopo il successo del primo anno, con 6.000 iscrizioni e 900 candidature per 200 offerte di lavoro, Horeca Job presenterà Mirror, un test di valutazione psico-attitudinale sviluppato con Idea Management, che integra il matching logico gestito dall’intelligenza artificiale, fornendo un output sulle predisposizioni dei candidati.

 Horeca Expoforum 2025

    • date e luogo: 16-18 marzo 2025 ore 9.30 – 18.30 – Padiglione 3, Lingotto Fiere Torino, via Nizza 294
    • pubblico: evento dedicato ai professionisti del settore horeca
    • ingresso: gratuito previo accredito sul sito

 

Ditta Artigianale celebra la festa della donna con il signature coffee Fiorimisù

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fiorimisù ditta
Il fiorimisù (immagine concessa)

FIRENZE – Dillo con un fiore, dillo con amore. E Ditta Artigianale, tra le principali torrefazioni specialty italiane, in occasione della festa della donna propone Fiorimisù, un delizioso signature coffee che omaggia la figura femminile. Il nuovo drink è disponibile nei suoi sei locali custoditi nei luoghi più pittoreschi di Firenze e nel recentissimo store in Corso Magenta 31 a Milano, dove la qualità e l’attenzione al cliente sono al centro dell’esperienza, in un ambiente conviviale che unisce l’artigianalità dei prodotti con il valore del tempo trascorso.

Ditta Artigianale propone il Fiorimisù per celebrare le donne

Fiorimisù è l’incontro tra la cremosità del mascarpone, la vivacità dello sciroppo di ibisco e il tocco speziato dell’anice stellato, un mix di accostamenti e sapori diversi che raccontano la complessità della figura femminile. Questo drink, infatti, rappresenta la forza e la dolcezza che rendono perfetta ogni donna, con le sue sfaccettature e caratteristiche uniche. Si tratta di una variante di Coffeemisù, il best seller ispirato al tiramisù a base di espresso, realizzato con la crema homemade di mascarpone e panna, rifinito con una spolverata di cacao e biscotto.

Ma non è tutto. Il giorno in cui si celebra la festa della donna, sabato 8 marzo dalle 16 alle 18, presso Ditta Artigianale Piazza Ferrucci – Lungarno Benvenuto Cellini 1R a Firenze – andrà in scena Fragranze da Gustare, un evento esclusivo in collaborazione con Bois 1920 e Profumo di Firenze per intraprendere un viaggio sensoriale imperdibile tra gusto e olfatto, durante il quale i loro profumi prenderanno vita nei sapori degli specialty coffee firmati Ditta Artigianale.

Solo nello store di Piazza Ferrucci, inoltre, sarà possibile gustare Macaron Buontalenti & Lampone: un guscio croccante e dorato racchiude la cremosità della crema Buontalenti e la freschezza del lampone, per un equilibrio perfetto tra dolcezza e acidità.

La scheda sintetica di Ditta Artigianale

Nata come micro roastery di specialty coffee e fondata da Francesco Sanapo e Patrick Hoffer, Ditta Artigianale è una delle principali torrefazioni specialty italiane e riflette una sintesi perfetta tra impresa strutturata e lavoro artigianale.

Rappresenta, infatti, un ritorno ai valori autentici del bar, dove qualità e attenzione al cliente sono al centro dell’esperienza in un ambiente sereno e conviviale. È anche un esempio virtuoso di third wave coffee, il movimento che eleva il caffè a materia prima preziosa da valorizzare lungo tutta la filiera. Non a caso, questo approccio comincia proprio nelle piantagioni, dove la selezione dei migliori chicchi avviene con un’attenzione meticolosa; prosegue poi col rapporto diretto coi produttori, spesso coinvolti personalmente nella coltivazione sostenibile; e si conclude con la tostatura artigianale a Firenze per assicurare la massima qualità.

Il risultato è l’esaltazione del caffè in ogni fase, che garantisce una qualità straordinaria e la vera essenza di un prodotto autentico e genuino, servito in una nuova tipologia di caffetteria tradizionale dal respiro internazionale.

Ispirato ai caffè degli anni ’50, infatti, il concept di Ditta Artigianale è radicato nell’idea di riportare il bar alla sua dimensione umana e conviviale, creando un ambiente che unisca l’artigianalità dei prodotti con l’attenzione alla qualità del tempo trascorso nel locale. Ogni locale è pensato come uno punto di ritrovo per socializzare e condividere momenti di qualità, uno spazio accogliente dove lavorare, leggere, incontrare amici o semplicemente rilassarsi, concedendosi il giusto tempo per apprezzare ogni aspetto del servizio, dal caffè all’ambiente.

Attualmente sono sei i punti vendita collocati negli angoli più suggestivi di Firenze e una recentissima apertura in Corso Magenta 31 a Milano, che contribuiscono a diffondere la cultura dello specialty coffee in Italia. L’eccellente qualità delle proposte di Ditta Artigianale è stata riconosciuta anche dalla Guida Bar d’Italia 2025 del Gambero Rosso, che le ha recentemente attribuito Tre Chicchi e Tre Tazzine.

Quarta Caffè tra i protagonisti della fiera agroalimentare Levante Prof

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Quarta Caffè a Levante Prof (immagine concessa)

BARI – Dal 9 al 12 marzo 2025, Quarta Caffè S.P.A. partecipa alla nuova edizione di Levante Prof, la più importante fiera del Mezzogiorno dedicata al settore agroalimentare e al vero Made in Italy. L’evento si terrà presso la Fiera del Levante di Bari, punto di riferimento per professionisti e aziende del settore.

Quarta Caffè alla fiera Levante Prof

L’azienda sarà presente nel settore bar allo stand 197/210, Nuovo Padiglione, ingresso Edilizia.

Quest’anno, l’azienda ha ideato uno stand esperienziale, pensato per offrire ai visitatori un viaggio sensoriale attraverso le migliori miscele dedicate al mondo del bar.

Un’occasione unica per incontrare il team dell’azienda, composto da Edoardo Quarta e Vito Spagnolo, insieme alla rete commerciale, pronti a guidare i professionisti nella scelta delle miscele più adatte alle loro esigenze e a svelare le novità 2025.

Pompadour, marchio di tè e tisane, ottiene la certificazione per la parità di genere

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Alexander Schick, amministratore delegato di Pompadour (immagine concessa)

BOLZANO – Pompadour, azienda altoatesina con sede a Bolzano dal 1963, esperta nell’arte dell’infusione e leader nel settore in Italia raggiunge un altro importante traguardo ottenendo la certificazione “UNI PDR 125:2022 per la parità di genere”, un riconoscimento che attesta il costante impegno nella promozione di un ambiente di lavoro equo, inclusivo e attento alle donne.

Pompadour presenta la certificazione per la parità di genere

“L’impegno di Pompadour parte da lontano” – dichiara Alexander Schick, amministratore delegato del brand – “la nostra azienda da sempre è sensibile alle tematiche che riguardano la donna. Avendo il 70% di dipendenti femminili, sappiamo quanto sia importante far conciliare il lavoro con la famiglia e già 10 anni fa abbiamo iniziato a pensare a come aiutare le nostre dipendenti ad essere più libere.”

Dal 2015 la certificazione “Audit Famiglia & Lavoro” fa parte del portfolio aziendale, attestando la responsabilità sociale dell’azienda Pompadour nei confronti dei propri dipendenti.

L’attenzione di Pompadour si traduce infatti in una serie di azioni concrete che favoriscono la conciliabilità tra lavoro e famiglia. Tra queste: la flessibilità oraria, la concessione del part-time, lo smartworking, il bonus nascita per le mamme e i papà, una formazione specifica per la salute ed il benessere dei dipendenti e, fiore all’occhiello, un servizio di lavanderia interno all’Azienda finanziato in base al nucleo familiare, che prevede il ritiro della biancheria due volte a settimana riconsegnandola lavata e stirata e consentendo alle famiglie un notevole risparmio in termini economici e di tempo.

Sempre in quest’ottica da qualche anno Pompadour ha poi messo a disposizione dei propri collaboratori e collaboratrici una palestra interna con personal trainer e delle e-bikes a disposizione di tutti per facilitare e velocizzare in modo green gli spostamenti in città.

A questo, va ad affiancarsi ora la certificazione per la parità di genere, rilasciata dall’ente accreditato TÜV. Quest’ultima è il risultato di un percorso strutturato, in cui si sono seguite delle linee guida e si sono definiti una serie di KPI (indicatori chiave di prestazione), e di un

processo di audit che ha esaminato vari aspetti dell’azienda, tra cui la retribuzione, la presenza di donne in posizioni di leadership e la creazione di un ambiente lavorativo che promuove l’equilibrio tra vita privata e professionale.

Aspetto fondamentale è stata infatti la meticolosa analisi dei dati interni e dei salari in forma anonima affinché fosse attestata l’assenza di “Gender Pay Gap”. Successivamente si è verificato che ci fosse consapevolezza all’interno dell’Azienda e si è lavorato sulla sensibilizzazione delle collaboratrici e dei collaboratori sul corretto comportamento e sull’uso di un linguaggio neutrale.

Scrive Goppion Caffè: “Il verde al +200% dal 2020. E adesso contro questa crisi puntiamo uniti sulla qualità e la cultura della tazzina”

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La famiglia Goppion. Da sinistra: Paola, Sergio, Mario e Silvia (immagine concessa)

Goppion Caffè, storica torrefazione di Preganziol, alle porte di Treviso, propone una strategia comune dei torrefattori italiani per far fronte ai grandi cambiamenti del mondo caffeicolo. “Unire le voci e fare cultura sul prodotto è l’unica soluzione possibile in questo momento difficile”, scrivono i Goppion. Leggiamo di seguito la lettera firmata da Mario, Paola, Silvia e Sergio Goppion.

Serve una strategia comune

di Mario, Paola, Silvia e Sergio Goppion

PREGANZIOL (Treviso) – “Siamo davanti a una trasformazione profonda del settore caffeicolo: i costi della materia prima sono aumentati in maniera incontrollata negli ultimi mesi, toccando nelle scorse settimane i 4 dollari per libbra, una cifra record. Si stima un trend di incremento pluriennale del 200% dal 2020 ad oggi.

Il rincaro del prezzo dei chicchi è dovuto a vari fattori: il cambiamento climatico e le mutate condizioni ambientali hanno fortemente influenzato il raccolto nei Paesi produttori, in particolare in Brasile e in Vietnam; la richiesta di caffè, soprattutto specialty, è notevolmente aumentata nei Paesi asiatici e mediorientali, dove tradizionalmente questa bevanda non era presente.

Non mancano neppure le speculazioni provocate da fondi che divorano il mercato. In aggiunta si sono alzati i costi di trasporto delle merci che arrivano dall’Oriente. Queste infatti non passano più attraverso il Canale di Suez, ma devono viaggiare più a lungo per arrivare a noi. Va da sé quindi che ci siano forti tensioni e che il costo finale debba subire degli ulteriori rialzi.

Tutte queste condizioni fanno sì che il prezzo del caffè, sia al bar che al supermercato, sia molto più alto rispetto a pochi anni fa, ma il cliente spesso non ne conosce le cause e addita il barista o il torrefattore perché crede sia soltanto un gioco di marginalità.

Ma non è così.

Crediamo fortemente che ora sia quanto mai necessario fare cultura del caffè, alla stregua di ciò che si fa per il vino e per il cibo. Per giustificare e, ancor di più, comprendere i motivi di un prezzo più alto della tazzina, il consumatore deve avere tutti gli strumenti e le informazioni necessari per riconoscere un caffè di qualità.

I tempi sono cambiati, nella crisi attuale del settore caffeicolo dobbiamo vedere un’opportunità: ora è il momento giusto di far conoscere al grande pubblico qual è la filiera e come si compone, qual è il processo che dal chicco porta alla bevanda, quali sono le caratteristiche di un caffè fatto a regola d’arte. In questo modo il consumatore avrà modo di capire perché il caffè ha un valore, una storia alle spalle.

La strada percorribile è una soltanto: l’unione delle forze.

In Goppion crediamo da sempre nel valore e nell’importanza della conoscenza, dell’aggiornamento, della formazione dei Baristi e, di conseguenza, dei clienti finali.

Questi ultimi dovrebbero chiedere cosa c’è nel loro caffè, con quali varietà viene composto, da dove proviene. Chi sta dietro al bancone dovrebbe spiegarlo con precisione ed esattezza, per stimolare la curiosità attorno a questo mondo meraviglioso, che è parte del nostro modo di vivere e rappresenta un patrimonio culturale tutto italiano.

Se noi torrefattori, assieme agli altri attori della filiera, uniamo le nostre voci per far conoscere il settore caffeicolo, per stimolare un dibattito attorno ai suoi meccanismi, l’attuale crisi potrà di fatto rimodellare la realtà diventando una preziosa occasione.

Insieme dovremmo adoperarci per una proposta di qualità, spiegando che l’aumento dei prezzi non è mera speculazione, ma il giusto tributo per il lavoro di chi coltiva il caffè in un mondo in cui il clima sembra impazzito, per chi lo seleziona e lo tosta per esaltarne le componenti, per chi lo prepara seguendo regole precise per estrarne gli aromi. Se l’azione del singolo non basta, quella collettiva è fondamentale.

Ci auguriamo quindi che ognuno faccia la sua parte, che si punti sempre di più alla qualità, che la narrazione del caffè cambi registro e che ci sia sempre maggior attenzione e cultura attorno alla tazzina e al suo contenuto”.

                                                           Famiglia Goppion (Mario, Paola, Silvia, Sergio)

Torrefattori: analizziamo la performance dei numeri uno mondiali Nestlé e Jde Peet’s

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Chicchi di caffè tostato (credits: Alexa from Pixabay)

MILANO – Non si arresta la corsa al rialzo dei futures nel mercato degli arabica: ieri, mercoledì 5 marzo, il contratto per scadenza maggio della borsa di New York si è rivalutato di ulteriori 1.155 punti terminando la seduta a 409,95 centesimi, dopo avere toccato un massimo giornaliero di 418,55 centesimi. Le piogge insufficienti nella cintura brasiliana del caffè continuano a dettare il sentiment.

Dall’inizio della settimana, il benchmark si è rivalutato di quasi 37 centesimi! Diverso l’andamento all’Ice Robusta, che dopo due sedute in forte rialzo ha chiuso ieri in lievissimo calo (-$2) sulla scadenza principale (maggio), a 5.643 dollari.

A frenare invece la borsa londinese, le previsioni di piogge abbondanti in Vietnam, benefiche per lo sviluppo del nuovo raccolto e utili per il reintegro delle riserve idriche.

I torrefattori di tutto il mondo sono alle prese con costi sempre più fuori controllo in tutte le voci: dalla materia prima alla logistica e l’energia.

In apertura del numero di oggi di Comunicaffè, la storica Caffè Goppion lancia un appello a unire le forze, in un momento di grandi cambiamenti per il mercato del caffè e di gravi difficoltà finanziarie e operative per l’industria della torrefazione

Ma come se la stanno cavando i giganti del settore? E quali criticità evidenziano i loro ultimi bilanci, al di là dei risultati positivi che hanno registrato?

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Andrea Mecozzi, Cacao Solution: “Una tavoletta di cioccolato fondente al 70% di qualità deve costare sui 12€”

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Uno dei prodotti frutto del lavoro con Cacao Solution (foto concessa)

MILANO – Dopo un primo appuntamento con Andrea Mecozzi, che ha raccontato un po’ la genesi della rete d’impresa Cacao Solution, si torna a parlare di alcuni ruoli che si muovono all’interno della filiera di questa materia prima, facendo i dovuti distinguo. Non sempre si ha ben chiare le professioni e la loro funzione, ed è utile invece a comprendere come si muove il mercato.

Mecozzi, c’è confusione ancora tra sourcing e trading in Italia tra le aziende. Qual è la differenza?

“Il Trader è la figura che si occupa solo della parte commerciale, trova una materia prima o il prodotto richiesto negli stock disponibili nei magazzini, basando la scelta sul prezzo e venendo remunerato sui volumi, senza discriminare l’uso che poi ne verrà fatto.

Il Sourcer invece è il professionista specializzato che conosce le varie tipologie di cacao, i sistemi di esportazione dei vari paesi, conosce direttamente i produttori e gli operatori logistici e sa quali sono le applicazioni più adatte a ciascun tipo di cacao, andando a costruire la filiera spesso fino al prodotto finale.

Ogni cacao, non sono tutti a saperlo, ha un suo preciso uso finale e inoltre, se ne possono ricavare tante ricette: dal ripieno del cornetto, al napolitain per la degustazione di rum, alle gocce del panettone. È ovvio che se si prende come obiettivo la produzione di tavolette fondenti, non si potrà scegliere qualsiasi cacao e spesso vengono definiti pregiati solo i cacao che sono utili a produrre fondente.

Però per contro i cacao più pregiati per i fondenti, spesso non vanno bene per realizzare il cioccolato al latte o le coperture da pasticceria e questo per motivi strutturali: hanno dei grassi e dei polifenoli che reagiscono differentemente in base alla ricetta.

Il Sourcer conosce tutti questi aspetti ed è per questa sua competenza un consulente in grado di guidare le aziende nella selezione, nell’acquisto, nell’utilizzo – quelle più grandi ne hanno spesso più di uno interni a cui appoggiarsi – le medie e le piccole spesso fanno in autogestione e hanno bisogno di supporto.”

Per diventarlo, si deve studiare?

Mecozzi: “Personalmente lo sono diventato sbagliando e formandomi sul terreno. Adesso la strada per diventare sourcer è più facile: ci sono dei percorsi col CIRAD a Montpellier in Francia, con la FCC a Londra, o diverse Cocoa masterclass tenute da operatori specializzati, insomma, oggi si possono trovare le informazioni e la formazione più facilmente. A noi arrivano spesso richieste di formazione, soprattutto ho notato da parte di ragazze.

Il sourcer è il professionista che va in piantagione, tiene contatti diretti con i coltivatori e vive con loro il buono e il cattivo tempo.

In Italia supporto le attività della più importante organizzazione internazionale, a cui fanno riferimento i sourcer, sull’analisi e codificazione dei cacao d’eccellenza, la Cacao of Excellence, che sposterà a Perugia la sua sede e il suo laboratorio durante il 2025 nella nuova Città del Cioccolato.

Cacao Of Excellence fornisce ad esempio gli elementi base di analisi del cacao, per capire come approcciarsi alle tipologie di questa materia prima, attraverso la sua Guida gratuita anche in lingua italiana. La Guida è gratuitamente scaricabile in pdf sul sito, cliccando su info resources, è in diverse lingue e la versione italiana l’ho personalmente curata col supporto economico della Camera di Commercio dell’Umbria.”

Il tema di fondo per capire la differenza tra cacao e caffè è questo: la confusione tra i diversi ruoli professionali porta ad una serie di conseguenze

“Spesso gli importatori di caffè non hanno la capacità di importare anche il cacao, perché ha dinamiche molto diverse, anche se spesso tentano di occuparsi di entrambe le materie prime. Il caffè innanzitutto ha una funzione principale: viene bevuto. Il cacao invece no, in base al tipo, se ne fa un uso diverso e si devono conoscere tutte le dinamiche dietro al suo differente trasporto, differente forma di resa e confezionamento – va stoccato in maniera diversa – e usi, per cui, si deve conoscere ogni caratteristica non codificata da standard internazionali (come per il caffè) ma da legislazioni nazionali, spesso in conflitto una con l’altra.

Inoltre bisogna sapere per rifornire la produzione, chi parte dalle fave, chi dalla massa, chi dal semilavorato grezzo o sapere se un cacao ha un determinato contenuto di grasso e può essere ideale o meno per una specifica azienda, in base alla tecnologia di raffinazione che usa. Bisogna fare attenzione inoltre al cash flow del cacao, spesso il rischio più grande nella gestione di questa materia.

Gli importatori di caffè molte volte non sono a conoscenza di questi dettagli e danno per scontato che funzioni in maniera simile. Il cacao oggi sta a 12mila dollari la tonnellata e bisogna saper gestire i crediti per l’importazione, ci sono margini bassi ed è alto il rischio di farsi male”.

“Cacao Solution attraverso sistemi di tracciabilità totale sull’alta qualità e filiere di importazione diretta garantisce accesso ad un mercato superiore”

“Io mi occupo di scegliere il prodotto, codificarlo e spiegare come utilizzarlo, per poi lasciarlo nelle mani dei pastry chef, dei maestri gelatieri o dei panificatori, da lì Motum cura la tracciabilità attraverso l’importazione diretta e Martina Imbesi, la nostra manager di comunicazione, cura tutta la diffusione sulla filiera del prodotto, per dare strumenti di comprensione diretta al consumatore, che affronta un’esperienza di sapore mai vissuta e va coccolato, dando un grande successo a realizzazioni come l’uovo di cioccolato tracciato in blockchain prodotto nel 2024 da Loretta Fanella.

Oggi una tavoletta di cioccolato fondente al 70% di qualità deve costare sui 12 euro. Al contrario di quanto si possa pensare, esiste un mercato italiano per questi prodotti, solo che questa nicchia deve sapere dove trovarli. A Eurochocolate World, dove rendiamo disponibili tutti questi prodotti c’è stato lo scontrino record proprio da parte di un italiano, che ha speso oltre 600 euro in tavolette Bean to Bar importate da Motum. Quindi gli interessati ci sono e per far aumentare questo target, bisogna far capire cosa sia la qualità.“

I bar nel 2035: insight dai leader, il nuovo report di CGA e SIP guarda al futuro

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Dylan Battick, Consumer Research Manager di CGA by NIQ (immagine concessa)

MILANO – Il futuro per i bar è promettente a patto che sappiano cogliere le grandi tendenze emergenti: glocalizzazione, moderazione e il ruolo sempre più centrale dei social media. È questo ciò che rivela lo studio intitolato “I bar nel 2035: insight dai leader“, condotto da CGA by NIQ e SIP by Pernod Ricard.

Le visioni di nove tra i più celebri nomi del settore – racchiuse nel report – sono emerse durante un’esclusiva tavola rotonda tenutasi a Madrid ed organizzata nell’ambito delle celebrazioni dei 50 migliori bar al mondo. Promosso da CGA by NIQ e SIP, l’evento ha indagato lo stato attuale dei bar nel 2025, tracciando opportunità e sfide che segneranno il prossimo decennio.

Glocalizzazione

I leader del settore hanno evidenziato come i consumatori di oggi cerchino sia grandi marchi internazionali sia esperienze dal forte carattere locale. A livello globale, un quarto (24%) degli acquirenti ritiene che sia diventato più rilevante, rispetto a un anno fa, che le bevande consumate provengano dal proprio Paese.

Inoltre, la crescente attenzione alla sostenibilità potrebbe rafforzare l’interesse verso i prodotti a provenienza locale. “Ci sarà una maggiore enfasi sui bar e ristoranti che capiscono di essere parte integrante del paesaggio culturale di un luogo”, ha osservato Remy Savage, direttore creativo di Le Sydnicat e La Commune e vincitore del titolo di miglior bartender internazionale dell’anno.

Le sfide

Il report esplora anche alcune delle sfide che il settore è chiamato ad affrontare nel 2025 strettamente legate allo staff – tra cui assunzione, fidelizzazione, motivazione e benessere. Il Global Bartender Report di CGA by NIQ rivela che se il 72% del personale dei bar intende rimanere nel settore per il prossimo futuro, il 46% sta attualmente cercando di trovare il giusto equilibrio tra lavoro e vita privata.

“Un ambiente di lavoro positivo è la chiave per attrarre talenti, trattenere persone valide e per il benessere psicologico”, ha specificato Indra Kantono, cofondatore di Jigger & Pony Group.

I social media

I protagonisti del dibattito si sono poi soffermati sul ruolo dei social media. Infatti, le piattaforme stanno trasformando il modo in cui i bar e i player del mercato plasmano il comportamento dei consumatori e viceversa.

I dati di CGA by NIQ mostrano che se il 72% dei clienti ha visitato un determinato bar dopo averlo visto sulle piattaforme social oppure online, il 66% ha acquistato una specifica bevanda o prodotto alimentare dopo averlo scoperto sui social.

È quindi probabile che, nei prossimi dieci anni, gli influencer avranno un impatto ancora più forte sulle scelte in fatto di drink.

“Ci sono persone su TikTok e Instagram che nessuno di noi ha mai sentito nominare, ma che condizionano il comportamento dei consumatori più di noi e di chiunque altro”, ha precisato Danil Nevsky, fondatore di Indie Bartender, Vagabond Project e Daiquiri Kombat Klub (DKK).

Tuttavia, cresce anche l’interesse a disconnettersi dalla cultura “always-on” dei social, con alcune persone che riscoprono esperienze più significative nel mondo offline. Priyanka Blah, fondatrice di The Dram Attic, ha infatti raccontato: “La disconnessione nell’On-Premise diventerà fondamentale perché conduciamo vite molto frenetiche. Non vogliamo cedere a questa pressione 24 ore su 24, 7 giorni su 7”.

Movimento di moderazione

La ricerca di CGA by NIQ rivela che i consumatori che moderano l’assunzione di alcol possono rappresentare un mercato in crescita se bar e marchi sono in grado di offrire loro le opzioni di alta qualità che richiedono. Infatti, sebbene il 32% dei consumatori On-Premise dichiari di bere o ha intenzione di ridurre l’assunzione di alcool rispetto a un anno fa, vi è ancora la volontà di consumare fuori casa e avere esperienze migliori. Ciò sta portando a un aumento delle opzioni di bevande premium, sia alcoliche che analcoliche. “Le alternative senza alcol e quelle più leggere sono un’ottima opzione nei bar”, ha commentato Remy Savage.

Ulteriori approfondimenti

L’esclusivo report “Bar nel 2035”, realizzato da CGA by NIQ e SIP by Pernod Ricard, illustra diverse significative tendenze e questioni che avranno un impatto su gestori dei bar e fornitori nei prossimi anni, tra cui:

• Crescente interesse da parte dei consumatori per cocktail semplici e sobri, meno sofisticati e con un buon rapporto qualità-prezzo.
• Aumento della disponibilità di prodotti alternativi per il miglioramento dell’umore, tra cui bevande a base di nootropi e CBD.
• La necessità per le imprese di adattarsi rapidamente in un mondo volatile dopo le sfide derivanti da recessioni, COVID, conflitti e inflazione elevata e persistente.

Dylan Battick, Consumer Research Manager di CGA by NIQ, ha affermato: “Il settore dei bar è uno dei più dinamici e vivaci nel panorama dell’ospitalità mondiale e questa ricerca chiarisce che i gestori dei locali, i team e i fornitori devono aspettarsi molto dal prossimo decennio. Ci saranno indubbiamente anche delle sfide e tutte le aziende dovranno essere agili, focalizzate sull’ospite e in grado di seguire i trend e le tematiche più salienti. Abbiamo voluto organizzare un incontro fisico volto al confronto e stilare questo report per favorire, tra aziende e baristi, la collaborazione, un elemento quest’ultimo che si rivelerà essenziale per gli anni a venire”.

Roland Krupinski, Head of global On-Trade development di SIP by Pernod Ricard, ha dichiarato: “Mai prima d’ora un gruppo così eterogeneo e talentuoso si era incontrato per una tavola rotonda sul futuro del commercio dei bar, e non potrei essere più orgoglioso del risultato. Organizzata da SIP by Pernod Ricard, la nostra piattaforma di Trade Advocacy riunisce i principali leader del mercato per discutere di argomenti più importanti e d’impatto. Il SIP è il nostro forum globale per CONDIVIDERE idee, ISPIRARE il settore a fare scelte più coraggiose e GUIDARE i progressi che non solo elevano la filiera ma migliorano anche l’esperienza degli ospiti. Questo, si allinea perfettamente alla mission di Pernod Ricard di “créateurs de convivialité”: mantenere gli operatori del settore motivati, ascoltare i loro insight e collaborare per favorire la crescita del mercato”.

I partecipanti alla tavola rotonda

I nove partecipanti alla tavola rotonda CGA by NIQ e SIP by Pernod Ricard sono stati:

• Priyanka Blah, fondatrice di The Dram Attic;
• Simone Caporale, fondatore di Muyu, P(OUR) e del bar Sips di Barcellona;
• Indra Kantono, cofondatore di Jigger & Pony Group;
• Alex Kratena, cofondatore di Muyu e del bar londinese Tayēr + Elementary;
• Francois Monti, fondatore dell’agenzia Bitterness e autore di quattro libri;
• Sara Moudoulaud del Bar Nouveau di Parigi;
• Danil Nevsky, fondatore di Indie Bartender, Vagabond Project e Daiquiri Kombat Klub (DKK);
• Remy Savage, direttore creativo di Le Sydnicat e La Commune e vincitore del titolo di miglior bartender internazionale dell’anno;
• Anna Sebastian, fondatrice di Anna Sebastian Hospitality e Celebrate Her.
La tavola rotonda è stata co-presieduta da Dylan Battick Consumer Research Manager di CGA by NIQ, e da Charlie Mitchell, Head of Insights and Consumer Research di CGA by NIQ.

La scheda sintetica di CGA by NIQ

CGA by NIQ (NielsenIQ) è la principale società di consulenza per la misurazione, l’analisi e la ricerca nel settore On Premise che favorisce la crescita dei brand di cibo e bevande di maggior successo al mondo. Con oltre 30 anni di esperienza e i migliori risultati di ricerca, dati e analisi, CGA by NIQ è in una posizione unica per aiutare le aziende del settore On Premise a sviluppare strategie vincenti per la crescita.

CGA by NIQ collabora con fornitori di alimenti e bevande, proprietari di brand di consumo, grossisti, enti governativi e distributori per pub, bar e ristoranti proteggendo e plasmando il futuro dell’esperienza On Premise. La sua missione è analizzare dati sui comportamenti del settore e offrire insight di esperti per offrire ai brand un vantaggio competitivo e garantire che il mercato che amiamo sia il più vivace possibile.

La scheda sintetica di SIP by Pernod Ricard

Si tratta di un team di professionisti dell’ospitalità che crede che la condivisione di idee, l’ispirazione reciproca e le domande giuste al momento giusto possano plasmare attivamente il futuro del settore.

Per riunire queste persone in un unico luogo, hanno creato SIP: un laboratorio per i creativi, un parco giochi per i pionieri, un palcoscenico per chi cambia le carte in tavola e una casa per i conviviali. È una comunità globale inclusiva, collegata dalle  idee, esperienze, competenze e reti.

Godetevi gli affascinanti contenuti originali e le attività dal vivo di stimati esperti locali, che ispirano a migliorare il lavoro, la vita, le bevande e l’ospitalità. Insieme, affrontano le sfide più urgenti del giorno per continuare a far progredire la cultura del loro settore. Per maggiori informazioni basta cliccare qui.

La scheda sintetica di Pernod Ricard

Pernod Ricard è un’azienda leader a livello mondiale nel settore degli alcolici e del vino, che unisce la tradizione artigianale, lo sviluppo di marchi all’avanguardia e le tecnologie di distribuzione globale.

Il prestigioso portfolio comprende la vodka Absolut, il pastis Ricard, i whisky scozzesi Ballantine’s, Chivas Regal, Royal Salute e The Glenlivet, il whisky irlandese Jameson, il cognac Martell, il rum Havana Club, il gin Beefeater, il liquore Malibu e gli champagne Mumm e Perrier-Jouët.

La missione è garantire la crescita a lungo termine dei marchi nel pieno rispetto delle persone e dell’ambiente, fornendo la possibilità ai dipendenti in tutto il mondo di essere ambasciatori di una cultura propositiva, inclusiva e responsabile di autentica convivialità.

ManPowerGroup presenta le novità del Decreto lavoro per horeca, bar e ristoranti, nel nuovo roundtable

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pregel stefano decreto lavoro
Stefano Pregel, vertical leader horeca di ManpowerGroup

MILANO – Presso la sede di ManpowerGroup a Milano in via Rossini si è tenuto il confronto roundtable Horeca dedicato alla legge di stabilità e al Decreto lavoro. La sessione legale è stata supportata dagli interventi di Dario Ceccato, co-founder Ceccato Tormen & Partners, consulente del lavoro horeca, e Monica Segalini, senior legal manager employment and labour law di ManpowerGroup. Ha moderato Stefano Pregel, vertical leader horeca dell’associazione.

Il roundtable horeca di ManpowerGroup

Nel dettaglio sono state oggetto di discussione le novità della legge n°203/2024 nota come Decreto lavoro e, in particolare, i temi dei tempi determinati e somministrazione (un rapporto di lavoro in base al quale l’impresa può richiedere la prestazione di uno più lavoratori ad agenzie autorizzate), il nuovo periodo di prova, l’abbattimento dei limiti di contratto e la stagionalità.

Monica Segalini prende la parola: “L’obiettivo di oggi è condividere le novità riguardanti il Collegato lavoro, la gestione dei rapporti dei contratti nonché la loro conclusione, con un’affondo sulla novità introdotta dal decreto Mille proroghe riguardante il tema delle causali.

Uno dei provvedimenti che impatta di più il nostro settore è un’aumento delle ipotesi di deroga ai limiti di utilizzo della somministrazione di lavoro a termine, la quale può essere utilizzata nel limite del 30% del numero dei dipendenti assunti a tempo indeterminato dall’utilizzatore.

Il 30% è un limite cumulativo nel quale rientrano anche eventuali CTD (contratti a tempo determinato) diretti che l’azienda ha utilizzato con la conseguenza che, qualora ci sia bisogno di maggiore flessibilità, la percentuale possa essere saturata ricorrendo ai due istituti, somministrazione a termine e CTD”.

Segalini continua: “In più ci sono diverse previsioni della contrattazione collettiva di tutti i livelli, nazionale e aziendale, per costruirsi le proprie regole fatte su misura. In questo contesto si inseriscono le novità del Collegato: un aumento delle ipotesi di deroga. Dal 12 gennaio è possibile derogare ai limiti percentuali diversi previsti dalla contrattazione collettiva. Non rientrano nel 30% i contratti di somministrazione a termine che sono finalizzati ai lavoratori assunti a tempo indeterminato dall’agenzia.

C’è stata finalmente un’estensione anche alla somministrazione di lavoro di tutte le ipotesi di deroghe che prima erano specifiche solo per il contratto a tempo determinato solo a CTD diretto.

Segalini aggiunge: “Ad esempio, derogano i contratti finalizzati alla fase di avvio delle nuove attività nei limiti previsti dai contratti collettivo, per le start-up innovative, per i contratti stipulati per specifici spettacoli ed eventi e per i lavoratori over 50.

Perciò c’è l’aumento delle ipotesi di deroga al limite di utilizzo della somministrazione del lavoro a termine, tenendo conto di quelle già vigenti (come soggetti in mobilità o disoccupati che godono di almeno 6 mesi di trattamenti di disoccupazione).

Sono molte le ipotesi sulle quali è possibile lavorare per individuare  deroghe per aumentare lo spazio della flessibilità soprattutto nei settori dell’horeca che in diversi periodi dell’anno presentano picchi più elevati”.

L’altra novità riguarda l’eliminazione dell’obbligo di appore la causale in caso di somministrazione di lavoratori appartenenti alle fasce deboli: infatti in caso di superamento del limiti di 12 mesi per effetto di proroghe o rinnovi non è necessario apporre la causale.

C’è un altro principio da ricordare: se lo status di lavoratore svantaggiato viene perso nel corso del contratto, il lavoro va comunque avanti per il dipendente e può essere comunque prorogato a a parità di condizioni. Non cambia nulla se non che l’utilizzatore dovrà ricordarsi di computarlo oppure l’agenzia dovrà appore la causale se si superano i 12 mesi.

Dario Ceccato, curatore del libro Horeca: Guida alla gestione del rapporto di lavoro nelle aziende alberghiere, di ristorazione, bar e catering insieme a Paolo Tormen e Paola Salazar, continua: “Il Collegato lavoro è di fondamentale importanza per il turismo in generale e ha subito diverse evoluzioni. È un momento caldo: quest’anno abbiamo visto un mutamento complessivo del quadro normativo gestionale che non è stato accompagnato da diversi chiarimenti. Una norma va vista insieme a tutte le altre. Cosa è successo recentemente? Il Milleproroghe è stato convertito in legge benedendo la possibilità delle aziende di inserire causale a tempo determinato”.

La stagionalità nel contratto di lavoro

Ceccato riflette: “Cosa cambia per la stagionalità? Il tema è spiegabile come conflitto tra la giurisprudenza e il legislatore. La stagionalità da contratto collettivo è una matrice normativa del 1963 contraddistinta da alcune attività precise. Ma il concetto di stagionalità è complicato: nelle città d’arte, ad esempio, è ancora astratto stabilire il corretto termine relativo alla stagione. Allora è stato concesso al contratto collettivo di prevedere delle attività stagionali. La giurisprudenza dal 2003 e, per tutto il 2024, si è scagliato contro questo tipo di contratti affermando che non si possa prevedere una stagionalità produttiva ma che deve essere individuata in relazione al clima”.

C’è di più: “La stagionalità deroga troppe cose tra cui contributi addizionali non dovuti e, di conseguenza, fa molta gola. La giurisprudenza vede quindi il contratto stagionale come una eccezione legata al clima (invernale o estivo). Quindi è stata introdotta una legge di interpretazione nel Collegato lavoro che è entrata in vigore nel 12 gennaio. Sostanzialmente il legislatore afferma che d’ora in poi la stagionalità è ciò che dice il contratto: fa nascere una interpretazione di stagionalità non strettamente legata al clima”.

Ceccato continua: “Tuttavia le norme di interpretazione autentica sono rischiose poiché sono tali solo se in riferimento al testo originario. Questo tocca particolarmente il settore horeca tra alberghi e ristoranti. Nonostante ciò, non credo che la stagionalità sia facile: è ancora rischiosa e mancano ancora dei parametri chiari. La solidità dell’assunzione stagionale è ancora lungi dall’essere solida”.

Il grande cambiamento introdotto? Secondo Ceccato è evidente: “Se si ha la forza, la capacità e la conoscenza tecnica oggi è possibile negoziare una stagionalità identitaria propria benedetta dal legislatore”.

Ceccato si spinge oltre e parla del periodo di prova del contratto: ”Il periodo di prova è un disposto normativo che si introduce all’interno di un’altra norma del decreto Trasparenza. Il Collegato lavoro afferma che c’è un giorno effettivo di prova per ogni quindici di calendario. Il secondo capoverso della norma tuttavia recita che, in ogni caso, se il rapporto dura meno di 6 mesi, la prova non potrà durare più di 15 giorni e se dura meno di 12 mesi non supererà 30 giorni. Facendo un conto, un giorno ogni 15, vuol dire che su 6 mesi sono 12 giorni effettivi.

Perché poi dice 15 giorni? È evidente che la seconda parte della norma non sta parlando ai lavoratori e all’azienda ma al contratto collettivo. Sta affermando che, se si disciplina un periodo di prova personale, questo non potrà superare i 15 o i 30 giorni a seconda delle circostanze”.

Ceccato conclude: “Se non si sa quanto dura il tempo determinato non si sa di conseguenza quanto dura il periodo di prova. Prima del 12 di gennaio, il periodo di prova non poteva superare più di 1/3 della durata contrattuale: quindi un anno di determinato poteva avere 3 o 4 mesi di prova. Oggi un anno può avere 24 giorni. Oggi un imprenditore farà un contratto di un mese e sarà proprio quella la prova”.

Nonostante i grandi cambiamenti servirebbero perciò, secondo Monica Segalini e Dario Ceccato, diversi chiarimenti per garantire un migliore spazio di lavoro sia ai dipendenti che agli imprenditori.

Ernst Knam sulle chiacchiere di Iginio Massari a 100 euro al chilo: “Marketing geniale”

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ernst knam
Ernst Knam

Il celebre maître chocolatier Ernst Knam rivela il suo punto di vista sulle chiacchere di carnevale di Iginio Massari vendute a 100 euro al chilo (ne abbiamo parlato qui). Secondo il maestro cioccolatiere si tratterebbe di un vero colpo di genio da parte del pasticciere. Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo pubblicato su Mow Magazine.

L’opione di Ernst Knam su Iginio Massari

MILANO – Ernst Knam, uno dei maître chocolatier più famosi e apprezzati al mondo, spiega a MOW come la pensa su tante delle polemiche o delle nuove frontiere che coinvolgono il mondo della ristorazione: dalle chiacchiere di carnevale di Iginio Massari vendute a 100 euro al chilo (“colpo di genio”), passando per come vengono assegnate le stelle Michelin (“vince chi ha sponsor”), bocciando l’IA introdotta da Carlo Cracco, difendendo la tradizione rispetto all’innovazione di Valerio Braschi, e smascherando i food influencer: “Molti lo fanno per mangiare gratis…”

Uno dei maître chocolatier più famosi d’Italia (e anche del mondo), con il tono della voce come quello che usa quando bacchetta i concorrenti di Bake Off Italia sulla perfezione del ricamo di una torta, al quale si aggiunge l’accento teutonico e il carisma di chi parla con alle spalle una lunga esperienza, ci ha detto la sua su tutti i temi caldi che ruotano intorno all’ambiente del food: dalle chiacchiere di Iginio Massari a 100 euro al chilo a molto altro.

E ha svelato il segreto rispetto a risottatura e mantecatura…

Per leggere l’intervista basta cliccare qui