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venerdì 04 Aprile 2025
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Faema celebra 80 anni e presenta la mostra fotografica organizzata da MUMAC

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faema mumac
Il logo Faema

BINASCO (Milano) – Faema, storico brand nato a Milano nel 1945, produttore di attrezzature per la preparazione del caffè espresso, da 80 anni è uno dei protagonisti indiscussi dei locali nel mondo. Per celebrare l’importante anniversario del brand, appartenente dal 1995 a Cimbali Group, nel 2025 verranno proposte una serie di iniziative per la diffusione della conoscenza del marchio, inserito a pieno titolo nel registro speciale dei Marchi storici di interesse nazionale del MIMIT.

La prima iniziativa, organizzata da MUMAC, è una mostra fotografica diffusa che si svolgerà con più appuntamenti, dal titolo “FAEMA 80X80“: ottanta anni, ottanta immagini, 80x80cm (le dimensioni delle tavole fotografiche esposte) per un viaggio visivo che si sviluppa nel corso del 2025, ripercorrendo la storia e l’evoluzione di Faema attraverso un filo narrativo che unisce passione, creatività, tradizione e innovazione, dando vita a un dialogo senza tempo tra tecnologia e design.

Il percorso espositivo, allestito da Diorama Progetti fotografici, attinge i suoi contenuti da preziosi documenti custoditi sia nell’archivio storico di MUMAC e sia in quello corrente di Cimbali Group, svelando l’evoluzione del brand, tappa dopo tappa.

Ogni fase della mostra andrà ad aggiungere nuove immagini alle precedenti, arricchendo progressivamente il racconto e offrendo una visione sempre più completa della storia e del presente di Faema, fino a completare l’esposizione al MUMAC in occasione di HOST 2025.

Il progetto prende avvio il 7 marzo con il primo appuntamento previsto alle 18.00 presso il flagship di Cimbali Group in via Forcella 7 a Milano. Un appuntamento organizzato da MUMAC e inserito nel circuito degli eventi per Milano MuseoCity 2025, con l’esposizione delle prime tavole fotografiche della mostra FAEMA 80×80 unitamente ad alcuni scatti fotografici per il brand realizzati dai fotografi Maurizio Galimberti, Beatrice Speranza, Matteo Valle e Giulio Di Meo realizzati per la mostra FAEMA Express your Art nel 2016 e rivalorizzati per l’occasione.

Introducono l’evento, Silvia Ruggiero, head of group communication di Cimbali Group, e Barbara Foglia, MUMAC Director, con Roberto Mutti, critico fotografico, cui seguirà un talk dedicato al tema “caffè nelle illustrazioni e nei fumetti” realizzato in collaborazione con WOW Spazio Fumetto di Milano.

Per l’occasione, inoltre, saranno esposte tre prestigiose macchine Faema storiche della collezione proveniente dal MUMAC: Urania (1956), Prestige (1972) e, per la prima volta in esposizione, la Marte a leva un gruppo del 1952.

Le tavole fotografiche verranno spostate al MUMAC, via Neruda 2 Binasco, ed esposte in occasione della prima apertura domenicale dell’anno prevista domenica 9 marzo, dove si aggiungerà l’opportunità di sfogliare la rivista Caffè Club, realizzata da FAEMA a cavallo fra anni ‘60 e ’70, una vera rappresentazione dello spaccato sociale dell’epoca che ruotava attorno alla tazzina di caffè.

Per l’occasione sarà disponibile, su prenotazione e con posti limitati, una navetta da Milano a Binasco e ritorno, prenotabile qui.

Successivamente seguiranno altre tappe ed eventi che verranno progressivamente comunicati sulla pagina sul sito mumac.it dedicata all’iniziativa.

Mostra Faema 80×80

Progetto

Concept e coordinamento

Barbara Foglia, Anna Cento, Cimbali Group

Grafica

Cimbali Group, PostPast

Stampa e allestimento

Diorama Progetti fotografici

Testi

Testo introduttivo

Roberto Mutti

Testi mostra
Anna Cento, Barbara Foglia, Enrico Maltoni

Ricerca archivistica

Carlo Milani, Barbara Foglia, Anna Cento, Eva Campinotti

Ufficio Stampa

Omnicom Group

Ringraziamenti

Jacopo Bambini, Alessio Buccheri, Cristina Comelli, Irene Fanizza, Carola Gentilini, Antonio Molteni, Pierluigi Mutti

Immagini

Archivio storico MUMAC

Archivio corrente Cimbali Group

Museo del Ciclismo Madonna del Ghisallo
Per le foto dalla mostra “Faema Express your Art” (2016): Maurizio Galimberti, Giulio Di Meo, Beatrice Speranza, Matteo Valle

La scheda sintetica di Cimbali Group

Cimbali Group è tra i principali produttori di macchine professionali per caffè e bevande a base di latte e di attrezzature dedicate alla caffetteria. Il Gruppo, di cui fanno parte i brand La Cimbali, Faema, Slayer e Casadio, opera attraverso tre stabilimenti produttivi in Italia e uno negli Stati Uniti (a Seattle, dove vengono prodotte le macchine a marchio Slayer), impiegando complessivamente circa 850 addetti.

Nel 2019, con l’acquisizione di Keber, brand di eccellenza per la produzione di macine di acciaio professionali per l’industria del caffè con sede a Dolo (Venezia), i siti produttivi salgono a cinque. L’impegno del Gruppo per la diffusione della cultura del caffè espresso e per la valorizzazione del territorio si è concretizzato nel 2012 con la fondazione del MUMAC – Museo della Macchina per Caffè, la prima e più grande esposizione permanente dedicata alla storia, al mondo e alla cultura delle macchine per il caffè espresso situata all’interno dell’headquarter di Cimbali Group a Binasco. MUMAC ospita MUMAC Academy, l’accademia della macchina per caffè di Cimbali Group, centro di formazione, divulgazione e ricerca.

Il Bonus pubblicità ritorna per il 2025: le prenotazioni fino al 31 marzo sul sito dell’Agenzia delle Entrate

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bonus pubblicità 2020
Bonus pubblicità

MILANO – Un messaggio agli inserzionisti: è tutto pronto per il Bonus pubblicità 2025. Le prenotazioni possono essere inviate fino al 31 marzo tramite il servizio telematico che è disponibile sul sito dell’Agenzia delle entrate. Inviando la dichiarazione sostitutiva sarà possibile perciò ottenere il credito d’imposta.  Il Bonus pubblicità è stato introdotto per la prima volta nel 2018, con il fine di agevolare gli investimenti sulla stampa quotidiana e periodica anche online.

Questo è valido anche per Comunicaffè e Comunicaffe International, testate registrate presso il Tribunale di Milano.

Sono ammessi gli investimenti pubblicitari effettuati sui giornali quotidiani e periodici, pubblicati in edizione cartacea o in formato digitale, registrati presso il Tribunale dove ha sede l’editore, ovvero presso il ROC, e comunque dotati del Direttore responsabile iscritto all’ordine dei giornalisti.

Anche per il 2025 l’Agenzia delle Entrate ha attivato il consueto canale per l’invio della dichiarazione sostitutiva richiesta alle aziende che vogliono accedere al Bonus pubblicità.

Leggiamo qui sotto il dettaglio di tutte le modalità esatte per richiedere il Bonus pubblicità secondo quanto indicato dal sito del Governo Italiano.

A decorrere dall’anno 2023, a seguito delle  modifiche normative introdotte dall’articolo 25-bis del decreto-legge 1° marzo 2022, n. 17 (c.d. “decreto energia” convertito con modificazioni dalla legge 27 aprile 2022, n. 34), il credito di imposta è riconosciuto ai medesimi soggetti già contemplati dalla precedente normativa nella misura unica del 75% del valore incrementale degli investimenti effettuati in campagne pubblicitarie sulla sola stampa quotidiana e periodica, anche on line, e nel limite massimo di 30 milioni di euro, che costituisce tetto di spesa.

Tutte le amministrazioni e i commercialisti conoscono perfettamente questa procedura per niente difficile.

Come e quando presentare la domanda:

Per accedere al bonus pubblicità è necessario inviare la domanda tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate, attraverso l’apposita procedura disponibile nella sezione dell’area riservata “Servizi per” alla voce “Comunicare“, accessibile previa autenticazione con Sistema pubblico di identità digitale (SPID), Carta nazionale dei servizi (CNS) o carta d’identità elettronica (CIE).

In particolare:

  • Fino al 31 marzo dell’anno per il quale si chiede l’agevolazione, è necessario inviare la “Comunicazione per l’accesso al credito d’imposta”, che è una sorta di prenotazione delle risorse, contenente (oltre ai dati degli investimenti effettuati nell’anno precedente) i dati degli investimenti già effettuati e/o da effettuare nell’anno agevolato;
  • dal 9 gennaio al 9 febbraio dell’anno successivo, i soggetti che hanno inviato la “comunicazione per l’accesso” debbono inviare la “Dichiarazione sostitutiva relativa agli investimenti effettuati”, resa ai sensi dell’articolo 47 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, attestante gli investimenti effettivamente realizzati nell’anno agevolato.

Ad aver diritto al credito d’imposto sono le imprese, i lavoratori autonomi e gli enti non commerciali che effettuano investimenti in campagne pubblicitarie, sulla stampa quotidiana e periodica, anche online, il cui valore superiore di almeno l’1% gli analoghi investimenti effettuati nell’anno precedente sugli stessi mezzi di informazione.

In conclusione, il credito di imposta è utilizzabile unicamente presentando il modello di pagamento F24 esclusivamente attraverso i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate (a partire dal quinto giorno lavorativo successivo alla pubblicazione dell’elenco dei soggetti ammessi).

Caffè Borbone, il bilancio del 2024: ricavi a 334,5 milioni, +11,4%, utile netto pari a 36,9 milioni nonostante i prezzi del verde ai massimi di Borsa, Schiavon: “Continueremo la crescita sia in Italia che all’estero, dove siamo quasi raddoppiati nel triennio”

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Caffè Borbone logo
Il nuovo logo di Caffè Borbone

MILANO – Il Consiglio di amministrazione di Italmobiliare S.p.A. ha esaminato e approvato il bilancio consolidato e il progetto di bilancio della società al 31 dicembre 2024 che ha nel suo portafoglio anche Caffè Borbone. Nel 2024 il Gruppo Italmobiliare registra trend positivi legati allo sviluppo delle società in portafoglio. A livello consolidato, il fatturato del Gruppo si attesta a 701,4 milioni di euro, in aumento del 19,7% rispetto al 2023. L’incremento è ascrivibile principalmente alle ottime performance di Caffè Borbone di cui Italmobiliare S.p.a. detiene il 60 per cento delle azioni. Il restante 40% è del presidente e fondatore Massimo Renda.

Marco Schiavon, amministratore delegato di Caffè Borbone, afferma:

“L’azienda ha dimostrato una grande capacità di far fronte alle sfide, ottenendo buoni risultati anche in un contesto di mercato estremamente complesso. L’elevato costo del caffè all’origine, ed in particolare l’incremento di prezzo della qualità Robusta ai massimi storici, non ha penalizzato gli standard di qualità del nostro caffè in cui i consumatori continuano a riconoscere il gusto dell’espresso italiano associato al valore della sostenibilità.

Uno dei nostri obiettivi è continuare la crescita sia in Italia sia all’estero, dove siamo quasi raddoppiati nell’ultimo triennio, puntando sul monoporzionato”.

Escludendo le azioni proprie, il Net Asset Value di Italmobiliare risulta pari a 2.215,8 milioni di euro (2.201,4 milioni di euro al 31 dicembre 2023).

Italmobiliare S.p.A. ha chiuso il bilancio 2024 con un utile di 104,8 milioni di euro, più che raddoppiato rispetto ai 51,6 milioni di euro del 2023, e un MOL di 105,1 milioni (+55,3% rispetto ai 67,7 milioni nel 2023) in crescita anche grazie alla valorizzazione delle partecipazioni in portafoglio menzionate in precedenza.

Al 31 dicembre 2024 la posizione finanziaria netta di Italmobiliare S.p.A. è positiva e pari a +273,8 milioni di euro, in miglioramento di 69,5 milioni di euro rispetto ai 204,3 milioni del 31 dicembre 2023.

Il bilancio di Caffè Borbone

L’incremento di Italmobiliare è ascrivibile principalmente a Caffè Borbone (+34,1 milioni di euro). Caffè Borbone chiude il 2024 con ricavi in aumento a 334,5 milioni di euro, con un incremento dell’11,4% rispetto all’esercizio precedente.

Guardando ai volumi, il monoporzionato, prodotto chiave dell’azienda, fa registrare una crescita del 6%. Buona anche la performance dei grani, che crescono nell’esercizio del 25%, trainati dall’estero.

A livello di canali, la GDO (Grande Distribuzione Organizzata) registra un incremento del 32% e guida la crescita della società, che registra buone performance anche sul canale digitale (e-commerce diretto, Amazon e portali specializzati) e sui mercati esteri.

Come è naturale nel corso dell’esercizio il conto economico della società è stato penalizzato dell’elevato costo del caffè all’origine, e in particolare dall’incremento di prezzo della Robusta, che si è nuovamente attestato ai massimi storici.

In questo sfidante contesto, la società si dimostra in grado di mantenere una buona marginalità, che si attesta al 20,2% sui ricavi, con MOL pari a 67,5 milioni di euro, in flessione del 15,3% rispetto all’esercizio precedente.

Al netto di ammortamenti in lieve crescita, il risultato operativo è pari a 55,3 milioni di euro e l’utile netto dell’esercizio 2024 è pari a 36,9 milioni.

Anche le altre aziende del portafoglio hanno contribuito alla crescita di Italmobiliare, tra cui:

Officina Profumo-Farmaceutica di Santa Maria Novella S.p.A., Italgen, SIDI Sport S.r.l., Clessidra Holding e la stessa Italmobiliare S.p.A.

La scheda sintetica di Caffè Borbone

Nata a Napoli nel 1999 come piccola torrefazione legata alla tradizione del caffè napoletano, Caffè Borbone è diventata in pochi anni uno dei principali produttori di caffè monoporzionato in cialde e capsule. Rappresenta un caso di crescita esemplare, grazie anche al costante investimento in Ricerca & Sviluppo che ha portato alla
realizzazione di prodotti innovativi e di qualità che, gradualmente, hanno conquistato i consumatori sempre più attenti all’ambiente.

È stata, infatti, la prima azienda in Italia a proporre la cialda compostabile che, smaltita nell’umido, può essere utilizzata per la produzione di compost, con involucro riciclabile nella raccolta della carta.

Successivamente, ha lanciato la capsula compostabile in biopolimero con il top in carta filtro. Dal 2018 Caffè Borbone è controllata da Italmobiliare Investment Holding, che ha acquisito il 60% della società, mentre il restante 40% rimane al fondatore Massimo Renda.

Mecozzi, Cacao Solution: “Sono dieci anni che noi operatori specializzati diciamo che il mercato è insostenibile”

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Cacao Solution alle origini (foto concessa)
Cacao Solution alle origini (foto concessa)

MILANO – Ultima puntata seduti insieme ad Andrea Mecozzi, tra i fondatori della piattaforma Cacao Solution: dopo aver parlato di cosa si occupa questa realtà e aver fatto la distinzione tra le diverse figure professionali di trader e sourcer, ora si scende più nel merito dell’andamento di mercato. (qui e qui, i primi articoli).

Voi come la vedete la questione dei prezzi alle stelle del cacao?

Il mercato del cacao è complesso. Sono dieci anni che noi operatori specializzati affermiamo che è insostenibile e ora siamo arrivati ad un punto di rottura inevitabile, provocato dalla concentrazione di tre fenomeni che si conoscevano già: negli ultimi 20 anni la crescita della domanda di quantità da parte del mercato europeo è sempre stata costante, ma contemporaneamente i prezzi sono rimasti bassi per via del fatto che in Costa D’Avorio e Ghana, che producono il 70% del cacao mondiale, i coltivatori percepivano redditi bassissimi.

In quel lasso di tempo i paesi sono stati attraversati da guerra civile e precarietà finanziaria importante, spingendo in questo contesto i farmers a produrre deforestando i terreni vergini, che per 15-20 anni garantiscono una buona resa -.

Ora che i territori vergini sono finiti e allo stesso tempo le condizioni economiche dei due Paesi sono migliorate, oltre alla mancanza di manodopera – le nuove generazioni guardano ad altri mestieri in altri luoghi e quindi i coltivatori che restano nei campi sono anziani – è arrivato il cambiamento climatico che ha reso instabile la produttività.

A peggiorare ulteriormente la situazione sono entrate le guerre ancora in atto: il conflitto russo-ucraino e la crisi in Palestina, questo ha fatto sì che progressivamente i fondi speculativi, si sono spostati dall’agro per concentrarsi sull’economia di guerra, che garantisce una maggior profitto.

In questo modo è venuta a mancare la liquidità e quando si ha un prodotto ma non la liquidità, il primo resta fermo. Ora si discute sul fatto che esista o meno un po’ di stock, ma ciò che davvero è importante è sapere dove si trova questa scorta. In Colombia, c’è il doppio di cacao rispetto all’anno scorso, ma chi ha i soldi per esportarlo? Le varie associazioni del cacao, hanno fatto investimenti che ora devono ripagare. Insomma, sono tanti i fattori che hanno coinciso per creare la tempesta attuale.

Secondo le mie previsioni questa situazione durerà sino a settembre sicuramente, perché ora che sarebbero in arrivo i container rimasti bloccati dallo shock logistico di dicembre, le banche non sono ancora riuscite a restituire i soldi agli acquirenti. Quando entrerà la materia prima, migliorerà la situazione. Dall’altra parte molte aziende stanno cominciando a utilizzare surrogati e quindi, se non ci sono altre importanti variazioni, il prezzo dovrebbe abbassarsi a causa di minor richiesta.

Concluderei menzionando l’ultimo ingrediente di questo periodo difficile: ormai da due anni gli asiatici si stanno affacciando su questo settore e questo perché da 20 anni l’industria europea ha pensato che quando la Cina avrebbe aumentato del 2% i consumi, sarebbe diventata una fonte di guadagno importante. Tuttavia i cinesi si sono mossi diversamente da come ci si illudeva, ovvero copiando la tecnologia europea e vendendo le proprie macchine. Hanno capito che conveniva acquistare il semilavorato in autonomia per poi rivenderlo sul proprio mercato e in Europa e per questo hanno iniziato a finanziare gli impianti di trasformazione in Africa e sud America.”

“Da dieci anni aspettavo il Piano Mattei, che però potrebbe avere un maggiore impatto”

“I cinesi e i malesiani hanno aperto due impianti da più di 10mila tonnellate/anno ad Abidjan, per cui a dicembre 2025, se non cambiamo qualcosa, quando scatterà l’obbligo dell’EUDR, il produttore africano preferirà vendere alla Cina che paga subito e non chiede altro.

Per questo le azioni che stanno portando le aziende italiane a scendere sul terreno promosse col Piano Mattei sono un buon segno, che andrebbe sostenuto dall’UE al posto dell’incaponirsi sull’EUDR per come è concepito adesso, senza affiancare la richiesta di tracciabilità a investimenti sui produttori.

La trovo una normativa squilibrata, pensata da chi è scollegato dalla realtà delle dinamiche del mondo. Il sistema EUDR prevede che la certificazione di compliancy non sia presentata alla dogana in accesso, ma deve essere emessa lungo tutta la filiera di uso come per un vino prodotto dentro l’UE, scordando che ci sono Paesi che non hanno neppure il catasto e tutto il sistema rischia di certificare semplicemente che chi ha un appezzamento di terreno a cacao sta esportando fave, senza sapere davvero se sono le sue o del commerciante che le ha contrabbandate dalla Liberia e ha pagato una fee al contadino che ha una vecchia piantagione che produce poco”

Voi come vedete il futuro de cacao? Magari senza cacao, oppure con il cioccolato con lo zucchero preso dal cacao?

“Già da un anno e mezzo si trovano sugli scaffali dei prodotti più piccoli e con un contenuto ridotto di cacao e il consumatore non lo ha notato. Quanti ad esempio, sanno che i torroncini siciliani spesso si fanno con il surrogato e non col cioccolato? Ora molti vendono zucchero e grassi, non tanto il cacao. Quindi oggi per assurdo il mondo del cioccolato di pregio è come quello di tutti i prodotti di lusso: durante le crisi vivono il loro momento migliore.

“È un mondo che cambia e temo che a gennaio 2026, una parte dell’industria dovrà spostarsi di settore per sopravvivere”

Il cioccolato non è vitale. In India ad esempio si bevono quantità di latte mostruose, e per questo l’industria di cioccolato vero fa fatica ad affermarsi, dato che nel loro territorio hanno talmente tante cose dolci e variegate a disposizione, che il cioccolato non risulta così attraente.

Chi consuma poco cioccolato come gli italiani, non si accorge di star mangiando spesso del surrogato o dei cioccolati a basso tenore di cacao. Adesso si parla molto del “non” cioccolato alla carruba, che purtroppo non è uno dei migliori sostituti, primo perché dovrebbe costare poco e avere caratteristiche organolettiche e tecnologiche particolari per ottenere un risultato finale interessante.

Secondo perché il vero Carrubeto è nato molti anni fa in Sicilia e usa la parte secca della polpa di carrube per il sapore, il colore e la struttura, ma per la parte grassa usa il burro di cacao, che è uno dei grassi vegetali di maggior pregio. Molti surrogati a base carruba invece oggi usano miscele di altri grassi vegetali per avere un prezzo attraente.

Inoltre se si punta per salvare l’industria su questo prodotto si dovrebbe poter contare su tanti carrubeti nazionali, che però non esistono praticamente più. La carruba ormai è un prodotto molto spesso importato per estrarre la farina di semi e la polpa è un residuo.

L’Italia è un paese che trasforma, con poche terre coltivabili. Ci sono dei progetti in atto per il reimpianto, ma bisogna scontrarsi con la redditività effettiva dei carrubeti, che è veramente ridotta. L’idea quindi sarebbe bella, ma nella pratica non è un investimento sostenibile. L’Italia produce 700mila tonnellate di cioccolato all’anno: abbiamo la stessa quantità di carruba nazionale e grassi vegetali sostitutivi per abbandonare il cacao?

La nostra salvezza sarebbe far nascere un nuovo tessuto industriale diffuso per sperimentare l’innovazione e trovare nuove strade da scalare. Bisognerebbe ispirarsi al mondo della birra artigianale e alla Svizzera dove se si mette in piedi un’azienda, non si è considerati delle grandi industrie fino ai 250mila euro di fatturato.

Al contrario in Italia, un micro torrefattore, il piccolo produttore bean to bar, ha gli stessi obblighi della grande multinazionale. I micro birrifici sono sopravvissuti e hanno creato poi innovazione anche a grandi livelli perché hanno spinto per una legge che stabilisse dei limiti per definire e tutelare l’artigiano.”

In Italia attualmente non c’è la differenza tra chocolate makers e chocolatier

“Il primo parte tostando le fave di cacao e sono molto pochi, anche se sempre di più e hanno pochi strumenti a disposizione. I secondi si occupano di trasformare e dare forma al prodotto finito partendo da un semilavorato solido. Per sostenere l’industria del cacao in Italia si dovrebbe codificare cos’è un produttore di cioccolato, cioè definire il chocolate makers e applicare una normativa più adeguata al tipo di figura.

Le condizioni per un’azienda che parte dalle fave in Italia sono asimmetriche rispetto ad altri paesi, ad esempio le fave di cacao hanno l’iva al 22%, in Francia al 4%, una bella differenza. l’iva è una partita di giro, ma quanta di questa percentuale è possibile ammortizzare? Inoltre raramente si scaricano gli aumenti dei costi di trasporto, che sono invece voci importanti per un piccolo.

Come ricetta per il futuro bisognerebbe quindi spingere per ottenere condizioni differenti per le aziende medio piccole che partono dalle fave e investire in Africa con i campioni nazionali.

In Africa Occidentale ci sono paesi che crescono del 6% da dieci anni, affamati di sviluppo e contano su nuove generazioni che hanno voglia di investire sulla filiera. La Costa d’Avorio ad esempio, che ha censiti 35 milioni di abitanti dall’età media di 20 anni è un mercato potenziale e importante: i giovani hanno internet, vivono in un Paese in crescita economica e stanno cercando un’alternativa economica che li aiuti ad elevarsi, il sistema Italia è una soluzione.”

 

Bloom, a Treviso la caffetteria specialty con spazio co-working, il titolare Davide Fabris: “Ribaltiamo il panorama nel Trevigiano”

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Bloom
Gli interni di Bloom

TREVISO – A pochi minuti a piedi dalla piazza dei Signori, ubicata nel cuore di Treviso, presso via San Liberale 10, sorge Bloom, l’innovativa caffetteria che fonde spazio co-working con ristorazione di alta qualità e un occhio di riguardo per lo specialty coffee. Il locale è nato il 27 settembre del 2019, pochi mesi prima del covid, ma l’idea arriva un anno prima quando il titolare Davide Fabris e il suo socio si sono recati in Olanda, dove hanno trovato una concezione completamente differente da quella italiana del significato di caffetteria e di attenzione al cliente con una vasta offerta di tipologie del caffè.

Davide Fabris riflette: “Ho sempre visto il caffè come un bene di consumo veloce. Con il corso degli anni sono giunto alla conclusione che la qualità è tutt’altra cosa. Nonostante si parli spesso del valore irraggiungibile dell’espresso italiano la verità è che non sempre, nel Bel Paese, il caffè è valorizzato come dovrebbe. Un esempio? Le recenti inchieste di REPORT che hanno gettato luce e consapevolezza su un mondo che, purtroppo, non è avanzato come si penserebbe in Italia”.

L’offerta di Bloom (immagine concessa)

Bloom: la caffetteria co-working di Treviso

Il consumatore sta diventando sempre più consapevole nei prodotti che sceglie: dalla carne, al vino fino a passare alle materie prime. Perciò perché questa attenzione non è riservata al caffè? Da qui l’idea di Bloom.

Fabris continua: “Bloom è nato come caffetteria di stampo europeo. La tipologia di clientela è medio-alta. Il prezzo del caffè parte da 2,20 euro e, con determinati filtri, è possibile arrivare a spendere 5 o 6 euro”.

Oltre al classico caffè espresso, da Bloom è possibile richiedere estrazioni alternative come il caffè filtro con il v60, aeropress e chemex. C’è di più: il locale varia quanto più possibile la qualità e l’origine dei prodotti. Ogni giorno c’è una scelta di 4 o 5 monorigini ed è possibile acquistare il caffè in grani o macinato.

Fabris aggiunge: “Da Bloom cerchiamo anche di fare cultura. Va bene che il cliente venga da noi per un semplice espresso ma propongo anche la vendita di accessori che servono per fare il caffè a casa come grinder, bilancini, filtri, french press e così via. In tal modo il consumatore finale si fidelizza e impara di più su questo mondo. Stiamo cercando di ribaltare il panorama nel Trevigiano. È un percorso lungo e difficile ma siamo sulla buona strada. All’inizio il filtro è stato accolto con diffidenza ma oggi ne vendiamo una media di 20 tazze al giorno. In più, 1 persona su 5 prende lo specialty al posto dell’espresso. Il nostro obiettivo è ripercorrere il percorso del vino e creare una maggiore attenzione verso il caffè. In quattro o cinque anni penso che si potrà distinguere nettamente la caffetteria più specializzata dal semplice bar di quartiere”.

“Inoltre” prosegue Fabris “nel breve periodo vorrei eliminare il blend e sostituirlo con un home blend specialty caratterizzato da una prima e distinta nota di acidità, per avvicinare sempre di più il cliente a questo mondo. Nel giro del 2027 prevedo di sostituire completamente il blend e avere semplicemente il single origin in espresso”.

E in effetti a Milano, Bergamo, Roma e nelle principali città del Bel Paese stanno nascendo sempre più caffetterie specializzati che offrono caffè specialty di alta qualità. Ma Bloom è diverso: è stato creato come locale co-working. Il piano terra offre un bistrot di stampo internazionale in cui si serve la colazione salata tipica dei Paesi del nord Europa con proposte come avocado toast e uova strapazzate.

L’offerta non trascura ovviamente la qualità dei prodotti italiani come la pasticceria fatta in casa e una particolare attenzione per le intolleranze. Il banana bread, ad esempio, è senza lattosio e la torta del giorno è senza glutine per avere una maggiore flessibilità nei confronti della clientela. Stesso discorso vale per il cappuccino che è proposto con latte vaccino o con le bevande vegetali (soia, mandorla, cocco e avena).

La preparazione del v60 (immagine concessa)

L’offerta prosegue con la pausa pranzo con un menù di 32 portate dal sapore internazionale. Ma torniamo all’aspetto co-working: al primo piano c’è un’area di 140 metri quadrati con un soppalco open space moderno dove le persone possono lavorare e studiare con tutte le comodità grazie ad una connessione wi-fi privata, stampante e la presenza armadietti.

Fabris aggiunge: “Il design del locale è stato realizzato dagli architetti Storage Associati di Milano che hanno sfornato progetti del calibro del ristorante Lùbar. Le vetrate ampie di Bloom ricordano il Nord Europa. Abbiamo ben diviso le due aree del locale: nello spazio co-working non si può mangiare e al piano terra non si usa il computer ma in tutte le zone di Bloom si può bere, soprattutto il caffè che è il vero protagonista”.

Anche il co-working è stata una scommessa vincente considerato l’alto numero di lavoratori in smart working, un fenomeno che ha visto una grande crescita dall’avvento del Covid.

“Ogni giorno ospito nell’area co-working intorno alle 30 persone tra lavoratori e studenti” conferma Fabris.

La sostenibilità è inoltre un tema importante che rispecchia i valori di Bloom. Lo scorso anno il locale ha vinto il premio FIPE Green, assegnato durante la Veneto Food Excellence, per l’uso di materiali eco-sostenibili: dall’uso dei detersivi ecologici all’uso dell’attrezzatura.

“Abbiamo trovato la nostra anima e identità di locale. L’obiettivo di ora è quello di consolidarmi sempre di più all’interno delle caffetterie in Italia. Recentemente sono stato inserito all’interno della Guida del Gambero Rosso. Per il futuro invece vorrei aprire altri punti vendita in diverse città” conclude Fabris.

Savini Group presenta il nuovo Sebastian Cafè a Milano

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Il Duomo di Milano (Foto di Dimitri Vetsicas da Pixabay)

A Milano vicino il Castello Sforzesco apre il nuovo Sebastian Cafè di Savini Group. Il locale propone un menù ricco ed equilibrato, che spazia dai grandi classici della cucina mediterranea. Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo pubblicato sul portale d’informazione adnkronos.

Il Sebastian Cafè a Milano

MILANO – Il gruppo Savini amplia il proprio portfolio di brand dedicati alla ristorazione e all’ospitalità con un nuovo indirizzo in pieno centro a Milano, precisamente in via Dante 18, a due passi dall’imponente Castello Sforzesco: Sebastian Cafè.

Con 120 mq di superficie, 64 posti a sedere interni e un dehor che può ospitare fino a 70 commensali, Sebastian Cafè offre i propri servizi a cittadini e turisti di passaggio dalle 8 alle 23, 7 giorni su 7 per 365 giorni all’anno. Dalle ricche colazioni, al brunch, passando per un aperitivo fino ad arrivare alla cena e dopocena, il nuovo locale propone un menu ricco ed equilibrato, che spazia dai grandi classici della cucina mediterranea, ai piatti della tradizione milanese e alle specialità regionali.

Come sottolinea Sebastian Gatto, ceo di Savini Group, partendo dalla considerazione che nell’asse che va da piazza Castello al Duomo c’è un’offerta ristorativa molto turistica, Sebastian Café si è posto l’obiettivo di creare un ambiente con una maggiore ricercatezza, sia dal punto di vista estetico che di offerta alimentare.

Il locale ha, ad esempio, una proposta molto ampia e curata per le colazioni, non così facile da trovare a Milano, che strizza l’occhio all’healthy, con proposte pensate per chi la mattina si allena nel vicinissimo Parco Sempione e poi ha bisogno di ricaricare le energie. Un grande lavoro è stato fatto per mantenere dei prezzi assolutamente accessibili rispetto alla zona in cui Sebastian Café è situato, con anche proposte di business lunch.

Per leggere la notizia completa basta cliccare qui

I prezzi al bar sono cresciuti del 3,7%, dice la Fipe

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fipe
(dati: Centro Studi Fipe)

ROMA – L’inflazione nei servizi di ristorazione resta sul +2,9% anche a gennaio 2025, così come la variazione tendenziale della ristorazione commerciale (+2,9%). La dinamica dell’inflazione generale registra un lieve rimbalzo, salendo a +1,5% da 1,3% di dicembre 2024 a seguito della marcata accelerazione dei prezzi della componente regolamentata dei beni energetici. Leggiamo di seguito la nota pubblicata dall’Ufficio Studi Fipe.

Bar

La variazione tendenziale dei prezzi del bar si attesta a gennaio 2025 a +3,7%. Le variazioni tendenziali sopra la media riguardano i prodotti di gelateria e pasticceria (+4,0%).

(dati: Centro Studi Fipe)

Ristoranti

Nei ristoranti tradizionali gli aumenti su gennaio 2024 si attestano sul +2,8% mentre per le pizzerie sul +2,4%. I prezzi della gastronomia registrano +2,8% e il delivery +3,9% rispetto all’anno precedente.

(dati: Centro Studi Fipe)

Mense

I prezzi delle mense registrano una variazione del 3,5 % nel confronto con gennaio 2024.

(dati: Centro Studi Fipe)

Firenze, dehors: scadenza delle concessioni prorogata fino al 15 novembre ma vietati i nuovi permessi per l’area Unesco

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Il settore del bar e della ristorazione (immagine: pixabay)

Sono state prorogate fino al 15 novembre i termini per la scadenza delle concessioni dei dehors a Firenze. Inoltre è stato approvato il divieto di rilasciare nuove autorizzazione nell’area Unesco. Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo di Luca Gasperoni per Il Corriere della Sera.

I dehors a Firenze

FIRENZE – Proroga della scadenza delle concessioni per dehors e tavolini accordata fino al prossimo 15 novembre ma, a sorpresa, anche il divieto di rilasciare, con lo sguardo rivolto alla stagione estiva, nuove autorizzazioni nel perimetro dell’area Unesco, già arrivato a saturazione.

A una settimana dal confronto con le associazioni di categoria fiorentine — Confcommercio, Confesercenti, Cna e Confartigianato — e dopo una serie di richieste Palazzo Vecchio mette la parola fine alla telenovela sui dehors.

Rimandando con la terza proroga da inizio mandato la scadenza all’autunno, nella speranza che allora il Governo abbia finalmente varato una normativa organica sul tema, ma disattendendo uno dei desideri delle associazioni di categoria, la riapertura delle autorizzazioni in centro storico.

La proroga inoltre non riguarderà le occupazioni straordinarie autorizzate in ampliamento dei dehors ordinari (tutte fuori dall’area Unesco), che pertanto decadranno il 14 marzo.

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I baristi di Valsamoggia uniti per la tazzina a prezzo fisso di 1,40 euro

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Una classica tazzina di espresso (immagine: Pixabay)

Parte l’iniziativa di 25 locali di Valsamoggia, Bologna, per stabilire qualità e costo del caffè a 1,40 euro con la benedizione dell’Ascom. L’idea è partita da Lorenzo Guccini del bar Dolci tentazioni. Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo di Gabriele Mignardi per il quotidiano Il Resto del Carlino.

I baristi di Valsamoggia per la tazzina a prezzo fisso: l’iniziativa

VALSAMOGGIA (Bologna) – Non sarà proprio un marchio di qualità, ma la rete informale e volontaria tra un gruppo di bar della Valsamoggia interessati a condividere alcune scelte strategiche, come quello del prezzo del caffè, ha già esordito dal primo marzo con una chat che finora mette in rete 25 locali diffusi dai Bortolani a Ponte Samoggia, nei centri storici di Bazzano, Crespellano, Castello di Serravalle, Monteveglio e Savigno.

Iniziativa di Lorenzo Guccini di Dolci tentazioni, alla Muffa, con l’incoraggiamento di Medardo Montaguti, vicepresidente di Confcommercio Ascom, che da uno dei suoi osservatori diretti a Monteveglio guarda con favore alla collaborazione tra esercenti di locali pubblici, che sulla spinta della congiuntura economica rispondono alla sfida dei tempi offrendo nuovi servizi utili alla comunità di riferimento.

“Senza però venire meno a un elemento distintivo che è la qualità del prodotto, a partire dal caffè”, sottolinea Montaguti. Parafrasando la famosa battuta di Nino Manfredi, che ricordava come il ‘caffè è un piacere se non è buono che piacere è’, il primo obiettivo dei baristi di Valsamoggia è quello di proporre il prezzo consigliato della tazzina a 1,4 euro.

“Alcuni, come noi, avevano già adeguato il prezzo al pubblico come effetto diretto degli aumenti della materia prima, poi dell’energia, del personale e delle tasse – chiarisce Lorenzo Guccini come riportato da Il Resto del Carlino –. Ma la prima esigenza è stata quella di non abbassare il livello qualitativo di uno dei prodotti-simbolo dell’eccellenza italiana”, spiega con profusione di dati sull’aumento del prezzo mondiale del caffè, dell’energia e dei diversi fattori che entrano nel costo finale di una tazzina.

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Rhea presente a HIP – Hospitality Innovation Planet 2025 tra innovazione e sostenibilità a Madrid, 10-12/03

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rhTT1 (immagine concessa)

MILANO – Rhea sarà presente a HIP – Hospitality Innovation Planet 2025, evento di riferimento per il settore horeca che si terrà a Madrid dal 10 al 12 marzo. Presso il suo stand 6C344, Rhea offrirà un’esperienza coinvolgente per raccontare la sua visione dell’ospitalità, con un focus su qualità, varietà delle bevande, design e sostenibilità.

Qualità e personalizzazione: un’ospitalità tailor made

Il momento che quotidianamente dedichiamo ad una pausa, staccando la testa dalle nostre attività accompagnati da un caffè o una bevanda: è in questo spazio che Rhea porta la sua proposta costruita su misura a HIP25, dove design, automazione e creatività nelle ricette si fondono in un momento di qualità e piacevolezza.

A HIP25 i visitatori potranno conoscere e testare l’ampia offerta, sia di macchine che di servizi, che l’azienda mette a disposizione per realizzare soluzioni tailor made di qualità.

La linea table-top rhTT1 corredata con la Fresh Milk machine rhMM2 consente la preparazione di un’ampia gamma di bevande calde e fredde a base di caffè, latte fresco e alternative vegetali, sempre con la massima attenzione alla qualità ed al rispetto degli ingredienti. I visitatori potranno anche degustare una delle ricette gourmet di Rhea, il Cappuccino Panettone, un omaggio “in tazza“ alla tradizione pasticcera italiana apprezzata in tutto il mondo.

Allo stand sarà presente anche la gamma dei modelli free-standing rhFS1 e rhFS2 in combinata con le macchine snack Saphirh, per ribadire il concetto di ospitalità e automazione di Rhea anche nelle “grandi”, a conferma del costante e concreto impegno dell’azienda per un “vending“ che deve rispondere efficacemente ad una richiesta di maggiore qualità sempre più diffusa tra i consumatori: varietà delle ricette e personalizzazione delle soluzioni, per un’offerta che sia connessa e rispettosa dell’ambiente.

Non ultimo, il design Made in Italy delle macchine, capace di adattarsi e valorizzare ogni contesto. Dal retail agli uffici, dagli spazi pubblici a quelli privati come le lounge e fino all’hotellerie, Rhea mette a disposizione dei clienti i propri consulenti per creare un’esperienza su misura per la propria attività, offrendo ai consumatori una coffee experience unica.

Impegno per la sostenibilità: l’iniziativa ESG di Rhea

La sostenibilità è da sempre un pilastro della filosofia di Rhea, fortemente e responsabilmente impegnata nel dare il proprio contributo al raggiungimento dei comuni e sfidanti obiettivi per assicurare una vita ed un mondo migliore alle presenti e future generazioni.

L’iniziativa ESG di Rhea è stata pensata per incentivare comportamenti virtuosi e rendere più sostenibile il settore della distribuzione automatica. L’azienda offre un contributo dedicato a chi aderisce, destinato al finanziamento di politiche di sostenibilità. Un impegno concreto che Rhea porta avanti in sinergia con i propri clienti, in linea con gli obiettivi globali di sviluppo sostenibile.

César Ouro, CEO di Rheavendors Apliven, sarà speaker mercoledì 12 marzo alle 12, a un evento di HIP dal titolo “Automatic Restoration: New Environments; New Opportunities” approfondendo il tema così importanti per Rhea della sostenibilità, insieme al concetto di “Design for all”. Durante il suo intervento, illustrerà come l’innovazione possa contribuire a un’ospitalità sempre più accessibile ed inclusiva.

Uno sguardo al futuro: innovazione con Barista On Demand

HIP 2025 riserva a Rhea uno spazio dedicato all’innovazione, situato nello stesso padiglione dello stand dell’azienda e adiacente a The Kitchen Lab. Qui sarà protagonista Barista On Demand, una caffetteria a guida autonoma che rivoluziona l’esperienza della pausa caffè, integrando mobilità, intelligenza artificiale e Internet of Things.

Barista On Demand (immagine concessa)

Barista On Demand trasforma il consumo di caffè da un modello “coffee to go” a un concetto “coffee go to”, diventando un emblema del consumo del futuro e di un nuovo modello di business più sostenibile ed efficiente.

La scheda sintetica di Rhea Vendors Group

Rhea Vendors Group, fondata da Aldo Doglioni Majer nel 1960, è tra i più importanti produttori al mondo di macchine per la pausa caffè. Da oltre sessant’anni, Rhea si contraddistingue per la forte impronta internazionale, design di altissimo livello, tecnologia all’avanguardia ed eccellenza del made in Italy.

Con headquarters e produzione in provincia di Varese e filiali in 10 paesi esteri, Rhea ha il vanto di diffondere la cultura della pausa caffè in 100 Paesi di tutto il mondo. Da player del mondo del vending a precursore nell’utilizzo della distribuzione automatica nei settori del new retail, hotellerie e out of home, Rhea conferma la propria vocazione a interpretare e anticipare un mercato in continua evoluzione.

Le nuove proposte di Rhea rivoluzionano il concetto dell’ospitalità, in contesti sia business che residenziali, con una proposta di valore per accrescere l’esperienza della pausa caffè.