mercoledì 21 Gennaio 2026
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Tè dimagrante pericoloso: allerta del Ministero della Salute su Meridetox Tea Premium e Ozlex Tea

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tazza tè
tazza tè

Il Ministero della Salute ha lanciato un allarme rivolto ai consumatori, invitandoli a non acquistare né consumare i tè dimagranti Meridetox Tea Premium e Ozlex Tea, potenzialmente reperibili anche online.

L’avviso segue il sequestro di quasi 15.000 bustine monodose, provenienti dalla Turchia e intercettate al porto di Trieste dalla Guardia di Finanza e dalla Dogana. Le analisi hanno evidenziato la presenza di sibutramina, sostanza vietata negli integratori alimentari per i rischi cardiovascolari ad essa associati. Leggiamo in seguito alcune parti dell’articolo pubblicate su Il Messaggero.

Tè dimagrante con sibutramina, alert del Ministero della Salute: «Non consumatelo». Qual è e quali sono i rischi

ROMA – Il Ministero della Salute ha diffuso un alert rivolto ai consumatori invitando a non acquistare né consumare i tè dimagranti a marchio Meridetox Tea Premium e Ozlex Tea, potenzialmente reperibili anche online.

L’avviso arriva dopo un’importante operazione del Gruppo della Guardia di Finanza di Trieste e della Sezione Antifrode e Controlli della Dogana di Trieste, che ha portato al sequestro di 14.880 bustine monodose dei prodotti, provenienti dalla Turchia e occultati all’interno di un complesso veicolare sbarcato nel porto di Trieste.

Le analisi effettuate presso il laboratorio delle Dogane hanno rivelato la presenza di sibutramina, una sostanza farmacologicamente attiva un tempo utilizzata nei medicinali dimagranti ma oggi vietata negli integratori alimentari. La notifica RASFF 2025.8591 è stata trasmessa alla Commissione europea dal Punto di Controllo Frontaliero (PCF) di Trieste per attivare le misure di sicurezza a livello comunitario.

La sibutramina è un principio attivo impiegato in passato in farmaci destinati alla perdita di peso. Agisce sul sistema nervoso centrale aumentando la sensazione di sazietà e riducendo l’appetito. Tuttavia, nel 2010 è stata ritirata dal mercato europeo poiché associata a un aumento significativo del rischio di eventi cardiovascolari.

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Sicilia Cafearia Italica Tellus©: il sogno del caffè coltivato nell’Isola e la nuova frontiera raccontati dallo specialista Gianluigi Goi

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In questo articolo, Gianluigi Goi, studioso e nostro affezionato lettore, racconta una storia che profuma di futuro e di terra siciliana: la nascita dell’arboricoltura caffeicola in Italia, con la Sicilia come protagonista assoluta.

Partendo da un importante momento di confronto scientifico e divulgativo, l’autore accompagna il lettore alla scoperta di sperimentazioni, visioni e progetti concreti che stanno dando forma a una nuova frontiera agricola. Un percorso fatto di innovazione, sostenibilità e identità territoriale. Leggiamo in seguito le sue parole.

Facciamo il tifo per la Sicilia, auspicata prossima Sicilia Cafearia Italica Tellus©

di Gialuigi Goi

SICILIA – L’arboricoltura caffeicola italiana il 18 novembre scorso ha vissuto una giornata se non storica di certo molto importante, in qualche modo fondativa.

In occasione del webinar “Colture alternative: nuove sfide e opportunità per l’agricoltura” – caratterizzato, hanno sottolineato a posteriori i promotori (l’ISMEA nell’ambito della Rete PAC all’ombra del patrocinio della storica Accademia dei Georgofili)  da “un’affluenza straordinaria” – è stata ufficialmente presentata, come si suol dire in pompa magna e in ogni caso ad un pubblico molto qualificato ed interessato alle innovazioni agricole e probabilmente per la prima volta in un ambito largo e non circoscritto di addetti ai lavori un poco carbonari sia per necessità che virtù, la relazione di Adriano Cafiso: “Coltivare il caffè in Sicilia: dalla sperimentazione alla nuova frontiera agricola”.

La Sicilia: una realtà destinata a prendere corpo

Come dire, sottolinea chi scrive, che ormai la coltivazione del caffè in Sicilia non è solo una speranza ma una realtà che, per quanto di nicchia, è destinata in tempi ragionevolmente brevi a prendere corpo. Una notizia importante, non solo per l’iconica bellissima Sicilia che in un dopodomani piuttosto prossimo potrebbe abbinare alla storica definizione di Enotria Tellus (per il vino) quella, assolutamente innovativa, di “ Sicilia Cafearia Italica Tellus” che proponiamo per il caffè.

Stante la novità della trattazione e la complessità della tematica sottostante che esula dalle competenze di una seppur attenta cronaca giornalistica quale è questa, seguiremo lo schema utilizzato dal relatore aggiungendo qua e là alcune considerazioni personali ed anche alcune aggiunte attinte dalle risorse dell’IA (tutte chiaramente segnalate) nei giorni precedenti la pubblicazione di questo articolo.

La Finca Balistrieri: un laboratorio unico in Italia

Necessariamente si parte dal titolo, un poco criptico per chi non abbia grande dimestichezza con la filiera del caffè, di chiara impronta sudamericana (ma fa anche un po’ soap opera): “La Finca Balistrieri: un laboratorio unico in Italia”.

Il relatore Adriano Cafiso – ragusano, personaggio di molte e variegate esperienze internazionali e competenze caffeicole che applica con passione in Sicilia – nell’occasione è intervenuto via web dalla capitale dell’Etiopia Addis Abeba, patria primigenia del caffè, gemellando, per così dire, l’antico che più antico non si può con la tecnologia informativa più attuale. Forse un segnale, di certo un auspicio, per il lancio a breve termine del caffè “mediterraneo” made in Sicilia.

Coffee Farm

La Finca Balistrieri, che ci permettiamo di appellare più semplicemente Coffee Farm, fondata una ventina di anni fa da Giovanni Balistrieri e oggi diretta dal relatore Adriano Cafiso, è passata dalle 60 piante di caffè iniziali alle attuali 600 coltivate in 4 serre che insistono su 1 ettaro di terreno. Le varietà coltivate, tutte di Arabica, sono le seguenti: Bourbon Rosso e Giallo, Typica, Catimor, Pacamara, Gesha.

Il contesto territoriale produttivo – è un aspetto molto importante da considerare tanto sotto il profilo agronomico che economico – si caratterizza per la presenza di migliaia di serre dismesse da orticoltura intensiva che presentano suoli impoveriti e strutture abbandonate mentre il cambiamento climatico promuove, positivamente in questo caso, “condizioni microclimatiche miti”: di qui la visione imprenditoriale, con relativa scommessa, di “trasformare un territorio in crisi in un laboratorio di innovazione agricola”.

L’innovazione agronomica proposta, che si poggia sulla coltivazione protetta in serra, prevede la coltivazione con impianto a filari; ombreggiature estive a mezzo di reti; consociazione con leguminose; “zero pesticidi/insetticidi”, lotta biologica con utilizzo di insetti antagonisti; “concimazione minerale e irrigazione a goccia”. Ovviamente fondamentale l’irrigazione, anche per specifiche ragioni climatiche ed ambientali regionali, che trovano conforto e mitigazione nella riconosciuta professionalità della società Irritec Spa (Rocca di Caprileone – ME) realtà siciliana di comprovata competenza e reputazione internazionale.

Biodiversità e policoltura

Gli aspetti più propriamente agronomici – si tratta pur sempre di illustrare come e cosa fare per poter coltivare piante di caffè con produzioni certo di nicchia ma a livello professionale – sono evidenziati dall’espressione “biodiversità e policoltura” espressa, la prima, nell’affiancamento delle piante di caffè a “specie tropicali (papaya, pitaya, moringa, mango, platano), la seconda – la policoltura – a “colture autoctone (arance, gelsi, pistacchi). “Risultato (quando ottenuto, semplicemente eccellente): rigenerazione del suolo e creazione di ecosistema agricolo”.

La fase successiva alla produzione in campo, la cosiddetta trasformazione artigianale, è ottenuta a mezzo della selezione manuale dei chicchi, messi a “fermentare a secco in recipienti ermetici”, cui fa seguito il lavaggio dopo circa 24 ore. Per la messa a punto delle pratiche operative appena ricordate, viene sottolineato che la “sperimentazione varietale continua” con “innesti e selezioni e ricerca delle cultivar più adatte al contesto siciliano”.

L’importanza della strumentazione

Qui giunti è d’obbligo procedere al controllo delle operazioni, di qui l’importanza della strumentazione utilizzata: si parte dal Rifrattometro Brix (misura grado di maturazione delle drupe (le iconiche “ciliegie rosse” del caffè appena raccolto); determina velocità di fermentazione; economico, semplice, efficace.

Termometri: monitoraggio delle temperature in fase di raccolta e processamento; Phmetro: controllo acidità durante la fermentazione; Termoigrometro con datalogger: temperatura della massa in essiccazione; umidità dell’aria; registrazione continua dei dati. Moisture meter (misuratore di umidità): Controllo umidità caffè verde (standard 10-13%), portatile indispensabile per la qualità del prodotto.

I benefici dell’innovazione

Il titolino “I benefici dell’innovazione” entrano nel merito, sia pure in pillole piccole come certi medicinali dagli effetti molto potenti, dei risultati finali, quelli percepiti in tazza, che più interessano, in primis i consumatori/clienti. “Qualità del prodotto – profilo sensoriale distintivo: dolcezza naturale, acidità lieve, note di carrubba (con due “b” alla siciliana – ndr), mandorle e miele”.

A questo punto chi scrive, strabuzzando un poco gli occhi, non se la sente di esimersi dal sottolineare la “sicilianità” del rimando alle “note di carrubba, mandorle e miele”: come dire un intreccio di terroir, di paesaggio, di essenze vegetali, di pratiche agricole tradizionali se non ataviche (il carrubo) che trova la sua apoteosi, non solo golosa ma anche culturale, nella straordinaria pasticceria diffusa in tutta la Trinacria.

Impatto ambientale

Superato con qualche imbarazzo il gradevolissimo impatto glucidico di cui sopra, ci imbattiamo, sempre nell’ambito dei “Benefici dell’innovazione” nel contesto – semplicemente fondamentale e che sembra promettere molto – dell’ “Impatto ambientale”: Terreni rigenerati dopo anni di sfruttamento intensivo; biodiversità e fertilità ripristinate; serre abbandonate trasformate in spazi produttivi”. A questo punto fa capolino, ospite gradita ed importante, “La trasferibilità del modello’ – un potenziale enorme per il Mediterraneo: Migliaia di serre dismesse in Sicilia e nel Sud Italia = migliaia di opportunità”.

Elementi replicabili

Numerosi, inoltre, quelli che nella relazione sono definiti gli “Elementi replicabili”: in pratica “Tecniche agronomiche a basso impatto; coltivazione mista e sostenibile; integrazione specie tropicali/tradizionali; rigenerazione dei suoli; produzioni ad alto valore aggiunto”. Il tutto, in sintesi: “Da simbolo di crisi a prototipo di sviluppo agricolo”. E se così fosse, sarebbe veramente “Bingo”. Ineludibile, a questo punto, uno sguardo al “Futuro: dalla sperimentazione all’impresa”.

Sogni che potrebbero, e possono, diventare realtà: “Trasformazione in vera azienda“della Finca Balistrieri; produzioni più consistenti; recupero di altre serre dismesse della zona; nuove funzioni produttive per il territorio”. Con la “Visione” – è di buon auspicio l’utilizzo del sostantivo italiano e non dell’abusato e imperante anglismo “vision” – di “Rendere possibile un <caffè italiano> di qualità e tracciabilità locale” e “Un modello per cooperative, imprenditori e amministrazioni pubbliche”.

Speriamo, ed è possibile raggiungerlo, che questo traguardo si materializzi al più presto. Per completezza di informazioni segnaliamo che Finca Balistrieri e Adriano Cafiso per la tostatura, con relativi annessi e connessi, si avvalgono della competenza e collaborazione della torrefazione Cafè Noir di Ragusa.

Considerazioni e segnalazioni di risposte IA

Come anticipato in premessa chiudiamo con alcune nostre considerazioni e segnalazioni anche sulla scorta di risposte generate da intelligenza artificiale di Google, doverosamente contrassegnate da IA.

La seconda gamba – in ordine di entrata e non certo di importanza, sia ben chiaro – in questo  metaforico tavolo a tre gambe del caffè made in Sicilia, è costituito dalla storica Torrefazione Morettino di Palermo, molto impegnata su questo fronte.

Sul sito ufficiale (https://morettino.com), senza giri di parole, si evidenzia che da circa 30 anni viene perseguito con tenacia il sogno di coltivare, anche con la collaborazione strutturata dell’Università di Palermo e del locale Orto Botanico (una gloria cittadina), “il primo caffè 100% nativo siciliano, motivo per il quale “la famiglia Morettino (in prima linea papà Arturo con il figlio Andrea, quarta generazione in azienda a profumare di caffè) sta portando avanti sperimentazioni su alcune aree della Sicilia in cui il clima consente la coltivazione di caffè, angoli dell’Isola selezionati in base alle condizioni pedoclimatiche e al terroir.

Il progetto

Il progetto si inserisce nell’ambito di studi di applicabilità che la Facoltà di Agraria di Unipa porta avanti da tempo sulla frutticoltura tropicale in Sicilia. Negli ultimi tre anni – viene specificato e sottolineato – anche a causa di un significativo cambiamento climatico, abbiamo avuto raccolti più abbondanti che ci hanno permesso di avere una maggiore produzione .. e .. un risultato in tazza davvero sorprendente: un caffè nativo di altissima qualità, con sentori particolari e unici, tipici della terra siciliana, quali note di uva zibibbo (dolce – ndr) e carruba e dolci sentori di fiori di pomelia bianca  (pianta tropicale ornamentale dai fiori bianchi, profumatissimi– ndr) e zucchero panela (zucchero integrale di canna- ndr)”. “Alla raccolta manuale, orientativamente fra giugno e settembre, segue la lavorazione delle drupe, sia con metodo Gold Honey che Naturale e Lavato, una spolpatura manuale, la fermentazione di 48 ore ed essiccazione al sole.

Successivamente la scelta di una tostatura medio-chiara e tante sessioni di assaggio, che hanno dato un risultato straordinario: un caffè di grande finezza, con acidità equilibrata e una naturale dolcezza”.

Il prof. Paolo Inglese dell’Università di Palermo, dottorato in Agricoltura Tropicale e Subtropicale, collaboratore della FAO, è il punto di riferimento scientifico del progetto; lo affiancano il collega di Ateneo prof Rosario Schicchi, direttore del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Forestali e i tecnici, i botanici e i ricercatori del già menzionato storico Orto Botanico palermitano. Oltre ai personaggi già citati in precedenza meritano una segnalazione particolare (fonte IA) i fratelli Rosolino e Benedetto Palazzolo “coltivatori e pionieri rurali a Terrasini (PA).

Spinti da pura curiosità e spirito di sperimentazione hanno iniziato a coltivare piante di caffè nel loro <Orto di Nonno Nino> e sono riusciti ad ottenere i primi frutti.

La loro iniziativa è un esempio di come l’interesse stia crescendo anche tra i piccoli agricoltori privati”. Stante l’importanza di questi ed eventuali altri progetti, il Programma di Sviluppo Rurale (PSR) Sicilia prevede interventi di sostegno a seconda dei casi.

Chiudiamo, riportando stralci di risposte generate dall’intelligenza artificiale che ci sembra meritino una qualche attenzione, del resto sono in linea con quanto già esposto. Domanda: Modello innovativo e sostenibile: “Il caffè siciliano rappresenta un modello di innovazione agricola (evidenziato in grassetto) e di risposta proattiva al climate change.

L’uso di serre, l’attenzione alla sostenibilità (es. lotta biologica) e la valorizzazione delle aree agricole dismesse sono elementi chiave del progetto, che ha attirato l’attenzione della Regione Sicilia e dell’industria delle attrezzature (es. Irritec)”.

Domanda: Fattibilità agronomica e adattamento climatico: “La ricerca condotta dall’Università di Palermo e Catania ha dimostrato la fattibilità agronomica (evidenziato in grassetto) della coltura. Il cambiamento climatico ha reso le temperature medie siciliane adatte alla pianta del caffè.

Sfide cruciali, come la gestione idrica, sono state superate grazie all’uso di tecnologie di precisione e all’expertise di agronomi dedicati”.

Domanda: Focus sulla qualità e il marketing: “Il valore del caffè siciliano risiede nel suo terroir unico, nella sua storia di innovazione e nel suo status di <prodotto nativo>, che ne permette la vendita a un prezzo premium come specialità, non come commodity.  … Attualmente non si trova in vendita al supermercato a prezzi standard.

Le uniche produzioni disponibili al pubblico sono in edizione limitata (evidenziatura in grassetto) o in vendita tramite canali specializzati (e-commerce delle torrefazioni, boutique del caffè)” (a titolo indicativo intorno ai 50 euro al kg ed anche più – ndr.).

Gianluigi Goi

Olimpiadi Milano Cortina 2026, Vergnano è il caffè ufficiale, Carolina Vergnano: “Nei prossimi 5 anni, puntiamo al 50% del fatturato all’estero”

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Carolina Vergnano (immagine concessa)

TORINO – Un’esperienza firmata Caffè Vergnano per mostrare il suo percorso strettamente legato all’arrivo dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026, di cui è il caffè Ufficiale, grazie all’accordo di distribuzione con Coca-Cola HBC e al supporto di Coca-Cola, partner dei Giochi.

Mancano circa 50 giorni all’inizio della manifestazione, ma la torrefazione piemontese ha voluto presentare proprio di fronte alla Gran Madre torinese, le varie iniziative previste per arricchire l’evento sportivo in linea con la qualità dell’espresso italiano.

Da cabinovie dismesse a coffee corners

In primis l’azienda si è mossa nella riqualificazione di sei cabinovie dismesse provenienti dagli impianti di Livigno, trasformate dal Dipartimento di Design Caffè Vergnano in coffee corner itineranti.

Gli spazi, pensati come punti di ristoro e di incontro, saranno collocati nelle sedi olimpiche a partire dal 6 febbraio, offrendo al pubblico un’esperienza legata al caffè ufficiale dei Giochi (una miscela 85% Arabica e 15% Robusta).

Il primo coffee corner è stato presentato oggi a Torino, presso il Lumen di Corso Moncalieri, con vista su Piazza Gran Madre, come anteprima dell’iniziativa.

La tazzina Limited Edition 2026

Accanto ai coffee corner, Caffè Vergnano ha svelato anche una tazzina in Limited Edition 2026, caratterizzata da una tonalità carta da zucchero ispirata ai colori delle Olimpiadi invernali, e un pack speciale della miscela 100% arabica.

La tazzina dedicata alle Olimpiadi

La miscela è realizzata con la tradizionale tostatura lenta che da oltre 140 anni caratterizza la produzione dell’azienda, secondo un metodo che privilegia rigore, costanza e attenzione al dettaglio.

I valori insieme allo spirito olimpico

Le iniziative presentate riflettono i valori che Caffè Vergnano condivide con lo spirito olimpico: impegno, passione e qualità, elementi che l’azienda intende portare su un palcoscenico globale, rafforzando il posizionamento del brand come espressione dell’eccellenza italiana.

Una storia lunga oltre 140 anni

Fondata nel 1882 e tuttora guidata dalla famiglia, Caffè Vergnano è tra le più antiche torrefazioni italiane. Il suo modello produttivo si basa sulla selezione accurata delle origini, su una tostatura tradizionale e sulla creazione di miscele esclusive. Oggi i prodotti dell’azienda sono distribuiti nella grande distribuzione, nei bar e negli oltre 180 Caffè Vergnano 1882 presenti nel mondo.

L’azienda è attiva in 85 Paesi e ha accelerato la propria crescita internazionale grazie all’accordo con Coca-Cola HBC, che dal 2021 detiene una quota azionaria del 30% e cura la distribuzione dei prodotti Vergnano in 27 Paesi, incidendo per circa l’11% sul fatturato complessivo.

Andamento economico e prospettive

Il 2025 è in chiusura con un lieve crescita di volumi, attraverso una politica commerciale che ha premiato la torrefazione. Chiarisce la ceo Carolina Vergnano: si puntava a restare stabili in un contesto critico, cosa che è stata possibile grazie alla distribuzione molto equilibrata tra i settori horeca e GDO Italia, all’estero nei diversi Paesi (oltre all’apporto di Coca-Cola HBC che rappresenta l’11% del fatturato, in Francia ci sono una forza vendita e filiali dirette).

Il mantenimento della sincronia, per il 2026 è uno degli obiettivi e magari superare anche i volumi precedenti. Per i primi sei mesi dell’anno prossimo però, la previsione è quella di una tensione che rimarrà ancora stabile.

Un quadro così descritto dall’amministratrice delegata Carolina Vergnano davanti alla cabinovia, sotto la pioggia.

Ciascun canale copre circa il 33% ciascuno del business totale. Nel 2024 il fatturato ha raggiunto i 124 milioni di euro, con oltre il 60% generato in Italia e il restante all’estero.

Il mercato italiano come pilastro centrale

Certo il mercato italiano si mantiene ancora oggi il cuore per Caffè Vergnano, in cui l’azienda crede fortemente perché “Per essere un brand dignitosamente presente all’estero, secondo noi la presenza italiana non può che rafforzare questo aspetto”. E, con le Olimpiadi, Caffè Vergnano non manca l’opportunità per diventare ancora più internazionale.

Sulla questione EUDR, che si decide mercoledì 17 a Bruxelles, al Parlamento EU, Carolina Vergnano risponde: “Rimandare crea ulteriormente tensione. Posticipare l’entrata in vigore favorisce ancora di più la volatilità del mercato. Sognerei tempistiche e decisioni più chiare: una cosa è prepararsi, un’altra è gestire la tensione dei fornitori. Noi però siamo già pronti al 100%”.

E alla domanda sullo sguardo ad un’eventuale linea di specialty come hanno fatto altri torrefattori, Carolina Vergnano aggiunge: “Lo specialty è un bellissimo trend, ma ognuno deve mantenere la propria identità.

Stiamo lavorando su un concetto esperenziale attraverso una grande varietà di miscele, allargando il nostro campo di azione, con delle monorigini che saranno lanciati nei prossimi mesi. Crediamo in una gamma molto ampia che rende la possibilità di acquisto ancora più allargato.

Per quanto sia complessa, poco ottimizzata a livello di produzione, in realtà è un po’ un credo aziendale perché risponde proprio a questo punto: non tutti possono consumare il caffè in capsula o in cialda, quindi abbiamo tutta l’offerta macinato moka che risponde a un’altra esigenza.

Questa è un po’ la nostra risposta, per quanto non sia ovviamente la soluzione più efficiente a livello produttivo possibile, perché significa avere tantissime referenze (190 soltanto in Italia, nel mondo ben 300)“.

Materie prime e prezzo della tazzina

“Forse dobbiamo pensare che il prezzo del caffè rimarrà qui, che questa è la nuova normalità” ha osservato Carolina Vergnano, evidenziando come questo scenario possa portare a un progressivo adeguamento del prezzo della tazzina.

“Da una parte penso che la tazzina oggi non rispecchi tutta la catena del valore, quello che c’è dietro, la qualità del prodotto, la lavorazione e le tantissime mani che lo toccano, quindi sì, ci sarà un naturale adeguamento. D’altra parte capisco anche che in Italia il prezzo della tazzina di caffè ha un valore simbolico. Credo che ci sarà una naturale evoluzione, ma probabilmente graduale”.

In seguito all’inaugurazione della cabinovia, poi un salto nella sede di produzione in compagnia di Pietro Vergnano a Santena (gestiti nell’ultimo anno circa 620 container di caffè, per 280 tostate al giorno), dove in azione si sono osservate le 4 tostatrici (la prima risalente addirittura al 1974) ciascuna da 400 chili, alle quali poi si sono aggiunti quello con 10 linee dedicate al porzionato e un altro in via di costruzione a Valfenera (Asti).

Infine, un giro doveroso a Chieri (Torino) nell’Accademia ristrutturata nel 2014, chiamata affettuosamente da Enrico Vergnano come “Casa Vergnano” (in effetti, originariamente era proprio la dimora della famiglia, poi convertita nel corso del tempo sino a diventare l’attuale sede formativa per professionisti e appassionati).

Progetto Women in Coffee

Accanto al business, Caffè Vergnano continua a investire nell’impegno sociale con il progetto Women in Coffee, attivo dal 2018, dedicato al sostegno delle comunità di donne coltivatrici e oggi ampliato a iniziative di inclusione ed empowerment femminile.

Franco Bazzara al Trieste Coffee Experts: “Ciò che rende unico il caffè è il racconto che sappiamo costruirgli attorno”

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Franco Bazzara (immagine concessa)

TRIESTE – Durante l’ottava edizione del Trieste Coffee Experts, Franco Bazzara ha condiviso alcune riflessioni sull’importanza di raccontare e valorizzare il caffè italiano. Lo ha fatto sottolineando che, più che una semplice bevanda, l’espresso rappresenta “un qualcosa di radicato nel nostro modo di vivere e interpretare la vita”, e che la forza del settore passa oggi dall’unità e dalla capacità di parlare in Europa con una sola voce e ciò rappresenta ormai “non un’opzione, ma una responsabilità”.

Bazzara ha poi anticipato uno dei temi centrali del suo intervento: “Raccontare meglio il caffè significa permettere al consumatore di comprenderne il vero valore”.

Con queste parole ha aperto la riflessione su come associazioni, grandi aziende e singoli operatori possano collaborare per comunicare in maniera strategica la cultura e la qualità del caffè italiano.

Riportiamo il discorso integrale del Presidente di Bazzara, Franco Bazzara:

“Da oltre un decennio l’amico conte Giorgio Caballini di Sassoferrato si batte affinché il rito del caffè espresso venga riconosciuto come patrimonio dell’Unesco. Un impegno nobile, che però mette in luce una fragilità strutturale del nostro settore: la mancanza di unità del panorama italiano del caffè.

Una frammentazione che indebolisce tutti noi, riduce l’efficacia delle nostre azioni e, di conseguenza, la forza delle singole aziende, in Italia e all’estero.

Il primo punto è quindi strategico: riunire le associazioni italiane del caffè in una confederazione, nella quale gli attuali presidenti siedano insieme in un direttivo comune. È un modello già adottato con successo da grandi nazioni europee. Oggi forse non è più un’opzione: è una responsabilità.

Il secondo punto riguarda il ruolo delle grandi aziende. È arrivato il momento che assumano fino in fondo la responsabilità di una narrazione più equilibrata del nostro settore.

Trasmissioni come Report, così come alcuni articoli e libri usciti recentemente, raccontano solo il lato oscuro – che è comunque giusto analizzare e approfondire -, restituendo però anche la realtà quotidiana fatta di baristi, torrefattori, formatori, industrie, magazine, che ogni giorno lavorano con competenza, sacrificio e passione.

La possibilità di cambiare questa narrazione esiste, ed è nelle mani delle grandi aziende: supportare programmi culturali, come quelli di Alberto Angela, Bruno Vespa e di tanti altri grandi divulgatori, significa non solo sostenere le piccole realtà, ma costruire un futuro solido per tutto il comparto, restituendo dignità e verità al caffè italiano.

Il terzo punto riguarda tutti noi. È indispensabile cambiare il modo in cui comunichiamo. Dal torrefattore di Belluno a quello di Caltanissetta, dobbiamo imparare a raccontare il caffè, a spiegare cosa c’è davvero dietro una tazzina. Dobbiamo aprire le nostre porte ai quotidiani locali, alle televisioni del territorio, ai media che ci circondano.
Non serve solo un linguaggio tecnico: serve creare una relazione. Il vino, il cioccolato, l’olio hanno costruito valore unendo tecnica e cultura, creando un immaginario condiviso. Noi forse, su questo fronte, siamo in ritardo.

Dobbiamo recuperare terreno. Perché l’espresso non è una bevanda: è un gesto, una tradizione, un momento condiviso. Serve un linguaggio comune, una base formativa uniforme, perché educare non significa complicare, educare, ove possibile, significa semplificare.
Il caffè deve arrivare ai media giusti, quelli che fanno cultura, che orientano il pensiero. Il nostro racconto non può essere solo formativo: deve essere strategico, capace di parlare alla testa e all’anima del consumatore.

Al termine del summit, grazie al contributo di tutti i presenti, verrà redatto un Paper riassuntivo di quanto elaborato attraverso il confronto del Coffee Experts, che con l’aiuto delle associazioni ci auguriamo venga diffuso tra gli associati e presso i ministeri competenti. Sarà un importante e concreto passo verso una unità d’intenti.

Raccontare meglio il caffè significa permettere al consumatore di comprenderne il vero valore. Deve finire il concetto che la tazzina, a mio parere, “deve costare poco”. Se il cliente percepisce la cultura, la fatica, la qualità che ogni torrefattore e ogni professionista mettono ogni giorno nel proprio lavoro, sarà disposto a riconoscerne il giusto prezzo. Nel vino accade da decenni.

Un caffè può essere buono. Ma ciò che lo rende unico e indimenticabile è il racconto che sappiamo costruirgli attorno.”

Fipe, bar: crescono ancora i prezzi, la variazione tendenziale si attesta a ottobre al 3,7%

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fipe
(dati: Centro Studi Fipe)

ROMA – L’inflazione nei servizi di ristorazione resta sul +3,4% ad ottobre 2025, così come la variazione tendenziale della ristorazione commerciale. L’inflazione generale scende all’1,2% per effetto del marcato ridimensionamento del ritmo di crescita dei prezzi degli Alimentari non lavorati (+1,9% da +4,8%) e del calo di quelli degli Energetici regolamentati (-0,5% da +13,9% a settembre).

Leggiamo di seguito la nota pubblicata dall’Ufficio Studi Fipe.

Bar

La variazione tendenziale dei prezzi del bar si attesta ad ottobre 2025 ancora a +3,7%. Le variazioni tendenziali sopra la media riguardano i prodotti di gelateria e pasticceria (+4,1%), la caffetteria (+3,9%) e gli snack (+3,8%).

(dati: Centro Studi Fipe)

Ristoranti

Nei ristoranti tradizionali gli aumenti su ottobre 2024 si attestano sul +3,2% mentre per le pizzerie sul +3,9%. I prezzi della gastronomia registrano +2,9% e il delivery +5,2% rispetto all’anno precedente.

(dati: Centro Studi Fipe)

Mense

I prezzi delle mense (Quota a carico delle famiglie) registrano una variazione del 2,7 % nel confronto con ottobre 2024.

(dati: Centro Studi Fipe)

Napoli, riapre la Sala degli Specchi del Gambrinus, dove nacque Il quotidiano Il Mattino

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Gran Caffè Gambrinus

A fine Ottocento nacque Il Mattino, nella Sala degli Specchi del Gran Caffè Gambrinus. Dopo quasi un secolo di chiusura e trasformazioni commerciali, quello spazio riapre domani pomeriggio.

Un recupero storico che restituisce alla città un luogo centrale della sua vita culturale. E che riporta il Gambrinus alla configurazione originale dell’ultimo decennio dell’Ottocento. Leggiamo in seguito alcune parti dell’articolo pubblicato su Il Mattino.

Napoli, inaugurate le sale restaurate del Gambrinus: l’antico spazio recuperato e destinato a eventi e feste

NAPOLI – Le cose importanti arrivano per caso, spesso seduti al tavolo di un bar. Vengono quando ci si sente liberi, e cioè in grado di poter cambiare il mondo. Ed è così che è nato Il Mattino, a fine Ottocento, nella preziosissima Sala degli Specchi che riapre i battenti domani pomeriggio, dopo quasi un secolo di chiusura, oblio e negozi di abbigliamento e cosmetici.

È la riunificazione del Gran Caffè Gambrinus, che torna alla sua struttura originale, quella dell’ultimo decennio dell’Ottocento.

Gli stessi anni in cui, appunto, fu fondato il principale quotidiano dell’Italia del Sud, dopo le riunioni tra la Serao, Scarfoglio e i primi redattori di questo giornale, che ebbero luogo proprio nella Sala degli Specchi del prestigioso bar di piazza Trieste e Trento. Uno spazio che, da domani, tornerà a essere quello che era: un’area dedicata alla cultura, alla festa e alla socialità, nel cuore del primo distretto della Capitale del Mezzogiorno.

L’appuntamento per stampa e autorità è per domani alle 18. Ci sarà anche il sindaco Gaetano Manfredi. Dalle 19, sempre domani, partirà l’evento con intrattenimento musicale e tour del nuovo-antico Gambrinus.

Per leggere la notizia completa basta cliccare qui.

Costa Coffee: sempre più complicate le trattative tra Coca-Cola e TDR, la vendita potrebbe saltare

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Costa Coffee vending
Il logo di Costa Coffee

MILANO – Coca-Cola all’ultima spiaggia nelle trattative per la vendita di Costa Coffee, che rischiano di naufragare, secondo un articolo pubblicato la settimana scorsa dal Financial Times. L’intenzione della multinazionale di Atlanta di cedere la catena britannica acquistata nel 2018 era emersa, la scorsa estate, a fronte dei risultati deludenti giunti da questo asset, specialmente dopo il Covid.

I dati di gestione relativi al 2023 (gli ultimi disponibili) indicano infatti che, in tale esercizio, Costa Coffee ha riportato una perdita di 13,8 milioni di sterline (15,7 milioni di euro), con un fatturato di 1,2 miliardi di sterline (1,37 miliardi di euro), contro gli 1,3 miliardi del 2018.

Non precisamente la traiettoria di crescita preventivata da Coca-Cola, anche se nel valutare queste cifre dobbiamo tenere conto dei contraccolpi della pandemia, dell’inflazione e del lievitare dei costi

I risultati sotto alle aspettative hanno indotto lo stesso ceo di Coca-Cola Company, James Quincey – che uscirà di scena nel marzo prossimo lasciando il posto all’attuale coo Henrique Braun – ad ammettere, in una recente call, che l’investimento in Costa “non è andato come avremmo voluto” e che Coca-Cola sta esplorando “nuovi percorsi di crescita nel settore del caffè”.

La lista dei pretendenti, che comprendeva inizialmente anche Bain Capital, Centurium Capital (azionista di maggioranza di Luckin Coffee), Apollo e KKR si è ormai ristretta alla sola TDR Capital, società di private equity leader in Europa, proprietaria – tra le altre cose – del colosso della Gdo britannica Asda e della catena di stazioni di servizio e mini market EG Group.

Coca-Cola ha scelto TDR la settimana scorsa, al termine di un riunione del board, che si è svolta a New York, riferisce sempre il FT citando fonti a conoscenza della questione.

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Lavazza apre il nuovo Training Center a Dallas in Texas

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(credits: Lavazza)

DALLAS – Lavazza ha celebrato l’apertura del nuovo Training Center a Dallas in Texas. La struttura diventa così l’ultimo inserimento nelle rete di formazione, affiancando le sedi nordamericane di New York, Chicago, Miami, Los Angeles, West Chester (PA) e Toronto.

L’apertura rappresenta un ulteriore traguardo nell’espansione strategica di Lavazza nei mercati statunitensi ad alta crescita e nella missione di elevare la cultura del caffè a livello globale.

La nuova struttura di Dallas è dotata delle attrezzature più avanzate di Lavazza per espresso, preparazione e innovazione del caffè.

Servirà come hub per professionisti del settore, partner Lavazza, baristi, distributori e appassionati di caffè dell’intero Sud-Ovest, supportando formazione pratica, certificazioni, sviluppo di menu e le tendenze emergenti del caffè.

“Essendo uno dei mercati dell’ospitalità e della cucina in più rapida crescita del Paese, Dallas rappresenta un’opportunità straordinaria per Lavazza,” ha dichiarato Daniele Foti, vp marketing di Lavazza Nord America. “Il nostro investimento in questo nuovo Training Center dimostra il nostro impegno verso la regione e verso i partner che ogni giorno rendono viva l’esperienza Lavazza. Dallas è una città di innovazione e di alti standard, e siamo entusiasti di crescere qui”.

Con sette Training Center in Italia e molte altre sedi nel mondo, la rete di Lavazza è riconosciuta come la più grande del suo genere e serve professionisti culinari, distributori, leader dell’ospitalità e appassionati di caffè in cerca di competenze e formazione avanzata. Il centro di Dallas giocherà un ruolo chiave nel promuovere questa missione, offrendo workshop pratici, percorsi certificati SCA e programmi creativi che rispecchiano sia le esigenze del mercato locale sia le tendenze globali del caffè.

“Dallas ha un’energia incredibile e una scena del caffè in continua evoluzione,” ha condiviso Hossam Ashraf, Presidente di Lavazza Nord America. “Siamo orgogliosi di supportare i nostri partner con risorse, competenze e strumenti necessari per offrire coffee experience eccezionali. Questo Centro non è solo un investimento nel nostro business, ma anche nelle persone, nel talento e nella creatività che rendono questo mercato così dinamico”.

Starbucks: oltre 3.800 lavoratori incrociano le braccia in 180 grandi città degli Stati Uniti

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Il logo di Starbucks

Negli Usa incrociano le braccia oltre 3800 lavoratori di Starbucks in 180 città. Il sindacato Starbucks workers united parla della più grande ondata di baristi sindacalizzati che abbia mai abbandonato il lavoro per protestare contro la mancata finalizzazione di un giusto contratto sindacale. Leggiamo di seguito un estratto dell’articolo pubblicato su Efa News.

Lo sciopero di Starbucks

SEATTLE – Prende sempre più corpo la protesta dei baristi di Starbucks contro la proprietà accusata di Ulp, Unfair labor practice, ossia di pratiche di lavoro sleali. Giovedì scorso 11 dicembre le manifestazioni che sono iniziate a novembre in concomitanza con il giorno della Red Cuop (la promozione delle caffetterie di Seattle che omaggiano i clienti di una tazza rossa in edizione limitata) trasformatasi quest’anno il 13 novembre nella Red Cup Rebellion è cresciuto fino a raggiungere oltre 3.800 baristi in più di 180 negozi in oltre 130 città.

Il sindacato Starbucks workers united parla della più grande ondata di baristi sindacalizzati che abbia mai abbandonato il lavoro per protestare contro la mancata finalizzazione di un giusto contratto sindacale.

L’attuale astensione dal lavoro è considerato il più grande sciopero nazionale nella storia dell’azienda, con 36 nuovi negozi in 34 città che si uniscono ai colleghi che hanno già incrociato le braccia.

Insieme ad April Verrett, presidente della SEIU (Service employees international union, il sindacato che riunisce oltre 2 milioni di lavoratori dei pubblici esercizi Uasa) e agli alleati di tutta la nazione, sottolinea la nota ufficiale, i baristi sindacalizzati di Starbucks si sono radunati giovedì 11 dicembre davanti alla sede centrale regionale di Starbucks’ New York City, all’interno dell’Empire State Building, “per chiedere all’azienda di risolvere centinaia di ULP, di situazioni considerate pratiche di lavoro sleali, di porre fine alla sua storica rottura sindacale e tornare al tavolo delle trattative con nuove proposte per migliorare stipendi, personale e programmazione”.

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Roma, addio ai piani di massima occupabilità: dal 2026 nuove regole per tavolini e dehors

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I dehors

Dal 1° gennaio 2026 Roma abolirà i piani di massima occupabilità per l’occupazione di suolo pubblico da parte di bar e ristoranti. La decisione, approvata dall’Assemblea capitolina, punta a superare un sistema frammentato e diseguale, introducendo regole uniformi basate sul nuovo regolamento OSP.

Restano escluse 54 piazze del I Municipio, soggette a tutele più stringenti.  Leggiamo in seguito alcune parti dell’articolo pubblicate su Abitare a Roma.

Tavolini, sedie e dehors: Roma mette ordine e volta pagina

ROMA – Cambia il volto dei tavolini a Roma e, dal 1° gennaio 2026, la Capitale volta definitivamente pagina sui piani di massima occupabilità. Quegli strumenti che per anni hanno regolato – spesso in modo disomogeneo – la possibilità per bar e ristoranti di occupare il suolo pubblico sono destinati a scomparire quasi ovunque.

L’obiettivo dichiarato dal Campidoglio è uno solo: regole uguali per tutti, meno frammentazione e più ordine nello spazio urbano.

Dal 2026, invece, si farà riferimento esclusivamente al nuovo regolamento OSP, già entrato in vigore, che sostituisce definitivamente le regole emergenziali nate durante il periodo Covid e punta a rimettere ordine nel proliferare di sedie, tavolini e dehors, soprattutto nel centro storico.

Unica eccezione: 54 piazze e aree del I Municipio, nel cuore della città, che resteranno sottoposte ai piani di tutela previsti dalla storica delibera del 2006 dell’allora sindaco Walter Veltroni. Zone sensibili e di pregio, dove continueranno ad applicarsi criteri più stringenti, insieme alle limitazioni già previste dai regolamenti comunali.

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