domenica 25 Gennaio 2026
Home Blog Pagina 25

Riapre il Múzeum Café: lo storico caffè di Budapest torna dopo 150 anni di storia

0
Il Múzeum Café nel 1957. Foto: Fortepan/Bauer Sándor

Uno dei caffè storici più amati di Budapest sta per tornare a nuova vita. Dopo la chiusura del 2020, il Múzeum Café – celebre locale di 150 anni nel cuore della capitale – riaprirà le sue porte nella primavera del 2026. La gestione sarà affidata a CNTRL Ltd., parte del Gruppo Eventrend, già dietro alcuni dei nomi più iconici dell’ospitalità ungherese.

L’obiettivo: riportare alla città un pezzo di storia, tra restauro conservativo e un progetto culturale aperto alla comunità. Una riapertura molto attesa per chi ama la tradizione dei grandi caffè mitteleuropei. Leggiamo in seguito alcune parti dell’articolo pubblicato su Daily News Hungary.

Uno dei più antichi caffè di Budapest riaprirà: Lo storico locale di 150 anni ritorna dopo la chiusura del 2020

BUDAPEST – Nel corso dei suoi 150 anni di storia, il Múzeum Café ha cambiato più volte proprietario, e la pandemia COVID-19 ne ha imposto la chiusura nel 2020.

Secondo Józsefváros Újság, l’edificio da tempo in disuso è stato messo in affitto dal Comune di Józsefváros nel febbraio 2025. L’offerta specificava che lo spazio avrebbe dovuto funzionare esclusivamente come luogo di ospitalità (come ristorante, caffè o pasticceria) e che l’atmosfera storica del caffè avrebbe dovuto essere preservata.

Il nuovo affittuario, CNTRL Ltd., ha presentato un piano aziendale dettagliato che comprende la sostenibilità energetica, la modernizzazione dell’edificio e i contributi di interesse pubblico al distretto.

Il Comitato Finanziario e di Proprietà ha valutato le richieste utilizzando un sistema a punti, e CNTRL Ltd. ha ottenuto il punteggio più alto. L’azienda ha ricevuto le chiavi durante l’estate e i lavori di ristrutturazione dovrebbero iniziare a breve.

Per quanto è prevista la riapertura?

La riapertura del Café è prevista per la seconda metà della primavera del 2026, consentendo ai visitatori di gustare un caffè sulla terrazza durante l’estate.

Con la riapertura, sia gli abitanti del luogo che i turisti potranno nuovamente sperimentare la storica cultura del caffè di Budapest. Il caffè presenterà un nuovo menu, interni rinnovati e programmi culturali per i visitatori.

Per leggere la notizia completa basta cliccare qui.

Guido Ingrassia, Nuova Ricambi: “La fidelizzazione nasce da un servizio che va oltre la vendita”

0
Guido Ingrassia e Andrea Brambillasca (immagine concessa)

L’azienda Nuova Ricambi è nata nel 1980 diventando con il tempo un punto di riferimento al servizio degli specialisti del caffè e della ristorazione. Per saperne di più sul brand, abbiamo parlato con Guido Ingrassia, arrivato in Nuova Ricambi nel 2016 come export manager ed ora sales director e socio dell’azienda insieme ad Andrea Brambillasca e Marcello Zanesi.

Come è andata HostMilano 2025?

“Molto bene, HostMilano 2025 si è confermata la più importante fiera di settore per noi. Quest’anno abbiamo notato una presenza di operatori professionali molto più attenta e focalizzata alle proprie necessità.

Il team a HostMilano (immagine concessa)

HostMilano è un punto di riferimento ed incontro di tutti i professionisti del settore Horeca, per noi una grande opportunità per condividere idee ed opinioni sui nuovi trend di mercato e prodotti innovativi.

L’edizione di quest’anno ha fatto anche da cornice alla ricorrenza dei 45 anni di attività di Nuova Ricambi al servizio degli specialisti del caffè e della ristorazione, durante la quale abbiamo presentato le nostre ultime novità e annunciato un nuovo volto digitale. Il nostro sito internet è stato implementato nella grafica, nei contenuti e nell’esperienza utente.

La nuova piattaforma, online prossimamente, offrirà una navigazione più fluida, un design moderno ed un accesso semplificato a tutte le informazioni sui prodotti. Il fine è quello di offrire ai propri clienti un’esperienza di navigazione ancora più efficace, accessibile ed intuitiva, al passo con i tempi”.

Abbiamo saputo che, accanto al Signor Zanesi sono entrati due nuovi soci, uno dei quali è lei.

“Nel 2021, due nuove figure sono entrate a far parte dei vertici di Nuova Ricambi, affiancando Marcello Zanesi nell’impegnativo compito di guidare l’attività verso gli obiettivi prefissati ed il conseguimento di nuovi successi: Andrea Brambillasca (entrato a far parte di NR come magazziniere 20 anni fa ed ora nostro Purchasing Manager e socio di Nuova Ricambi) e Guido Ingrassia (arrivato in Nuova Ricambi nel 2016 come Export Manager ed ora nostro Sales Director e socio di Nuova Ricambi).

“Ringrazio Zanesi per la scelta verso la mia figura, per me è stata una grandissima opportunità, Nuova Ricambi è la mia seconda famiglia.” – dice Guido.

nuova ricambi
Il gruppo Nuova Ricambi (immagine concessa)

“Dal 2004 ho avuto il privilegio di crescere professionalmente in Nuova Ricambi, un percorso reso possibile dalla fiducia e dagli insegnamenti del Sig. Zanesi. Ho raccolto questa nuova e stimolante sfida con grande motivazione, e l’opportunità che ne è scaturita rappresenta un ulteriore passo in avanti e un motivo di profondo orgoglio.” – commenta Andrea.

Nei magazzini di Nuova Ricambi non soltanto ricambi per il caffè ma anche horeca, professionale e lavaggio.

“Sì, esatto, nel 2019 abbiamo acquisito l’azienda SM Commerciale sita in Cesena, una realtà con solida reputazione affermata nel mercato nazionale nella distribuzione di ricambi originali e compatibili per cucine professionali, lavaggio e refrigerazione commerciale, oltre che costruttori di guarnizioni su misura per la refrigerazione.

Lo stand Nuova Ricambi (immagine concessa)

Nuova Ricambi e Nuova SM Commerciale si pongono quindi come unico referente per la distribuzione nazionale ed internazionale di ricambi e prodotti per tutto il mondo horeca lavorando in stretta sinergia fra loro”.

Tutto è cominciato 45 anni fa con l’avvio del magazzino esclusivo per la Faema.

“Il Signor Marcellino Zanesi ed Ermanno Marzetti iniziano nel 1978 a gestire il magazzino ricambi di Nuova Faema in Via Roma a Carugate, per poi iniziare a distribuire anche i componenti dei principali costruttori di macchine caffè espresso.

La nascita di Nuovi Ricambi (immagine concessa)

Quindi nasce Nuova Ricambi nel 1980 e verso gli inizi degli anni ‘90 l’azienda sposta la propria sede presso quella attuale in Via dei Mille a Carugate. Il nostro attuale tecnico Francesco Maggioni ha iniziato nel 1982 come magazziniere collaborando direttamente coi Sig. Zanesi e Marzetti. Oggi Francesco lavora ancora presso Nuova Ricambi come punto di riferimento tecnico per collaboratori interni/esterni e tutti i nostri clienti”.

Dal 2009 siete esclusivisti per La Marzocco.

“Sì, ci occupiamo della distribuzione generale di tutti i loro ricambi Originali verso tutte le loro filiali e distributori.

La partnership con La Marzocco (immagine concessa)

La Marzocco per noi è un partner storico ed importante, lavoriamo sempre in totale sinergia con loro su tutte le necessità e nuovi sviluppi”.

Tra le caratteristiche dell’attività Nuova Ricambi c’è internazionalizzazione dell’azienda con una storica filiale in UK, ma anche negli Stati Uniti, in Australia, Nuova Zelanda, Venezuela, Cina e Taiwan.

“L’internazionalizzazione di NR è avvenuta sotto la guida del figlio del Sig. Zanesi, Marcello, divenuto poi ufficialmente ceo nel 2007: è grazie a lui che l’azienda inizia ad espandersi globalmente.

Marcello Zanesi (immagine concessa)

L’internazionalizzazione di Nuova Ricambi non è solo una crescita geografica, ma un percorso fondato su valori solidi:

• Qualità senza compromessi, come espressione dell’eccellenza artigianale italiana;
• Servizio e prossimità, per essere sempre vicini ai clienti e ai partner locali;
• Innovazione continua, per anticipare le esigenze di un settore in costante evoluzione.

Ogni filiale nasce con l’obiettivo di rispondere alle specificità del mercato locale, offrendo assistenza tecnica, logistica e commerciale con la stessa cura che ci contraddistingue da sempre. Il nostro obiettivo rimane lo stesso: portare il sapere tecnico italiano ovunque nel mondo ci sia passione per il caffè e per l’ospitalità professionale.

Ovunque ci sia amore per il caffè e la cultura italiana, c’è Nuova Ricambi“.

Sempre dal 2019 avete avviato l’automazione con i magazzini verticali

“La crescita aziendale avvenuta negli anni ha portato Nuova Ricambi a perfezionare sempre più il proprio servizio. A partire dal 2008 sono stati fatti miglioramenti e ampliamenti aziendali, con l’installazione dei primi due magazzini verticali automatizzati.

I magazzini verticali (immagine concessa)

L’operazione di ammodernamento del magazzino si è conclusa nel 2019 con l’aggiunta di ulteriori cinque moduli che lavorano tramite un innovativo sistema informatico, il quale permette di ottimizzare i tempi di prelievo e mantenere aggiornato in tempo reale il nostro web shop. Grazie a queste nuove e sofisticate tecnologie, i tempi di consegna sono stati ridotti a 24 ore per l’Italia e 48 ore per l’estero, oltre ad avere massimizzato i rapporti di produttività, riducendo lo spazio ed il numero di movimenti”.

I ricambi per le macchine da caffè professionali che parte hanno nel vostro giro d’affari globale?

“Nuova Ricambi nasce come distributore di componenti dei principali costruttori di macchine caffè espresso e, pertanto, la commercializzazione di questi ricambi costituisce il pilastro principale della nostra attività, rappresentando circa il 70% del nostro giro d’affari globale.

Questo segmento non solo genera la quota prevalente del fatturato, ma riveste anche un ruolo strategico per la crescita futura, poiché ci consente di garantire continuità operativa ai nostri clienti, consolidare relazioni di lungo periodo e sviluppare servizi tecnici e valore aggiunto che supporteranno l’evoluzione e la diversificazione dell’azienda nei prossimi anni.

I ricambi (immagine concessa)

Dal 2019 il nostro fatturato registra un andamento costantemente crescente, con la sola eccezione di un lieve trend negativo nel 2020, attribuibile all’impatto delle restrizioni legate alla pandemia da Covid-19.

Tale flessione è stata tuttavia temporanea e seguita da una ripresa rapida e solida, che ci ha portato a registrare lo scorso anno un fatturato pari ad € 25,06 Mln – dato che puntiamo a migliorare ulteriormente in previsione della chiusura annuale del 2025“.

Ma dalla sede di Carugate, dove operano 40 addetti, partono ricambi anche per l’horeca e il lavaggio professionale.

“Certamente, il nostro magazzino di Carugate permette di stoccare una vasta gamma di ricambi per rispondere ad ogni esigenza dei nostri clienti.

Ricambi SM (immagine concessa)

Da quando però Nuova SM Commerciale lavora in stretta sinergia con noi, disponiamo anche del suo magazzino in Cesena per gestire la distribuzione diretta verso i Centri Assistenza Tecnica e Riparatori Professionali, migliorando ulteriormente la gestione e l’efficienza della domanda/offerta”.

Tra le tante novità quella che state allestendo un museo di macchine professionali per i caffè. Quali sono i pezzi forti già visibili? Tra le tante curiosità quella del museo di macchine professionali per il caffè, allestito presso la nostra sede. Quali sono i pezzi forti?

“Il museo è stato inaugurato nel 2017 su iniziativa e desiderio del Sig. Marcello Zanesi, titolare dell’azienda. Da sempre appassionato di antiche macchine a leva, nel corso degli anni ha raccolto e conservato numerosi esemplari, trasformando una passione personale in un progetto culturale condiviso. La collezione nasce con l’obiettivo di preservare e valorizzare la memoria storica legata al mondo del caffè e ai suoi macchinari, ripercorrendone la meccanica e le differenti lavorazioni subite nel corso degli anni.

Il museo (immagine concessa)

All’interno della mostra è possibile ammirare una selezione significativa di macchine da caffè d’epoca, accuratamente restaurate, tra cui modelli storici Faema come la President con gruppo riserva (1960), la E64 (1964) e la Marte (anni ’50-’60); esemplari Gaggia quali Internazionale e America (anni ’50-’60) e la Orione (1970); modelli Cimbali come la Rondine (anni ’50-’60) e la Granluce (1980); oltre alla prestigiosa La Pavoni Concorso “Diamante” (anni ’50-’60).

Completa la collezione una macchina di origine sconosciuta, ma di straordinaria bellezza, testimonianza del fascino e della varietà del design dell’epoca.

Accanto alle macchine originali, il percorso espositivo comprende anche una selezione di libri, fotografie e documenti storici, che raccontano l’evoluzione dell’azienda nel tempo, ripercorrendone la storia e l’identità attraverso volti, testimonianze e materiali significativi. Il museo diventa così non solo uno spazio espositivo, ma anche un luogo di memoria e di racconto, capace di collegare il passato al presente e di trasmettere i valori su cui Nuova Ricambi ha costruito il proprio percorso”.

Come si svolgerà la visita del vostro museo? Come si svolge la visita del vostro museo?

“Spesso capita che clienti e fornitori vengano in sede da noi per discutere nuove proposte, collaborazioni, strategie. Con l’occasione portiamo loro presso il nostro museo di Macchine Espresso d’Epoca, per ripercorrere insieme a loro la passione del nostro titolare per la collezione di autentiche macchine a leva.

La visita al museo (immagine concessa)

Crediamo fortemente che instaurare coi propri clienti/fornitori un rapporto che vada oltre il processo di compravendita sia la chiave del nostro successo. Chiunque si rivolga a noi ed instauri con noi una collaborazione, diventa parte integrante della nostra storia, visione e passione.

Per noi è fondamentale creare un legame di fiducia reciproca che cresce con ogni esperienza positiva: si tratta di trasformare un rapporto commerciale in una partnership, dove la soddisfazione di oggi diventa la base per la collaborazione di domani.

Il logo Nuova Ricambi (immagine concessa)

In Nuova Ricambi crediamo che la fidelizzazione nasca da relazioni autentiche e da un servizio che vada oltre la vendita. Garantire continuità, disponibilità di ricambi e supporto tecnico costante significa offrire affidabilità nel tempo — il vero ingrediente segreto per un business di successo nel mondo del caffè e dell’ospitalità”.

Antonio Quarta: “Già oltre 8 milioni di italiani non possono permettersi l’espresso al bar, come è possibile aumentare il prezzo?”

0
Antonio Quarta (immagine concessa)

TRIESTE – “L’espresso è un simbolo della nostra cultura, un vero e proprio rito, e deve restare accessibile a tutti”. Antonio Quarta, amministratore unico della Quarta Caffè di Lecce, è ferissimoo nella sua convinzione: l’aumento del costo della tazzina di caffè va bloccato. E continua il contraddittorio con i colleghi su questo tema spinoso e di grandissima attualità.

Se il prezzo non fosse bloccato – argomenta Antonio Quarta – l’espresso perderebbe quel suo ruolo di rito quotidiano popolare, mettendo a rischio una tradizione profondamente radicata nella cultura italiana e causando notevoli ripercussioni sull’economia dell’intera filiera del caffè.

Sulla base degli elementi contenuti in questa intervista, Antonio Quarta ha preparato il suo intervento al Trieste Coffee Experts.

Sebbene  il   prezzo   della  materia  prima  sia cresciuto, i torrefattori chiedono un rincaro del caffè al bar. Ma cosa ne pensa Antonio Quarta?

“Credo che l’aumento del costo debba riflettersi sul prezzo della miscela, non sempre sulla tazzina al bar. Mi spiego meglio: i paragoni devono essere omogenei, se c’è il minimo accenno a una siccità nel Vietnam o un alluvione in Brasile non si dovrebbe parlare subito di aumento del costo della tazzina.

Queste dinamiche di comunicazione, a mio avviso, dovrebbero finire, perché non è detto che l’aumento del costo del caffè verde si traduca automaticamente in un rincaro sproporzionato sulla tazzina di dieci centesimi alla volta.

Antonio Quarta durante il Trieste Coffee Expert 2025 (immagine concessa)

L’incongruenza sta nell’aumentare la miscela di pochi euro quando con 10 centesimi il bar incasserebbe oltre 14 euro ogni chilo di caffè”.

L’espresso, insomma, diventerebbe un vero e proprio lusso.

“Oggi il caffè al bar costa già 1 euro e 20 centesimi, una cifra considerevole per molti italiani. Come si può pensare di aumentarlo ulteriormente a 1,30, o persino a 1,50 euro? Il caffè al bar è un’abitudine quotidiana: un simile rincaro costringerebbe i consumatori a spendere oltre 40 euro al mese per continuare a concedersi questi pochi secondi di piacere.

Come potrebbero operai che guadagnano 1.300 euro al mese, o pensionati e titolari di sussidi con redditi di gran lunga inferiori a 1.000 euro, permettersi ancora quest’abitudine quotidiana?

Oggi abbiamo già oltre 8 milioni di persone che non si possono permettere il lusso di entrare al bar per un espresso, nel Paese dell’espresso…”.

E poi c’è la questione della scomparsa delle monete da 1 e 2 centesimi… e spesso anche da 5.

“Perché l’eliminazione dei centesimi ha generato una spinta inflazionistica, con arrotondamenti sempre verso l’alto nel settore della somministrazione in genere. Questo ha causato rincari generalizzati, compreso quello del caffè.

Un aumento di 2 centesimi porterebbe un ricavo di circa 3 euro per chilo di caffè al barista, ma con l’aumento di 10 centesimi – ripeto – il ricavo arriverebbe a oltre 14 euro per chilo: una cifra eccessiva. Paesi come l’America e il Regno Unito, che hanno mantenuto i centesimi, hanno saputo preservare la forza delle loro valute. Al contrario, i nostri governi hanno preferito puntare sulle banconote da 500 euro… Chissà perché”.

Alcuni torrefattori, tuttavia, giustificano il rincaro con il fatto che all’estero l’espresso costa molto di più.

“Anche qui i confronti devono essere omogenei, altrimenti si rischia di fare ulteriore confusione. È vero che l’espresso all’estero costa di più, ma perché il tipo di somministrazione è diverso. In Italia consumiamo il caffè al banco, mentre all’estero viene servito esclusivamente al tavolo. Questo presume costi aggiuntivi del servizio.

E poi non dimentichiamo che all’estero salari e redditi sono in genere più alti, e il consumo di caffè nei bar è molto inferiore rispetto all’Italia. La vera domanda è: vogliamo che il caffè al bar rimanga un prodotto popolare o che diventi un lusso?

Con la tazzina a 1,30 euro siamo già sulla seconda strada. Senza contare che bisognerebbe discutere della qualità del prodotto”.

La dinamica degli aumenti della tazzina sarebbe allora un danno per tutti.

“L’Italia è la patria dell’espresso, una bevanda che incarna socialità e condivisione. Ma come potrebbe continuare ad esserlo se una grande fetta della popolazione non potesse più permetterselo? Non credo sia possibile.

Per questo mi oppongo all’idea di ulteriori aumenti. E poi parliamo anche di qualità: oggi una tazzina di caffè scadente costa quanto una di alta qualità. Questo dovrebbe essere inaccettabile per il consumatore”.

Quali sono le altre problematiche che riguardano la tazzina?

Quarta: “Oggi il nostro settore della somministrazione è indebolito da una liberalizzazione selvaggia, senza regole, che ha fatto proliferare incontrollatamente migliaia di punti vendita.

Sappiamo bene che un mercato senza regole non è un mercato sano, ma si preferisce ignorare la questione contravvenendo alla regola fondamentale della domanda e dell’offerta che fa ruotare l’economia: si assiste infatti ad un aumento sproporzionato dell’offerta con una domanda in diminuzione.

In aggiunta ci sono costi altissimi legati alle attrezzature per la preparazione e la somministrazione del caffè che forniamo in comodato ai nostri clienti.

I consumi dei singoli bar sono diminuiti, tenendo conto che non abbiamo neppure recuperato quelli pre-Covid, e i produttori di macchine per l’espresso continuano a lanciare sul mercato modelli sempre più sofisticati, che arrivano a costare quanto un’automobile, con spese di manutenzione elevatissime: in questo senso faccio appello ai produttori di avere clemenza, ovvero di non presentare alla prossima fiera di Rimini nuovi modelli sempre più costosi e intergalattici.

Quindi l’aumento delle miscele non è esclusiva solo della dinamica dei prezzi della materia prima, bensì anche delle quote di ammortamento e dei costi di manutenzione sempre più onerosi delle suddette attrezzature.

Infine mi domando: perché il caffè, che è considerato un bene di largo consumo, deve scontare un’Iva del 22 per cento, quella dei beni di lusso, e non del 10 dei beni di largo consumo, appunto, aumentando i prezzi per i consumatori, sia al bar che in famiglia?

Sarebbe bene che su tutti questi aspetti noi operatori del settore ci confrontassimo per tutelare e salvaguardare il nostro stesso interesse”.

A rafforzare la tesi, ecco alcuni dati che mostrano l’incidenza della tazzina per fascina di reddito

  • Totale contribuenti (dati : YouTrend 2020) ≈ 40,5 milioni
  • prima soglia: 1.000 € al mese ≈ 12.000 € l’anno
  • seconda soglia: 1.500 € al mese ≈ 18.000 € l’anno
  • prezzo tazzina: 1,20 € 438 € l’anno (1 tazzina al giorno)
Soglia di reddito (mensile) Soglia annua equivalente N.

contribuenti

% sul totale  

Incidenza tazzina (438

€/anno)

 

< 1.000 € / mese

< 12.000 € / anno 2,5 milioni ≈ 6,2% 3,65%
< 1.500 € / mese < 18.000 € / anno ≈ 20,3

milioni*

≈ 50,1%* 2,43%
Media Italia 21.800 € / anno 2,01%

 

  • Circa il 6% dei contribuenti italiani guadagna meno di 1000 € al mese: per loro una tazzina al giorno pesa ~3,6% del reddito annuo.
  • Circa il 50% dei contribuenti guadagna meno di 1500 € al mese: per loro una tazzina al giorno pesa ~2,4% del reddito annuo.
  • Per la classe media (15–29k) la tazzina pesa circa il 2% del reddito.

Arturo Morettino al Trieste Coffee Experts: “Serve una narrazione continua: dalle torrefazioni aperte al pubblico, alle scuole del caffè”

0
Arturo Morettino (immagine concessa)

TRIESTE – Il settore del caffè italiano vive un momento di grandi cambiamenti: pressioni sui costi, nuovi stili di consumo, evoluzione culturale e crescente competitività internazionale richiedono riflessioni condivise e strategie comuni. Per questo, all’interno del Trieste Coffee Experts, ha preso forma un Think Tank dedicato al futuro dell’espresso, un laboratorio in cui le torrefazioni possono confrontarsi come comunità e non solo come singole aziende.

Tra i relatori Arturo Morettino, tra i primi in Italia a lavorare per la diffusione di cultura autentica del caffè e a credere nel potere di essa di creare consapevolezza nei consumatori, su una bevanda tanto diffusa in Italia quanto poco conosciuta.

Arturo Morettino ha portato anche la voce della Comunità emblematica del rito dell’espresso italiano di Palermo e il suo impegno nella candidatura dell’Espresso a Patrimonio dell’umanità UNESCO, sottolineando l’importanza di unire territori e esperienze diverse per costruire una narrativa condivisa del caffè italiano.

Il Think Tank si è sviluppato attraverso tre Tavoli Tematici, ciascuno incentrato su un aspetto cruciale del lavoro dei torrefattori: dal valore della tazzina alla narrazione dell’espresso, fino alla costruzione di un nuovo modello di caffè Made in Italy.

Il primo tavolo, “Dal rito al listino”, ha affrontato il valore reale della tazzina, non solo economico ma anche culturale, e il ruolo dei torrefattori come partner dei bar nella creazione di modelli più sostenibili e consapevoli.

Arturo Morettino al convegno (immagine concessa)

“Espresso Storytelling” ha esplorato il racconto dell’espresso italiano, sviluppando nuovi codici narrativi capaci di unire gusto, formazione e divulgazione per professionisti e appassionati.

Infine, l’ultimo tavolo ha guardato ai mercati internazionali, ridefinendo il significato contemporaneo del Made in Italy nel caffè e valorizzando la diversità del panorama italiano.

Lo storytelling dell’espresso

di Arturo Morettino

Morettino: “Questo tavolo rappresenta idealmente l’Italia dal nord al sud: Trieste, Roma e la mia Sicilia. È un piacere essere qui e ringrazio la famiglia Bazzara per l’accoglienza. In pochi minuti, come in cinque sorsi di un buon espresso, vorrei raccontare il valore della nostra amata bevanda.

Il tema è lo storytelling dell’espresso, perché narrare il gusto, la cultura e le differenze sensoriali che lo caratterizzano è fondamentale. Da siciliano, mi sento un cantastorie che collega le molte Italie del caffè. Trieste, città che ha nutrito la mia conoscenza, è storicamente la porta d’ingresso del caffè in Italia; Palermo e il Sud, insieme a tutte le città italiane, hanno contribuito a diffonderne cultura e socialità, dai caffè letterari del Seicento ai bar del dopoguerra.

Oggi, però, l’espresso non sempre è percepito come prodotto identitario. Ci chiediamo: quanto ne sappiamo davvero? Quali scelte ha il consumatore? Quanto racconta il barista? Per rinnovarne il valore dobbiamo creare una nuova ritualità, che superi il semplice caffè del listino e trasformi l’espresso in un’esperienza di storia, arte, creatività e italianità.

Serve una narrazione continua: dalle torrefazioni aperte al pubblico, alle scuole del caffè, alle manifestazioni. E serve un barista più preparato, un vero maestro dell’espresso, capace di proporre miscele diverse, tecnica e passione, come accade nel mondo del vino o della cucina.

Solo così l’espresso potrà diventare un’icona sempre più rappresentativa, fino – speriamo – a essere riconosciuto come patrimonio immateriale dell’Unesco. Rendiamo ogni tazzina un’emozione rinnovata e un simbolo del nostro stile di vita. Viva l’Italia del caffè, viva l’espresso italiano.”

                                                                                                           Arturo Morettino

Deforestazione: il Consiglio approva in via definitiva revisione e rinvio di un anno

0
Eudr
Foto di Hans Bijstra da Pixabay

BRUXELLES, Belgio – Il Consiglio dell’Unione Europea ha adottato formalmente nel pomeriggio di giovedì 18 dicembre 2025, una revisione puntuale del regolamento dell’UE relativo ai prodotti a deforestazione zero (EUDR), volta a semplificarne l’attuazione e a garantire che gli operatori, i commercianti e le autorità siano adeguatamente preparati per la sua applicazione.

La revisione semplifica gli obblighi relativi al dovere di diligenza e rinvia l’applicazione del regolamento per tutti gli operatori fino al 30 dicembre 2026, con un ulteriore periodo di riserva di sei mesi per i micro e i piccoli operatori.

L’obiettivo è rispondere alle preoccupazioni sollevate dagli Stati membri e dai portatori di interessi in merito agli oneri amministrativi e alla preparazione del sistema informatico necessario per l’efficace funzionamento dell’EUDR, pur preservando appieno gli obiettivi del regolamento di prevenire la deforestazione e il degrado forestale legati ai prodotti immessi sul mercato dell’UE.

Per ridurre ulteriormente gli oneri amministrativi, alcuni prodotti stampati (come libri, giornali, immagini stampate) sono stati rimossi dall’ambito di applicazione del regolamento, tenuto conto del limitato rischio di deforestazione associato a tali articoli.

La revisione introduce l’obbligo per la Commissione europea di effettuare un riesame a scopo di semplificazione del regolamento e di presentare una relazione entro il 30 aprile 2026. La relazione dovrebbe valutare l’impatto e gli oneri amministrativi dell’EUDR, in particolare per gli operatori più piccoli, e dovrebbe, se del caso, essere accompagnata da una proposta legislativa.

Prossime tappe

Dopo l’adozione formale da parte del Consiglio, il regolamento riveduto sarà pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea ed entrerà in vigore tre giorni dopo la pubblicazione.

Informazioni generali

Il regolamento relativo ai prodotti a deforestazione zero è entrato in vigore nel giugno 2023 con l’obiettivo di garantire che determinate materie prime, come i bovini, il cacao, il caffè, la palma da olio, la gomma, la soia e il legno, e i loro prodotti derivati immessi sul mercato dell’UE o esportati da tale mercato, non causino deforestazione o degrado forestale.

Le sue disposizioni principali dovevano inizialmente applicarsi a decorrere dal 30 dicembre 2024. A seguito delle preoccupazioni sollevate dagli Stati membri, dai paesi terzi, dai commercianti e dagli operatori in merito alla preparazione, nel dicembre 2024 è stato adottato un primo rinvio di un anno. Di conseguenza, l’attuale EUDR diventa applicabile dal 30 dicembre 2025.

La nuova modifica, proposta dalla Commissione nell’ottobre 2025, risponde alle continue difficoltà di attuazione, in particolare alla necessità di garantire l’efficace funzionamento del sistema di informazione dell’UE e di alleviare gli oneri amministrativi per gli operatori più piccoli.

Testo della revisione dell’EUDR (file pdf)

Usda: nel 2025/26 produzione mondiale al dato senza precedenti di 178,8 milioni (+2%), da record anche export (+1,8%) e consumi (+1,3%)

0
Usda Brasile
Il logo del dipartimento dell'agricoltura di Washington

MILANO – Usda ritocca lievemente al rialzo la sua previsione sulla produzione mondiale di caffè 2025/26, che raggiungerà il volume senza precedenti di 178,848 milioni di sacchi: circa 3,5 milioni in più rispetto al dato del 2024/25. A livelli record anche i consumi, che saranno di 173,852 milioni e l’export, che supererà i 150 milioni. Così il report semestrale del Dipartimento Usa dell’agricoltura, diffuso nella tarda serata di giovedì, con le stime ufficiali formulate dagli esperti del dicastero americano.

La produzione mondiale crescerà del 2% rispetto ai 175,316 milioni dell’annata trascorsa, grazie alla ripresa produttiva in Vietnam e alle produzioni record di Indonesia ed Etiopia, che compenseranno ampiamente i cali produttivi di Brasile e Colombia.

Il raccolto del Brasile (concluso a ottobre) è stimato in 63 milioni, contro i 65 del 2024/25.

Ciò in conseguenza di un pesante calo della produzione di arabica (-6 milioni), scesa a 38 milioni, il dato più basso dal 2022/23, a causa delle alte temperature e della siccità, che hanno colpito Minas Gerais e San Paolo.

A controbilanciare parzialmente questa caduta produttiva, il raccolto di robusta in crescita di 4 milioni di sacchi, al massimo storico di 25 milioni.

USDA
(fonte: Usda)

Per effetto del calo della produzione, l’export di caffè verde sarà, a sua volta, in calo di 4 milioni, a 37 milioni di sacchi.

Contenuto riservato agli abbonati.

Gentile utente, il contenuto completo di questo articolo è riservato ai nostri abbonati.
Per le modalità di sottoscrizione e i vantaggi riservati agli abbonati consulta la pagina abbonamenti.

Host Arabia chiude la prima edizione a Riyadh con 51.000 visitatori

0
host Arabia
Host Arabia (immagine concessa)

RIYADH – Si è conclusa la prima edizione di Host Arabia, segnando un traguardo significativo per Fiera Milano, che con questo evento ha lanciato il suo primo progetto internazionale legato a Host, la manifestazione leader mondiale per il settore dell’ospitalità professionale. L’evento ha rappresentato anche un momento cruciale nel percorso dell’Arabia Saudita verso il consolidamento del proprio ruolo di hub globale per ospitalità, turismo e innovazione.

Co-organizzata da Fiera Milano e Semark Group e svoltasi in sinergia con HORECA Riyadh e Salon du Chocolat et de la Pâtisserie Riyadh, la prima edizione di Host Arabia ha riunito sotto lo stesso tetto brand internazionali del settore hospitality e professionisti provenienti da tutto il mondo. Nei tre giorni di manifestazione, migliaia di operatori hanno avuto l’opportunità di entrare in contatto con il vivace mercato saudita, di scoprire nuovi prodotti e tecnologie e di sviluppare collaborazioni strategiche.

Progettata per promuovere innovazione, tecnologia e sostenibilità in linea con il piano Vision 2030, Host Arabia, insieme a HORECA Riyadh, ha dato vita a una vera e propria settimana dedicata all’ospitalità che ha portato in fiera oltre 500 espositori e 51.000 visitatori professionali, stabilendo un nuovo standard per le grandi manifestazioni mediorientali.

La conclusione di Host Arabia (immagine concessa)

“Siamo orgogliosi che l’esperienza di Fiera Milano, attraverso Host Arabia, abbia saputo coniugare eccellenza internazionale e ambizione locale, dando vita a una piattaforma destinata a svilupparsi in sintonia con la straordinaria visione futura del Regno” ha commentato Carlo Bonomi, Presidente di Fiera Milano. “Il successo di Host Arabia conferma inoltre l’emergere dell’Arabia Saudita nel panorama globale dell’ospitalità.”

“La nostra prima edizione a Riyadh ha superato ogni aspettativa” ha aggiunto Roberto Foresti, Vice Direttore Generale di Fiera Milano. “La partnership con HORECA Riyadh e Semark Group ha dimostrato la forza della collaborazione tra leader e ha gettato le basi per un percorso di successo duraturo.”

“Il debutto di Host Arabia rappresenta un passo decisivo per l’industria dell’ospitalità saudita e della regione” ha dichiarato Jad Taktak, CEO di Semark Group. “Insieme a HORECA Riyadh abbiamo creato un ecosistema dinamico e inclusivo che mette in connessione competenze, innovazione e opportunità, ridefinendo le modalità di crescita e sviluppo del settore.”

L’evento ha registrato una forte partecipazione di aziende italiane, supportate dall’Agenzia ICE e dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, che hanno valorizzato artigianalità, design e tecnologia, elementi distintivi del Made in Italy.
Con la chiusura della sua prima edizione, Host Arabia si conferma un ponte strategico tra i mercati internazionali e l’ecosistema dell’ospitalità saudita, aprendo nuove prospettive di collaborazione e crescita nei prossimi anni.

La seconda edizione si terrà presso il Riyadh Front Exhibition & Conference Center dal 7 al 9 dicembre 2026.

La Camera arbitrale italiana del caffè: un 2025 di crescita, rinnovamento e standard più elevati

0
La Camera arbitrale italiana del caffè
La Camera arbitrale italiana del caffè (immagine concessa)

GENOVA – La Camera arbitrale italiana del caffè (Caic), istituzione indipendente, imparziale e senza scopo di lucro operante dal 1933 per la risoluzione delle controversie nel commercio del caffè, ha concluso un 2025 particolarmente significativo sotto diversi profili operativi e istituzionali.

Fondata a Genova e tuttora tra le poche Camere arbitrali dedicate specificamente al caffè in Europa, la Caic conferma il proprio ruolo di riferimento per le imprese del settore, sia italiane che internazionali.

Risultati di arbitrato e riconoscimenti professionali

Nel corso dell’anno la Caic ha amministrato arbitrati per un valore complessivo di circa 1.5 milioni di dollari, questi procedimenti hanno portato all’emissione di lodi puntuali che hanno incassato anche complimenti formali da parte di prestigiosi studi legali internazionali, che hanno sottolineato la competenza tecnica, la professionalità e la tempestività delle decisioni rese dagli arbitri Caic.

Rinnovamento del Direttivo e modernizzazione istituzionale

Una delle novità più rilevanti del 2025 è stata la riforma del direttivo della CAIC. In occasione dell’ultima assemblea degli associati, è stato eletto un nuovo Consiglio DIrettivo il quale ha nominato come presidente Fausto Frontani di LDC (Louis Dreyfus Company).

Gli altri membri del Consiglio direttivo sono:

  • Enrico Antonj, C.Steinweg-Romani spa, Consigliere
  • Samuele De Lazzari, Procaffè spa, Consigliere
  • Uberto Marchesi, NKG Bero Italia spa, Vice Presidente e Segretario
  • Oliviero Remmert, Luigi Lavazza spa, Consigliere

La Camera di Commercio di Genova, che ospita al suo interno la Camera Arbitrale Italiana del Caffè, ha designato come suo rappresentante l’esperto dott. Raffaele Addamo che già segue la CAIC da tanti anni.

Il Presidente, in una breve intervista rilasciata alla nostra redazione, ha così commentato: “La Caic deve essere uno strumento concreto di certezza e di supporto per gli operatori. Il nostro impegno è stato quello di rafforzare le procedure arbitrali, allineare le tariffe ai reali costi di gestione, incluso l’utilizzo di consulenze legali specialistiche, e mantenere al tempo stesso un’offerta di qualità per gli associati e per tutti coloro che indicano Genova come Camera Aribtrale incaricata di derimere eventuali dispute sui propri contratti.

Interrogato sulle priorità future, il Presidente ha aggiunto: “Vogliamo ampliare la partecipazione attiva degli associati, valorizzare il network internazionale della Camera e continuare ad attrarre professionisti di alto livello interessati a svolgere ruoli di arbitrato e consulenza.”

Oltre al rinnovo degli organi sociali, la Caic ha ammodernato lo Statuto e il Regolamento Arbitrale, con l’obiettivo di adeguare le normative interne alle esigenze del mercato globale e ai più recenti sviluppi delle prassi arbitrali internazionali. Tra le novità introdotte rientrano anche tariffe di arbitrato più adeguate alla complessità delle cause e ai costi reali della consulenza legale esterna di cui la Camera si avvale.

Vantaggi per gli associati e criteri per aspiranti arbitri

Per le imprese aderenti alla Caic, l’associazione continua a offrire vantaggi economici concreti. Tra questi figurano uno sconto del 20% sulle tariffe arbitrali e il diritto a expertise gratuiti per questioni di qualità o contrattuali, servizi che rappresentano un valore aggiunto per tutti gli operatori del settore.

In coerenza con l’alto profilo professionale richiesto, i compensi per gli arbitri sono stati adeguati per attrarre e trattenere professionisti con comprovata esperienza specifica nel settore del caffè e nelle dispute commerciali internazionali. La Caic invita formalmente chiunque sia interessato a proporsi come arbitro o consulente ad inviare la propria candidatura, fornendo dettagli sul proprio profilo e sulle competenze specialistiche.

Conclusione

Grazie a un 2025 di intenso lavoro istituzionale, riconoscimenti operativi e aggiornamenti regolamentari, la Camera arbitrale italiana del caffè pone solide basi per consolidare il proprio ruolo nel contesto internazionale.

Per le imprese che operano nel mercato del caffè o che intendono adottare clausole arbitrali specifiche nei propri contratti, la Caic rappresenta un’opzione affidabile, efficiente e sempre più competitiva rispetto agli standard globali di arbitrato commerciale.

Nestlé alla ricerca di investitori per Acqua San Pellegrino, Panna e la divisione water: valutazione di 5 miliardi

0
Nestlé
Il logo Nestlé

E’ ufficiale: dalla sede centrale di Vevey (Svizzera) Nestlé arriva il via libera per il processo di valorizzazione del suo comparto di acque minerali, includendo marchi storici come San Pellegrino e Acqua Panna, con l’obiettivo di avviare una procedura competitiva di vendita all’inizio del 2026. La partita ha già attirato l’interesse di importanti fondi internazionali, con un possibile ruolo di partner paritario sul tavolo.

Nestlé: la multinazionale svizzera ha incaricato la banca d’affari Rothschild & Co di seguire l’intero processo di dismissione dell’unità “Nestlé Waters”

Che comprende numerosi brand di acque minerali di alta gamma, tra cui gli italiani San Pellegrino e Acqua Panna, e potenzialmente anche Perrier e Levissima, quest’ultima sempre italiana.

La valutazione pre-asta dell’intero perimetro è stimata in circa 5 miliardi di euro, con il processo competitivo che dovrebbe aprirsi ufficialmente nelle prime settimane del 2026.
Tra gli investitori che hanno già manifestato interesse si citano colossi del private equity statunitensi come CD&R e One Rock Capital, oltre al fondo francese PAI Partners, considerato tra i candidati più accreditati per guidare un’eventuale alleanza industriale.

Nestlé ha separato la sua divisione acque in una unità autonoma all’inizio del 2025

La scelta di cedere o trovare partner per la unità Waters si inserisce in un piano più ampio di ottimizzazione delle attività, volto a semplificare la struttura del business e focalizzare risorse sulle categorie ad alto potenziale di crescita.

Nel frattempo, i dati più recenti sulla performance del segmento acque mostrano una sostanziale stabilità dei ricavi, con una parte dei marchi italiani, compresi San Pellegrino e Acqua Panna, che hanno guadagnato quote di mercato nel corso del 2025.

L’operazione, se portata a termine nelle dimensioni anticipate, segnerebbe uno dei più importanti passaggi di proprietà nel settore delle acque minerali degli ultimi anni

Con potenziali effetti rilevanti sia sui piani di investimento che sulle catene del valore di prodotti noti a livello globale.

La presenza di fondi di private equity internazionali rende probabile una riorganizzazione delle strategie di marketing e distribuzione, in un segmento di mercato in cui i consumatori mostrano sempre attenzione alla qualità e alle origini dei prodotti.

Un’intesa paritetica tra Nestlé e un fondo come PAI Partners, già operativo in joint venture di successo in altri comparti, potrebbe offrire continuità gestionale, pur introducendo nuove dinamiche competitive rispetto agli asset oggi esistenti.

L’avvio della procedura di vendita della divisione Waters da parte di Nestlé potrebbe portare a una nuova fase di consolidamento in un mercato caratterizzato da forte competizione e preferenze dei consumatori in evoluzione.

Per gli operatori del settore beverage e per gli investitori istituzionali, l’operazione rappresenta una finestra di opportunità per partecipare alla gestione di marchi globali con profonde radici nei rispettivi Paesi di origine.

Nel breve periodo, resta da monitorare il numero e la qualità delle offerte vincolanti che emergeranno nel corso della gara, così come le strutture di governance e partecipazione che i potenziali acquirenti proporranno per valorizzare questi asset nel lungo termine.

Fonte: https://www.corriere.it/economia/aziende/25_dicembre_19/acqua-san-pellegrino-sfida-fra-fondi-americani-e-francesi-per-acquistarla-da-nestle-pai-in-pole-position-f6d2e525-fd21-4be2-9abf-095af89c3xlk.shtml

Campari Group cede amaro Averna e mirto Zedda Piras per 100 milioni e si rifocalizza sul brand prioritario Braulio nella categoria degli amari

0
campari
Il logo di Campari

MILANO – In linea con la strategia annunciata durante il recente Capital Markets Day, Campari Group continua la rifocalizzazione del portafoglio. E’ stato raggiunto un accordo per la cessione di amaro Averna e mirto di Sardegna Zedda Piras a Illva Saronno Holding S.p.A., proprietaria, tra gli altri, dell’iconico Disaronno e degli storici vini siciliani Florio e Duca di Salaparuta.

Questa transazione rappresenta un altro passo significativo nell’attuazione della strategia di razionalizzazione del portafoglio per rafforzare il focus sui core brand contribuendo alla semplificazione del business e alla riduzione della leva finanziaria.

Coerentemente con questa strategia, nel 2025, il Gruppo ha annunciato le cessioni di uno stabilimento di produzione e co-packing australiano in marzo, e di Cinzano in giugno, che rappresentano complessivamente il 3% circa delle vendite nette di Campari Group su base pro-forma.

Inoltre, a ottobre, Campari Group, attraverso Dioniso Group (la joint venture 50/50 con Moët Hennessy), ha inoltre annunciato la vendita di Tannico, la piattaforma italiana di e-commerce di vini e spirit, a un player privato del settore. I proventi totali derivanti da queste cessioni, inclusa la vendita di Averna e Zedda Piras, superano i €210 milioni.

Simon Hunt, chief executive officer-Campari Group: “La cessione di Averna e Zedda Piras segna un ulteriore passo fondamentale nella nostra strategia di razionalizzazione del portafoglio, con l’obiettivo di concentrarci su un minor numero di iniziative, ma di maggiore impatto strategico, mentre continuiamo a favorire la riduzione della leva finanziaria, come evidenziato nel Capital Markets Day. Siamo entusiasti di firmare questo accordo con Illva Saronno Holding S.p.A., realtà di riferimento nel settore delle bevande alcoliche e partner ideale per sostenere lo sviluppo futuro di questi brand, grazie alla consolidata esperienza e profondo legame con brand e prodotti siciliani. Desidero esprimere la mia più sincera gratitudine ai nostri team per l’impegno e la dedizione dimostrati nel valorizzare e tutelare questi marchi nel corso degli anni”.

Marco Ferrari, Chief Executive Officer-Gruppo Illva Saronno S.p.A.: “L’acquisizione di Averna e Zedda Piras rappresenta un ulteriore passo verso il rafforzamento del nostro ruolo come player globale nel settore degli spirit. Grazie alla loro riconosciuta qualità e tradizione, i due marchi costituiscono un’importante aggiunta al nostro portafoglio internazionale e rafforzeranno significativamente la nostra posizione in tre dei nostri mercati prioritari (Stati Uniti, Germania e Italia). Illva Saronno, con la sua solida presenza internazionale, è orgogliosa di promuovere la cultura e lo stile di vita italiani in tutto il mondo, valori che condividiamo e ammiriamo nel Gruppo Campari. Siamo certi che sotto la nostra guida i marchi continueranno a prosperare nei prossimi anni”.

La transazione prevede la creazione di una società di nuova costituzione (‘NewCo’) a cui verranno conferiti i business di Averna e Zedda Piras, inclusi la proprietà intellettuale, il magazzino di prodotti finiti, alcuni dipendenti, gli stabilimenti produttivi di Caltanissetta in Sicilia (per Averna), e Alghero in Sardegna (per Zedda Piras), l’avviamento, altri accordi contrattuali nonché altre attività correlate.

Nell’ambito della transazione e con efficacia a partire dalla data del closing, Illva Saronno Holding S.p.A. e Campari Group hanno stipulato un accordo transitorio per le attività produttive di blending e imbottigliamento di Averna nello stabilimento italiano di Campari Group a Canale e un contratto di distribuzione temporaneo in base al quale Campari Group continuerà a commercializzare Averna e Zedda Piras in alcuni mercati selezionati come Germania, Austria e Svizzera, prima del passaggio alla struttura commerciale di Illva Saronno Holding S.p.A..

Averna, uno tra i più iconici amari di Sicilia, è stato creato nel 1868 e acquisito da Campari Group nel 2014 tramite l’acquisizione di Fratelli Averna S.p.A., il proprietario dei marchi Averna, Braulio, Limoncetta e Frattina. Il Gruppo ha successivamente ceduto Limoncetta e Frattina. Il marchio Braulio rimane nel portafoglio di Campari Group, escluso dal perimetro della cessione, in linea con l’obiettivo di rafforzare il focus e l’impegno sulla sua crescita come unico amaro del portafoglio. L’Italia costituisce il mercato principale per Averna, rappresentando circa il 30% delle vendite nette, seguito da Germania, Stati Uniti e Austria, che insieme rappresentano circa l’85% delle vendite nette.

Zedda Piras, creato nel diciannovesimo secolo e un importante contributore nella diffusione del liquore di mirto in Italia, fu acquisito nel 2002 da Campari Group assieme a SellasMosca S.p.A., proprietaria, tra gli altri, dei vini SellasMosca, Caytai e Chateau Lamargue. Il Gruppo ha successivamente ceduto i vini SellasMosca, Catai e Chateau Lamargue. La maggior parte delle vendite nette di Zedda Piras è concentrata in Italia.

Nei dodici mesi terminanti a settembre 2025, le vendite nette di Averna e Zedda Piras sono state pari a €26 milioni. Il margine di contribuzione (margine lordo dopo le spese per pubblicità e promozioni) è stato pari a €17 milioni.

Il corrispettivo totale dell’operazione è pari a €100 milioni per il 100% di NewCo e del magazzino dei prodotti finiti detenuto da Campari Group, in assenza di cassa o debito finanziario. Il corrispettivo, da corrispondersi in cassa, è soggetto ai consueti meccanismi di aggiustamento prezzo. La determinazione della plusvalenza è attualmente in corso.
Il closing dell’operazione è previsto entro la prima metà del 2026.

In questa transazione, per Campari Group hanno agito Mediobanca come consulente finanziario, PedersoliGattai in qualità di consulente legale, e Biscozzi NobilisPartners in qualità di consulente fiscale. Per Illva Saronno Holding S.p.A. hanno agito PwC in qualità di consulente commerciale, finanziario e fiscale e BonelliErede in qualità di consulente legale.

La scheda sintetica di Campari Group

Campari Group è uno dei maggiori player a livello globale nel settore degli spirits, con un portafoglio di oltre 50 marchi premium e super premium, che spaziano dagli aperitivi, tra cui gli iconici Aperol e Campari, ai distillati di agave, come tequila Espolòn, ai whiskeys e rum, tra cui Wild Turkey e Appleton Estate, fino ai cognac e champagne, come Courvoisier e Grand Marnier.

Campari Group, fondato nel 1860, è il sesto per importanza nell’industria degli spirit di marca. Ha un network distributivo su scala globale che raggiunge oltre 160 paesi nel mondo, con posizioni di primo piano in Europa e nelle Americhe. Con sede principale in Italia, a Sesto San Giovanni, Campari Group conta 24 siti produttivi in tutto il mondo e una rete distributiva propria in 27 paesi. Campari Group impiega circa 5.000 persone.

Le azioni della capogruppo Davide Campari-Milano N.V. (Reuters CPRI.MI – Bloomberg CPR IM) sono quotate al Mercato Telematico di Borsa Italiana dal 2001.

La scheda sintetica di Gruppo Illva Saronno

Gruppo Illva Saronno, interamente di proprietà della famiglia Reina, è la società capogruppo di un gruppo diversificato le cui linee di business comprendono aromi, bevande alcoliche, vini, gelati e prodotti da forno.

Conta più di 800 dipendenti e più di 30 società controllate in Italia e all’estero. Il Gruppo opera nel settore delle bevande alcoliche attraverso Illva Saronno S.p.A., fondata dalla famiglia Reina nel 1647, ed è un leader nel comparto degli spirit con presenza in oltre 160 Paesi.

È particolarmente conosciuto per Disaronno, il liquore italiano più amato al mondo, così come per altri prodotti di grande prestigio come Tia Maria, The Busker Irish whiskey, Engine Gin, Sagamore Rye, Rabarbaro Zucca, Artic Vodka, Isolabella Limoncello e Sambuca. Nel settore dei vini è presente con prestigiosi marchi quali Florio, Duca di Salaparuta e Corvo.