Marco Lavazza, vicepresidente del Gruppo, parla dell’evento tennistico Atp Finals, svoltosi dal 9 al 16 novembre, e il legame con la città di Torino. Leggiamo di seguito un estratto dell’intervista di Carmine Festa per il quotidiano Il Corriere della Sera.
Marco Lavazza, affrontiamo subito la questione: le Atp Finals devono rimanere a Torino?
“Siamo un Paese meraviglioso. Che si dà regole a priori e a posteriori. Detto ciò, a noi interessa avere chiarezza su cosa fare. Dopodiché noi non abbiamo mai fatto mancare il sostegno al mondo del tennis da 15 anni a questa parte. Vogliamo continuare, e le Atp devono restare a Torino. A meno che…”
A meno che?
“Altri non costruiscano uno stadio che sia il doppio del nostro. Ma al momento questa cosa non la vedo”.
Nessuna alternanza con Milano?
“Francamente, no. Chi lascia la strada vecchia per quella nuova si avventura in un percorso incerto. Torino le Atp Finals le ha organizzate bene. Sono cresciute nel tempo con l’impegno della Fit (Federazione italiana tennis, ndr) e noi partners”.
Eppure c’è chi le spinge verso Milano.
“Siamo in Italia, la polemica piace. Milano dovrebbe partire da zero, per questo cambiare in corsa e ricominciare daccapo non mi sembra saggio”.
Diceva che l’organizzazione in questi anni è cresciuta. Come?
“Il Comune, gli sponsor hanno dato il loro contributo. Per noi, aggiungo, Torino è casa”.
Sta dicendo che se le Atp migreranno altrove vi disimpegnerete?
“Dipende dalle condizioni”.
…
Ultima domanda: quest’anno quanti caffè avete fatto alle Atp?
“205 mila, il 58 per cento in più dell’anno scorso”.
Per leggere l’intervista completa basta cliccare qui.
SEREGNO (Monza-Brianza) – Ile douce fa il bis, ma non a Milano: la storia della pasticceria e caffetteria si sposta da Via Luigi Porro Lambertenghi 15 a Piazza Risorgimento, angolo Don Bosco, a Seregno. Dalla città alla provincia lombarda, il passaggio sembra quasi controintuitivo, ma non è così. Le ragioni che hanno portato Fabrizio Barbato e Angela Carantina a questo cambiamento, le spiegano direttamente i soci, marito e moglie, co-titolari.
Ile Douce apre a Seregno: è stata una fuga dai costi di Milano?
“Sicuramente i prezzi a Milano sono un tema che abbiamo dovuto considerare. Già anni fa, avevamo in cantiere l’idea di un secondo punto vendita, anche se restando nella stessa città. Parliamo del 2022, quando avevamo appena avviato il nuovo laboratorio e c’era ancora la scia del Covid da cavalcare. In pochi anni è diventato infattibile pensare di restare qua per una seconda apertura, perché sarebbe stato un sacrificio continuo per riuscire a rientrare delle spese sempre più elevate.
Nel tempo non sono mancate delle proposte di imprenditori per entrare in società, anche di Gruppi grandi, ma abbiamo rifiutato. Altre richieste sono arrivate da Monza, ma dopo aver valutato diversi posti, nessuno ci ha convinto fino in fondo.
Quando infine ho ricevuto una telefonata da parte di un agente immobiliare per segnalarmi una location a Seregno sono andato a dare un’occhiata: già il locale era di impatto, posizionato in una delle piazze del centro, con 9 vetrine. In una congiunzione strategica, il locale è di 300 metri quadri (180 per la vendita e 120 tra magazzino e spogliatoio), su due piani. Quello di cui avevamo bisogno.
Allora abbiamo deciso di approfondire il discorso, studiando la clientela e le abitudini del luogo: dalle nostre analisi, abbiamo riscontrato che i clienti locali erano più reattivi e ricettivi rispetto alla nostra offerta se paragonati a quelli di Monza. Un secondo e principale motivo per cui abbiamo scelto di aprire qui è legato alla nostra storia personale: con la nostra bimba di 11 mesi abbiamo deciso di trasferirci anche noi e vivere qui.
Volevamo rallentare un attimo.
A Milano Ile Douce ovviamente c’è ancora, naturalmente con la difficoltà di dover gestire il locale a distanza, tuttavia i ritmi lì erano talmente frenetici che ad un certo punto abbiamo voluto assecondare una nostra esigenza più personale. Una decisione vincente anche dal punto di vista pratico: da 80 metri quadri di vendita milanese ora abbiamo raddoppiato la superfice.”
Seregno è una città salottiera, alle persone piace fare chiacchiere, stare più a lungo in caffetteria. L’età media è più alta rispetto a Milano. “Il nostro locale, dati i metri quadri, l’illuminazione, l’arredamento, è davvero un bel posto in cui sostare. Volevamo creare appunto un salotto che fosse in linea con la nostra causa, prevedendo comunque il caffè al banco che però è talmente vasto da essere praticamente un tavolo, con lo stesso prezzo del servizio da seduti.”
L’offerta e i prezzi saranno gli stessi sul caffè? Portare lo specialty fuori da un polo già ben rodato come Milano è una bella sfida
L’Ile Douce a Seregno (foto concessa)
“Abbiamo la proposta di specialty (che facciamo ruotare mensilmente. Ora abbiamo a Milano di Bonanza di Berlino) servita a Milano, con la viennoiserie e una parte salata che stiamo introducendo ora. Qui però va ancora molto forte l’offerta più all’italiana e seguiti da Alessandro Giammatteo che ha formato le 5 risorse in sala al femminile, abbiamo una proposta ben fatta di schiumati, cappuccini, macchiati. A Milano il consumo dello specialty invece è aumentato tanto, non solo in termini di estrazioni alternative, ma anche di ricette di stampo più internazionale come il Cortado, il Flat White.
Ora abbiamo un monorigine di Carnera e lo specialty in espresso (venduto a un euro e venti come a Milano), anche tostato per filtro. Unico blend è quello di Carnera con due monorigini, 60%Brasile e 40% Colombia. Sta piacendo moltissimo e ne siamo molto felici, anche perché non ce lo aspettavamo: i volumi ce lo confermano (un lunedì abbiamo consumato tre chili e domenica 5).
La macchina resta la E71 touch, ma nera. Abbiamo usato un macinnino Ceado e un Faema per le monorigini di specialty in pour over.”
Nel futuro prossimo di Ile Douce?
“Le cene francesi a Milano stanno già avendo un ottimo riscontro. Abbiamo svolto a dicembre una serata che ha avuto molto successo, abbinando tè e specialty coffee al salato. Vorremmo riproporre questo format a Seregno e anche i corsi di caffetteria (con Alessandro Giammatteo abbiamo fatto formazione teorica e pratica ai nostri clienti, in tre moduli sulla botanica, espresso e estrazioni alternative, latte e bevande alternative). Qua gli spazi si prestano meglio a introdurre anche questo.
Abbiamo un nome già conosciuto e quindi a Seregno, sebbene siamo un po’ “gli ultimi arrivati” comunque siamo noti. Abbiamo una proposta di bevande vegetali molto variegata rispetto al resto dei nostri colleghi, anche se facciamo fatica a far capire che non vendiamo il ginseng e proponiamo soluzioni come il matcha.”
Ma bisogna ampliarsi per essere sostenibili?
“Ci vorremo fermare a questo secondo spazio, perché altrimenti ci sarebbe di nuovo il rischio di ricadere nella stessa trappola di gestioni complesse e stressanti. Vogliamo rispettare il nostro business plan. Abbiamo sentito il bisogno di aprire un secondo punto perché il primo store non riusciva a rendere di più, nonostante le sue potenzialità, per via della metratura. Avevamo la fila di 60 persone fuori da Ile Douce la domenica a Milano e non era più qualcosa che potevamo sostenere. Restare in città con una metratura più ampia era più difficile per varie ragioni, ma un terzo attualmente non è nei nostri piani”.
MILANO – Uno studio commissionato a OpinionWay da Delta Cafés – un importante torrefattore portoghese – mette in luce alcune interessanti tendenze relative all’universo dei consumi, alla percezione e all’immaginario di prodotto del caffè in Francia. Quattro le aree principali esplorate dallo studio: come cambia il rapporto con il caffè da generazione a generazione, il ruolo della bevanda nei rapporti sociali e nel dating, il consumo di caffè come “ingiunzione culturale” e il ruolo dell’intelligenzaartificiale.
L’indagine è stata compiuta su un campione significativo della popolazione adulta di 1.042 persone, tra il 18 e il 19 giugno, utilizzando il sistema sistema CAWI (Computer Assisted Web Interviewing).
Un primo dato significativo che emerge dallo studio è la penetrazione della bevanda: oltre 4 francesi su 5 (81%) dichiarano infatti di bere caffè quotidianamente, con una media di 2 tazze al giorno
La percentuale è più alta tra gli uomini. Ben l’86% della popolazione maschile dichiara infatti di bere quotidianamente caffè, contro il 77% di quella femminile.
La percentuale di consumatori abituali aumenta al crescere dell’età: si va da un minimo del 61%, nella fascia 18-24, a un massimo dell’89% tra gli ultrasessantacinquenni (88% tra gli ultracinquantenni).
Più nel dettaglio, il 39% del campione dichiara di bere da 2 a 3 caffè al giorno, il 21% 1 caffè al giorno e, un ulteriore 21%, dai 4 caffè in su.
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La presentazione del Trieste Coffee Festival (immagine concessa)
TRIESTE – Al via il Trieste Coffee Festival e il Trieste Coffee Experts, due eventi pensati sia per il pubblico sia per i professionisti del settore, voluti per diffondere la cultura del caffè nella Capitale dell’Espresso, in attesa del Triestespresso Expo, evento che si terrà nel 2026, giunto alla 12esima edizione.
Quella presentata nella sede della Camera di commercio Venezia Giulia sarà l’edizione più ricca del Trieste Coffee Festival, in programma dal 30 novembre all’8 dicembre, con un ampio programma di iniziative che puntano sempre a valorizzare il caffè e la sua filiera. Un’edizione speciale data da un lavoro di squadra che vede insieme le realtà più importanti del comparto.
A illustrare la manifestazione sono stati Antonio Paoletti, presidente CCIA Venezia Giulia, Serena Tonel, vicesindaco del Comune di Trieste e assessore comunale alle Politiche economiche, Patrizia Verde, direttrice di Confcommercio Trieste, Arianna Mingardi, presidente dell’Associazione caffè Trieste, Stefano Lonza, presidente della Fipe Trieste, Alberto Polojac e Filippo Vidiz di Freshmedia, Silva Risitano, marketing manager di Bazzara, e Roberto Nocera, managing director di La San Marco.
Paoletti ha spiegato che “Trieste Capitale del Caffè, che oltre ad essere una identità è anche un marchio registrato, si conferma realtà anche in quest’autunno con quella che intende essere una collaborazione all’insegna di una identità tutta triestina. La Camera di commercio che organizza TriestEspresso Expo, assieme all’Associazione caffè Trieste al Trieste Coffee Festival e a Trieste Coffee Experts sostiene e co-organizza una serie di eventi aperti a tutta la città. Se da un lato TriestEspresso Expo che si svolgerà dal 21 al 23 ottobre 2026 si conferma la fiera internazionale biennale professionale di riferimento per l’espresso italiano, la continua collaborazione assieme alle imprese del settore e alle associazioni di categoria – ha concluso Paoletti – contribuisce a diffondere la cultura del caffè sul territorio”.
Il Trieste Coffee Festival sarà anche questa volta un evento diffuso, che punta a promuovere la “cultura del caffè” e un suo consumo consapevole, attraverso incontri e iniziative rivolti a tutti, che coinvolgeranno crudisti, torrefattori, produttori, esperti del settore, caffè storici e nuovi esercizi, con incontri aperti al pubblico, laboratori per bambini, diversi eventi sul mondo del caffè e alcune sfide diventate ormai famose in città e particolarmente attese: la gara per il miglior “CAPO in B”, giunta alla decima edizione, e il quarto Moka Contest.
Trieste Coffee Festival vedrà il suo cuore pulsante in piazza Verdi, anticipando poi l’arrivo dei Mercatini di Natale, ma sarà anche una vera e propria anteprima del TriestEspresso Expo 2026 e correrà in parallelo anche ad un’altra iniziativa, Trieste Coffee Experts, che si terrà il 6 e 7 dicembre.
Il tema del Trieste Coffee Festival quest’anno sarà Caffèverso, un viaggio nell’universo del caffè, con un percorso esperienziale che condurrà cittadini e turisti attraverso i molteplici “versi”, intesi come dimensioni e narrazioni, che la bevanda incarna nell’immaginario collettivo. “Caffèverso” inoltre unisce le parole caffè e universo, evocando un sistema di costellazioni interconnesse che rappresentano le diverse dimensioni attraverso cui il caffè attraversa la società contemporanea: culturale, artistica, economica, sociale e sostenibile.
Dal 30 all’8 dicembre i cocktail bar vincitori e finalisti di Trieste Cocktail Week e Negroni Triestino 2025 proporranno un loro signature drink al caff: Al bareto, 040 Social Food, Mor, la Muta, Antico Caffè Torinese, Mast, Rex e The Modernist.
Nei ristoranti aderenti ci sarà un piatto con caffè tra gli ingredienti, in collaborazione con Fipe: Antica Ghiacceretta, Antica Trattoria Suban, Antico Caffè San Marco, Antico Ristorante
Tommaseo, Amazon Coffee shop, bar buffet da Roby, buffet Al Rebechin, Genuino, Home sapore di Casa, l’osteria Pep’s, Mimi e Cocotte, Principe di Metternich, ristorante C’era una volta, ristorante le Terrazze dell’hotel Riviera Maximilian, ristorante pizzeria Ariston, trattoria Ai fiori, trattoria Alla Gioconda, trattoria pizzeria Spetic.
Coinvolte, con dolci al caffè, anche panetterie/pasticcerie: Viezzoli, Sircelli, Spacciopani, Pompi, panificio Casareccio, pasticceria Pirona.
Dal 2 al 5 dicembre sono in programma conferenze, presentazioni, spettacoli e workshop con esperti del settore, e dal 3 all’8 dicembre il “Mercatino del Caffè” in Piazza Verdi, che anticipa il Mercatino di Natale che vedrà la sua inaugurazione il 7 Dicembre.
Sempre in piazza Verdi il 7 dicembre, dalle 16 alle 17, andrà in scena la spettacolare competizione “CAPO IN B” CHAMPIONSHIP”, giunta alla decima edizione, che metterà a confronto nella finalissima 1vs1 i due migliori baristi della città selezionati durante la settimana da una trentina di locali aderenti da una giuria tecnica. Stessa ora l’8 dicembre per la quarta edizione del MOKA CONTEST, gara aperta a tutti, per il miglior caffè preparato con la moka.
Il Trieste Coffee Festival nasce da un’idea di Alberto Polojac, responsabile acquisti e qualità di Imperator Srl. È organizzato da Associazione Caffè Trieste in collaborazione con Confcommercio Trieste e Freshmedia srls con la co-organizzazione del Comune di Trieste, Camera di commercio Venezia Giulia, Aries Venezia Giulia e con il supporto di Fipe e Trieste Convention and Visitors Bureau.
Il programma completo del Trieste Coffee Festival
24 Novembre
Camera di commercio ore 11:30 Conferenza stampa sala verde
30 Novembre-1 Dicembre 2025
Varie Aziende apert: Aprono in occasione dell’apertura del Festival le aziende della filiera del caffè Amigos Caffè, Bloom Specialty Coffee, Guatemala torrefazione caffè, Primo Aroma, Excelsior, Antica Tostatura Triestina
30 novembre
Local 18.00 opening party
30 novembre-8 dicembre 2025
Nei bar aderenti: cocktail al caffè in collaborazione con trieste cocktail week (al bareto, 040 social food, mor, la muta, antico caffe’ torinese, mast, rex e the modernist)
Nei ristoranti aderenti: piatto al caffè in collaborazione con Fipe (Antica Ghiacceretta, Antica Trattoria Suban, Antico Caffè San Marco, Antico Ristorante Tommaseo, Bar Buffet da Roby, buffet al Tebechin, genuino, home sapore di casa, l’Osteria Pep’s, Mimi e Cocotte, Principe di Metternich, Ristorante C’era una volta, ristorante le terrazze dell’hotel Riviera Maximilian, Ristorante pizzeria Ariston, Trattoria Ai Fiori, Trattoria alla Gioconda, Trattoria Pizzeria Spetic)
Nelle panetterie/pasticcerie aderenti dolci al caffè in collaborazione con fipe (viezzoli, sircelli, spacciopani, pompi, panificio casareccio, pasticceria pirona)
1-5 dicembre 2025
Nei bar aderenti: selezioni 10ima edizione capo in b championship
3-8 dicembre 2025
Piazza verdi 10.00-18.00 mercatino natalizio del caffè
8 casette di legno con torrefattori locali, spirits e food
10.30 taglio del nastro
3 dicembre 2025
Camera di commercio
4 dicembre 2025
Piazza Verdi 16.00-17.00 laboratori artistici per bambini
Piazza Dalmazia 7.00 – 18.30 caffè: storie e note dal chicco al sorso di Edda Vidiz spettacolo organizzato da Anteas Trieste Odv in collaborazione con tredici casade aps, nell’ambito del Trieste Coffee Festival
5 dicembre 2025
Piazza Verdi: 16.00-17.00 laboratori artistici per bambini ai fiori 20.00-23.00 cena al caffe’ aperta ai giornalisti
Con abbinamenti villa russiz
6 dicembre 2025
Urban excelsior 16.00 presentazione del libro Il caffè in italia fa schifo di Valentina Palange
Piazza verdi dalle 14:00 San Nicolò con doni al caffè
7 dicembre 2025
Urban Caffè 10.00-15.00 coffee club con dj set
Antico Caffe’ San Marco 16.00 presentazione del libro Come l’italia rovina ogni giorno il suo caffè(e tutti i segreti per riconoscere quello buono) di Luca Bassi
Piazza Verdi 16.00 – 18.00 10ª edizione “capo in b” championship finalissima 1vs 1
Gara tra i baristi triestini
In collaborazione con fipe trieste
Piazza borsa inaugurazione mercatino di natale trieste con canti natalizi
8 dicembre 2025
Piazza Verdi 16.00 – 18.00 4ª Edizione Moka Contest La gara di moka aperta al pubblico
MILANO – In occasione della Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne, il 25 novembre, Nestlé abbraccia un insieme di iniziative volte a promuovere prevenzione, supporto e consapevolezza sul territorio. Un impegno che trova espressione nell’ampliamento dei Punti Viola e nel sostegno, con Baci Perugina, alla campagna “Io non sto Zitta” promossa da Regione Lombardia.
Nati dalla collaborazione con l’associazione DonneXStrada, i nuovi quattro Punti Viola Nestlé offrono luoghi sicuri, facilmente riconoscibili grazie alla segnaletica dedicata e alla formazione del personale, e sono pensati per assistere chi si trova in situazioni di disagio o pericolo durante gli spostamenti quotidiani.
Dopo la prima certificazione avviata da Nespresso nel 2024, il progetto si è ampliato con nuovi riconoscimenti per i Nesté Shop di Assago, Parma e Perugia e per la Casa del Cioccolato Perugina, portando così a 70 il numero totale di punti certificati come “Punto Viola” del Gruppo in tutta Italia.
Gli obiettivi
L’obiettivo del progetto è costruire una rete di protezione diffusa, fatta di luoghi di prossimità che promuovano sicurezza, fiducia e solidarietà, contribuendo a creare un ambiente urbano più attento, consapevole e accogliente.
Accanto ai Punti Viola, per il secondo anno consecutivo, Nestlé con il brand Baci Perugina conferma la propria partecipazione all’iniziativa “Io non sto Zitta” promossa da Regione Lombardia, al fianco di istituzioni, associazioni e aziende impegnate nella lotta alla violenza di genere. Un’iniziativa che valorizza la collaborazione tra pubblico e privato come leva per diffondere una cultura del rispetto, inclusione e della parità a tutti i livelli.
Infine, a questo percorso si aggiunge una panchina rossa e una farfalla, l’iniziativa ideata in collaborazione con i sindacati dello stabilimento e di FITeL Umbria. Installate davanti l’ingresso dello stabilimento Perugina di San Sisto, proprio nel luogo in cui da oltre un secolo nascono i Baci Perugina, la panchina rappresenta un punto di ascolto e memoria, mentre la farfalla è il simbolo universale di trasformazione e rinascita. L’iniziativa invita dipendenti e non a scattare una foto come segno di vicinanza e solidarietà.
Le parole di Marco Travaglia, Presidente e Amministratore Delegato del Gruppo Nestlé
“Crediamo che l’impegno contro la violenza sulle donne debba passare sia attraverso i simboli sia attraverso gesti concreti” – dichiara Marco Travaglia, Presidente e Amministratore Delegato del Gruppo Nestlé in Italia – “In Nestlé questo tema è sentito e condiviso da tutta la nostra comunità aziendale: per noi è fondamentale sostenere le donne e le lavoratrici, creando spazi sicuri e occasioni di ascolto, per esempio, con i nuovi Punti Viola.”
Queste iniziative e l’impegno costante del Gruppo, rappresentano la volontà di promuovere una cultura del rispetto e dell’inclusione, fuori e dentro l’azienda.
Carlotta Trombetta, durante la sua esperienza in Honduras
MILANO – Nel podcast firmato LinkiestaCarlotta Trombetta, head of quality & impact di Costadoro, ha parlato di sostenibilità in tutte le sue forme: da quella ambientale a quella umana.
Il legame tra Costadoro e sostenibilità
Trombetta afferma : “Il caffè nasce nella coffee belt. Come azienda ci riforniamo da diversi continenti: Sud America, Africa e Asia. Tutto è nato dal rapporto con il nostro nonno, il grande esperto di caffè crudo di tutta l’azienda. Nonostante ciò non ama prendere l’aereo e non ha mai visitato questi Paesi di persona.
Ci raccontava spesso di queste culture grazie ai libri e ai suoi studi. Un giorno abbiamo avuto la possibilità di andarci. Come azienda, abbiamo il compito di acquistare la materia prima, tostarlo e fornirlo ai nostri clienti”.
Trombetta aggiunge: “Ho potuto vedere i diversi Paesi d’origine del caffè. La filiera del chicco è molto variegata e mi ha permesso di essere grata di approfondirle”.
“La sostenibilità è una parola che racchiude tante aree e impatti. I primi approcci sono stati le certificazioni di sistema ambientali e di prodotti come quella biologica o Fairtrade. C’è stato poi un processo in cui la sostenibilità stessa è diventata parte integrante del business. Nel 2019 abbiamo fatto il primo report di sostenibilità volontario per poi arrivare fino al 2023 in cui siamo diventati una B-Corp. Facciamo parte di un movimento globale che rispetta alti standard ambientali e sociali applicati lungo tutto la filiera”.
Per ascoltare il podcast completo basta cliccare qui.
MILANO – Dopo aver patrocinato e sostenuto con passione tutte le selezioni del Master Coffee Grinder Championship 2025 in giro per l’Italia, accompagnando i baristi e vivendo insieme a loro ogni tappa di questo straordinario percorso, Dalla Corte annuncia la sua presenza alla finale nazionale.
L’appuntamento è fissato per sabato 29 novembre al secondo piano del Mercato Centrale di Torino, all’interno di Coffee Reload, la nuova rassegna dedicata alla cultura del caffè e agli specialty coffee organizzata dall’Associazione Stampa Agroalimentare.
Per tre giorni Coffee Reload trasformerà Torino nella capitale italiana del caffè, con masterclass, degustazioni e incontri pensati per coinvolgere professionisti e appassionati. Al centro della rassegna, la finalissima del MCGC2025: un campionato che ha visto protagonisti 20 professionisti e 8 giudici, celebrando il barista come vero interprete e ambasciatore del gusto.
Il programma della finale prenderà il via alle 13:00 con una masterclass introduttiva di Sauro Dall’aglio, dedicata ai nuovi filtri Barista Improving Taste (BIT Filtri).
Successivamente, alle 13:30 i finalisti parteciperanno al warm‑up tecnico con le macchine Studio di Dalla Corte, equipaggiate con il gruppo per portafiltri da 58 mm. La specifica è significativa perché, sebbene il 58 mm rappresenti lo standard internazionale, Dalla Corte propone nel proprio portfolio anche soluzioni con portafiltri da 54 mm, con i quali debuttò ai suoi inizi: un’offerta che testimonia la flessibilità dell’azienda nel garantire ai baristi diverse possibilità di estrazione e interpretazione dell’espresso.
Alle 14:30 inizierà ufficialmente la competizione con due prove inedite: l’estrazione di un caffè “misterioso”, tostato dall’esperto Andrea Antonelli, seguita da una simulazione di consulenza di 20 minuti. In questa seconda prova i baristi dovranno scegliere e presentare la tazza che meglio esprime lo specialty firmato Antonelli, valutandone equilibrio, piacevolezza ed efficacia commerciale.
A contendersi la finale saranno Cosimino D’Ambrosio, Andrea Lo Rizzo, Riccardo Vassallo, Federico Lombardo, Tania Maifredi e Nadia Giacomelli: sei baristi che hanno saputo distinguersi nelle selezioni nazionali e che porteranno sul palco di Torino la loro esperienza, creatività e passione per il caffè.
Per Dalla Corte, essere protagonista al MCGC2025 significa ribadire la propria mission: diffondere innovazione, formazione e passione per l’espresso. Valori che trovano piena espressione in Coffee Reload, dove professionisti e appassionati si incontrano per vivere e condividere l’esperienza del caffè.
Fabrizio Polojaz in Arabia Saudita (immagine concessa)
Fabrizio Polojaz, presidente dell’Associazione Caffè Trieste e titolare della torrefazione Primo Aroma, ha partecipato, in qualità di italian coffee ambassador selezionato dalla Guida dei caffè e delle torrefazioni d’Italia, a due giornate di incontri per la Settimana della cucina italiana nel mondo a Jeddah e Riyadh, in Arabia Saudita, su invito dell’Ambasciata d’Italia a Jeddah. Leggiamo di seguito la sua esperienza.
Espresso italiano e caffè arabo a confronto: dialogo culturale e gastronomico tra Italia e Arabia Saudita
di Fabrizio Polojaz
“In occasione della Settimana dellacucina italiana nel mondo, ho partecipato in qualità di Italian coffee ambassador selezionato dalla Guida dei caffè e delle torrefazioni d’Italia a due giornate di incontri ed eventi dedicati alla cultura del caffè, all’interno del programma di promozione dell’italian coffee style.
La missione si è svolta il 12 e 13 novembre a Jeddah e Riyadh, in Arabia Saudita, su invito dell’Ambasciata d’Italia a Jeddah.
Questa missione ha ulteriormente ampliato gli ambiti di collaborazione tra il Ministero Italiano degli Affari Esteri e l’Associazione Caffè Trieste: infatti partivo, nel mio attuale ruolo di vicepresidente dell’Associazione, proprio mentre i miei colleghi svolgevano un’attività similare con l’Ufficio ICE e l’Ambasciata italiana di Lubiana, in Slovenia.
L’iniziativa si inserisce all’interno della campagna di promozione integrata del Made in Italy coordinata dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, e ha rappresentato un’importante occasione di dialogo culturale, economico e gastronomico tra due Paesi dalle tradizioni caffeicole molto diverse, ma accomunati da una forte centralità del caffè nella vita quotidiana.
La Settimana della cucina italiana nel mondo, giunta alla sua decima edizione, è un’iniziativa promossa dal MAECI per valorizzare la tradizione culinaria italiana a livello globale.
Il tema 2025 ha posto l’accento su salute, innovazione e cultura: tre pilastri che ben rappresentano anche il valore del caffè espresso italiano, protagonista di numerosi eventi in tutto il mondo.
La missione di Fabrizio Polojaz (immagine concessa)
A Jeddah l’espresso italiano simbolo di tecnologia, tradizione e confronto culturale
L’evento di Jeddah, realizzato in collaborazione con la locale associazione Call of Culture, ha offerto un’occasione unica di confronto tra due mondi del caffè profondamente diversi: da un lato l’espresso italiano, simbolo della modernità e dell’innovazione tecnologica, dall’altro il caffè arabo preparato con il dallah, fortemente radicato nella tradizione e nel rito dell’ospitalità.
L’appuntamento si è svolto in una cornice prestigiosa, uno dei palazzi storici più rappresentativi della città vecchia di Jeddah, alla presenza di un pubblico numeroso e variegato: esperti del settore, cultori della materia, operatori economici e media.
Durante l’apertura dell’evento, l’Ambasciatore d’Italia a Jeddah, dottor Roberto Cantone Costa, ha ricordato ai presenti l’importanza strategica della cultura gastronomica italiana come leva di dialogo tra i popoli.
Ha inoltre annunciato con soddisfazione l’esito positivo della valutazione tecnica del dossier Unesco per la candidatura della Cucina Italiana a patrimonio immateriale dell’umanità, sottolineando come il rito dell’espresso rappresenti un elemento identitario centrale di questa tradizione.
Nel mio intervento intitolato The Italian Coffee History and Culture, ho ripercorso la storia del caffè italiano, illustrando l’origine e lo sviluppo della cultura dell’espresso che oggi conta più di 95.000.000 di tazze bevute in Italia ogni giorno, anche attraverso il modello didattico delle “Quattro M” – Miscela, Macinatura, Macchina e Mano.
Ho evidenziato l’importanza dell’espresso come sintesi tra tradizione artigianale, evoluzione tecnologica e ritualità sociale, con riferimento ai parametri che ne definiscono la qualità (peso, temperatura, pressione, tempo di estrazione). Il pubblico ha mostrato vivo interesse per gli aspetti tecnici e culturali, interagendo attivamente durante la sessione di domande e risposte.
Uno dei momenti più significativi è stato il confronto diretto con gli esperti di caffè arabo, moderato con grande competenza da Mohammed Bakhrieba, fondatore di Call of Culture. Questo dialogo ha permesso di esplorare somiglianze e differenze tra i due approcci: da un lato, il caffè arabo, servito in occasioni rituali, spesso preparato con spezie e condiviso in grandi quantità; dall’altro, l’espresso, intenso e concentrato, consumato in pochi sorsi come gesto quotidiano.
La conversazione ha messo in luce la possibilità di costruire ponti culturali attraverso il caffè, partendo dal rispetto reciproco delle identità e delle pratiche di consumo”.
Durante il Riyadh Coffee Festival il caffè saudita incontra la cultura italiana dell’espresso
“Il 13 novembre ho avuto l’opportunità di partecipare al Coffee Festival di Riyadh, un evento nazionale che riuniva i principali attori della filiera saudita del caffè: produttori locali, torrefattori, baristi, operatori del settore e appassionati. Il festival offriva un ampio ventaglio di attività: degustazioni, workshop pratici, dimostrazioni di brewing e una vivace competizione di Latte art.
Il mio intervento, dedicato all’espresso italiano, si è inserito all’interno di un panel internazionale sulle diverse culture del caffè.
Espresso italiano e caffè arabo a confronto (immagine concessa)
Ho portato il punto di vista italiano, illustrando i criteri di valutazione sensoriale e i valori culturali ed economici legati all’espresso. Il pubblico ha dimostrato particolare curiosità nei confronti dell’evoluzione tecnologica delle attrezzature italiane e delle prospettive commerciali legate al mercato saudita”.
Il caffè italiano come prodotto simbolo del Made in Italy
Polojaz: “In entrambe le città, a Jeddah come a Riyadh, l’espresso italiano ha suscitato interesse e apprezzamento, non solo come bevanda di alta qualità, ma come vero e proprio simbolo culturale capace di generare connessioni, dialoghi e nuove opportunità. Il caffè ha dimostrato ancora una volta di essere un linguaggio universale, in grado di avvicinare popoli diversi e promuovere l’incontro tra tradizioni.
L’espresso italiano in Arabia Saudita (immagine concessa)
Allo stesso tempo, la presenza italiana ha confermato il ruolo strategico del caffè e delle attrezzature da espresso nella bilancia commerciale tra Italia e Arabia Saudita. L’originale espresso italiano, riconosciuto per la sua qualità e per il suo legame con il Made in Italy, rappresenta un asset importante non solo per l’export, ma anche per costruire nuove collaborazioni nel campo della formazione, dell’ospitalità e della cultura”.
Lara Caballini di Sassoferrato (AD Dersut), Il Presidente della Regione del
Veneto Luca Zaia, Giorgio Caballini di Sassoferrato (Presidente Dersut) e Giulia Caballini
di Sassoferrato (Marketing Manager Dersut). Immagine concessa
CONEGLIANO – La torrefazione Dersut Caffè di Conegliano prosegue il proprio impegno verso la sostenibilità con “Dersut Reuse”, un’iniziativa che coniuga responsabilità ambientale, artigianato e formazione.
In collaborazione con Ricrearti, che promuove il riuso creativo di materiali e il recupero di competenze artigiane presso il Laboratorio Ricrearti Lab. – fortemente voluto di Savno e dal Comune di Conegliano e che ha il patrocinio di Confindustria Veneto Est- è stata trasformata l’estetica dell’arredo aziendale (in particolare di due divani) in un simbolo di economia circolare.
Il restyling con materiali di recupero
Oltre alla realizzazione di accessori ottenuti da eccedenze di confezionamento e scarti di lavorazione organica (come la pula o silver skin), Dersut ha avviato un restyling dei propri complementi d’arredo utilizzando materiali di recupero provenienti dagli allestimenti delle assemblee di Confindustria Veneto Est, stampati da ABS Group di Vittorio Veneto.
Questa scelta non solo valorizza l’arredo esistente senza generare nuovi sprechi, ma promuove anche il lavoro artigianale e il coinvolgimento dei giovani in attività formative.
I divani della sede Dersut sono stati infatti rinnovati durante un workshop di restyling che ha visto la collaborazione tra una tappezziera professionista, custode di un mestiere sempre più raro, e un gruppo di giovani, offrendo loro l’opportunità di acquisire competenze concrete e di contribuire a un progetto di valore sociale.
Le parole di Lara Caballini, Amministratrice Delegata di Dersut Caffè
Racconta Lara Caballini di Sassoferrato, Amministratrice Delegata di Dersut Caffè: “Quando ho proposto all’ecodesigner Debora Basei di rinnovare l’estetica e la funzionalità dei nostri divani, ha subito colto l’occasione per trasformare un semplice intervento di arredo in un progetto condiviso, capace di generare valore per l’ambiente e per le persone.
I divani sono stati collocati al centro della passerella sopraelevata, che consente agli ospiti di visitare in tutta sicurezza l’intero percorso produttivo: un itinerario che parte dal magazzino del crudo, attraversa i silos del caffè verde, l’area di tostatura e i silos del tostato, per arrivare infine al reparto di confezionamento”.
Una nuova vita ai materiali surplus
Grazie al consenso di Confindustria Veneto Est e alla rete di collaborazioni attivate, l’iniziativa rafforza il concetto di Eco-rete sostenibile By Ricrearti, un modello che connette imprese e territori per dare nuova vita a materiali considerati surplus, trasformandoli in risorse utili e simboli di un’economia più consapevole.
L’iniziativa è stata particolarmente apprezzata anche dal Governatore Luca Zaia che ha visitato lo stabilimento il 22 settembre.
“Dersut si conferma un esempio eccellente nel territorio di sostenibilità industriale avanzata che diventa risorsa di competitività, inclusione e anche di bellezza che bene si inserisce nella loro splendida nuova sede di Conegliano.
L’appartenenza storica di Dersut a Confindustria Veneto Est e, da molti anni, anche al nostro Gruppo Sostenibilità è motivo di orgoglio e di condivisione di valori e pratiche che dall’azienda portano benessere alla comunità.
Ci fa inoltre piacere che per questo progetto dei nuovi divani ci sia un coinvolgimento ancora più diretto della nostra associazione con l’utilizzo dei materiali di ABS Group per le assemblee”, così Walter Bertin Vicepresidente di Confindustria Veneto Est delegato alla Transizione Ambientale e ESG.
Paolo Griffa ospita il caffè più buono del mondo al Caffè Nazionale (immagine conessa)
AOSTA – L’appuntamento è per sabato 29 novembre al Caffè Nazionale di Aosta, dalle 9 alle 18. L’occasione è unica: assaggiare, degustare, sorseggiare il caffè più buono del mondo e fra i più pregiati del 2025.
Il locale storico, con 140 anni di storia e riportato in auge dal talentuoso chef Paolo Griffa, trasformato in pasticceria, caffetteria e cocktail bar e che ospita anche il suo ristorante 1 Stella Michelin, accoglierà, unica occasione in Italia, un Panama Geisha selezionato appositamente da Difference Coffee, realtà londinese fondata dall’imprenditore Amir Gehl che seleziona, acquista e torrefà piccoli lotti di caffè eccezionali dalle più prestigiose farm della Coffee Belt.
Lo chef, il campione e il coffeelover
La scelta non è casuale. Paolo Griffa, grande appassionato e conoscitore della nera bevanda, tanto amata quanto misconosciuta nel nostro Paese, propone nel suo Caffè Nazionale, fin dall’apertura nel 2022, i caffè di Amir Gehl.
Erede di una famiglia di produttori di tabacco, Gehl si appassiona ai caffè pregiati, che accomuna ai grandi vini e ai sigari più ricercati, e fonda Difference Coffee.
La sua missione è chiara: scovare per la sua torrefazione i più preziosi chicchi del mondo – il Jamaica Blue Mountain, il Kona dalle Hawaii, il Geisha da Panama, il Wild Kopi Luwak che lavora con furetti allo stato brado dall’Indonesia – e alcune chicche acquistate nelle aste dove ogni anno si battono le migliori tipologie provenienti dai più esclusivi terroir.
Il compito di estrarre al meglio questi caffè eccezionali è dei migliori baristi: per questo il 29 novembre dietro al bancone ci sarà Daniele Carvalho Ricci, campione italiano baristi nel 2020, 2023 e 2025 e secondo classificato al Campionato Mondiale Barista 2023, migliore risultato di un italiano di sempre
“Al Caffè Nazionale utilizziamo solo specialty coffee, comprati alle aste e garantiti da Difference Coffee. Aosta potrebbe sembrare una piazza non facile per il caffè di alto livello ma la clientela è molto ricettiva e riconosce la qualità, anzi sempre più spesso arrivano clienti anche da altre regioni, solo per il caffè.
Con Difference Coffee si è instaurato un rapporto di fiducia: lavorano sulla qualità senza compromessi, curano la formazione dei ragazzi, ci tengono al rapporto in ogni passo. Così stiamo ampliando il numero di monorigini a disposizione, estratti in espresso e cold brew”. Paolo Griffa.
Che sapore ha il nero nettare degli Dei?
Gli ospiti che sabato condivideranno l’esperienza del Caffè Nazionale di piazza Émile Chanoux, 9, nel centro di Aosta – si attendono coffee lovers da tutto lo Stivale – troveranno in tazza un caffè i cui complessi aromi non dimenticheranno facilmente, come succede con un grande whisky o con un rum da meditazione.
Si tratta di un Geisha lavato proveniente dall’Hacienda La Esmeralda di Boquete, Panama, uno dei più noti produttori al mondo. Nel 2025 l’azienda della famiglia Peterson ha confermato il suo status leggendario vincendo la Panama Cup e ottenendo il punteggio più alto mai registrato nella storia della competizione, che valuta i migliori caffè di uno dei Paesi produttori più in vista.
Infatti, ha ottenuto 98,00 punti nella categoria Geisha Washed con il lotto “Nido Natural Geisha Nano Lot 2NC” e 97,00 punti nella Geisha Natural, superando di gran lunga precedente record del mondo, sempre detenuto dall’azienda dei Peterson, con 94,1 punti segnato nel 2017.
Il lotto vincitore, di soli 20 kg, è stato venduto all’asta a diversi torrefattori in tutto il mondo segnando, con 30.000 dollari al chilogrammo, un altro record mondiale nel prezzo di un caffè.
Difference Coffee si è assicurata una piccola quantità proveniente dallo stesso appezzamento di terreno che ha prodotto questo lotto da record mondiale e la presenterà in esclusiva al Caffé Nazionale, in collaborazione con lo chef Paolo Griffa.
Ogni tazza, estratta in espresso e proposta al costo di 50 euro, rivelerà la fragranza del gelsomino e del bergamotto, seguita da note di frutta tropicale, pesca e miele.
In degustazione ci sarà anche un prezioso Yellow Bourbon Pulped Natural di Daterra Estate dal Brasile, parte della carta dei caffè del Caffè Nazionale.
Può una tazzina di caffè costare 50 euro?
Il caffè, sembra un’eresia nella Patria della tazzulella a un euro o poco più, può essere un vero lusso: e tutto si gioca, come per altri prodotti come il vino o i grandi distillati, su provenienza, rarità e su quella maestria che nel caffè viene condivisa tra produttore, torrefattore e barista.
Per questo, certo, una tazzina di umile caffè può costare 50 euro, e anche molto di più. Il record assoluto è stato raggiunto recentemente a Dubai al Julith Cafe dove una tazza del caffè panamense – ce n’erano 400 a disposizione dei munifici appassionati – ha raggiunto la strabiliante cifra di 980 dollari. (*https://www.cbsnews.com/news/worlds-most-expensive-coffee-980-cup-cafe-dubai/).
La tazzina milionaria era stata estratta proprio dal lotto Nido, il locale emiratino ne aveva acquistato 1 kg, di cui il caffè che verrà proposto al Caffè Nazionale è gemello.
Il tetto dei mille euro a tazza è insomma pronto a essere sfondato alla prossima occasione, che potrebbe arrivare molto presto.
Nato in Etiopia, sbocciato a Panama
Vale la pena raccontarla, la storia dell’eccezionale caffè in degustazione.
Tra le varietà più pregiate da molti anni ormai c’è appunto il Geisha o Gesha, una delle oltre cento varietà heirloom che crescono spontaneamente nelle foreste e negli altipiani dell’Etiopia, vera e incontestabile patria della Coffea Arabica.
“Scoperta” nel 1936 dal capitano Richard Whalley, console della regione di Bench Maji nell’allora colonia britannica di Abissinia che era stato incaricato di raccogliere 10 libbre di semi di caffè dalla zona intorno al monte Geisha, questa varietà di Arabica ha poi trovato proprio nelle montagne di Panama e nei suoi terreni vulcanici il suo terroir ideale.
Tra i primi a portare la varietà nel Paese del Canale c’è proprio Hacienda La Esmeralda, agli inizi degli anni ’90. Il terroir della zona del vulcano Baru e l’intuizione vincente, e l’audacia, di coltivare caffè a un’altitudine eccezionale, 1650 metri sopra il livello del mare, hanno fatto il resto. Nel 2004 un lotto di Geisha La Esmeralda proveniente da un appezzamento della loro farm di Jaramillo non solo vinse il Best of Panama ma stabilì il record per il prezzo più alto mai pagato per un caffè all’asta. E fece capire al mondo che una nuova, brillante star nel mondo del caffè era nata.
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