MILANO – Accordo fatto sul rinvio dell’Eudr. Nella serata di ieri, martedì 3 dicembre, i negoziatori hanno raggiunto un accordo politico provvisorio per posporre di un anno l’entrata in applicazione del nuovo regolamento europeo contro la deforestazione. L’annuncio è stato dato, quasi contemporaneamente, dal Consiglio e dal Parlamento europeo. L’accordo tra i colegislatori è ora soggetto all’approvazionedel Consiglio e del Parlamento, prima che il testo possa essere sottoposto alla procedura formale di adozione.
Il voto sull’accordo informale sarà aggiunto all’agenda della prossima sessione plenaria del Parlamento Europeo, in programma dal 16 al 19 dicembre.
Una volta adottato da entrambe le istituzioni, il nuovo testo sarà pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Ue per entrare in vigore prima della data del 30 dicembre.
Contenuto riservato agli abbonati.
Gentile utente, il contenuto completo di questo articolo è riservato ai nostri abbonati.
Per le modalità di sottoscrizione e i vantaggi riservati agli abbonati consulta la pagina abbonamenti.
MILANO – A Padova, in Piazza delle Erbe 20, esiste una realtà un po’ sui generis, Steampower, che ha trovato nella sua dimensione a 360 gradi la via giusta per proporre un caffè diverso, non solo di qualità, ma decisamente innovativo: per scoprire in che senso nel dettaglio, è intervenuto il titolare visionario Gianpaolo Facco, torrefattore, assaggiatore, inventore.
Steampower, i soli a Padova a selezionare, tostare ed estrarre specialty coffee: perché avete fatto questa scelta in una realtà che non è esattamente al centro della Third Wave italiana?
“Per capire l’origine di Steampower si deve tornare un po’ indietro rispetto a Padova, ovvero a Verona, dove in realtà tutto ha avuto inizio. Innanzitutto confesso di essermi avvicinato allo specialty soltanto da adulto, quando ho assaggiato per la prima volta un caffè differente dal solito.
Gianpaolo Facco, titolare di Steampower (foto concessa)
È stato allora che ho cominciato a sperimentare, informandomi e formandomi con l’obiettivo di intraprendere un percorso che mi rendesse in grado di fare selezione e tostatura del verde. Il primo esordio di Steampower è stato quindi nel 2018 a Verona, nel locale che si trovava tra piazza Bra e Castelvecchio: c’era uno spazio molto grande che si adattava all’inserimento non solo della caffetteria ma anche della torrefazione, per offrire un’esperienza totalizzante.
Purtroppo poi, con l’arrivo della pandemia, abbiamo dovuto chiudere quel punto vendita. E così ci siamo spostati a Padova, città in cui eravamo già presenti con un’altra attività in centro: abbiamo dovuto però sacrificare l’inclusione della roastery, perché trovandoci al centro storico era più complesso trovare i permessi e poi anche per un limite di spazio. Attualmente la torrefazione è dislocata a Mirano-Venezia.
Selezioniamo ancora noi il caffè e poi lo tostiamo fresco per servirlo ai nostri clienti. Siamo riusciti a creare già a Verona un nostro spazio in cui far vivere il caffè in modo unico, anche usandolo come spezia in cucina nel primo ristorante (gli esempi si sprecano: un plin al caffè, tiramisù fatti davanti al cliente, una rivisitazione della carbonara con un Brasile e per il suo effetto di pulitura del palato, il caffè si è prestato bene anche con le costine).”
“Questo è il modo di Steampower di stimolare le relazioni, facendo conoscere questa materia prima a 360 gradi.”
“Per tornare invece a Padova, questa è una città molto frequentata dagli universitari e dagli studenti Erasmus, che conoscono già un po’ questo mondo. Certo qua si è abituati ad una fruizione più veloce e noi cerchiamo sempre di contrastare questa rapidità con una prima domanda al cliente, quando ci chiede “un caffè”: quale vuole? E così si instaura seppur con tempi più ridotti, una conversazione.
Ogni settimana in mescita abbiamo 4-5 referenze diverse e le proponiamo ai clienti. Dai più blasonati come il Kopi Luwac Wild a quelli meno famosi ma di qualità elevata, la nostra offerta è abbastanza completa. Il filtro viene spesso ordinato da chi si ferma per studiare e ha più tempo da passare da Steampower: avvertiamo sin da subito che la preparazione richiederà un’attesa maggiore, così i clienti sono già preparati.
Per il resto dell’attività, tosto con mio figlio Thomas che ha 20 anni e sta maturando la passione per questa attività. Mentre Angelica, mia figlia, specializzata nelle estrazioni, è a contatto con le persone in caffetteria e infine mia moglie Mara si occupa del personale.
Volevamo portare tutta la famiglia dentro questa impresa: arrivo da un’esperienza manageriale in un’azienda di design e arredamento che poi ho riversato nella trasformazione e allestimento dell’ambiente di Steampower.
Siamo tutti allineati su questa avventura e liberamente ogni giorno ci confrontiamo e cresciamo insieme, dalla selezione del verde alla tostatura, sino alla gestione della caffetteria. Per ora sta funzionando.
Dal 2020-2021, abbiamo portato il marchio di Steampower dentro la caffetteria classica gestita dal 2014 da mia moglie.”
Avete brevettato diverse innovazioni nel settore: ce ne parlate?
“Ho sfruttato il periodo pandemico di chiusura per pensare ed elaborare: ho sperimentato e depositato due domande di brevetti nel 2020 e 2021, che poi sono stati riconosciuti nel 2022 e 2023 e ora stanno affrontando l’iter per diventare internazionali. Mi sono chiesto quali fossero le esigenze del settore, come ad esempio abbassare il contenuto di caffeina per rispondere alla preoccupazione di molti che la sera non bevono il caffè.
Naturalmente esiste già il processo di decaffeinizzazione che parte dal verde: la mia novità è agire da quello tostato, cosa che mi permette di non avere vincoli produttivi o dell’uso di agenti esterni, chimici. Il processo è naturale, grazie ad una soluzione come acqua o un suo derivato liquido naturale. Una volta trattato il caffè, anche specialty, si può scegliere quanta percentuale di caffeina verrà trasferita nel liquido e quanta invece resterà nel chicco.
Questa bevanda imbottigliata e finita, che assorbe più o meno caffeina e aromi, può essere impiegata come un’acqua aromatizzata oppure un energy drink, con caffeina già naturalmente al suo interno. E può dare vita ad una gamma di prodotti nuovi. La riduzione del 5-10-25% e oltre è un parametro di riferimento che può variare a seconda dei propri obiettivi.
Proprio attualmente sto svolgendo un test per validarlo per il consumatore finale: con un qrcode, dopo un assaggio gratuito e la compilazione di una scheda, riuscirò a capire le reazioni e cosa ha avvertito al palato. Una volta raccolti un centinaio di feedback, ci faremo un’idea sulla sua fattibilità. Già durante la fase di brevetto, 9 su 10 non hanno saputo distinguere l’espresso a basso contenuto di caffeina da quello standard.
Questa gamma è pensata in particolare per due occasioni di consumo: in primis è l’opportunità per aumentare le ordinazioni del caffè di qualità, perché ha un minore contenuto di caffeina e quindi il cliente si sente più tranquillo a berne di più; e poi avere una bevanda che sostituisca l’acqua in qualsiasi momento della giornata, magari per pulire il palato dopo un buon pasto.
Infine si potrebbe pensare a una terza destinazione: se si è atleti, è una soluzione funzionale al pari di un energy drink (ma senza ingredienti poco salubri all’interno). Anche esteticamente si presenta bene, perché è totalmente limpida. Ora stiamo lavorando alla pastorizzazione per allungarne la shelf life.
Per un buon risultato, il caffè usato naturalmente è di qualità e bisogna tostarlo su tonalità medio-chiara. E poi è un’operazione di economia circolare: il caffè che viene usato per estrarre la bevanda infatti, poi ritorna nel ciclo produttivo come caffè differente in grani. “
“Un altro brevetto interessante riguarda la crema caffè: l’espresso è famoso per la sua superficie corposa che attrae molto l’italiano.”
“Per realizzare la crema dell’espresso, sappiamo che avviene a monte dell’estrazione un processo che lavora meccanicamente il macinato e permette un’emulsione instabile degli oli presenti nel chicco. Allora ho pensato ad un metodo per avere un risultato più duraturo nel tempo, stabile, con una texture più stretta, senza bolle, morbida.
Espresso brevetto Steampower (foto concessa)
La bevanda ottenuta con la mia tecnica ribalta il rapporto in tazza, che se normalmente è composto dal 20-30% di crema e il resto dalla soluzione liquida, con il mio sistema diventa per l’80-90% crema.
Una cosa ancora più difficile da ottenere se si considerano le temperature elevate necessarie all’espresso. Questo modifica poi anche la percezione organolettica: anche il caffè risulta più dolce, vellutato. Così abbiamo una tazzina di qualità (100% Arabica) che però ha la crema superiore a qualsiasi altro espresso ottenuto da un blend con molta Robusta al suo interno.
Altro aspetto fondamentale: con questa macchina riesco a risolvere alcuni problemi di estrazione di alcuni modelli superautomatici che, quando si inseriscono i grani, restituisce spesso una crema inferiore di quelle prodotte da cialde e capsula. Ho realizzato già un prototipo pre industriale, usando una De’ Longhi Dinamica modificata: il funzionamento è eccezionale.”
Raccontateci una delle anime di Steampower, ovvero la parte dedicata al servizio e la caffetteria: com’è il locale, che caffè servite, a che prezzo, quali attrezzature avete scelto e quali estrazioni proponete?
“Partiamo da un euro e 50 per il 100% Arabica e da lì si sale sino ai 5.50 per un Jamaica Blue Mountain. Il 35%-40% delle nostre vendite riguardano caffè specialty e il prezzo non è un limite per chi vuole provare. Inoltre l’apertura di Starbucks con i suoi prezzi ed estrazioni, ci ha aiutati un po’ a contrastare l’offerta molto bassa che si può trovare ancora in giro per Padova (ancora qualcuno vende l’espresso a 80 centesimi).
Con la nostra proposta abbiamo selezionato naturalmente la nostra clientela che si è presto accorta della differenza rispetto al caffè che si può bere in altri bar. Il nostro menù è già esposto all’ingresso, quindi non ci sono sorprese sul prezzo al bancone.
Per le attrezzature abbiamo scelto come macinacaffè un Malkhoenig EK48, verticale, più altri 4 macinini piccoli per le monorigini di Anfim. Per l’espresso usiamo una Coffee Racer Sanremo Renegade a tre gruppi personalizzata e abbiamo anche il Sylos Azomico.
Per il cold brew abbiamo usato un drip verticale e anche la versione in bottiglia per gli accompagnamenti nella mixology: lo Spritz ad esempio, lo facciamo con un cold brew. Abbiamo notato con piacere una certa curiosità anche verso questo mondo, alcolico e analcolico.”
Piani futuri per Steampower?
“I programmi vanno ancora in direzione dell’innovazione. Ci piacerebbe portare avanti questi brevetti o autonomamente o con delle partnership esterne, per mettere i nostri prodotti sul mercato. Al momento opportuno vorremmo tornare a far vivere l’esperienza completa con la torrefazione nello stesso locale.
Ovviamente il tema del brevetto è al primo posto e poi realizzeremo la struttura adatta alla condivisione della nostra visione. Entro la fine dell’anno, avremo l’autorizzazione per gli Stati Uniti, Cina e Europa. In Italia si potrebbe già partire, così come in Europa.”
MILANO – Continua la serie di interventi a commento dell’intervista del torrefattore pugliese Antonio Quarta, che ha scatenato il dibattito attorno al tema aumento del costo della tazzina, potere d’acquisto, qualità, rapporto tra torrefattore e barista. Questa volta si inserisce nel discorso la torrefattrice, barista, Paola Campana.
Paola Campana: “Non ho un atteggiamento completamente critico nei confronti delle considerazioni condivise da Antonio Quarta”
“Perché non ha totalmente torto: il rincaro dei prezzi non può essere slegato anche ad un fattore culturale, alla tradizione della tazzina che è innanzitutto convivialità. Tuttavia penso anche che vendere l’espresso a un euro non sia più fattibile, considerando anche solo il costo del chicco verde che ha subito negli ultimi anni un forte aumento, soprattutto la Robusta che ora è vicina all’Arabica.
Sarebbe piuttosto auspicabile optare per una diversificazione dell’offerta: ho sempre sostenuto che si potesse offrire in una caffetteria non soltanto lo specialty, ma anche qualcosa di più classico, magari una miscela di qualità. Nei bar ci deve essere un prodotto più standard che sia alla portata dei portafogli di tutti insieme a delle monorigini un po’ più care, per rispondere a desideri più particolari.
Questa è un’opzione valida che andrebbe percorsa. Non ci siamo ancora arrivati, perché siamo legati ancora al concetto del classico bar all’italiana, dove si propone sempre il solito caffè. E questo anche perché le torrefazioni finanziano le attività commerciali fornendo loro attrezzature e accessori: in questo modo non si avrà mai modo di avere una maggiore diversificazione e cultura del prodotto.
La responsabilità quindi è da parte di entrambi gli operatori: i baristi che non studiano e approfondiscono l’argomento caffè, i torrefattori che marciano su questo disinteresse e insistono sui finanziamenti. Questa dinamica svilisce il mercato italiano del caffè. Ci vuole invece il prezzo adeguato ai diversi tipi di caffè proposti.
Un euro e 50 per qualcosa di scadente non è appropriato e viceversa, la qualità si deve pagare in maniera corretta.
Per quanto riguarda il potere di acquisto: lavorando anche da Starbucks, ho potuto notare che le persone ordinano una tazzina di caffè senza lamentarsi del costo più elevato per una miscela 100% Arabica. Penso quindi che non solo sia possibile, ma che bisognerebbe spingere più in alto i prezzi, raccontando le origini, puntando sulla qualità. Prima di tutto dobbiamo mettere al primo posto una materia prima elevata, promuovendo una filiera più equa e sostenibile. Un euro e 50 è una spesa che si può affrontare: si beve di meno, ma si consuma qualcosa di buono.”
ROMA – L’inflazione nei servizi di ristorazione scende al +3,0%, per il totale ristorazione e al +2,9% per la ristorazione commerciale. L’inflazione generale aumenta a +0,9% da +0,7% di settembre, soprattutto per l’accelerazione dei prezzi dei prodotti alimentari. Leggiamo di seguito la nota pubblicata sul sito dell’Ufficio Studi della Federazione Fipe.
Bar
Il profilo inflazionistico del bar resta sul +3,3%. Gli incrementi sopra la media del comparto continuano a riguardare i prodotti di pasticceria e gelateria sia al bar che altrove.
(dati: Centro Studi Fipe)
Ristoranti
Per i ristoranti e le pizzerie la variazione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente si attesta a +3,1%. I prezzi della gastronomia registrano +2,9% mentre il delivery registra un incremento dell’ 1,5% rispetto a ottobre 2023.
(dati: Centro Studi Fipe)
Mense
I prezzi delle mense registrano un +4,7% rispetto all’anno precedente.
Una classica tazzina di espresso (immagine: Pixabay)
Cinque anni di aumenti consecutivi rendono il caffè al bar sempre più caro nella Svizzera tedesca. Il café crème (caffè lungo) arriva ad un media di 4,58 franchi (quasi 5 euro), con 9 centesimi in più rispetto al 2023. Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo pubblicato sul portale d’informazione Swissinfo.ch.
L’aumento del prezzo del caffè nel nord delle Alpi
MILANO – Il Café crème (caffè lungo), la bevanda calda più gettonata nei ritrovi pubblici a nord delle Alpi, costava quest’anno in media 4,58 franchi, vale a dire 9 centesimi in più (+2%) che nel 2023. E in futuro si annunciano nuovi ritocchi, sempre verso l’alto.
La progressione del 2024 è solo di poco inferiore a quella del 2023, che era stata di 10 centesimi e la più elevata da un decennio, e va ad aggiungersi a quella di 9 centesimi del 2022, emerge dalle indicazioni odierne di CafetierSuisse, l’associazione dei ristoratori tedescofoni del ramo che informa sulla base di un sondaggio di 650 locali pubblici, tutti svizzero-tedeschi. Dal 2014 il caffè è diventato di 36 centesimi più caro (+9%).
A livello regionale il prezzo medio più alto è stato osservato nel canton Zugo (4,84 franchi), quello più basso nel canton Soletta (4,45 franchi). Nelle città come Zurigo non è comunque raro pagare 6 franchi (quasi 6,50 euor) la tazza di caffè.
“Con i suoi 9 centesimi l’aumento dei prezzi nel 2024 è stato significativo per il terzo anno consecutivo”, commenta il presidente di CafetierSuisse Hans-Peter Oettli, citato in un comunicato. “Ulteriori progressioni in questa fascia sono previste anche per il prossimo anno”.
L’organizzazione – che rappresenta gli interessi di 1400 caffetterie, bar-pasticcerie, ristoranti, take-away e sale da tè della Svizzera tedesca – non fornisce alcuna raccomandazione tariffaria e afferma che i prezzi sono a discrezione dei singoli esercizi. Per il loro calcolo si deve tenere conto della concorrenza, del tipo di locale e della sua ubicazione, sottolinea l’associazione.
Il settore del vending registra un bilancio negativo: nei primi nove mesi dell’anno il numero di consumazioni è diminuito del 3,4% a quota 2,9 miliardi, mentre il fatturato è sceso dell’1,7%, a quota 1,19 miliardi (è stato di 1,6 miliardi nell’intero 2023). Tra i fattori alla base della frenata dei ricavi pesa ancora lo smart working: Confida cita uno studio del Politecnico di Milano secondo cui il lavoro a distanza è stabile con oltre 3,55 milioni di dipendenti che lo praticano, e con stime di crescita per il 2025.
Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo di Emiliano Sgambato per il quotidiano Il Sole 24 Ore.
La crisi del settore del vending
MILANO – Dopo gli anni di graduale ripresa del post Covid, il settore dei distributori automatici di cibi e bevande torna a registrare un bilancio negativo: nei primi nove mesi dell’anno il numero di consumazioni è diminuito del 3,4% a quota 2,9 miliardi, mentre il fatturato è sceso dell’1,7%, a quota 1,19 miliardi (è stato di 1,6 miliardi nell’intero 2023).
Secondo i dati elaborati da Ipsos per Confida, l’Associazione italiana della distribuzione automatica, il caffè, che pesa per il 57% delle consumazioni, perde il 2,9% rispetto allo stesso periodo del 2023.
Male anche le bevande fredde che registrano un calo del 3,6%, gli snack (-2,8%) e i gelati (-34,3%). I prodotti che registrano un andamento positivo sono invece gli energy drink (+0,9%), le bevande a base di frutta con bassa (+8,9%) o alta (+3,12%) concentrazione di frutta, gli snack dolci (+4,7%) e salati (+0,5%), e il confectionery (cioè i chewingum e le caramelle, +5,2%).
Per leggere la notizia completa basta cliccare qui.
Arriva a Malalbergo, Bologna, il primo distributore automatico di giornali installato all’interno del bar La Dolce Vita Junior in via Nazionale 328/F e gestito dall’edicola di Altedo. Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo pubblicato sul portale d’informazione MSN.
Il distributore automatico di giornali a Malalbergo
MALALBERGO (Bologna) – Un gesto familiare come comprare il giornale, che rappresenta la quotidianità di molti, si fonde con la colazione al bar, un altro pezzo da novanta della tradizione, in una sinergia vincente. Arriva a Malalbergo, infatti, il primo distributore automatico di giornali.
Installato all’interno del bar La Dolce Vita Junior in via Nazionale 328/F e gestito dall’edicola di Altedo, rappresenta una soluzione semplice e intuitiva. Basta infatti selezionare il quotidiano, inserire il denaro e il giornale scivola fuori, pronto da leggere.
In un’epoca dominata dalle notizie digitali, questi piccoli avamposti della carta stampata stanno vivendo una rinascita, rispondendo a una domanda inattesa di praticità e fascino rétro.
Per leggere la notizia completa basta cliccare qui.
Il progetto Adotta un educatore (immagine concessa)
TRIESTE – illycaffè conferma la collaborazione con San Patrignano per dare un aiuto concreto a favore del percorso di recupero delle ragazze e dei ragazzi della comunità, questa volta sostenendo il progetto Adotta un educatore. Dopo gli anni del Covid San Patrignano ha visto tornare a crescere le richieste di aiuto e ora deve assumere 20 nuovi educatori.
Si tratta di figure professionali essenziali per chi entra in comunità. Sono presenti 24 ore su 24, sette giorni su sette per garantire un conforto agli attuali 850 ragazzi e ragazze ospitate nella struttura, intercettare i loro momenti di difficoltà, specialmente quando vorrebbero abbandonare il percorso, orientare le loro prime scelte di vita nel momento in cui tornano a casa.
Se il 70% di chi termina il percorso di recupero in comunità non torna più a fare uso di sostanze, gran parte del merito è proprio degli educatori che forniscono agli ospiti di San Patrignano gli strumenti per affrontare e superare le difficoltà quotidiane, quelle per cui prima trovavano una risposta nelle droghe.
Gli educatori sono riferimenti unici per chi viene accolto: forti di percorsi di studi specifici, sono dotati di una grande sensibilità e spesso di un’esperienza personale che gli permette di capire e immedesimarsi nella fatica di chi entra in comunità. Con la loro competenza pedagogica hanno un ruolo cardine nel rendere unico e specifico il percorso di ogni persona accolta.
Grazie al sostegno di illycaffè, da quest’anno la comunità potrà avere un educatore in più e regalare nuova speranza alle centinaia di ragazzi che chiedono aiuto e alle migliaia di loro famigliari che ne sognano la rinascita.
“Siamo orgogliosi di poter offrire ancora una volta il nostro contributo alla Comunità di San Patrignano supportando una figura chiave come quella degli educatori. Un ruolo complesso e sfidante che può davvero fare la differenza e rappresentare una guida preziosa per aiutare gli ospiti della casa a ricostruire il proprio percorso di vita”, commenta Cristina Scocchia, amministratore delegato illycaffè.
“Gli educatori sono figure fondamentali per la comunità, perché incarnano i valori che da sempre animano San Patrignano e li trasmettono ogni giorno alle persone che accogliamo. Sono costantemente al fianco dei nostri 850 ragazzi e ragazze e un singolo educatore in più è un aiuto fondamentale nei confronti dei nostri ospiti, perché significa una persona in più con cui possono aprirsi, confidarsi e confrontarsi. Per questo siamo profondamente grati a illycaffè per aver scelto di sostenere questo progetto”, spiega Vittoria Pinelli, presidente San Patrignano
L’affinità di valori che lega le due organizzazioni si basa sulla volontà di migliorare la qualità della vita delle persone in modo sostenibile e duraturo. illycaffè, società B Corp che si impegna a crescere promuovendo un modo diverso di fare business, basato su una strategia orientata al bene comune, ha sposato l’impegno di San Patrignano rivolto ai giovani che hanno smarrito la strada.
L’importanza attribuita dall’azienda alla collaborazione per migliorare la qualità della vita e accrescere il benessere nel lungo termine ha dato vita negli anni a progetti sociali a favore delle comunità con le quali entra in contatto, da quelle dei produttori di caffè nelle zone di raccolta della materia prima a quelle che si trovano nelle aree in cui il caffè viene consumato.
La scheda sintetica di San Patrignano
San Patrignano è la comunità di recupero per ragazze e ragazzi con problemi di dipendenza più grande d’Europa e al momento ospita oltre 850 ragazzi. Per tutti loro e per le loro famiglie il percorso di recupero è completamente gratuito. Dal 1978 ad oggi, San Patrignano ha accolto oltre 26.000 persone, offrendo loro una casa, l’assistenza sanitaria e legale, la possibilità di studiare, di imparare un lavoro e reinserirsi pienamente nella società al termine del percorso di recupero.
Secondo una ricerca effettuata dall’Università di Bologna, che ha monitorato un gruppo di ex ospiti della comunità a cinque anni dal loro reintegro nella società, il 72% dei ragazzi che terminano positivamente il percorso non ricadono nel problema della tossicodipendenza. Oltre a questo, la Comunità è da tempo impegnata in progetti di prevenzione alle dipendenze, tanto che incontra oltre 40.000 studenti l’anno.
La scheda sintetica di illycaffè
illycaffè è un’azienda familiare italiana fondata a Trieste nel 1933, che da sempre si prefigge la missione di offrire il miglior caffè al mondo. Produce un unico blend 100% Arabica composto da 9 ingredienti diversi. L’azienda seleziona solo l’1% dei migliori chicchi di Arabica. Ogni giorno vengono gustate più di 8 milioni di tazzine di caffè illy nei bar, ristoranti, alberghi, caffè monomarca, case e uffici di oltre 140 paesi, in cui l’azienda è presente attraverso filiali e distributori.
Fin dalla nascita illycaffè ha orientato le proprie strategie verso un modello di business sostenibile, impegno che ha rafforzato nel 2019 adottando lo status di Società Benefit e nel 2021 diventando la prima azienda italiana del caffè ad ottenere la certificazione internazionale B Corp.
Tutto ciò che è ‘made in illy’ viene arricchito di bellezza e arte, a cominciare dal logo, disegnato da James Rosenquist, le illy Art Collection, le tazzine decorate da più di 130 artisti internazionali o le macchine da caffè disegnate da designer di fama internazionale. Con l’obiettivo di diffonderne la cultura della qualità ai coltivatori, baristi e amanti del caffè, l’azienda ha sviluppato la sua Università del Caffè che ad oggi svolge corsi in 23 paesi del mondo. Nel 2023 illycaffè ha generato un fatturato consolidato pari a €595,1 milioni. La rete monomarca illy conta 159 punti vendita in 30 Paesi.
MILANO – Barbera Caffè, torrefazione di Napoli, fa il suo ingresso nel mercato del Sud-Est asiatico con i primi due punti della catena di caffè italiana Cafè Barbera, fissati a Giacarta e Manila. Ci sono anche già prospettive che parlano della conquista della Malesia, in Kuala Lumpur. Una notizia confermata dall’amministratore delegato Elio Barbera, che ha parlato di un’espansione studiata da diversi anni, con il lancio di questo concept di coffee shop nel 2004, arrivando a 36 store nel mondo.
Barbera Caffè: dal 1870 all’evoluzione in un brand internazionale
I prossimi 12 anni raccontano anche l’approdo ad Atene (dove si arriverebbe alla terza location), di uno store nel Regno Unito (anche qui raggiungendo quota 3 negozi) e infine a Doha, per dicembre 2024. Così si porta la tradizione dell’espresso italiano oltre i suoi confini nazionali e affermandosi attraverso dei marchi storici come Barbera Caffè.
Louis Vuitton ha aperto ad ottobre una caffetteria nell’aeroporto Heathrow di Londra. Il design del Le Café Cyril Lignac at Louis Vuitton è stato affidato a Marc Fornes e al suo studio newyorkese THEVERYMANY. Leggiamo di seguito un estratto dell’articolo di Zarina Chiarenza per il portale d’informazione Viaggi News.com.
La caffetteria di Louis Vuitton a Londra
LONDRA – In una mossa che segna un’ulteriore espansione del suo impero ben oltre i confini della moda, Louis Vuitton ha aperto ad ottobre il suo primo concept di ristorazione nel Regno Unito, scegliendo una località tanto inaspettata quanto emblematica: l’aeroporto di Londra Heathrow. Questa nuova caffetteria, denominata Le Café Cyril Lignac at Louis Vuitton, rappresenta non solo un passo avanti nella diversificazione del marchio ma anche un omaggio al viaggio stesso, elemento fondante dell’identità Louis Vuitton.
La storia di Louis Vuitton è intrinsecamente legata al concetto di viaggio. Dalle sue origini come produttore di valigie e bauli da viaggio di lusso, la Maison ha sempre cercato di accompagnare i viaggiatori nelle loro avventure con eleganza e stile.
È quindi naturale che il marchio abbia scelto uno degli aeroporti più trafficati del mondo per aprire il suo primo café nel Regno Unito, offrendo ai passeggeri un’esperienza culinaria senza precedenti prima del decollo.
Per leggere la notizia completa basta cliccare qui.
Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Se continui ad utilizzare questo sito noi assumiamo che tu ne sia felice.Ok