Harry’s Bar è pronto per il ritorno a Firenze dopo la chiusura della sede di Lungarno Vespucci. Si parla di alcuni locali lungo il Prato, non lontano da dove attualmente si trova la versione Garden del locale ospitato presso il Sina Villa Medici. Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo di Raffaella Galamini per il portale intoscana.
Il ritorno di Harry’s Bar a Firenze
FIRENZE – Il conto alla rovescia è già partito. Dopo la chiusura della storica sede di Lungarno Vespucci, Harry’s Bar prepara il grande ritorno a Firenze. Se non ci saranno intoppi già da aprile 2025, si parla del 1 aprile ma non è uno scherzo, il locale amato da tante star di passaggio a Firenze avrà una nuova sede.
Si parla di alcuni locali lungo il Prato, non lontano da dove attualmente si trova la versione “Garden” del locale ospitato presso il Sina Villa Medici.
L’avvocato Antonio Bechi che conserva con la sua famiglia non solo la licenza ma pure gli storici arredi tante volte ammirati nelle sale di Lungarno Vespucci non vede l’ora. “Gli arredi, boiserie comprese, sono tutti completi. Ci auguriamo di poter ricreare il sogno ma soprattutto l’atmosfera e la filosofia di un luogo che è nel cuore di molti” assicura come riportato da intoscana.
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L’opera di Alessandro Panajia raccoglie tutte le vicende dal 1775, anno della fondazione, ad oggi. Domenica invece si è tenuta l’inaugurazione della nuova sala con miscele della torrefazione più antica d’Italia: caffè Bontadi. Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo pubblicato sul portale d’informazione La Nazione.
La storia del Caffè dell’Ussero
PISA – Qui, fra una buona tazzina di caffè e un pasticcino, si è fatta la storia. Già il nome suggerisce quali siano le sue radici, l’Ussero è il caffè più antico di Pisa, nonché il terzo in Italia dietro solamente al Florian di Venezia (1720) ed al Greco di Roma (1760). Fin dalla sua fondazione nel lontano 1775 l’Ussero ha ospitato le menti più illustri della città, divenendo teatro di eventi che hanno segnato il corso della storia.
Per esempio fu proprio fra i suoi tavolini che fu organizzata la partenza della spedizione del battaglione universitario per Curtatone e Montanara, o ancora furono le sale dell’Ussero ad ospitare le riunioni degli scienziati presenti a Pisa per il Primo Congresso degli Scienziati Italiani nel 1839.
Per non parlare poi dei grandi esponenti del Risorgimento che frequentavano assiduamente il locale, rendendolo una vera e propria fucina di idee. Guerrazzi per esempio venne sospeso per un anno dall’università per aver declamato, in piedi sui tavolini dell’Ussero, alcuni versi carbonari.
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TORINO – Piani Culturali, il calendario di appuntamenti culturali inaugurato quest’anno da Domori, si arricchisce di una preziosa partnership con Feltrinelli, che svilupperà una serie di appuntamenti dedicati ad autori e novità della casa editrice Feltrinelli. Il Calendario Piani Culturali/Feltrinelli sarà inaugurato ufficialmente da gennaio 2025 e sabato 30 novembre (Domori Store, Piazza San Carlo, ore 18.00), verrà presentato con un evento speciale, un’anticipazione esclusiva del futuro programma culturale.
Questo primo appuntamento vedrà protagonista Marica Bartoccioni, lifestyle influencer, che presenterà il suo nuovo libro Nutrirsi di emozioni: un volume pensato per riunire genitori e bimbi accanto ai fornelli, ricco di ricette, menù, consigli; una guida preziosa per vivere la cucina insieme, educando al gusto, alla conoscenza degli alimenti e alla cucina come luogo di condivisione e crescita.
A dialogare con l’autrice sarà la web influencer Irina Potinga di @spaziogrigio; introdurrà Rossana Bettini Illy, ideatrice e coordinatrice di Piani Culturali San Carlo.
Piani Culturali San Carlo è il nuovo progetto di Domori, ideato e dedicato allo spazio eventi di Domori Store, a Torino, in Piazza San Carlo. Con questo nuovo progetto, l’azienda intende arricchire l’offerta culturale della città, ospitando una serie di eventi artistici e letterari di rilievo nazionale e internazionale.
Il termine Piani è stato scelto per il suo duplice significato: da un lato, si riferisce ai due livelli fisici degli spazi congiunti allo store Domori; dall’altro, rappresenta i piani, ovvero i progetti culturali che prenderanno vita all’interno dell’area. Piani Culturali diventerà un punto di riferimento per festival, rassegne, presentazioni letterarie, esposizioni artistiche e molto altro.
Con l’inaugurazione dei Piani Culturali, Domori si conferma promotore di eventi che favoriscono la riflessione, la creatività e la condivisione culturale, offrendo uno spazio che arricchisce l’esperienza dei visitatori e contribuisce attivamente alla vita culturale della città.
La vetrina del nuovo store Pompadour (immagine concessa)
VERONA – Pompadour, esperta del gusto dal 1913 e leader nel settore dell’infusione in Italia, inaugura il 29 novembre a Verona il secondo punto vendita: Pompadour Shop – l’arte dell’infusione. Dalle 10 alle 19, in via dei Pellicciai 28, sarà possibile assaggiare deliziosi infusi invernali, esplorare tutte le novità del brand e ricevere un piccolo omaggio.
I Pompadour shop – l’arte dell’infusione, unici nel loro genere, abbracciano l’intero mondo di tè, tisane ed infusi.
Sotto un unico tetto, prima a Milano ed ora anche a Verona, l’azienda unisce l’esperienza nel gusto di Pompadour e Sir Winston Tea al suo marchio, fiore all’occhiello nel mondo del tè, Peter’s TeaHouse, ricreando così l’incontro tra due mondi dell’eccellenza nel campo dell’infusione.
Un’accurata selezione di eleganti teiere, tazze, idee regalo e molti altri oggetti per rendere l’ora del tè ancora più speciale attende infine gli amanti dell’infusione a pochi passi dal centro di Verona.
Il Madagascar è un luogo cruciale nella lotta contro il cambiamento climatico. La sua produzione di cacao è fondamentale per il futuro del cioccolato svizzero, e le aziende del settore stanno cercando di contrastare il degrado del suolo e la deforestazione dell’isola. Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo di Veronica De Vore, tradotto da Vittoria Vardanega, per il portale d’informazione Swissinfo.
Il futuro del cioccolato della Svizzera in Madagascar
MADAGASCAR – Su quest’isola tropicale dell’Oceano Indiano, le rive del fiume Sambirano sono costeggiate da aromatici alberi di cacao e piccoli appezzamenti di terra. Negli ultimi tempi mantenere in vita questi alberi – e raccogliere le loro pregiate fave, destinate ai consumatori svizzeri – è sempre più difficile.
Un progetto a guida elvetica sta cercando di mitigare l’impatto del cambiamento climatico nella regione, garantendo al tempo stesso la fornitura di cacao fondamentale per l’industria del cioccolato svizzero.
“Alcuni dei miei alberi di cacao si seccano e muoiono per il caldo. È come se fossero bruciati”, racconta Hugues, coltivatore di cacao, mentre manovra un lungo palo per raccogliere i frutti maturi dalla cima degli alberi.
La stagione delle piogge, che di solito si estende da novembre ad aprile, è diventata più breve e intensa. Il Madagascar è sempre stato esposto a forti cicloni, ma oggi sono più frequenti e distruttivi. Queste violente intemperie hanno modificato il corso del fiume Sambirano, provocando inondazioni che hanno spazzato via le coltivazioni di cacao lungo le sue rive. Le piogge di febbraio sono state devastanti.
“Se non è il caldo a ucciderli, è l’acqua”, sospira Hugues, mentre si addentra nei campi.
Hugues è uno tra le migliaia di coltivatori di cacao attivi nella valle del Sambirano, la zona più fertile del Madagascar per questa coltura. Molti progetti internazionali che uniscono conservazione e agricoltura si concentrano proprio in questa regione.
Tra i programmi che cercano di contrastare il degrado del suolo e la deforestazione c’è il Climate-Resilient Cocoa Landscapes (Territori del cacao resilienti al cambiamento climatico), realizzato dalla ONG svizzera Helvetas con il supporto della Swiss Platform for Sustainable Cocoa: una coalizione eterogenea che include produttori di cioccolato, commercianti, rivenditori, ONG, istituti di ricerca e rappresentanti del Governo.
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Fabio Verona con il dottor Niccolò Mevio (foto concessa da Humanitas Gradenigo)
TORINO – Nei giorni 22 e 23 novembre 2024, presso le eleganti ed attrezzatissime sale didattiche della sede regionale dell’AIS, si è svolto il primo convegno “Olfatto e gusto a 360°: dalla fisiopatologia al loro ruolo nel quotidiano”, organizzato dal centro di diagnosi e cura per i disturbi dell’olfatto e del gusto dell’ospedale Humanitas Gradenigo, e diretto dal dottor Luca Raimondo, primario di otorinolaringoiatria presso l’ospedale Gradenigo di Torino.
I temi principali del convegno vertevano sui disturbi olfatto-gustativi, i quali hanno sempre rivestito un ruolo secondario fra i disturbi degli organi di senso sebbene, olfatto e gusto, ricoprano un ruolo fondamentale in molteplici aspetti della nostra vita quotidiana e lavorativa.
Il dottor Luca Raimondo (foto concessa da Humanitas Gradenigo)
Negli ultimi anni l’interesse nei loro confronti è cresciuto, non solo all’interno della comunità medica, ma anche fra la popolazione generale sia per i recenti sviluppi nel trattamento farmacologico della poliposi nasale sia a causa della pandemia da Covid19.
La partecipazione era riservata a 100 medici specialisti e specializzandi, i quali iscrivendosi e seguendo le due giornate si aveva poi un attestato di frequenza e un certo numero di crediti ECM, cui nel dettaglio è possibile vedere nella locandina dell’evento cliccando qui.
Molteplici sono stati i temi specifici trattati atti ad approfondire gli aspetti eziopatogenetici, diagnostici e terapeutico-riabilitativi della perdita olfattiva e gustativa con un particolare focus sui risvolti che essa può avere nella quotidianità di ciascuno di noi, con una particolare attenzione ai professionisti la cui attività lavorativa ruota attorno alle loro abilità sensoriali.
Tra gli intervenuti al dibattito finale vi sono stati infatti M. Baronetto – Chef ristorante “Del Cambio” Torino (una stella Michelin), M. Carosso – Presidente AIS Piemonte, D. Dequigiovanni – Ristoratore e Sommelier “Luogodivino wine bistrot”, R. Drago – Direttore creativo “Laboratorio Olfattivo”, M. Franchini General Manager “La Drogheria”, R. Girardi – Chef “Luogodivino wine bistrot”, S. Pisu – Barmanager “La Drogheria”, E. Signoroni – Beer & food writer, S. Valentino – Delegato ONAF e ONAS per Torino, F. Vajra – G.D. Vajra Barolo, Fabio Verona docente ed esperto di caffè.
Estremamente interessanti, anche per il comparto non medico, gli argomenti trattati dai vari docenti intervenuti, in quanto hanno offerto spunti di riflessione importanti nelle applicazioni legate alla degustazione alimentare.
Dalla Lectio Magistralis del Prof. Thomas Hummel – Direttore della Smell and Taste Clinic del Policlinico Universitario di Dresda alle relazioni successive, tenute tutte da docenti esperti del settore della chemestesi olfatto-gustativa, sono emersi concetti scientifici relativi alla sensibilità olfattiva, gustativa e trigeminale sia orale che nasale che permettono di sfatare alcuni falsi miti diffusi nel settore dell’analisi sensoriale; in particolare è stato sfatato il mito delle aree linguali deputate alla percezione di amaro, acido, dolce e salato: i recettori gustativi sono omogeneamente diffusi su tutta la superficie linguale permettendo così la detezione di tutti e 5 i gusti fondamentali su tutto l’ambito linguale, è emerso come alcuni di questi recettori, in particolare quelli dell’amaro, siano diffusi anche in altre zone del tratto gastro-enterico.
Altrettanto interessanti, soprattutto se osservati sotto un punto di vista di marketing, gli interventi sul tema degli aspetti relazionali e lavorativi della perdita olfattiva, dove la dottoressa Vilma Duretto, sessuologa e psicologa ed il professor Fabio Lanfranco, endocrinologo, hanno posto in evidenza come la perdita dell’olfatto e del gusto possano influenzare in modo molto significativo sia il nostro comportamento quotidiano con amici e colleghi, sia il rapporto con il partner.
In ultimo, determinante per gli operatori del comparto alimentare, è stato illuminante l’intervento della dottoressa Vittoria Roscigno, dietologa, nell’illustrare le molteplici criticità e difficoltà che possono incontrare le persone affette da anosmia e ageusia, che influiscono profondamente sul nostro rapporto con il cibo e le bevande, annullando l’esperienza edonistica dell’alimentazione.
In questo contesto sono state effettuate due esperienze pratiche che hanno messo in correlazione la stimolazione olfattiva disarmonica attraverso l’assaggio di diverse tipologie di caffè condotta dallo specialista sul caffè Fabio Verona e dal dottor Niccolò Mevio, e quella armonica, con una degustazione guidata di salumi e formaggi in abbinamento ai vini condotta dal dott. Luca Raimondo con l’ausilio di Sara Valentino referente per Onaf e Onas e dai sommelier dell’AIS Piemonte.
Analizziamo nello specifico per questo articolo le degustazioni effettuate con il caffè, dove la ricerca era volta a dimostrare come un odore di una determinata miscela tostata, sovente non trovasse correlazione poi con il sapore, andando soprattutto a sfatare la convinzione che la tazzina sia da associare al gusto amaro.
Per poter eseguire gli assaggi per un numero così elevato di persone, e con l’esigenza di degustare 2 differenti caffè in brevissima sequenza, è stato determinante l’utilizzo di 10 postazioni dotate di macchine espresso beans to cup De’ Longhi Rivelia, con le quali i medici intervenuti hanno imparato da subito ad interagire preparandosi in autonomia le bevande, assistiti e coadiuvati nei cambi di blend dagli allievi della scuola alberghiera La Piazza dei Mestieri, preceduta da una illustrazione tecnica a cura del Trade Mktg Specialist del Gruppo De’ Longhi, Matteo Sperandio.
Tra i temi inseriti nella degustazione non è potuto mancare il riferimento all’acqua utilizzata, troppo spesso non presa in considerazione, ma che compone per oltre il 90% l’espresso. Anche in questo caso l’assaggio è stato garantito grazie all’utilizzo di acqua filtrata con caraffe Brita, che garantivano l’assenza di cloro ed un corretto apporto salino.
Matteo Sperandio De’Longhi Group (foto concessa da Humanitas Gradenigo)
La prima sessione di assaggi ha portato a scoprire come un caffè difettato, nel quale i sentori principali di acerbo, legnoso e vegetale potessero facilmente essere “mascherati” da una tostatura più accentuata, la quale rendeva il caffè certamente più amaro, condizione la quale obbligando l’utilizzo dello zucchero, rendeva l’espresso finale “bevibile”, ma con importanti ripercussioni sul sistema digestivo e gastrico.
Il commento più comune che si udiva tra i presenti era tristemente questo: “sembra proprio il caffè che beviamo in ospedale…”
L’immediato confronto effettuato poi con una miscela di alta qualità contenente solo arabica selezionata prodotta dalla torrefazione Costadoro, rendeva il paragone ancora più incisivo, portando a scoprire come, appunto, il caffè buono non sia amaro ma dolce ed equilibrato con una nota di frutta tropicale.
Nella seconda sessione di assaggio ci si è poi sostati sul contrasto tra acidità e dolcezza, con l’assaggio di un caffè Etiope d’altura processato con il metodo lavato ed un profilo di tostatura chiaro, il quale aveva volutamente dei flavor molto fruttati ed un gusto decisamente agrumato, che si trasformava poi in una piacevole nota dolce.
Il raffronto immediato con la medesima miscela di qualità assaggiata nella sessione precedente, portava la maggior parte degli assaggiatori a trovarla leggermente più amara che in precedenza, oltre che decisamente più corposa.
Infine la terza sessione, svoltasi nella seconda giornata di convegno, ha visto come primo assaggio un caffè proveniente da Rwanda processato con un metodo di fermentazione aerobica, che ha conferito ai chicchi un intenso profumo di frutta matura, il quale ha saturato l’aria della sala al punto che man mano che i presenti entravano, si sentivano commenti piacevolmente stupiti sugli aromi percepiti.
Tutt’altre parole sono state spese successivamente all’assaggio, dove la platea si è divisa tra i coerenti, ovvero coloro i quali hanno ritrovato nella bevanda le note acidule e dolci della frutta tropicale matura che si trasformava poi nel gusto dei cioccolatini boero, ed i classici, ovvero gli amanti del sapore di caffè tostato, dalle note di caramello e pane tostato, che non apprezzavano l’acidità iniziale dell’espresso in degustazione e non davano quindi tempo al palato ed al cervello di elaborare le sensazioni aromatiche interrompendo immediatamente l’assaggio, per passare al secondo caffè.
Anche in questo caso, il secondo caffè, era sempre la miscela Lab di Costadoro che posta in contrasto, per i coerenti è stata apprezzata nella sua completezza, ritrovando le note di cioccolato, la dolcezza e le aromaticità dei frutti rossi, per il gruppo dei classici invece prevaleva il caramello, e l’equilibrio portava ad un caffè dolce che non necessitava di aggiunta di zucchero.
L’esperienza ha arricchito tutti e posto in essere diverse questioni, a partire dalla qualità dei caffè che si bevono in giro per i bar, fino a reinterpretare le note aromatiche “normalmente” associate al caffè.
Durante la tavola rotonda non sono mancate domande interessanti sulla decaffeinizzazione e sul caffè monoporzionato, temi che potranno essere poi ripresi in futuri congressi, ha dichiarato il dottor Raimondo, confidando che quello appena svoltosi possa essere il primo di una serie di futuri convegni sempre incentrati sulla percezione olfattiva e gustativa”.
MILANO – Alessandro Spadola, amministratore delegato della torrefazione Caffè Moak di Modica, si fa avanti per commentare una situazione critica raccontata e condivisa da tutto il comparto, tra aumenti insostenibili della materia prima, EUDR – seppur ora sia ufficiale il via libera per il rinvio di un anno – conflitti e logistica alterata.
Spadola, Rudi Albert da poco ha lanciato un appello a voi torrefattori, cosa ne pensa?
“Mi trovo d’accordo con lui, ed ecco perché: oggi l’aumento delle materie prime che si è verificato tra il 2019 (ultimo anno interessante prima del Covid, dei due conflitti mondiali) e oggi, i costi saliti della materia prima, di produzione, generali, è calcolabile nell’ordine di circa 7 euro-7.50.
I due euro che Albert ha segnalato, arrivano in seguito ad almeno due aumenti che sono già avvenuti. Con questi due euro non si riesce a coprire questi ulteriori rincari, ma aiutano a fare meno fatica.
Come Caffè Moak abbiamo cercato di razionalizzare meglio le spese interne, senza operare tagli drastici alla clientela: vogliamo oggi mantenere alta la qualità nell’assistenza tecnica e nell’attrezzatura, e del caffè. Non dobbiamo destrutturare il nostro modo di lavorare, ma al contrario dobbiamo migliorarlo.
Laddove prima si verificavano gli sprechi, abbiamo risolto mantenendo sempre gli standard elevati.”
Questa situazione pensa che durerà a lungo? Si ridimensionerà?
“Non si verificherà, almeno non nei prossimi 3-4 anni, un ribasso. Si giungerà piuttosto ad un compromesso: i coltivatori hanno bisogno di un prezzo più elevato rispetto a quello pagato nel 2019. Ma non è prevedibile il tempo necessario affinché avvenga il cambiamento.”
Due grossi problemi: marginalità, finanza
Spadola: “Oggi acquistare un contenitore di caffè costa il triplo e sul piano finanziario i torrefattori sono in difficoltà. I due euro suggeriti da Rudi Albert possono essere soltanto un sostegno per lavorare meglio sulla marginalità, ora ridotta allo 0 quando non addirittura va in negativo, per avere disponibilità per gestire la questione.
Come Caffè Moak abbiamo già perfezionato diversi aumenti, ma per tornare ai margini del 2019 si dovrebbe arrivare ai 4,5 euro al chilo, cosa attualmente improponibile per il mercato”.
Come si pronuncia Spadola sull’EUDR?
“Il rinvio è stato corretto. Molti paesi produttori ancora non sono pronti per fornire tutti i dati di tracciabilità. Sarebbe stato un rischio iniziare subito e avrebbe reso le aziende europee meno competitive perché chi non poteva vendere verso questo mercato si sarebbe rivolto a quei Paesi in cui l’EUDR non è obbligatoria.
Stiamo comunque lavorando per trovarci pronti nel 2025, sperando che alle origini si adeguino meglio alla normativa e così l’offerta non dovrà subire modifiche, ma sarà gestita semplicemente come una voce di costo in più.
Penso che al netto di tutto, gli stessi coltivatori non vogliano restare fuori dal mercato europeo, che per il caffè rappresenta una grossa fetta. Hanno tutti gli interessi invece ad adeguarsi: per ora non ci sono riusciti, ma adesso hanno guadagnato più tempo per allinearsi con la normativa europea.
Se poi l’Europa riuscisse a snellire la procedura e semplificarla, non sarebbe un male. Per chi importa come noi diventa un costo in più che nel contesto odierno ha il suo peso.”
Mentre sull’aumento della tazzina al bar Spadola, lei si trova d’accordo con Antonio Quarta?
“Oggi un caffè in Italia, variando da Nord a Sud, si mantiene dall’euro e venti all’euro e 40. Credo che questi 20 centesimi in più non facciano infine la differenza per il consumatore finale che non vuole negarsi il suo caffè per questi centesimi e al contrario sta forse capendo che sono vitali per una filiera lunghissima.
Contiamo 150mila bar in Italia che non fanno margini enormi: i costi sono aumentati anche per loro e ristabilire l’equilibrio passa anche da un prezzo più alto e dalla tipologia di offerta erogata.
Di fatto si mette in conto un calo di consumi, ma dobbiamo scegliere il male minore, per non trovarci con la metà delle torrefazioni e di bar chiusi nell’arco di qualche anno.”
Caffè Moak come sta vivendo e affrontando tutte queste sfide?
“Giorno dopo giorno ci confrontiamo con le difficoltà del momento e razionalizziamo al meglio i nostri processi, affrontando la crisi come famiglia e con i nostri collaboratori attraverso il dialogo. Parliamo con gli oltre 4000 bar nello Stivale, nostri clienti.
Dobbiamo uscirne tutti insieme.
Il problema ora del torrefattore principalmente deriva dalla concorrenza sleale: invece adesso bisogna essere maturi tutti e guardare al problema come a qualcosa di sistemico che coinvolge chiunque, dal più grande al più piccolo. Oggi si fa concorrenza tra poveri ma un domani potremmo proprio non essere in attività. Cerchiamo di comportarci più da imprenditori.”
Arabica e Robusta: ormai non si sa bene cosa scegliere per risparmiare
“Ora si è ricreata la differenza tra le due, ma entrambe si mantengono molto costose. Questo è un problema per la creazione delle miscele, che ora ha un prezzo finale molto più elevato perché sia Arabica che Robusta hanno subito un rialzo.
Ricordo che i primi aumenti sulla Robusta sono arrivati all’inizio dell’estate del 2023 e da lì è stato un crescendo. Ormai è passato un anno e mezzo e i prezzi si sono mantenuti su questo livello. C’è quindi una carenza di materia prima e la speculazione sta facendo la sua parte per conservare invariato questo contesto.
Questo fenomeno ci fa capire un’altra cosa, ovvero che potrebbe durare ancora molto a lungo. Nessuno può prevedere la decrescita ed è necessario iniziare a ragionare in maniera differente. Si devono applicare degli aumenti, riallineando il prezzo di costo del prodotto con quello di vendita, realizzando dei margini.”
Consumatore e qualità: a che punto siamo?
Spadola: “Parto dal presupposto che in questi momenti la serietà commerciale e imprenditoriale di un’azienda si manifesta fornendo un prodotto che sia quanto meno uguale se non migliore di prima. Abbiamo scelto di non fare economia sulle nostre miscele, anche pagando dei prezzi pazzeschi pur di tutelare il consumatore e stiamo avendo dei riscontri sul mercato, acquisendo clientela nuova anche con la qualità dei servizi.
Certo il consumatore non è così educato a riconoscere la qualità e andrebbe sicuramente coinvolto maggiormente nel racconto dietro alla tazzina.
Ogni azienda sta cercando di farlo: ci vuole però tanto tempo, così com’è avvenuto nel mondo del vino in 30 anni. Nel caffè dobbiamo raggiungere gli stessi livelli attraverso l’azione congiunta di torrefattore e barista: noi lavoriamo tanto con gli operatori nei corsi di formazione e cerchiamo sempre più di far evolvere questa figura professionale nella conoscenza del prodotto che poi servirà e spiegherà al consumatore.
Caffè e cappuccino sono i must e noi proponiamo in continuazione novità per utilizzare questa ricetta in modi differenti, come per esempio miscelata con le bevande vegetali. In questo modo si evolvono le abitudini di consumo in un’offerta continuamente aggiornata.”
Franco e Mauro Bazzara, rispettivamente il presidente e il ceo dell’omonima torrefazione, commentano la situazione attuale del settore del caffè in risposta alla nota di Rudi Albert di Alkaff (ne abbiamo parlato qui). Leggiamo di seguito le considerazioni di Franco e Mauro Bazzara.
Franco e Mauro Bazzara in risposta a Rudi Albert
“Colpisce l’articolo dell’amico Rudi Albert della Alkaff, che invita noi torrefattori a un giusto aumento del prezzo di 2 €/kg dei listini attuali, vista la ben nota situazione che, per altro, dura da molti, troppi, mesi. Un consiglio che noi, in qualità di torrefattori, abbiamo già applicato. Ma la considerazione più importante, forse, va fatta sul “non abbiate paura”. Grazie ai nostri libri e all’evento biennale da noi organizzato a Trieste, abbiamo la fortuna di conoscere ed essere amici di tantissimi colleghi in tutta Italia, e non mancano le occasioni per confrontarsi anche, e ora soprattutto, su questi temi.
La parola “paura”, infatti, alla luce di quanto sta accadendo, affiora spesso e questo è pericoloso e, come fa intuire Rudi Albert, è sicuramente dannosa e… non aiuta. Il rischio è appunto quello di un ulteriore impoverimento di gran parte dei torrefattori. Se il torrefattore è in salute, riteniamo sia facilitato ad aiutare anche il barista.
Ricordiamo l’alto numero di locali pubblici chiusi nell’ultimo periodo. Mai come in questo momento c’è bisogno di supportare la figura del barista, che in questi ultimi anni sta soffrendo le numerose e difficili situazioni.
Del prezzo della tazzina ne discutiamo da anni, e sembra impossibile alzarlo, come nella maggior parte dei paesi europei, dove addirittura il caffè costa più del doppio di quanto costi da noi.
Ma se andiamo al bar e chiediamo un calice di Pinot Grigio e ci vengono offerte tre, quattro, cinque diverse cantine, pagando mediamente dai 4 agli 8 euro, perché lo stesso discorso non dovrebbe valere anche per il caffè, nelle sue molteplici varietà di qualità, somministrazione e molto altro ancora?
Giustamente, sull’aumento del prezzo del gas le polemiche sono salite alle stelle, dovute alle note cause internazionali, con le dovute proporzioni anche nel caso del caffè, al quale però, purtroppo, si dà decisamente minor peso. Ma questo non è per niente giustificabile.
Il problema di fondo, riteniamo sia, che nessuno lo sta spiegando a sufficienza al consumatore finale. Lo stesso dovrebbe sapere, almeno in parte, del monumentale lavoro che c’è dietro, partendo dalla piantagione, fino ad arrivare al banco del bar.
Come ampiamente ricordato dai nostri colleghi e amici in tutta Italia nei giorni precedenti, se ci deve essere il bar rionale che offre un caffè a 1 euro circa, perché non dovrebbe esserci la caffetteria o il ristorante che offre un prodotto speciality a 5 euro? Come in modo eroico fanno gli amici Caroli, Valli, Sanapo, Lattuada, Antonelli, solo per nominarne alcuni.
C’è spazio per tutti, qualcuno va nella trattoria tradizionale, un altro preferisce le tre stelle Michelin. Ad esempio, noi, in qualità di torrefattori, quello che abbiamo fatto, nel nostro piccolo, è divulgare a 360 gradi nel nostro territorio e non solo, tramite media, magazine e interviste, quanto sta accadendo, e lo facciamo da sempre.
Partendo dall’inizio, quanto si sta discutendo e verrà discusso a Bruxelles impatterà di sicuro con le nostre attività e questo fa venire in mente l’importante ruolo delle nostre associazioni.
Riusciamo a mandare un messaggio forte e chiaro a chi decide? Tante associazioni, tanti messaggi? Fossimo più uniti, forse lo faremmo meglio. Nel primo Trieste Coffee Experts infatti, come nell’ultimo, le abbiamo riunite, assieme a tanti grandi nomi del caffè, per sottolineare l’importanza che essi parlino con una voce sola.
Alla fine, la verità sta spesso nel mezzo, ma bisogna andarla a cercare. Dobbiamo tutti quanti, ritengo, unire le forze, divulgando ove possibile il prezioso lavoro che quotidianamente si fa tra le mura di una torrefazione, e non meno importante, tra quelle di un bar, colpiti da un’infinità di difficoltà burocratiche, fiscali, sistemiche, e così via. Quindi, come dice Rudi Albert della Alkaff, non paura… ma coraggio”.
MILANO – Continua il rimbalzo dei mercati del caffè, dopo i forti ribassi dei primi due giorni settimana, nei quali l’Ice Arabica e l’Ice Robusta avevano perso rispettivamente il 7,1% e il 14,5%. Ieri, giovedì 5 dicembre, entrambe le borse hanno chiuso, per la seconda giornata consecutiva, in consistente rialzo. Questa volta, a fare la parte del leone è stata New York: il contratto per scadenza marzo ha guadagnato infatti il 3,2% (+980 punti) chiudendo a 313,50 centesimi.
A Londra, il contratto per scadenza gennaio è, a sua volta, in ripresa del 2,6% (+%125), a 4.895 dollari.
La debolezza del biglietto verde continua a incidere sull’andamento di entrambi i mercati del caffè sommandosi alle problematiche già presenti sul fronte produttivo, con le piogge in Vietnam che continuano a ostacolare le operazioni di raccolta
E le preoccupazioni, sempre presenti, per quanto riguarda lo sviluppo del prossimo raccolto brasiliano.
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ALTIVOLE (Treviso) – Ogni barista ha un proprio stile di lavoro e preferenze specifiche per la macinatura del caffè, ed è per questo che Quamar offre una gamma di macinacaffè in grado di soddisfare tutte le esigenze. Dalla piccola caffetteria al bar con grande affluenza, Quamar ha pensato a modelli versatili come il Q50 per chi necessita di uno strumento compatto ma performante, e il Sirio per chi cerca un macinacaffè in grado di gestire volumi elevati.
Il modello macinacaffè istantaneo elettronico Q50E
Entrambi i modelli offrono un’ampia gamma di regolazioni della granulometria, permettendo al barista di personalizzare la macinatura in base al tipo di caffè che si desidera preparare.
Macinacaffè istantaneo temporizzato Q50S
L’aspetto fondamentale dei macinacaffè Quamar è la loro flessibilità. I modelli sono progettati per adattarsi a diverse tipologie di chicchi e metodi di estrazione, dall’espresso al caffè filtro, e possono passare rapidamente da una macinatura all’altra grazie alla facilità di regolazione. Questo permette di offrire un’esperienza caffè completamente su misura per il cliente, garantendo sempre una qualità eccellente in tazza.
Macinacaffè istantaneo manuale Q50EM
In un mondo in cui la personalizzazione è sempre più importante, i macinacaffè Quamar diventano uno strumento indispensabile per il barista moderno, che vuole offrire un prodotto unico e di alta qualità.
La manutenzione dei macinacaffè Quamar: semplicità e affidabilità
Per garantire che un macinacaffè mantenga alte prestazioni nel tempo, la manutenzione è un aspetto cruciale. I macinacaffè Quamar, come il Sirio e il M80E, sono progettati per rendere la manutenzione semplice e rapida, con componenti facilmente accessibili che permettono di smontare e pulire il macinacaffè in pochi minuti.
Quamar Sirio
La pulizia regolare delle macine è fondamentale per prevenire l’accumulo di oli e residui di caffè, che possono alterare il sapore del caffè e ridurre la qualità della macinatura.
Un’altra caratteristica chiave dei macinacaffè Quamar è la presenza di promemoria digitali per la manutenzione. Questi avvisi aiutano l’operatore a sapere esattamente quando è il momento di eseguire la pulizia o la sostituzione delle macine, garantendo che il macinacaffè rimanga sempre in perfette condizioni.
In questo modo, si riduce il rischio di guasti improvvisi e si prolunga la vita utile della macchina.
Investire in un macinacaffè Quamar significa non solo avere un prodotto di alta qualità, ma anche un macchinario facile da mantenere, che permette di ottimizzare i tempi di pulizia e di concentrarsi sulla preparazione di un caffè eccellente.
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