CIMBALI M2
sabato 05 Aprile 2025
  • CIMBALI M2
Home Blog Pagina 108

Cagliari: riapre il Caffè Svizzero, simbolo della città dal 1901

0
cagliari svizzero
La città di Cagliari (immagine: Pixabay)

Dopo un anno e mezzo di chiusura riapre lo storico Caffè Svizzero del Largo Carlo Felice di Cagliari. Palazzo Accardo, l’edificio che ospita il locale all’angolo tra il Largo e via Crispi, ha 123 anni di storia. Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo pubblicato sul portale d’informazione Vistanet.

Il Caffè Svizzero di Cagliari

CAGLIARI – L’inaugurazione privata si è svolta domenica 8 dicembre, ma le porte per tutti i cagliaritani sono state aperte il 9 dicembre. Parliamo del Caffè Svizzero nel Largo Carlo Felice, lo storico locale che finalmente dopo 1 anno e mezzo riapre i battenti. Da sempre simbolo della vita cittadina, affonda le sue radici nella Belle Époque, testimone di epoche che hanno trasformato la città e le sue abitudini sociali.

Situato al pianterreno del maestoso Palazzo Accardo, opera dell’architetto Dionigi Scano, lo Svizzero conserva il fascino del passato. La sua posizione sopra l’antica cripta di Sant’Agostino e i suoi arredi storici, protetti dalla Sovrintendenza, lo rendono un autentico pezzo di storia cagliaritana.

Tra lampadari eleganti e una cassa che ormai è quasi un reperto museale, si narra anche di una presenza misteriosa: sette fantasmi benevoli che, secondo la leggenda, vegliano sul locale.

Quarta Caffè dona prodotti utili alla Moldavia e ai rifugiati dell’Ucraina

0
quarta caffè
Il carico di Quarta Caffè alla Moldavia (immagine presa dal sito)

È con un messaggio rapido e concreto che Antonio Quarta annuncia la partenza di un carico di soccorsi destinati alla Moldavia ed ai rifugiati ucraini con la Fondazione Regina Pacis. Lo riportiamo di seguito con l’articolo di Tonio Rollo per il portale d’informazione porta Lecce.

Il dono di Quarta Caffè alla Moldavia

“Don Cesare, lunedì sarà in partenza una pedana con caffè in grani, macinato e decaffeinato; penne, calendari, panettoni, caramelle, liquore al caffè”.

Con lo scoppio del conflitto in Ucraina l’azienda leccese Quarta Caffè ha iniziato ad inviare periodicamente caffè ed altri prodotti utili alla Fondazione Regina Pacis in Moldavia. Il caffè è diventato un noto ristoro per i rifugiati, ma che anche per i soldati ucraini che sono nel pieno del conflitto.

È singolare vedere le suore di Madre Teresa, che collaborano con la Fondazione Regina Pacis in Moldavia, camminare tra i poveri distribuendo il Quarta Caffè.

“Beviamoci un caffè a facciamo la pace”. È questo il messaggio che scorre tra le ferite di un conflitto che ha stancato molti. Allora il caffè diventa una pausa della sofferenza, un ristoro umano che arriva al cuore, soprattutto quando il caffè è buono e viaggia sulle strade della Divina Provvidenza.

“Il messaggio della partenza di una pedana – ha detto don Cesare – arriva sul mio telefono quando meno è atteso e diventa un segno di speranza, un ricordo del Salento, una vicinanza utile quando si vive lontano da casa ed in situazioni difficili. Se poi il messaggio prosegue con la notizia che arrivano anche le moke, allora è festa, perché nelle trincee un angolo di fuoco per la caffettiera c’è sempre”.

Anche questa è missione, anche un caffè può dare serenità. Ben venga e grazie “Quarta Caffè”.

Caffè Corsini presenta l’offerta dei prodotti per il Natale 2024

0
caffè corsini
I prodotti di Caffè Corsini per Natale 2024 (immagine concessa)

AREZZO — Dalle bottigliette di finissimo cioccolato fondente ripiene dei liquori delle migliori marche, alle migliori varietà di caffè, racchiuse in eleganti palline decorate per addobbare l’albero di Natale, fino alle esclusive miscele e confezioni regalo dedicate alle feste. Sono alcune delle proposte selezionate da Caffè Corsini, leader nel food & beverage e portavoce della qualità made in Tuscany in oltre 70 paesi del mondo, per celebrare la ricorrenza più amata dell’anno, attraverso un’ampia scelta di prodotti che abbinano gusto e originalità, per soddisfare ogni esigenza.

Un’accoppiata che ben si esprime nelle colorate palline di Natale con 4 capsule di alluminio (compatibili con macchine Nespresso) dei caffè provenienti da Colombia, Kenya e Brasile.

Ogni pallina gioca su una grafica che si ispira ai paesi di provenienza del caffè racchiuso al suo interno, rigorosamente monorigine, selezionato con cura e tostato ad arte per offrire la migliore esperienza di gusto.

Grafica a tema anche per le ricercate confezioni “Christmas Blend”, personalizzate con disegni natalizi e contenenti miscele di caffè 100% Arabica e non solo, ideali per moka ed espresso.

Sempre in tema caffè non mancano le confezioni regalo, come quella che abbina il macinato Gran Riserva alla caffettiera Moka da 4 tazzine, oppure la selezione di capsule di caffè monorigine “Compagnia dell’Arabica”, per chi ama deliziarsi con caffè ricercati di alta qualità, che include due bicchierini in vetro per gustare a pieno i sapori di un espresso superiore.

I prodotti sono già disponibili sul sito di Caffè Corsini, con una speciale promozione dedicata al Black Friday e al Cyber Monday

Non solo caffè

Per chi ama il cioccolato, quest’anno Caffè Corsini punta sull’esclusività scegliendo il cioccolato premium di Anthon Berg, marchio danese di cui è distributore unico in Italia, appartenente al Gruppo Toms, di proprietà della Fondazione no-profit “Gerda&Victor B. Strand”, impegnata in progetti benefici e di salute pubblica.

Famosa dal 1884 per i suoi pregiati liquori contenuti in raffinate e gustose bottigliette al cioccolato, quest’anno la selezione Anthon Berg di Caffè Corsini comprende gli eleganti cofanetti black e gold da 8 e 24 pezzi, con le principali varietà di vodka, whisky, liquore, rum e cognac, privi di crosta di zucchero all’interno, per un gusto superiore. L’assortimento include famosi marchi di liquori originali come Cointreau, Drambuie, The Famous Grouse, Remy Martin e Licor43.

Agli amanti dei cocktail è invece dedicato il cofanetto con 12 bottigliette di finissimo cioccolato che racchiudono alcuni tra i drink più popolari: Mojito (Mount Gay Rum), Lemon Drop (Danzka Vodka), Espresso 43 (Licor 43), Piña Colada (Matusalem Rum), Cosmopolitan (Cointreau), Vodka Mule (Sobieski Vodka). Tutti i cocktail sono mescolati e shakerati dai cioccolatieri con l’aiuto di barman selezionati.

Le confezioni regalo di Caffè Corsini, così come gli altri prodotti, sono acquistabili qui

Per ulteriori informazioni basta cliccare qui

La scheda sintetica di Corsino Corsini S.r.l.

Fondata ad Arezzo nel 1950 da Corsino Corsini come piccola azienda di caffè innovativa, la Corsino Corsini S.r.l. si è sviluppata fino a diventare una delle principali torrefazioni italiane sotto la direzione di Silvano Corsini (fino al 1999) e Patrick Hoffer.

La tradizionale azienda familiare di Arezzo opera sul mercato con il nome di Caffè Corsini e offre un ampio portafoglio di prodotti per i settori della vendita al dettaglio, all’ingrosso e della gastronomia.

Con i suoi noti marchi Caffè Corsini e Compagnia dell’Arabica sono stati i primi a introdurre il concetto di caffè DOC nel mercato italiano negli anni ’80. L’azienda è molto ben posizionata in Italia e a livello internazionale, in particolare nel segmento dei caffè speciali. Nel 2021, è entrata a far parte della famiglia allargata di Melitta Group, gruppo a proprietà familiare attivo a livello internazionale che si occupa di sviluppo, produzione e vendita di prodotti di marca per il consumo di caffè, grazie ad un accordo strategico con l’obiettivo di portare la torrefazione a crescere sul mercato, consolidando la presenza oltreconfine.

Corea: Starbucks apre il negozio al confine tra Nord e Sud

0
Starbucks caffetterie Percassi Usa forbes niccol roma
Il logo di Starbucks

Starbucks ha aperto un nuovo punto vendita in Corea del Sud in un osservatorio vicino alla città di Gimpo, a circa 50 km a nord-ovest di Seoul e vicino alla zona demilitarizzata che separa le due Coree. I visitatori devono attraversare un checkpoint militare per raggiungere il punto vendita Starbucks che può godere di una vista panoramica attraverso il confine. Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo pubblicato sul portale d’informazione Market Screener.

Starbucks tra la Corea del Nord e del Sud

SEOUL – L’ultima frontiera della Guerra Fredda ha ora un caffè Starbucks in Corea del Sud, dove i clienti possono dare un’occhiata attraverso il confine pesantemente militarizzato con il Nord, sorseggiando un cappuccino.

Centinaia di persone si sono presentate venerdì per l’apertura del nuovo negozio della catena di caffetterie statunitense in un osservatorio vicino alla città di Gimpo, a circa 50 km (31 miglia) a nord-ovest di Seoul e vicino alla Zona Demilitarizzata che separa le due Coree.

La DMZ è diventata un’attrazione improbabile per i turisti stranieri e locali, nonostante l’aumento delle tensioni nella penisola coreana negli ultimi anni.

I visitatori devono attraversare un checkpoint militare per raggiungere il punto vendita Starbucks, anche se si trova in una zona meno conosciuta e meno militarizzata rispetto ai luoghi turistici più popolari lungo il confine, come il villaggio di tregua di Panmunjom.

Un fiume designato come “acque neutrali” scorre tra l’osservatorio e la città di confine di Kaepung, nel Nord, a soli 1,4 km di distanza. Nelle giornate limpide, gli abitanti dei villaggi nordcoreani possono essere visti dall’osservatorio attraverso i suoi telescopi.

Per leggere la notizia completa basta cliccare qui

C’è tanto caffè nel libro di testimonianze e suoni “L’arte dell’ascolto: musica al lavoro” dell’autore Filippo Poletti

0
Poletti rhea vendors
Il cappuccino panettone preparato con la macchina Rhea Vendors alla presentazione del libro di Filippo Poletti L'arte dell'ascolto: la musica al lavoro

MILANO – Presentato il libro, da leggere e sentire, L’arte dell’ascolto: musica al lavoro scritto con grande passione dallo specialista Filippo Poletti. E, tra le 120 interviste ad altrettanti personaggi legati alla musica, c’è anche lo spazio musica&caffè. Sono le due conversazioni dell’autore con Ernesto Illy, prima amministratore delegato poi presidente di illycaffè e Andrea Pozzolini, amministratore delegato di Rhea Vendors Group. Due belle testimonianze, entrambe da leggere, a cavallo tra caffè e buona musica.

Musicologo, top voice di Linkedln in Italia con studi di chitarra e composizione, ma anche tecnico del suono, scrittore e giornalista: forse solo una personalità di versatilità rinascimentale, di curiosità inesauribile e di ferrea concretezza come Filippo Poletti poteva dedicarsi per ben 25 anni a un lavoro così monumentale sul tema essenziale, dell’ascolto e, nel farlo, riporre l’accento sulla sua indiscutibile utilità pratica, quotidiana, declinata in tutti gli ambiti dei rapporti sociali, a partire dal mondo del lavoro.

L’arte dell’ascolto: musica al lavoro: il nuovo libro di Filippo Poletti

libro poletti
La copertina del libro (immagine concessa)

Ascolto attivo che viene qui narrato attraverso le voci di 120 personaggi che hanno fatto o stanno facendo la storia dell’Italia, tutti diversissimi tra di loro, tutti intessuti di aneddoti, piccole scoperte su biografie arcinote, ricamati di sorrisi, passioni talvolta davvero imprevedibili; e, infine, ascolto che viene analizzato e catalogato da Filippo Poletti, executive MBA al Politecnico di Milano, in una logica sinestetica, usando i colori, perché le infinite esperienze narrate possano essere meglio comprese e possano lasciare al lettore, oltre al piacere dell’incontro con voci così varie e intriganti, anche un metodo d’ascolto, e ovviamente l’invito, sempre sotteso ad ogni parola, a tornare ad ascoltare la musica, che ne è maestra, e quindi il prossimo, con la massima attenzione, per il bene di tutta la comunità.

Racconta Filippo Poletti: “Sono partito da una domanda semplice ma inusuale: come si ascolta la musica da Nobel? Qual è la playlist dei più grandi italiani degli ultimi 100 anni? E, ancora, cosa significa ascoltare la musica da alpinista, archeologo, architetto, astrofisico, attore, biblista, chef, cineasta, critico musicale, deejay, dietologo, economista, enigmista, enogastronomo, etologo, giurista, filologo, filosofo, fisico, gioielliere, giornalista, imprenditore, matematico, medico, musicista, notaio, pittore, poeta, pubblicitario, regista, scrittore, sociologo o sportivo?”

Poletti continua: “A queste domande ho cercato di rispondere con questo ‘libro sonoro’, una vera e propria ‘storia della ricezione musicale’, suggerendo 4 tipi di ascolto abbinati a 4 colori, rispettivamente giallo, verde, rosso e blu”.

Dunque, dal 1999, ancora giovane musicologo e aspirante giornalista professionista, Filippo Poletti ha iniziato la sua personalissima indagine, andando alla caccia di grandi personalità, poi proseguita, come un fiume carsico, che ha percorso tutta la sua brillante carriera, riproponendola ad ogni incontro importante o ad ogni nuova amicizia, convinto che “se gli ascolti sommati fanno tante vite, l’ascolto attivo è una competenza chiave nelle relazioni umane.

Ieri, oggi e domani, infatti, affinare la capacità di ascoltare attivamente, non passivamente, servirà sempre”. Da qui la necessità di declinare gli esiti della lunghissima indagine in chiave concreta, proponendo di leggere le parole dei grandi italiani e di ascoltare i brani citati con una playlist creata ad hoc su Spotify.

L’Arte dell’ascolto: musica al lavoro è, dunque, un libro infinitamente stratificato e che offre molteplici approcci di lettura, dall’aneddotica biografica al manuale divulgativo, e che oltre ad ascoltare consapevolmente, come gesto di maturità personale e sociale, ci insegna anche a superare, attraverso l’esperienza altrui, la contrapposizione tra i generi, uscendo da logiche gerarchiche che proprio nei 100 anni rappresentati dai protagonisti delle interviste hanno spesso demotivato tanto pubblico alla frequentazione della musica, definita “forte” o “debole” da Filippo Poletti seguendo Quirino Principe.

E forse L’arte dell’ascolto: musica al lavoro è anche il libro tanto atteso da Ezio Bosso, ricordato nel volume, per “togliere la paura” e spalancare finalmente le orecchie senza pregiudizi.

Riguardo Filippo Poletti

Giornalista professionista classe 1970, top voice di LinkedIn con laurea in musicologia, studi di chitarra classica e composizione sperimentale al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano, sound engineer ed executive MBA alla business school del Politecnico di Milano.

Copista della casa editrice Ricordi negli anni Novanta, TEDx speaker, dal 2017 cura su LinkedIn una rubrica quotidiana dedicata alle notizie positive sul lavoro. Il suo profilo è stato inserito da WikiMilano tra i protagonisti della metropoli italiana.

Speaker in eventi nazionali, ha scritto per oltre 30 testate giornalistiche come il Corriere della Sera e il Sole 24 Ore. È pubblicato da diverse case editrici come Baldini & Castoldi, Flaccovio, Lupetti e Guerini: tra i suoi i libri la seconda e la terza edizione del Dizionario dell’opera di Piero Gelli, Tempo di IoP: Intranet of People, Grammatica del nuovo mondo, MBA Power: innovare alla ricerca del proprio purpose, Ucraina: grammatica dell’inferno e Smart Leadership Canvas. Insegna comunicazione in istituzioni pubbliche e private.

La scheda del libro:

  • Autore: Filippo Poletti
  • Titolo: “L’arte dell’ascolto: musica al lavoro”
  • Argomento: 120 interviste a grandi personaggi sulla musica
  • Particolarità: playlist di 34 ore su Spotify con i brani citati nelle 120 interviste
  • Casa editrice: Guerini Next
  • Pagine: 384
  • Uscita: 26 novembre 2024

Caffè Gambrinus, i titolari: “Demonizzando il costo più alto, berremo sempre un espresso di bassa qualità

0
Da sinistra, Michele Sergio e Massimiliano Rosati (Foto concessa) gambrinus
Da sinistra, Michele Sergio e Massimiliano Rosati (Foto concessa)

MILANO – In risposta all’articolo uscito di recente e che ha fatto molto discutere, del torrefattore pugliese Antonio Quarta, titolare di Quarta Caffè, si sono esposti anche gli attuali titolari dello storico Caffè Gambrinus di Napoli, Michele Sergio e Massimiliano Rosati. Un locale che certo non ha bisogno di presentazioni e che a pieno titolo può inserirsi all’interno del dibattito attorno alla tazzina e al suo costo.

Per primo interviene Massimiliano Rosati, che si occupa più della parte commerciale del Caffè Gambrinus

“Il discorso del prezzo è qualcosa che mi trova particolarmente sensibile, perché non vorrei che mantenendo un costo basso, si relegasse il caffè ad essere un prodotto di bassa qualità.

Inoltre, mentre per il torrefattore ci sono comunque dei buoni margini di guadagno, per il bar calmierare il prezzo diventa un peso all’interno di un bilancio fatto da diversi costi (affitto, personale, utenze etc) che costringono spesso il titolare a dover fare i salti mortali per garantire l’espresso ad un costo basso.

Questo purtroppo, avviene: spesso si sente di situazioni scorrette che si creano nel tentativo di restare a galla. L’abbassare il prezzo comporta il rischio di mortificare il lavoro dietro al bancone e nei bar e questo poi porta anche all’offerta di caffè scadenti.
Se demonizzeremo sempre il costo più alto del caffè, saremo destinati a bere sempre un espresso di bassa qualità e servito male.

“Al Gambrinus abbiamo aumentato il prezzo dell’espresso, seguendo l’andamento del mercato.”

“Comunque facciamo parte di un campionato diverso dal classico bar, essendo il nostro un locale storico che sente anche una certa responsabilità sulle spalle: il nostro prezzo viene preso come riferimento – siamo a un euro e 60 attualmente – dai nostri concorrenti che ci prendono da esempio e per loro siamo un traino.

Quindi mi sento di dire che aumentare il prezzo del caffè è giusto.”

Michele Sergio si inserisce: “Anticamente a Napoli c’era la cultura di offrire diversi tipi di caffè e di miscela. È un’usanza che da qualche parte si è ancora mantenuta, quindi io proporrei di fissare un prezzo popolare per il prodotto più standard e piuttosto di aumentare la cifra per quello più ricercato.

Il prezzo dipende poi anche dalla location in cui ci si trova: nelle stazioni degli aeroporti o nei luoghi turistici ad esempio. il costo deve per forza essere più elevato. Tutto si basa sul mercato di riferimento: all’estero le cifre sono molto più alte anche perché non sono legati alla tradizione del consumo al banco della tazzina, che è tutta italiana. È normale che un caffè preso in piedi in due minuti, costi meno di uno consumato lentamente e seduti al tavolo.

All’ingresso del Gambrinus (foto concessa)

Poi ciascun titolare conosce e sa fare i propri conti, segue una sua politica in relazione anche alla posizione in cui si trova, alla tipologia di clientela, alla storia, ad un numero infinito di variabili. Si tratta di equilibri delicati che si cerca di mantenere stabili. Si applica in base a tutto questo il proprio prezzo, augurandosi che sia quello adeguato a contenere i costi senza perdere i clienti. A Napoli abbiamo tra i prezzi più bassi delle grandi città italiane: tutti i clienti che arrivano dal Nord ci fanno notare questo fatto.”

Mercati del caffè in forte ripresa: arabica a nuovi massimi storici, robusta sopra quota 5.100 dollari

0
mercati del caffè robusta futures Eudr arabica esportazioni Brasile export
Il logo dell'Ice

MILANO – Continua la nuova corsa al rialzo dei mercati del caffè, con New York nuovamente a livelli record e Londra che ritorna sopra la soglia dei 5mila dollari. Nella seduta di venerdì 6 dicembre, entrambe le borse hanno compiuto un nuovo forte balzo in avanti. Il contratto per scadenza marzo dell’Ice Arabica ha guadagnato 16,75 centesimi (+5,3%) chiudendo a 330,25 centesimi, nuovo massimo storico nominale in chiusura dalla seconda metà degli anni settanta, anche se l’intraday (331,70 centesimi) rimane al di sotto del record di 335,45 centesimi stabilito il 29 novembre.

All’Ice Robusta, il contratto per scadenza ravvicinata (gennaio) si è rivalutato anch’esso del 5,3% (+$258) risalendo a 5.153 dollari. Il contratto per scadenza marzo, che attrae ormai la parte più consistente dei volumi scambiati, chiude, a sua volta, in rialzo di $243, a 5.116 dollari.

Dopo le prese di beneficio e i riallineamenti di inizio settimana, i mercati tornano dunque a salire riflettendo i fondamentali di domanda e offerta

I problemi climatici continuano a condizionare le prospettive produttive in Brasile e Vietnam e il basso livello delle scorte accentua le tensioni sui mercati.

Contenuto riservato agli abbonati.

Gentile utente, il contenuto completo di questo articolo è riservato ai nostri abbonati.
Per le modalità di sottoscrizione e i vantaggi riservati agli abbonati consulta la pagina abbonamenti.

Controllo rapido di qualità e tracciabilità: Andrej Godina spiega l’impronta digitale dei composti aromatici in verde e tostato con le analisi HS-GC-IMS e GC-MS del professor Matteo Bordiga

0
FLAVOUR SPEC
FLAVOUR SPEC (immagine concessa)

Andrej Godina, dottore di ricerca in scienza, tecnologia ed economia nell’industria del caffè, parla della tracciabilità dei composti aromatici volatili nel caffè verde e tostato (Arabica varietà Parainema e Obata) tramite analisi avanzate HS-GC-IMS e GC-MS. Godina si è confrontato sul tema con il professor Matteo Bordiga, docente presso l’Università degli studi del Piemonte Orientale Amedeo Avogadro – dipartimento di scienze del farmaco, e con il dottor Cesare Rossini, business developer presso Lab Service Analytica Srl.

Leggiamo di seguito l’approfondimento.

La tracciabilità dei composti aromatici volatili nel caffè verde e tostato

di Andrej Godina

La filiera di produzione del caffè è nota per essere particolarmente lunga e complessa. Il processo di acquisto del caffè verde da parte dei principali operatori del settore si basa prevalentemente sul controllo visivo del campione e sull’assaggio della bevanda. Dopo la raccolta e la lavorazione in piantagione, il caffè verde viene conferito a un centro di raccolta, che può essere una cooperativa o direttamente ai magazzini dell’esportatore.

È in questo punto della filiera che i compratori selezionano i lotti da comperare, basandosi spesso su una valutazione fatta a distanza. Dal paese di produzione viene spedito un campione rappresentativo della merce che verrà assaggiato, e, se ritenuto idoneo, accettato. Una volta concluso l’accordo, il contratto di vendita specifica la qualità del caffè verde e l’indicazione del numero di lotto.

Tuttavia, come garantire che il caffè spedito corrisponda esattamente a quello del campione assaggiato? Fino a oggi, l’unico metodo era l’esame visivo e l’assaggio in tazza, effettuati all’arrivo della merce, da parte dell’importatore e della torrefazione. Questo tipo di controllo è soggetto a possibili errori dovuti alla soggettività dell’assaggio e a variabili che possono compromettere l’accuratezza del risultato.

Grazie all’incontro con il professor Matteo Bordiga, docente presso l’Università degli studi del Piemonte Orientale Amedeo Avogadro – dipartimento di scienze del farmaco, e con il dottor Cesare Rossini, business developer presso Lab Service Analytica srl, si aprono ora nuovi scenari per il controllo qualità del caffè verde attraverso tecnologie analitiche avanzate e l’interpretazione dei dati derivati dall’analisi della frazione volatile del caffè.

Lo studio guidato da Matteo Bordiga si focalizza sull’analisi dei composti organici volatili (VOC) presenti in campioni di caffè verde e tostato raccolti in Honduras, nella regione di Copàn, valle di Las Capucas.

In quest’area sono stati selezionati campioni di caffè delle varietà Parainema e Obata, appartenenti alla specie Arabica, e lavorati con lo stesso metodo di lavorazione all’interno di un raggio di 3 km dalla piantagione Finca Rio Colorado. La varietà Parainema, sviluppata in Honduras, è nota per la sua buona resistenza alle malattie e per la complessità aromatica che porta in tazza, con note agrumate e floreali. La varietà Obata, originariamente sviluppata in Brasile, è stata selezionata per la sua resistenza alle malattie e offre profili aromatici bilanciati con note fruttate e delicate.

Il laboratorio dell’Università del Piemonte Orientale ha utilizzato due tecniche analitiche avanzate: la gascromatografia accoppiata alla spettrometria a mobilità ionica (HS-GC-IMS) e la gascromatografia-spettrometria di massa (GC-MS).

L’obiettivo è stato valutare l’effetto dei metodi di lavorazione, naturale e lavato, sul profilo aromatico del caffè. Nel metodo lavato, dopo la raccolta, la buccia e la polpa vengono rimosse immediatamente, e i chicchi fermentano in vasche per eliminare la mucillagine. Successivamente, il caffè viene essiccato fino a raggiungere un’umidità del 12%.

Questo processo enfatizza un’elevata acidità e conferisce alla bevanda aromi fruttati e floreali, mentre il corpo risulta leggero. Al contrario, il metodo naturale prevede l’essiccazione delle drupe intere, conservando una maggiore dolcezza, una bassa acidità e un corpo più pieno, con note aromatiche più intense e rotonde.

Per l’analisi dei VOC, sono stati utilizzati quindici campioni di caffè, tostati in condizioni controllate con un tostino da laboratorio Ikawa, che assicura una curva di tostatura uniforme per ogni campione.

La tecnica HS-GC-IMS ha permesso un’analisi rapida e diretta dei campioni, senza necessità di preparazioni preliminari, fornendo mappe bidimensionali che mettono in evidenza le differenze nel profilo volatile. Il GC-MS, attraverso la micro estrazione in fase solida (SPME), ha consentito un’analisi dettagliata dei composti volatili, identificando specifici cluster di campioni basati sul metodo di lavorazione.

I risultati mostrano che i campioni lavorati con metodo naturale possiedono un profilo aromatico più complesso rispetto a quelli lavorati a umido, che tendono invece a essere più uniformi. Queste differenze sono state osservate sia nei campioni di caffè verde sia in quelli tostati. La tecnologia HS-GC-IMS si è rivelata efficace per un controllo qualità rapido del caffè, mentre il GC-MS ha permesso un’analisi approfondita dei composti volatili, evidenziando le potenzialità di questi metodi per migliorare la tracciabilità e la qualità del caffè lungo la filiera.

Professor Bordiga ci può spiegare più nel dettaglio (e in modo semplice) le tecniche di analisi utilizzate?

“Chiaramente le due tecniche presentano delle differenze. Tuttavia questo studio non deve essere considerato come una comparativa tra metodiche analitica ma come una sinergia grazie alla quale è stato possibile caratterizzare in modo più significativo le diverse tipologie di caffè. Un punto in comune è la preparazione del campione da analizzare. Dobbiamo immaginare un vial di vetro del volume di 20ml al cui interno viene inserita una quantità precisa di campione e successivamente viene sigillato con un tappo a ghiera”.

“Questo passaggio permette di avere un sistema isolato dall’ambiente esterno in cui le molecole volatili contenute nel campione possono concentrarsi nella sezione interna del vial (definito spazio di testa) quello non occupato dal campione stesso. Nel caso del GC-IMS viene poi iniettata nello strumento un’aliquota dello spazio di testa. Al contrario, per quanto riguarda il GC-MS, viene esposta all’interno del vial una fibra in grado di adsorbire/assorbire i composti volatili”.

“La stessa fibra successivamente viene esposta nell’iniettore dello strumento per rilasciare (desorbimento) i composti che verranno in seguito caratterizzati. Anche i relativi detector sfruttano principi analitici diversi. Le informazioni che si ricavano, tuttavia, attraverso le due metodiche ci hanno aiutato a definire e caratterizzare in modo più esaustivo i campioni in esame, facendo emergere differenze significative”.

Riassumendo lo studio, utilizzando il GC-IMS abbiamo ottenuto una sorta di “impronta digitale” dei caffè analizzati in una modalità analitica molto rapida.

Al contrario, utilizzando il GC-MS siamo riusciti a caratterizzare in modo più dettagliato il profilo volatile dei campioni. Questa seconda opzione richiede una tempistica più lunga inevitabilmente. Ripetendo il concetto iniziale, però, da questa esperienza abbiamo ottenuto un interessante sinergismo delle due tecniche piuttosto che una comparativa.”

Da un punto di vista scientifico le differenze rilevate in laboratorio tra i campioni di caffè naturale e lavato sono sufficientemente elevate da permettere una discriminazione alla cieca?

“Considerando i risultati ottenuti in questo studio, possiamo confermare questa ipotesi. Chiaramente la metodica viene costantemente implementata e migliorata. Futuri studi includeranno chiaramente un numero maggiore di campioni anche in relazione a differenti paesi produttori in modo da ampliare le conoscenze.”

Nel gruppo di campioni di caffè lavato le differenze sono sufficientemente grandi per poter discriminare alla cieca i campioni?

“Per quanto riguarda i soli campioni di caffè lavato le differenze maggiori sono state evidenziate dopo tostatura. Gli stessi campioni verdi presentavano un numero minore di differenze da un punto di vista del profilo volatile, risultando sostanzialmente simili. Non escludo però che ottimizzando ulteriormente la metodica analitica e incrementando il numero di campioni in esame anche le analisi sui caffè verdi lavati possano discriminare in modo significativo aspetti come la varietà e la provenienza.”

Dottor Rossini ci racconta la storia e la tecnologia dell’azienda che produce il Flavour Spec e di come i risultati di questo primo studio scientifico aprono nuovi scenari per l’industria del caffè?

“La G.A.S. Gesellschaft für analytische Sensorsysteme mbH è basata a DORTMUND in Germania ed è attiva da 25 anni. La competenza chiave di questa azienda è legata alla costruzione di strumentazione analitica basata sul detector a mobilità ionica (IMS). Su questa base tecnologica è stato costruito uno strumento detto FLAVOUR SPEC accoppiando il detector alla separazione gas cromatografica (GC IMS).

Il Flavour Spec offre la possibilità ad operatori anche non particolarmente preparati di ottenere con estrema rapidità e semplicità un dato analitico relativo all’ “aroma“ di un caffè.

Lo strumento analizza le sostanze volatili provenienti sia da matrici solide che liquide e l’immediatezza della risposta e l’inesistente preparazione del campione, rendono lo strumento particolarmente indicato a supportare il controllo di qualità in produzione (dalla accettazione delle materie prime al controllo dei processi di tostatura).

Fin da ora questo studio scientifico italiano apre nuovi scenari all’industria del caffè, dato che fornisce uno strumento oggettivo nella valutazione delle caratteristiche organolettiche del caffè verde e riduce i margini di indeterminazione ed arbitrarietà nel flusso di lavoro B2B”.

 

Gianni Cocco riceve l’Order of merit 2024 da 1895 Coffee Designers by Lavazza

0
gianni cocco
Gianni Cocco e Michele Cannone (immagine concessa)

SAINT VINCENT – Il prestigioso Order of merit, simbolo dell’eccellenza e dell’ospitalità italiana, celebra ogni anno le figure più luminose del settore. Per il 2024, il comitato d’onore, insieme a 1895 Coffee Designers by Lavazza, ha scelto di premiare Gianni Cocco, riconoscendone il talento, la passione e il contributo straordinario al mondo dell’accoglienza e del caffè.

Gianni Cocco, nato a Nuoro nel 1980, ha dedicato la sua carriera a portare il caffè italiano ai massimi livelli. Tra i suoi successi, spicca il Guinness World Record per il maggior numero di espressi preparati in un’ora, oltre a numerose apparizioni televisive come tutor del caffè in programmi come: Detto Fatto, Sempre Verde e Uno Mattina.

Gianni Cocco premiato con l’Order of merit

Maestro di latte art e Grading Nero nel sistema internazionale Latte Art Grading System, Gianni è anche Master Coffee Trainer per marchi di prestigio come Belmond e Adler, oltre a essere docente in importanti accademie come: AICAF Accademia Italiana Maestri del caffè e la Bruno Vanzan Accademy

Il premio è stato conferito il 25 novembre 2024, nella splendida cornice del Grand Hotel Billiam a Saint Vincent, durante l’evento 110 e lode, competizione italiana dedicata ai barman degli hotel a 5 stelle.

Questo appuntamento annuale è un simbolo di classe e stile, dove l’élite dell’ospitalità di lusso si sfida per il titolo di Hotel Bartender of the Year.

Gianni Cocco riceve il riconoscimento che non celebra solo il suo percorso professionale, ma anche il suo contributo nel diffondere i valori dell’ospitalità italiana nel mondo.

Fipe: rispetto all’estate 2019 mancano 9,3mln di turisti italiani

0
fipe
(dati: Centro Studi Fipe)

ROMA – Il bilancio della stagione estiva, reso possibile dalla recente diffusione dei dati sulle presenze nel trimestre luglio-settembre, può dire molto sul livello di fiducia dei consumatori. Per questa ragione, con le festività natalizie alle porte l’estate può essere considerata un termometro affidabile del sentiment con cui gli italiani stanno vivendo l’attuale congiuntura economica, con riflessi evidenti sulla propensione al consumo in questa parte finale dell’anno. Leggiamo di seguito il bilancio pubblicato sul sito dell’Ufficio studi Fipe.

Partendo da un’estate che ha visto una certa debolezza del turismo interno, non si può escludere allora il rischio che anche dicembre 2024, un mese usualmente vocato al turismo, sia caratterizzato dallo stesso mood.

Infatti, non è stata un’estate da record per il turismo italiano. A confermarlo sono i dati Istat (provvisori) sui flussi turistici nel terzo trimestre 2024 (luglio-settembre) registrano un calo delle presenze rispetto allo scorso anno pari a circa 2,9 milioni (-1,4% la variazione percentuale). I flussi estivi sono stati trainati dai visitatori internazionali (+2,8% le presenze rispetto al 2023), che tuttavia hanno solo in parte compensato la flessione del turismo domestico (-5,5% rispetto al III trimestre 2023), mai tornato ai livelli pre-pandemia. Infatti, rispetto all’estate 2019 mancano all’appello 9,3 milioni di presenze di turisti italiani (-8,7%): una emorragia che è stata quasi del tutto rimarginata grazie ai visitatori internazionali, che in cinque anni hanno fatto registrare un aumento delle presenze di 8,6 milioni (+8,8%).

Come sta cambiando la domanda turistica

L’estate – periodo per eccellenza delle vacanze – è la cartina tornasole per fare un bilancio sull’andamento del turismo. In quest’ottica, se letti in una prospettiva più ampia i dati sulle presenze estive certificano il protagonismo dei viaggiatori internazionali e materializzano un cambiamento strutturale della domanda di turismo che si rivolge al nostro paese.

Infatti, se fino al Covid-19 in estate le presenze di visitatori italiani nel trimestre estivo erano sempre la maggioranza rispetto a quelle degli stranieri, nel 2023 i due valori si presentano in sostanziale equilibrio. Nell’estate 2024 c’è stato il sorpasso: le presenze straniere sono il 52,3% del totale (erano il 47,9% nel 2019), quelle dei turisti italiani il 47,7% (ed erano il 52,1% cinque anni fa).

(dati: Centro Studi Fipe)

I risultati dell’estate 2024 non sono una sorpresa

I dati Istat, seppur provvisori, confermano le previsioni Fipe sull’andamento della stagione estiva. Nella analisi pubblicata a luglio 2024, la Federazione ipotizzava una crescita del turismo internazionale rispetto all’estate 2023 e la parallela flessione di quello interno.

D’altronde, diversi segnali lasciavano presagire un’estate sottotono. Nell’indagine condotta dalla Federazione in estate in alcune destinazioni turistiche e rivolta a imprenditori della ristorazione, dell’intrattenimento e dei servizi di spiaggia, il 50% degli imprenditori affermava di attendersi un peggioramento dei risultati rispetto all’estate 2023.

Al contempo, tra gli intervistati serpeggiava forte preoccupazione sui flussi turistici domestici: il saldo tra chi vedeva un incremento e una flessione delle presenze di visitatori italiani segnava -37,5%, mentre di segno positivo era il dato riferito ai visitatori stranieri (+14,5%).

(dati: Centro Studi Fipe)
fipe
(dati: Centro Studi Fipe)

Inoltre, le performance estive sembrano essere la conseguenza fisiologica di trend consolidati. Il confronto tra l’andamento delle presenze turistiche nei primi 9 mesi dell’anno (gennaio-settembre) nel 2019, 2023 e 2024 lo dimostra: infatti, dal 2019 ad oggi c’è stata una progressiva diminuzione dei flussi interni (circa 12 milioni di presenze in meno), a cui ha fatto da contraltare la significativa crescita dei visitatori stranieri (+18 milioni di presenze complessive), da cui dipendono le chance di chiudere l’anno in positivo.

(dati: Centro Studi Fipe)