Una schermata del nuovo sistema (fonte: Commissione europea)
MILANO – Dopo il via libera del trilogo al rinvio di un anno dell’entrata in applicazione della normativa europea contro la deforestazione – il voto del Parlamento è previsto nell’ultima sessione plenaria dell’anno, in programma dal 16 al 19 dicembre – la Commissione ha annunciato, sempre la settimana scorsa, il varo ufficiale del sistema informativo Eudr (Deforestation Due Diligence Statement Registry).
Annunciato in ottobre, il sistema è ora attivo e a disposizione degli utenti: numerosi stakeholder hanno già iniziato a utilizzarlo, si legge nel comunicato diramato dall’Ue.
Tale piattaforma costituisce l’interfacciaunica per la creazione e la trasmissione alle autorità delle dichiarazioni di due diligence, ai fini dell’Eudr.
È importante osservare che la massima parte delle aziende soggette agli obblighi Eudr raccoglierà le informazioni, elaborerà la due diligence e la caricherà sul portale ufficiale dell’Ue utilizzando dei software di terze parti
Per aiutare le imprese a familiarizzare con il sistema, la commissione ha creato anche una piattaforma replica volta anche a testare il sistema, chiamata ACCEPTANCE Server, a cui è possibile accedere cliccando su questo link: https://acceptance.eudr.webcloud.ec.europa.eu/tracesnt/
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Mariano Musciagna nel suo Caffè Da Vicino (foto concessa)
MILANO – A Barletta, in Puglia, in Via Regina Margherita, 175/D, si parla di specialty: protagonista di questa rivoluzione locale, la Torrefazione Da Vicino, impresa coraggiosa portata avanti da Mariano Musciagna che nel 2020 ha deciso di concentrarsi sulla torrefazione, allargando la sua attività fondata nel 2007 di vendita di cialde a tostatore e caffetteria in un unico locale.
Da Vicino: un sogno che è diventato un obiettivo
Attraverso la formazione da autodidatta imparando dai manuali dei più grandi (Godina, Odello, Bazzara, per dirne alcuni) prende vita una micro torrefazione perché, spiega Musciagna: “L’autoproduzione poteva essere uno dei plus rispetto ad altri bar della zona. Mostrare il ciclo di trasformazione dal verde al tostato all’interno del locale, ci avrebbe consentito dei vantaggi competitivi.”
Per queste ragioni Musciagna ha deciso di unire tutto in un unico concept: essere un coffee shop, un bar, una torrefazione. Così si occupa di acquistare il verde e in 50 metri, di tostarlo, miscelandolo ed estraendolo nell’angolo bar. Ogni settimana una proposta diversa, dando possibilità di scelta al cliente.”
E gli specialty?
L’offerta della torrefazione (foto concessa)
“Ho due monorigini che tratto in questo modo: acquisto micro lotti da 30 chili e li faccio ruotare, così da dare la possibilità di comprendere la materia prima. Sono argomenti che ancora ai più sfuggono, ma specialmente per i ragazzi o per la clientela più disponibile all’ascolto, risultano prodotti interessanti.
Di soli specialty ovviamente non era possibile vivere – specifica Musciagna – Il nostro è un negozio di quartiere e le persone vengono da noi spesso a bere un semplice espresso.
Attualmente servo un Perù, un Katuai monorigine, un Brasile specialty, e poi delle miscele che partono da un 100% Robusta (Uganda, India). Ho in tutto 10 miscele, 8 macinini sul banco (5 Eureka Mignon Specialità, 2 Specialty 65, 1 F64Evo Fiorenzato e uno dedicato per la parte di drogheria). È la mia peculiarità averne così tanti, anche perché li tengo in bella vista nei sylos per la distribuzione.
Un 80% Robusta, un 50% Robusta, un 40%, un 30% Robusta, un 100% Arabica Dolce, e poi i monorigine specialty, un indiano lavato e il decaffeinato.
Il bar resta però l’attività più redditizia delle tre anime: l’ho creato in modo tale da non avere grandi investimenti nel personale. Mi consente di avere maggiori margini rispetto a quelli ottenuti con cialde e caffè sfuso. Che è un po’ un bigliettino da visita: il cliente entra e vede il sylos con i chicchi e allora viene affascinato. “
I prezzi?
“Questo discorso non può prescindere dai competitor. In Barletta centro siamo arrivati a 1,20, ma nella mia zona, siamo ancora sull’euro per il blend Arabica / Robusta e 1,10 per quanto riguarda la miscela 100% Arabica.
Dentro il Caffè da Vicino (foto concessa)
Naturalmente quando il cliente fa il suo ingresso, chiedo innanzitutto se ha preferenze tra le diverse miscele (ogni mia creazione è dotata di scheda, per poter comunicare ad un cliente che è abituato ad un rito veloce). Durante la preparazione ed il servizio ne commento le peculiarità. Questo genera apprezzamento dal cliente che percepisce la cura e la passione profusa dietro quel gesto e spesso si traduce in domande di ogni tipo.
Qualcuno sperimenta lo specialty, che però faccio attenzione a non proporre ad un prezzo altissimo sempre perché riesco fin qui, occupandomi io stesso della selezione e tostatura, a tenere dei prezzi accessibili. Molti poi ripetono l’esperienza, anche quotidianamente e sempre in espresso. Non ho previsto estrazioni alternative, perché non c’è ancora un mercato pronto. Non mi trovo in una zona turistica con degli stranieri che possono comprendere meglio e richiedere queste soluzioni.
Essere l’unico ad avere una proposta di questo genere è un plus, però è anche vero che lavoro 12 ore al giorno. Con me ho solo una collaboratrice che copre la mattina. Caffè Da Vicino apre alle sei e mezza fino alle 13.30, poi riapre alle 16 e chiude alle 21.”
Il caffè Da Vicino: a chilometro zero
“Il cliente osserva da vicino la tostatura: il laboratorio è separato soltanto da un vetro trasparente così che i clienti ormai sono abituati a vedere in azione una macchina da 7 chili a gas STA. Grazie alla flessibilità di questa tostatrice posso distribuire il mio caffè anche in altri locali e non solo per autoproduzione.
Progetti da sviluppare?
“Quattro anni di attività sono serviti per ottimizzare tutti i processi che ora girano intorno alla torrefazione, la selezione, le cialde, il bar.
Ho dovuto creare i software e testarli per la gestione di ciascun aspetto in un unico sistema integrato. Ho sviluppato le etichette ed il packaging da 12, 25 e 50 pezzi per la distribuzione al dettaglio del porzionato. Il problema fondamentale ora che sto incontrando è di sicuro la concorrenza dei locali più grandi che invitano maggiormente ad uno spirito di convivialità che spesso vince sulla qualità.
Posso pensare però di fare progetti futuri: uscire dall’offline e sfruttare la vendita online. Sono presente sui social, su Amazon e ho un sito e-commerce per il tostato, le cialde e capsule compatibili in ogni formato, accessibile ai clienti finali ed ai rivenditori con i relativi listini. E’ presente anche l’opzione consegna a domicilio per la città di Barletta e limitrofe.
Amplierei poi la vendita del caffè nell’horeca con il mio marchio. Il cliente avrebbe il vantaggio di ordinare il caffè tostato su ordinazione anche in microlotti da 5 kg, grazie alla mia tostatrice, ricevendo sempre il prodotto freschissimo a prezzi contenuti.
Lo shop di cialde (foto concessa)
Espanderei la vendita del monoporzionato anche fuori dal mio locale in altri punti vendita. Poi magari le affiliazioni in franchising.
Ad oggi devo acquistare 300 chili alla volta e lo consumo un po’ per volta, considerato che si tosta – tostatura media con un ciclo abbastanza prolungato nella fase di Maillard senza superare i 190 gradi, omni roasting – una ventina di chili a settimana. Contando lo sfuso e quello somministrato al bar, 100 chili vanno via in un mese e mezzo.”
MILANO – Strafood – non solo cibo – pubblicato da L’Airone editore e scritto da Paola Buzzini e Luisa Manfrini, è una preziosa guida che in 192 fa luce sul collegamento tra alimentazione corretta e consumo responsabile. Tra cucina, design, moda, salute e giardinaggio, ci si muove attraverso ciò che arriva dalla terra sino alle nostre tavole.
Il libro apre con un’introduzione che veicola un concetto piuttosto interessante: lo scarto in natura praticamente non esiste. E poi un proposito delle autrici: spiegare perché sono i vegetali a fare la differenza in questa dinamica per cui gli uomini ne producono così tanto.
Scarto è invece sinonimo di potenziale, anche dal punto di vista economico. Un’ottima notizia anche per le aziende.
Strafood: “non è solo un manuale, è un ribaltamento di prospettiva”
Si chiude così l’introduzione al primo capitolo dedicato ad una migliore comprensione della definizione di sostenibilità. Si parte infatti proprio dalle basi per capirne bene tutte le facce a partire da quella economica, procedendo con quella economica e concludendo con quella sociale.
Altro tassello essenziale per comprendere il quadro, L’impronta ecologica, misurabile attraverso i parametri di carbon, water e ecological footprint.
Materie prima, si parte con la domanda: com’è stata coltivata?
Dieci vegetali protagonisti della top ten di Strafood. Cocco, riso, caffè, canapa, uva, frutta secca, tè, oliva, legumi, cacao: materie prime che trovano spazio ciascuno in un paragrafo a sé stante. Esplorati i loro utilizzi anche al di là dell’alimentazione, nell’ottica dell’economia circolare.
Per il caffè gli esempi di riutilizzo dei sottoprodotti sono diversi. Dall’ecodesign con la silverskin impiegata per la realizzazione di sedie, tavoli, bicchieri, carte ecologiche, alla bioarchitettura con le pareti di caffè sino alla moda dove esistono sneakers composte con gli avanzi delle cialde e delle capsule.
Stesso approfondimento per altri due prodotti molto richiesti nel mondo: tè e cacao. Con anche uno sguardo alla mixology con la prima bevanda in foglie o all’uso nella beauty routine con alcuni consigli di make up usando il cacao.
Pensando al consumatore finale – cosa mai scontata – Strafood si conclude con degli strumenti pratici
Schede da usare quotidianamente per andare a fare la spesa più consapevolmente e costruire attraverso un bullet journal una routine sostenibile.
PAOLA BUZZINI si divide tra Milano e Roma sentendosi comunque sempre a casa. Scrittura, eventi, comunicazione e consulenza nel campo artistico sono stati la sua professione per oltre dieci anni, fino a che ha perso la testa per tutto ciò che ha a che fare con il cibo. Con il suo progetto Soup Opera prova a mettere insieme queste due passioni utilizzando il cibo come codice comunicativo condiviso per raccontare le arti e la creatività.
LUISA MANFRINI, architetto e product designer, ha lavorato nel design di prodotto per marchi di moda internazionali, poi si è specializzata in food design e sostenibilità. Vegetariana, cacciatrice di nuove tendenze, oggi collabora con diverse realtà progettando contenuti, prodotti ed esperienze che si concentrano sul potenziale del mondo vegetale, per contrastare il cambiamento climatico, promuovere il benessere e ristabilire un equilibrio con la natura. Il suo motto: “Dal cucchiaio alla città, il futuro è delle piante”.
Scheda
Titolo: STRAFOOD. Non solo cibo
Autrici: Paola Buzzini e Luisa Manfrini
Casa editrice: L’Airone Editrice
Formato: 16 x 2.1 x 23 cm
Pagine: 192
EAN: 9788864424774
Prezzo: € 19,90
MILANO – Un gesto quotidiano, a volte scontato, ma che nella sua estrema semplicità può racchiudere un significato più profondo. Quante volte, del resto, ci capita di offrire un caffè o di riceverlo “in regalo” dalle persone che incontriamo ogni giorno? Moltissime, proprio perché per gli italiani rappresenta una dimostrazione di attenzione verso gli altri. Come evidenziato anche dall’indagine “Se è italiano… si sente! – Gli Italiani e il Caffè” condotta da AstraRicerche per il Consorzio promozione caffè, per il 91,2% degli intervistati è un gesto di gentilezza verso chi ci sta intorno[1].
Il Consorzio promozione caffè per la giornata del caffè sospeso
E allora non c’è da stupirsi che il caffè sia diventato, tra le altre cose, anche un simbolo di solidarietà grazie al caffè sospeso, una tradizione che da Napoli ha conquistato il mondo intero.
“Quando un napoletano è felice per qualche ragione, invece di pagare un solo caffè, quello che berrebbe lui, ne paga due, uno per sé e uno per il cliente che viene dopo. È come offrire un caffè al resto del mondo”. Così Luciano De Crescenzo, tra i pensatori napoletani più celebri, definiva questa tradizione diffusasi nel capoluogo campano durante la Seconda Guerra Mondiale.
Non tutti potevano permettersi di bere un caffè al bar, per questo chi aveva la disponibilità economica pagava una tazzina in più, lasciandola a qualcuno che potesse averne bisogno. Così durante il giorno, chi avesse chiesto se ci fosse qualche “cafè suspiso” avrebbe potuto riceverlo, dimenticando per un attimo l’orrore della guerra con il caldo abbraccio del suo aroma. Da allora, il caffè sospeso ha continuato a rappresentare una tradizione particolarmente sentita dai napoletani, che va oltre il concetto di carità per abbracciare un senso di umanità profonda.
Ancora oggi, si stima che nei bar della città partenopea, in particolare nelle insegne storiche, si contino fino a cinquanta caffè sospesi al giorno per locale. L’orizzonte del caffè sospeso, con gli anni, è andato oltre quello di Napoli, portando questo rito a diffondersi non solo nel resto d’Italia, ma anche nel mondo.
Le cifre sono difficili da quantificare, ma le iniziative che hanno portato a declinare questo messaggio di altruismo in diverse lingue sono numerose: dal “suspended coffee” negli Stati Uniti o nel Regno Unito, al “cafè pendiente” che si può donare a Madrid come a Buenos Aires, il “cafè suspendu” molto popolare in Belgio e infine l’“Uppskjuten” svedese. Ma non solo. Il senso di generosità che incarna questo gesto è stato il motore di quella che è stata definita dagli esperti “economia sospesa”.
Negli anni sono diventati “sospesi” anche il pane e la pizza fino a interi carrelli della spesa, ma anche abiti, libri, biglietti del cinema o del teatro e perfino farmaci e visite mediche, sempre secondo lo stesso meccanismo di solidarietà: consumare per uno, pagare per due per aiutare qualcuno in difficoltà.
Dal 2010 il caffè sospeso, grazie alla Rete del caffè sospeso e di altre associazioni, viene celebrato ogni anno il 10 dicembre. Non una data qualsiasi, ma quella che l’ONU ha scelto per celebrare la Giornata Mondiale dei diritti umani, per sottolineare il forte valore di altruismo che offrire un caffè a chi vive un momento spiacevole può rappresentare. Perché il caffè non è semplicemente un alimento che, grazie alla sua composizione chimica, dona energia e calore: è un elisir che conforta, che dona sollievo, che consola anche nei giorni più bui. Quando viene offerto, rappresenta un gesto disinteressato di cura e di attenzione che scalda il cuore e che spinge a riunirsi.
“Offrire un caffè è un gesto semplice, che nella frenesia della quotidianità può sembrare persino banale e scontato, ma che dimostra attenzione, affetto e cura verso l’altro. Non è un caso che questa bevanda sia diventata un simbolo universale di solidarietà grazie alla tradizione del caffè sospeso, così come il fatto che le sue radici siano a Napoli, una città generosa dove il caffè è vissuto come un rito che unisce le persone, superando le differenze. Regalando un caffè a chi ne ha bisogno, possiamo contribuire a far sentire meno sole le persone che stanno vivendo un momento di disagio nel segno della generosità”, dichiara Michele Monzini, presidente di Consorzio promozione caffè, che da oltre 30 anni riunisce le principali aziende che producono e commercializzano le diverse tipologie di caffè oltre che i produttori di macchine professionali per l’horeca e fornitori di attrezzatura.
La scheda sintetica del Consorzio promozione caffè
Il Consorzio promozione caffè riunisce aziende che forniscono, producono e commercializzano le diverse tipologie di caffè oltre che i costruttori di macchine professionali per caffè e fornitori di attrezzature. Da oltre 30 anni il Consorzio è impegnato a promuovere un programma di educazione e informazione su caffè e caffeina e i loro effetti sulla salute, sulla base delle evidenze scientifiche pubblicate.
[1] “Se è italiano… si sente! – Gli Italiani e il Caffè”, indagine condotta da AstraRicerche per il Consorzio Promozione Caffè ad aprile 2024 su un campione di 1.001 intervistati 18-65enni statisticamente rappresentativi della popolazione
Sebastiano Caridi è il brand ambassador di Essse caffè (immagine concessa)
Sebastiano Caridi è uno dei più importanti pasticceri sul panorama nazionale, vincitore dell’edizione 2014-2015 del talent di Rai2 “Il più grande pasticciere” e premiato quest’anno nella 14esima edizione della guida “Pasticcieri & Pasticcerie” del Gambero Rosso con “due torte”, ha un punteggio di 88/100 per il suo locale a Faenza, con una menzione speciale per la pasticceria salata. Inoltre è brand ambassador di Essse Caffè.
Leggiamo di seguito un estratto dell’intervista di Maria Vittoria Fariselli al maestro per il portale Ravenna e Dintorni.
Sono solo due le pasticcerie in Italia (l’altra è quella di Dalmasso di Avigliana) premiate dalla guida nell’ambito della pasticceria salata. Cosa significa questo riconoscimento?
“Ricevere premi è sempre bello, perché ti dà la conferma di essere sulla strada giusta. Il Gambero Rosso è una vera istituzione sul panorama nazionale e un risultato come questo è una bella emozione, soprattutto in un settore come quello della pasticceria salata su cui stiamo puntando tantissimo… anche se devo ammettere che ancora fatico a realizzare, preso dalla volata verso il Natale…”.
Come mai questa predilizione per la pasticceria salata?
“Perché credo sia un settore troppo poco considerato. Un tempo c’era tanta richiesta, poi è stato quasi dimenticato. La mia idea di pasticceria è quella “di un’originalità che torna alle origini” e mi piace trasformare i classici della bakery – dalla pizza alle focacce passando per i mignon salati – in chiave moderna, piccola e sfiziosa, perfetta per aperitivi, ricorrenze, catering e coffee break. Sono tra i pochi in Italia a tenere corsi sull’argomento, e noto con piacere che la richiesta da parte dei colleghi sta crescendo, ridando il giusto valore a questo ramo”.
Quindi tra tradizione e innovazione chi ha la meglio?
“La pasticceria è creatività: il segreto sta nel riuscire ad innovare rispettando la tradizione. La pasticceria tradizionale cammina benissimo da sé, ma nulla ci vieta di giocare con spezie e consistenze per ottenere qualcosa di più contemporaneo. È importante però non snaturare mai la base alla ricerca di qualcosa di nuovo e quasi mai necessario. Un tiramisù alla fragola, per esempio, non lo farò mai nemmeno sotto tortura”.
Per leggere l’intervista completa basta cliccare qui.
MILANO – Con l’arrivo del Natale tornano sulle nostre tavole le tradizionali specialità di questo periodo, e si riaccende l’eterna sfida tra due dei dolci più amati dagli italiani: panettone e pandoro. Stabilire quale sia il migliore è una questione di gusti, ma come orientarsi nella scelta del prodotto qualitativamente migliore tra le tante opzioni disponibili sul mercato?
Al fine di guidare i consumatori nel processo di acquisto, Altroconsumo ha stilato, come ogni anno, la classifica dei migliori panettoni e pandori.
Per il 2024 sono stati messi a confronto 12 panettoni e 8 pandori. Il test è stato condotto in due fasi: per prima cosa sono state effettuate delle analisi di laboratorio, volte a verificare il rispetto del disciplinare di produzione, controllando l’eventuale presenza di muffe e lieviti, microrganismi che possono trovare facile terreno di sviluppo nei prodotti lievitati da forno.
In parallelo è stata effettuata una prova di assaggio da parte di una doppia giuria di pasticceri e consumatori, che hanno giudicato sapore, odore, aspetto e consistenza di tutti i panettoni ed i pandori portati in laboratorio.
Tra i panettoni analizzati, il Panettone Motta firmato dallo chef Bruno Barbieri, tra i dolci più pubblicizzati di questo Natale 2024, sebbene apprezzato da pasticceri esperti, non ha convinto i consumatori, che hanno valutato negativamente aspetto, sapore e consistenza. Rispetto al panettone Motta del 2023, presenta alcune variazioni negli ingredienti, come un contenuto maggiore di uova e meno frutta, ma senza eccellere nel confronto.
Inoltre, è il più costoso del test, con un prezzo medio di 15,18 euro, quasi triplo rispetto al primo classificato, il panettone Coop.
Al primo posto si classifica il panettone Coop che costa il 60% in meno del panettone Motta firmato dallo chef stellato e che, come abbiamo visto, è il più caro.
Per la classifica completa sul pandoro basta cliccare qui
Cristina Scocchia, ceo di illycaffè, ha ricevuto al Ceo Italian Summit & Awards il premio per la sua leadership excellence, osservata in questi dieci anni attraverso la presenza ai tavoli di lavoro della manifestazione nei differenti ruoli che ha ricoperto. Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo pubblicato sul quotidiano Il Corriere della Sera.
Cristina Scocchia vincitrice al Ceo Italian Summit & Awards
MILANO – Si è tenuta la decima edizione del Ceo Italian Summit & Awards, l’evento organizzato da Business International, Fiera Milano e in collaborazione con Forbes Italia, che ogni anno riunisce oltre 200 amministratori delegati e imprenditori per discutere i macro trend e i temi principali che, a livello globale, il top management delle aziende dovrà affrontare in futuro.
Cristina Scocchia, ceo di illycaffè ha ricevuto il premio per la sua leadership excellence, osservata in questi dieci anni attraverso la sua presenza ai tavoli di lavoro della manifestazione nei differenti ruoli che ha ricoperto, e per la crescita personale e professionale del suo percorso, sottolineando l’attenzione a un nuovo modo di fare impresa, sempre più giovane, innovativo e sostenibile.
Si è tenuta, poi, la premiazione dei ceo Italian Awards, che premia gli amministratori delegati, che secondo il ranking Forbes, rappresentano i Capitani del made in Italy più innovativi e di successo dell’anno 15 Capitani d’impresa più innovativi e di successo dell’anno.
Per leggere la notizia completa basta cliccare qui.
Il logo di Anima l'associazione di Confindustria cui aderisce anche l'Ucimac, i costruttori di macchine per caffè professionali
MILANO – Anima Confindustria festeggia 110 anni con una cena di gala presso il museo Alfa Romeo di Arese (Milano). Nata nel 1914 da un gruppo di industriali guidati da Camillo Olivetti, Anima ha iniziato il suo viaggio con l’obiettivo di tutelare e promuovere l’industria meccanica italiana.
Tra i soci fondatori, oltre a Olivetti: Agnelli, Braibanti, Breda, Marelli, Macchi, Necchi, Olivetti, Riva, Salmoiraghi, Tosi.
Nel 1921, l’associazione ha contribuito alla nascita di UNI, l’Ente Nazionale di Normazione, per colmare il vuoto normativo del settore manifatturiero e contribuire allo sviluppo delle imprese dell’industria italiana, in particolare della meccanica.
I 110 anni di Anima Confindustria
Dopo la guerra, nel 1945, l’associazione viene rifondata con 53 aziende; cresce rapidamente nei decenni successivi, fino a trasformarsi in Federazione nel 1988. In questi anni avviene una crescente diversificazione interna, con la nascita di nuove strutture come Asa, società di servizi di Anima, e Icim (oggi ICIM Group), ente di certificazione, per accompagnare le aziende in un percorso di crescita.
Il presidente di Anima Confindustria, Pietro Almici, dichiara: “Per me è un onore ricoprire la carica di presidente durante questo importante traguardo, in quella che è una delle più longeve associazioni del mondo confindustriale. La meccanica è un settore fondamentale per l’economia italiana, oggi come 110 anni fa. Dalle 53 aziende della rifondazione post-guerra, oggi possiamo affermare con onore di contare oltre mille aziende associate, molte delle quali rappresentano eccellenze del proprio settore. Un ringraziamento particolare a tutti i presidenti che mi hanno preceduto, che con il loro impegno hanno permesso alla federazione di consolidarsi e crescere, incrementando negli anni i rapporti con enti e istituzioni a livello nazionale ed europeo”.
Nel corso degli anni, Anima ha saputo adattarsi alle mutevoli sfide e alle crescenti esigenze del mercato, ampliando la sua portata fino a diventare la federazione di riferimento per 34 associazioni in diversi settori: edilizia e infrastrutture; movimentazione e logistica; produzione alimentare; produzione di energia; produzione industriale; sicurezza e ambiente.
Un comparto che rappresenta complessivamente 56 miliardi di euro di fatturato (dati Ufficio studi Anima 2023) e che dà lavoro a oltre 221.000 persone.
La scheda sintetica di Anima Confindustria
Anima Confindustria è l’organizzazione industriale di categoria che, all’interno di Confindustria, rappresenta le aziende della meccanica varia e affine, un settore che occupa 221.700 addetti per un fatturato di 55,5 miliardi di euro e una quota export/fatturato del 60% nel 2023 (previsioni Ufficio Studi Anima).
Anima comprende al suo interno 34 associazioni e 1000 aziende associate. I macrosettori rappresentati da Anima sono: edilizia e infrastrutture; movimentazione e logistica; produzione alimentare; produzione di energia; produzione industriale; sicurezza e ambiente.
Il report di sostenibilità di Autogrill (immagine concessa)
MILANO – Autogrill, leader nella ristorazione per chi viaggia e parte di Avolta, prosegue il proprio percorso di sostenibilità e rinnova il proprio impegno attraverso la pubblicazione del Sustainability Performance Report. Il report mette in luce iniziative, impatto e attività di sostenibilità intraprese tra il 2023 e i primi 5 mesi del 2024 da Autogrill che, in linea con il framework ESG di Avolta, Journey Sustainably On, e con la più ampia strategia Destination 2027, si impegna a integrare sempre più la sostenibilità nel proprio modello di business, in tutti i canali in cui opera e in tutti i territori in cui è presente.
“Il nostro percorso di sostenibilità è iniziato oltre vent’anni fa con la pubblicazione nel 2005 del primo bilancio di sostenibilità, che ha qualificato Autogrill come prima azienda del settore travel food & beverage a prestare attenzione alla tematica e a impegnarsi concretamente”, ha commentato Massimiliano Santoro ceo Italy F&B di Avolta.
Santoro continua: “Oggi il nostro percorso continua e il nostro impegno si rafforza nell’ambito del framework ESG di Avolta, in linea con la più ampia strategia Destination 2027. Guidati da un approccio customer-centric, promuoviamo un modello operativo e di business capace di coniugare crescita economica, sviluppo sociale e tutela dell’ambiente attraverso impegni concreti e iniziative tangibili con impatti misurabili, al passo con le crescenti trasformazioni in ambito ESG”.
“Il nostro approccio alla sostenibilità ci guida ogni giorno nella creazione di esperienze di qualità per i consumatori, rispondendo alle esigenze di tutti grazie a uno sviluppo continuo e innovativo del portafoglio di concept”, ha commentato Camillo Rossotto, chief public affairs & Esg Officer di Avolta.
Rossotto continua: “Per questo, lavoriamo per ridurre l’impronta ambientale delle attività di business, agendo su più fronti con progetti e investimenti significativi, puntando sulle persone, favorendo iniziative di recruiting e talent attraction attraverso opportunità di formazione e sviluppo delle competenze professionali. Inoltre, dedichiamo una specifica attenzione alle comunità locali, nel segno del miglioramento dello sviluppo sociale ed economico dei territori in cui operiamo. Con questa visione, portiamo avanti un approccio olistico alla sostenibilità, focalizzandoci su impegni chiari e iniziative concrete”.
Il nuovo Sustainability Performance Report vuole essere un documento che, con trasparenza, rendiconta progetti, numeri e attività di Autogrill in ambito sostenibilità attraverso quattro aree tematiche: creare esperienze di viaggio sostenibili, rispettare il Pianeta, valorizzare le persone e sostenere le comunità Locali.
Con l’obiettivo di creare esperienze di viaggio sempre più sostenibili e mettere il cliente al centro di ogni decisione di business, Autogrill ha raggiunto importanti risultati, tra cui: un volume di prodotti retail “responsabili” (vegani, senza glutine, proteici e BIO) di oltre 4,2 milioni, l’approvvigionamento da zucchero 100% italiano grazie all’accordo siglato con Italia Zuccheri e il lancio di Wow Bun, panino totalmente plant based sviluppato in collaborazione con Garden Gourmet, oltre che la continua sperimentazione all’interno della Factory Food Designers, il centro di eccellenza per l’innovazione alimentare a livello EMEA di Avolta e casa dell’innovazione di concept e di prodotto.
Sul fronte della riduzione del proprio impatto ambientale, Autogrill non solo ha conseguito le certificazioni di sostenibilità per sette edifici, ottenute sulla base di standard internazionali LEED e BREEAM, ma ha anche avviato diverse partnership, tra cui quella con Too Good To Go, tramite la quale sono state recuperate più di 20.000 confezioni di alimenti, e con Treedom, piattaforma che consente a persone e aziende di piantare alberi e di seguire il loro sviluppo, grazie alla quale Autogrill ha creato una foresta che ha assorbito 247 tonnellate complessive di CO2 in 7 paesi, oltre al continuo utilizzo e sviluppo dei WAS Materials, una serie di materiali riciclati frutto di azioni di economia circolare.
Guidata dai valori di diversità, equità e inclusione e nell’ottica di valorizzare le proprie persone, Autogrill, che conta la presenza di 68,6% di donne tra i suoi 7.162 collaboratori, ha erogato oltre 65.000 mila ore di formazione solo nel 2023, e ha coinvolto 2.000 studenti del settore alberghiero nel progetto di employer branding “Assapora il futuro”, oltre ad aver assunto 9 detenuti presso alcuni punti vendita, grazie al progetto “Riparto da me” con il carcere di Bollate.
Infine, per sostenere le comunità locali econtribuire alla crescita dei territori in cui opera, Autogrill ha rinnovato il proprio impegno nella lotta alla povertà e all’insicurezza alimentare supportando, ancora una volta, Banco Alimentare e Pane Quotidiano tramite la donazione delle eccedenze alimentari e dei beni del proprio magazzino, così da contribuire in modo concreto ad aiutare le fasce più fragili della comunità.
Inoltre, nel 2023 il brandAutogrill, guidata dai valori di diversità e inclusione, ha portato avanti progetti di inclusione lavorativa attraverso la collaborazione con Associazione Cometa, assumendo 10 rifugiati e 4 donne ucraine in fuga dalla guerra, oltre ad aver avviato un importante progetto con PizzAut e a sostenere vari centri di Ricerca Medica, tra cui Fondazione Humanitas e Fondazione Umberto Veronesi.
Per leggere la versione integrale del Sustainability Performance Report basta cliccare qui.
LIMITO DI PIOLTELLO (Milano) – Esselunga lancia la nuova versione della sua app, con funzionalità e caratteristiche che consentono di organizzare la propria esperienza d’acquisto in modo semplice e veloce, grazie a una modalità d’uso più intuitiva. Tutto diventa a portata di smartphone: le diverse sezioni dell’App, infatti, sono pensate per accompagnare il cliente nelle varie fasi della spesa, nelle iniziative di loyalty e nelle offerte personalizzate, redendo ciò di cui può avere bisogno accessibile con un click.
L’app di Esselunga
Ad esempio, in un’unica area è possibile visualizzare sia la Carta Fìdaty che i buoni sconto e diventa ancora più facile accedere a tutti i servizi disponibili nel proprio negozio: tra questi, la ricerca dei prodotti in assortimento, l’utilizzo del Presto Spesa in App in tutti i punti vendita in cui è presente il servizio self-payment e la configurazione dei pagamenti digitali, tra cui Fìdaty Oro Flash che in modo sicuro e veloce permette di concludere la transazione con un click.
Tra le novità, la possibilità ogni giorno di scegliere fino a 10 prodotti da scontare tra quelli selezionati in assortimento, una nuova area “Scelti per te” navigabile tra le promozioni in corso, un centro notifiche facilmente accessibile per le ultime novità e la funzione di condivisione della propria lista della spesa con altre persone, che può essere convertita anche in carrello per gli acquisti online.
Rimane possibile prenotare i premi dal Catalogo Fìdaty, navigare tra i volantini e consultare l’archivio degli scontrini virtuali in modo semplice e intuitivo.
Inoltre, saranno previsti ulteriori aggiornamenti e nuove funzionalità per rendere ancora più facile ogni interazione con il mondo Esselunga.
L’App Esselunga è disponibile sia in App Store che in Google Play.
La scheda sintetica di Esselunga
Esselunga è una delle principali realtà italiane del settore della grande distribuzione che opera attraverso una rete di 190 negozi tra superstore, supermarket e il nuovo format laEsse. Esselunga si avvale di centri produttivi e di lavorazione che servono tutti i negozi della catena.
Fondata nel 1957 con l’apertura a Milano del primo supermercato in Italia, Esselunga occupa 28.000 dipendenti e ha un fatturato di 9,3 miliardi di euro. Con 5,5 milioni di clienti fidelizzati è da sempre un esempio di qualità e innovazione, con un impegno quotidiano per la sostenibilità.
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