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venerdì 04 Aprile 2025
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Il caffè aiuta ad aumentare la massa muscolare: studio

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Una classica tazzina di espresso (immagine: Pixabay)

Un nuovo studio pubblicato su Frontiers in Nutrition ha mostrato un collegamento tra l’assunzione di caffè e la massa muscolare. Analizzando circa 8300 americani adulti, valutando la densità ossea e la massa muscolare, la ricerca ha mostrato come chi beveva caffè ha avuto un aumento tra l’11 e il 13% della massa rispetto a chi non lo ha fatto. Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo di Riccardo Cristilli sulla Gazzetta dello Sport.

Gli effetti del caffè sulla massa muscolare

MILANO – Milioni di persone ogni giorno bevono il caffè. Ciascuno lo interpreta a suo modo, dalla moka all’espresso, dal filtro al french press, lungo, corto, con il latte, zuccherato il caffè è una delle bevande più diffuse. C’è chi lo prende per risvegliarsi e chi lo considera un modo per socializzare e incontrare persone. Non mancano i consigli sul numero di tazzine da bere per evitare effetti collaterali della caffeina, ma per chi consuma caffè ogni giorno non ci sono solo aspetti negativi. Secondo un nuovo studio il caffè fa bene alla massa muscolare.

Pubblicato su Frontiers in Nutrion, lo studio ha scoperto un collegamento tra l’aumento della massa muscolare e il caffè. Analizzando circa 8300 americani adulti, valutando la densità ossea e la massa muscolare, la ricerca ha mostrato come chi beveva caffè ha avuto un aumento tra l’11 e il 13% della massa muscolare rispetto a chi non ha bevuto caffè.

Questo, quindi, può aiutare a contrastare l’insorgenza della sarcopenia, il progressivo declino della massa e della forza muscolare legato all’invecchiamento del corpo, proteggendo dal rischio di infortuni.

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Sigep World: da Berlino al Nord Africa ecco le novità 2025

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Sigep World a Berlino (immagine concessa)

RIMINI – Il 14 novembre, presso l’Ambasciata d’Italia a Berlino, Italian Exhibition Group, in collaborazione con ICE Agenzia, ha dato il via a un roadshow internazionale per presentare le novità della prossima edizione di Sigep World a professionisti e stakeholder del foodservice in Germania.

Contemporaneamente, in collaborazione con gli uffici ICE locali e assieme a Unione Italiana Food – Gruppo Prodotti per Gelato e Acomag – Associazione attrezzature, macchine e vetrine per gelateria, Sigep World ha organizzato in questi giorni un ricco programma di iniziative in Algeria e Marocco, con l’obiettivo di promuovere il gelato artigianale italiano nell’ambito della IX edizione della Settimana della Cucina italiana nel mondo.

Un’occasione unica per fare il punto sulle tendenze del settore e promuovere la qualità del gelato artigianale italiano a livello globale.

Germania

A Berlino, presso la sede dell’Ambasciata d’Italia si è tenuto il SIGEP WORLD Roadshow, un’occasione di incontro con la Community del Foodservice tedesca per aggiornarsi sui trend e gli scenari del settore, sviluppare opportunità di networking e conoscere in anteprima le novità della prossima edizione.

Algeria

Durante la SCIM, gli ospiti hanno degustato le eccellenze del gelato artigianale italiano. Sono state organizzate due masterclass per gli Istituti ESHRA – Ecole Supérieure d’Hôtellerie et de Restauration di Algeri e Orano, e un seminario per gelaterie e locali, dedicato a nuove tendenze e innovazioni nel settore.

Marocco

Il 26 novembre, a Casablanca, il Consolato Generale, ICE Casablanca e la Società Dante Alighieri hanno organizzato un evento presso il Teatro Luca Attanasio. Il programma prevede masterclass per professionisti, con la partecipazione di chef Ennirri e chef Azouz, e sessioni e degustazioni aperte al pubblico.

Napoli festeggia la Giornata cittadina della cultura del caffè

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Lo stemma di Napoli (foto presa da Pixabay)

Napoli ha celebrato il 10 dicembre la Giornata cittadina della cultura del caffè napoletano, istituita lo scorso anno dal Consiglio comunale. Si tratta di un evento per celebrare la tradizione e l’identità culturale di Napoli, promuovendo anche lo sviluppo economico legato al settore del caffè. Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo di Alessandra Silvestri per il portale d’informazione Grande Napoli.

La Giornata cittadina della cultura del caffè napoletano

NAPOLI – Il dieci dicembre Napoli ha festeggiato la Giornata cittadina della cultura del caffè napoletano, istituita lo scorso anno dal Consiglio comunale. Per l’occasione, l’assessora alle Attività produttive e al Turismo, Teresa Armato, e la vicepresidente del Consiglio comunale, Flavia Sorrentino, hanno preso parte a un incontro conviviale allo storico Gran Caffè Gambrinus in piazza Trieste e Trento.

“Non c’è bevanda più rappresentativa dello spirito di una città come il caffè per Napoli: rappresenta un rituale, un momento di convivialità che unisce persone e culture. Oggi celebriamo la Giornata cittadina della cultura del caffè napoletano, istituita dal Consiglio comunale proprio con l’obiettivo di promuovere e diffondere la cultura del caffè napoletano, le sue usanze e le sue storie, oltre a tutelare l’identità culturale della città di Napoli“, ha dichiarato l’assessora Armato come riportato da Grande Napoli.

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Q8 inaugura il primo SVOLTA Caffè a Mariglianella, Napoli

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Il logo Q8

È stato inaugurato a Mariglianella in provincia di Napoli il primo SVOLTA Caffè Q8. Con lo SVOLTA Caffè l’offerta presenta somministrazione di food & beverage, con una selezione di prodotti di alta gamma. Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo pubblicato sul portale d’informazione AGEII.

Il primo SVOLTA Caffè a Mariglianella

MARIGLIANELLA (Napoli) – Inaugurato alla presenza delle istituzioni locali, partner e stakeholder del territorio il primo SVOLTA Caffè Q8, a Mariglianella in provincia di Napoli. La visione di Q8 per il futuro dell’on-the-road daily break prende forma in un nuovo concept che nasce come naturale evoluzione dello shop Svolta, lo store Q8, già presente in oltre 80 stazioni di servizio, che offre ai clienti soluzioni utili per ogni necessità, dagli articoli dedicati alla cura dell’auto e della moto, al viaggio, alla casa e agli amici a quattro zampe.

Con lo SVOLTA Caffè l’offerta si arricchisce grazie alla somministrazione di food & beverage, con una selezione di prodotti di altissima gamma ed eccellenze del territorio che rendono la sosta gradevole e gustosa: un luogo unico nel quale poter soddisfare tutte le molteplici e diversificate esigenze dei viaggiatori e godere di una piacevole sosta in tutto relax.

Alla base del progetto architettonico la creazione in un ambiente confortevole e accogliente, ottenuto grazie alla linearità dei locali e degli arredi – in continuità ideale anche nella forma, nei colori e nell’identità con il brand Svolta – realizzati con materiali e tecniche appositamente studiate per garantire un minor impatto ambientale, promuovere la sostenibilità e assicurare un pianeta più sano per le generazioni presenti e future.

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Riconosciuto dal ministero il Consorzio di tutela del cioccolato di Modica Igp

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La produzione di cioccolato (Pixabay License)

Il Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste ha riconosciuto in via ufficiale il Consorzio di tutela del cioccolato di Modica Igp. Con il nuovo riconoscimento ministeriale, salgono a 183 i Consorzi di tutela nel settore agroalimentare italiano. Leggiamo di seguito un estratto dell’articolo pubblicato sul portale d’informazione Agricultura.

Il Corsorzio di tutela del cioccolato di Modica Igp

ROMA – È stato ufficialmente riconosciuto dal Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle Foreste il Consorzio di tutela del cioccolato di Modica Igp, che riunisce le imprese artigiane produttrici di uno dei prodotti più rappresentativi dell’eccellenza dolciaria italiana, primo cioccolato Igp, in Europa, simbolo di tradizione e innovazione.

Viene rafforzata la reputazione del cioccolato di Modica Igp sul mercato nazionale e internazionale e garantita una tutela ancora più efficace della sua filiera produttiva contribuendo a valorizzare il territorio e a sostenere le piccole imprese locali.

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Gruppo VéGé acquisisce Happy Casa Store, insegna di General Trade, portando in dote 160 punti di vendita in 17 regioni

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Giovanni Arena, presidente del Gruppo VéGé (immagine concessa)

MILANO – Inizia con un nuovo sodalizio, il 2025 di Gruppo VéGé: a partire dal prossimo 1° gennaio, nel primo gruppo della distribuzione moderna nato in Italia, farà il suo ingresso Happy Casa Store, l’insegna facente capo a General Trade, specializzata in casalinghi, piccoli elettrodomestici, articoli da regalo, giocattoli, accessori auto/moto, garden e bricolage.

Nata a Martina Franca (Taranto) nel 2008, Happy Casa conta un fatturato 2023 che supera i 330 milioni di euro con la previsione di un fatturato 2025 per oltre 500 milioni di euro, 160 punti di vendita in 17 regioni per un totale di oltre 200.000 mq di superficie di vendita e più di 1.600 dipendenti.

La rete di vendita di Happy Casa si struttura attraverso 3 format: Happy Casa Store (1.000 -1.300 mq), Happy Casa Store Maxi (1.301-2.000 mq) e Happy Casa Store Iper (2.001-3.500 mq). A questi si aggiunge una presenza online consolidata grazie al canale e-commerce

L’ingresso di General Trade rappresenta così un rafforzamento nel settore drugstore di Gruppo VéGé che riunisce 31 imprese con competenze multicanali che spaziano dagli Ipermercati alle Superette, dai Cash&Carry all’AFH, dai Supermercati ai Superstore, dai punti vendita specializzati all’On-Line e che negli ultimi 10 anni è stato protagonista di una crescita ininterrotta con un fatturato 2023 di 13,78 miliardi di euro con un aumento del 9,4% sul 2022 e con una previsione di fatturato 2024 pari a 15,28 miliardi di euro con un ulteriore incremento stimato del 10,88%.

“L’ingresso di General Trade  rappresenta un grande risultato nella ricerca di realtà eccellenti nell’ambito del progetto VéGé 2030, con la volontà di affiancare alla nostra rinomata leadership nell’alimentare, anche traguardi ambiziosi nel Non-Food.” commenta il cavalier Giovanni Arena, presidente di Gruppo VéGé “Con General Trade rinforziamo infatti un’area molto importante nell’assortimento moderno, e rappresenta un importante tassello della riorganizzazione della VéGé in 3 business unit: in primis in dettaglio moderno con ipermercati, superstore e supermercati, quindi l’area dell’ingresso con i cash&carry ed infine l’area non food con i drugstore e il bazar,  in una strategia che per la crescita investe nella specializzazione e nella suddivisione per competenze specifiche.”

Giovanni Cassano, presidente di General Trade (immagine concessa)

Giovanni Cassano, presidente del consiglio di amministrazione General Trade, insieme ai suoi due figli Giuseppe e Adriano entrambi amministratori delegati del Gruppo, commenta “Siamo entusiasti di entrare a far parte di una realtà nazionale del calibro di Gruppo VéGé. La filosofia del Gruppo basata su una leadership che lascia piena libertà alle insegne associate con scelte e decisioni imparziali, unita alle sue dimensioni e alla sua forza, ci fa intravedere un driver imprescindibile con cui portare a termine gli obiettivi del nostro piano industriale, espanderci ancora di più, lavorare e crescere insieme. Non vediamo l’ora di iniziare questo nuovo anno insieme.”

La scheda sintetica del Gruppo VéGé

Gruppo VéGé, primo Gruppo della distribuzione moderna nato in Italia nel 1959, riunisce 31 imprese mandanti, con competenze multicanali che spaziano dagli ipermercati alle superette, dai cash&carry all’AFH, dai punti vendita specializzati all’on-line.

Da sempre leader nell’innovazione di processo, di formato e tecnologica, con oltre 3.378 punti di vendita dislocati in modo capillare su tutto il territorio nazionale, Gruppo VéGé si configura come il più ampio network di vendita del nostro Paese.

Treedom presenta il progetto di piantumazione di alberi di caffè in Guatemala a sostegno delle donne

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Il progetto in Guatemala (immagine concessa)

MILANO – Treedom, visionaria realtà che in meno di 15 anni ha piantato nel mondo oltre 4 milioni di alberi, a Natale invita a sostenere uno dei suoi progetti più rappresentativi, la piantumazione di alberi di caffè in Guatemala – tramite la piattaforma Treedom.net – introducendo una grande novità: il caffè Doña Lucero.

In questo paese, grazie all’impegno attivo della B Corp fiorentina, la filiera di Petatàn nella regione montuosa di Huehuetenango si è arricchita, dal 2019 a oggi, di oltre 30.000 alberi di caffè, rendendo possibile una vera e propria rivoluzione sociale: 80 donne guatemalteche, tramite la lavorazione dei frutti di questi alberi, si sono unite – sotto la sapiente guida dell’associazione umanitaria AMKA – per diventare produttrici e imprenditrici di caffè, conquistando così un’indipendenza economica e un’emancipazione altrimenti irraggiungibili.

“Poter coltivare e lavorare il caffè ha costituito per noi una grandissima svolta”, afferma Suris, una delle donne coinvolte nel progetto. “Grazie al supporto di Treedom siamo diventate economicamente indipendenti dai nostri mariti e abbiamo acquisito un più ampio riconoscimento del nostro ruolo all’interno della comunità, rafforzando al contempo il legame con le nostre famiglie, la nostra terra e la nostra storia”.

Risultato di questa coraggiosa e ambiziosa avventura è la miscela di caffè Doña Lucero, prodotto che si fa simbolo di determinazione e coraggio femminile, come il suo stesso nome racconta: Lucero è infatti figura emblematica per questa comunità che, con la sua tenacia, si è battuta per il miglioramento delle condizioni sociali delle donne guatemalteche.

Il caffè Doña Lucero (immagine concessa)

Questo Natale Treedom lancia una grande novità: al regalo di un albero di caffè, da piantare all’interno della filiera di Petatàn, si accompagna una confezione di caffè Doña Lucero. L’esperienza digitale, per cui ogni utente può seguire il proprio albero geolocalizzato e dotato di un ID univoco tramite foto, video, racconti e curiosità, si arricchisce ora di un dono fisico, ulteriore tassello che dimostra concretamente gli impatti positivi che un gesto semplice come piantare un albero ha sull’ambiente e sulle persone.

“Quando abbiamo iniziato a piantare alberi nel 2010 non potevamo immaginare i benefici che il nostro lavoro avrebbe innescato, non solo sull’ambiente, ma anche sulle comunità di persone con cui collaboriamo”, afferma Martina Fondi, Partner Business Developer & Head of Forestry di Treedom. “Il progetto in Guatemala ne è un esempio emblematico, che ci consente di poter ‘restituire’ ai membri della nostra community un prodotto, il caffè Doña Lucero, rappresentativo di cosa è stato possibile realizzare grazie al loro supporto”.

Natale diventa quindi l’occasione per unirsi e sostenere la tenacia e la dedizione di un gruppo di donne, legate dal desiderio di auto-organizzarsi, di lottare per i propri diritti e per la propria indipendenza.

Regalare un albero significa unirsi alla missione di Treedom, scegliendo un dono etico a favore di un futuro sostenibile: grazie al suo modello la B Corp contribuisce alla realizzazione di 11 dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile fissati dal Programma di sviluppo delle Nazioni Unite, che perseguono la fine della povertà e della fame, il superamento delle disuguaglianze, l’opportunità a un’educazione di qualità e inclusiva, il sostegno a una crescita economica duratura e sostenibile, il raggiungimento della sicurezza alimentare, la protezione dell’ecosistema terrestre e la promozione di azioni contro il cambiamento climatico.

La scheda sintetica di Treedom

Fondata nel 2010 a Firenze, Treedom è una B Corp che realizza progetti agroforestali, piantando alberi con l’obiettivo di innescare un miglioramento ambientale e sociale all’interno delle comunità con cui collabora in tutto il mondo.

Dalla fondazione di Treedom nel 2010, sono stati piantati più di 4 milioni di alberi in Africa, Sud America, Asia ed Europa. Tutti gli alberi sono piantati direttamente da comunità di contadini locali. La missione è quella di creare ecosistemi sostenibili all’interno di comunità rurali a livello globale, favorendo così biodiversità, resilienza ambientale, sicurezza alimentare, crescita economica e inclusione sociale. Tramite il sito privati e aziende possono diventare parte attiva del progetto, piantando alberi e contribuendo in modo semplice e trasparente al benessere del pianeta con un impatto positivo sull’ambiente e sulle persone.

Specialty Coffee By Pagliero: le due nuove monorigini Ethiopia e Uganda 100% Arabica

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La miscela Ethiopia (immagine concessa)

SETTIMO TORINESE (Torino) – Si amplia la proposta di Specialty Coffee By Pagliero con l’offerta temporanea di due caffè monorigine 100% Arabica: Ethiopia e Uganda, che vanno ad aggiungersi a Brasile e Perù, già in commercio da tempo e sempre più apprezzati dagli amanti del caffè. Il caffè specialty è una bevanda di alta qualità, che si differenzia dal caffè tradizionale per la sua complessità aromatica, per la sua filiera, per il lavoro e l’esperienza, che rendono unico questo prodotto.

Ethiopia e Uganda sono disponibili temporaneamente e in quantità limitata, fino ad esaurimento scorte. La disponibilità temporanea è anche espressione di quanto l’azienda sia impegnata nella ricerca di micro-produzioni di altissima qualità e quanto ci tenga ad offrire ai consumatori nuove opportunità, per accrescere la conoscenza e la cultura degli specialty coffee, consentendo di scoprire nuove varietà di sapori e degustare aromi e profumi unici.

Ethiopia

Questo specialty coffee monorigine 100% Arabica, arriva dall’Etiopia, una delle regioni più famose al mondo per la coltivazione di caffè di alta qualità. In particolare, questo microlotto, è caratterizzato da un profilo aromatico delicato, con note fruttate e floreali che si combinano a una piacevole dolcezza e a un’acidità bilanciata.

Le proprietà di Ethiopia (immagine concessa)

Regala quindi una vera e propria esperienza di degustazione raffinata. È disponibile in grani o macinato in confezione da 200 g.

Uganda

Lo Specialty Coffee 100% Arabica proveniente dall’Uganda, ha un sapore ricco e avvolgente, con intense note di cioccolato fondente e spezie, bilanciate da una morbida acidità. Ideale per chi cerca un caffè corposo e dalle note complesse, questo microlotto rappresenta un’esperienza di gusto profonda e persistente. È disponibile in grani o macinato in confezione da 200 g.

La miscela Uganda (immagine concessa)

Le confezioni parlanti degli Specialty Coffee By Pagliero sono chiare e di facile lettura e riportano, oltre al nome del produttore, le caratteristiche di posizione della piantagione e le note di gusto del caffè. Tutto quanto dichiarato in confezione è garanzia di altissima qualità e di tracciabilità.

Le proprietà di Uganda (immagine concessa)

Ed è proprio la tracciabilità il valore aggiunto che consente di fare scelte informate e favorisce un reale collegamento tra produttori e consumatori. Anche Ethiopia e Uganda sono “Roasters in Barolo” e sulla confezione è riportato il tipo di tostatura.
Ethiopia e Uganda sono disponibili presso tutti i punti vendita Tuttocapsule.

Listening bar: dal Giappone i locali con impianto hi-fi

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Dischi di vinile (immagine: Pixabay)

I listening bar, locali intimi con impianto hi-fi di alta gamma originari del Giappone, hanno cominciato la loro ascesa anche in Occidente. I listening bar sono molto amati e frequentati soprattutto dai cosiddetti audiofili, cioè persone che danno parecchia importanza all’esperienza d’ascolto della musica. Leggiamo di seguito un estratto dell’articolo di Luca Guerrini per NSS Magazine.

I listening bar

MILANO – Direttamente dal Giappone, i listening bar hanno cominciato a diffondersi anche in Occidente. Si tratta di locali molto intimi caratterizzati dalla presenza di un impianto hi-fi di alta gamma e di una vasta selezione di vinili. In giapponese prendono il nome di “jazz kissa” (cioè “jazz bar”), in riferimento al genere musicale che va per la maggiore in questi posti. Ma attenzione: non sono luoghi pensati per ballare o per assistere a un concerto.

I listening bar sono molto amati e frequentati soprattutto dai cosiddetti audiofili, cioè persone che danno parecchia importanza all’esperienza d’ascolto della musica. In questi locali, nello specifico, si ha la possibilità di fruire vinili attraverso casse e giradischi di ultima generazione.

A volte la selezione proposta riflette le preferenze del locale, mentre in altri casi i dischi vengono scelti da appositi dj, per creare di volta in volta una precisa atmosfera. Alcuni dei più famosi listening bar europei sono il Ton a Bucarest o il Bambino a Parigi. Quest’ultimo è un apprezzato locale conosciuto proprio per la sua curata selezione di vinili e per la presenza di un impianto audio invidiabile. Ma recentemente i listening bar hanno generato un certo interesse anche nei principali centri statunitensi, da New York a Los Angeles.

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Il Gyokuro e altre storie: Fogli di tè, il nuovo libro sugli infusi disponibile online

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La copertina del libro (immagine concessa)

MILANO – La redazione di Fogli di tè annuncia l’uscita del suo primo libro, Il Gyokuro e altre storie: Fogli di tè. Frutto di un progetto editoriale indipendente e artigianale, il libro propone articoli, interviste e racconti che accompagnano i lettori alla scoperta del mondo del tè Pensato per appassionati e intenditori, è accessibile anche ai più curiosi.

Questo libro offre un approccio unico alla cultura del tè, un argomento di grande attualità che intreccia tradizione, sostenibilità e gusto. Grazie alla varietà dei temi trattati e alle interviste esclusive, il libro offre contenuti che si adattano bene alle esigenze di un pubblico interessato alle tendenze e alle storie di vita legate a questa bevanda in continua riscoperta.

Il libro propone contributi di studiosi, coltivatori, artigiani ed esperti di livello internazionale. Sara Cherchi introduce le origini del Gyokuro, un tè giapponese raro e prezioso, Florent Weugue racconta le tecniche di coltivazione ombreggiata che donano al Gyokuro il suo sapore unico, mentre le voci dirette di coltivatori come Wada Hiromi e le testimonianze di Anna Poian della Global Japanese Tea Association svelano le sfide quotidiane della produzione.

Momoko Takahashi affronta il tema della sostenibilità del tè, e Katrin Rougeventre porta una prospettiva cinese sull’ecologia. Non mancano incursioni nella sperimentazione – come il tè coltivato in Alaska da Jenny Tse – nella creatività – come le combinazioni tra tè, birra e formaggio raccontate da Pietro Tognoni – o l’arte della ceramica, esplorata con le interviste a Martino Cappai e Yukiko Saito. Sono raccontate degustazioni presso il MAO di Torino, una ricetta dello chef Robert Wemischner, e altro ancora. La copertina è opera del maestro di sumi-e Shozo Koike.

Il Gyokuro e altre storie: Fogli di tè è un progetto editoriale indipendente, concepito e realizzato come un’opera artigianale, “genuina come un buon tè fatto a mano”. La redazione di Fogli di tè, progetto attivo dal 2016 con alle spalle 8 uscite in formato rivista, è composta da Stefano Aliquò, Luca Campaniello, Chiara Zublena, Enrico Banfo.

Il Gyokuro e altre storie: Fogli di tè è disponibile per l’acquisto su Amazon Italia, 182 pagine a colori con copertina flessibile, al prezzo di €18,90: www.amazon.it/dp/B0DLVK5Y2K

  • Nelle pagine successive: approfondimenti ed estratti degli articoli del libro.
  • Libro completo consultabile online qui

Il progetto

Fogli di tè è un progetto editoriale indipendente nato nel 2016, dedicato alla promozione e alla divulgazione della cultura del tè attraverso articoli e interviste. Dal 2016 al 2023 sono state realizzate 8 pubblicazioni indipendenti in formato rivista, con oltre 90 contributi da parte di esperti, coltivatori e appassionati da tutto il mondo. La redazione è composta dai Stefano Aliquò e Luca Campaniello, fondatori, e da Chiara Zublena ed Enrico Banfo, che si sono uniti al progetto strada facendo. A novembre 2024 è uscito il primo libro originale, Il Gyokuro e altre storie: Fogli di tè.

La copertina

Un’opera di Shozo Koike, realizzata appositamente per questo libro con la tecnica tradizionale del Sumi-e. Raffigura un acero giapponese da cui iniziano a cadere le prime foglie autunnali.

Alcuni estratti dal libro

Editoriale – di Stefano Aliquò e Luca Campaniello.

I capitoli di questo libro sono il frutto di conversazioni, interviste ed esperienze che ci aiutano a indagare il mondo del tè e scrivere su di esso cercando di evitare di cadere in facili stereotipi, in particolar modo sull’Oriente.

Le origini del Gyokuro – di Sara Cherchi

A chiunque abbia avuto l’occasione di fare un salto in una comune sala da tè a Tokyo o Osaka sarà capitato di notare come, a differenza di tè quali Sencha, Hojicha e Matcha, il Gyokuro non sia poi così diffuso. Persino nei cafè di Kyoto è indubbiamente più facile trovare le più disparate bevande o preparazioni al Matcha o un servizio di Sencha e wagashi, i dolcetti tradizionali, piuttosto che una degustazione di Gyokuro. Insomma, una vera perla rara, come d’altronde ci ricorda anche la sua denominazione che significa “Gioiello di rugiada”, di cui gli ideogrammi “玉露”si leggono rispettivamente gyoku/tama (ovvero pietra preziosa, gioiello) e “ro/tsuyu” (ovvero rugiada).

Foglie d’Ombra – di Floren Wegue

Ciò che rende un tè un Gyokuro è, innanzitutto, l’ombra che riceve e la durata di questo procedimento, che deve essere di almeno tre settimane. Il metodo di ombreggiatura, diretta o sotto un pergolato, e lo stile di piantagione, convenzionale o shizen-shitate (una piantagione non potata, che consente un solo raccolto manuale all’anno) determinano la qualità del tè. A questo bisogna aggiungere anche la questione della cultivar: sebbene non siano previsti requisiti specifici riguardo alla varietà della pianta da usare, questa scelta si rivelerà di importanza cruciale in termini di aroma e sapore del tè.

Gyokuro, una nuova speranza – di Anna Poian

Il calo dei prezzi, il cambiamento delle abitudini di consumo e l’invecchiamento dei coltivatori minacciano la sopravvivenza del tè giapponese. Ma c’è speranza: la crescente domanda globale e l’impegno di associazioni come la Global Japanese Tea Association potrebbero rivitalizzare il settore.

La danza del Temomi – di Chiara Zublena e Enrico Banfo

Assistere alla lavorazione del Temomi è un’esperienza quasi ipnotica: gesti ripetuti ma eseguiti in modo perfetto, un armonico fruscio di foglie, un morbido tepore proveniente dal tavolo, un ritmo scandito con mestiere da parte del Maestro del tè. Senza dimenticare l’attesa per la propria tazza; una volta infuse, queste foglie rilasciano un liquore giallo-pallido, quasi trasparente, dall’aroma fresco e dal sapore elegante.

Dai daruma al tè – Intervista a Wada Hiromi

La nostra storia inizia oltre 70 anni fa. Mio nonno era un artigiano e produceva Daruma, le tradizionali bambole giapponesi. Queste però si vendono soprattutto a fine anno, quindi il lavoro era per lo più stagionale, e lui desiderava fare anche altre cose. Siccome molti dei suoi clienti erano coltivatori di tè, decise di iniziare anche lui a lavorarlo, dapprima acquistando le foglie. La bambola Daruma è ancora rimasta nel nome e nel logo della nostra azienda, Darumaya Wada Kiyoshi Shoten.

Produco oltre 200 tonnellate all’anno, di cui il 10% è Gyokuro e il resto è principalmente Sencha. La nostra è l’unica azienda produttrice di tè situata all’interno della città di Shizuoka. Siccome si tratta di una produzione di qualità e molto limitata, non è mai servito ampliare lo stabilimento o spostarlo lontano dalla città abitata; la lavorazione è ancora molto artigianale, quindi non ci sono forti rumori derivanti da macchinari.

Il tuo tè è davvero sostenibile? – di Momoko Takahashi

Il tè è la seconda bevanda più diffusa al mondo, seconda solo all’acqua. Questo comporta un’immensa responsabilità; che riguarda i mezzi di sussistenza, i terreni e l’equilibrio stesso della natura. Il tè svolge un ruolo fondamentale nel sostentamento di milioni di famiglie nei Paesi in via di sviluppo; viene infatti coltivato in quasi tutti i continenti, in più di 50 Paesi, con una superficie globale di coltivazione che raggiunge l’incredibile cifra di 3 milioni di ettari (Jayasinghe et al., 2020).

Ciò significa che, ogni anno, man mano che il nostro amore per il tè diventa più forte, aumenta anche la necessità di avere più terra da coltivare per placare la nostra sete collettiva. Come se non bastasse, c’è la questione dell’impronta di carbonio e del consumo di energia; fattori che fanno parte dell’intera catena di produzione del tè (dal seme alla tazza) e non solo della coltivazione della pianta. Pertanto, occorre essere maggiormente consapevoli della sostenibilità e dell’eco-compatibilità di ciò che versiamo quotidianamente nelle nostre tazze.

Il sogno cinese di una civiltà ecologica – di Katrin Rougeventre

Da circa dieci anni, per soddisfare le esigenze del proprio mercato interno, sempre più sensibile alle tematiche ecologiche, e per rispettare le sempre più severe norme sanitarie dei mercati di esportazione, la Cina punta sulla coltivazione sostenibile del tè. Piantagioni biologiche e attività di agricoltura familiare si stanno sviluppando un po’ ovunque; nei nuovi terroir dell’ovest, nel Guizhou, nel Guangxi, ma anche nelle regioni del tè più tradizionali dello spartiacque del Changjiang (Hubei, Hunan, Anhui, Zhejiang). Lo sviluppo agroforestale negli altopiani, l’approfondimento delle conoscenze ecologiche, una gestione più rigorosa delle aree protette e un cambiamento nei modelli di uso del territorio e delle pratiche agricole potrebbero costituire importanti risposte alle numerose sfide ecologiche, a cominciare dal riscaldamento globale, che minaccia la Cina e i suoi tè.

L’ultima frontiera del tè – Intervista a Jenny Tse

Come sia possibile avviare una coltivazione di Camellia nel freddo dell’Alaska? La mia coltivazione è posta all’interno di una serra. Immaginate un tunnel con un soffitto molto alto. Telai metallici come archi con della plastica attorno. Questa struttura ha lo scopo di prolungare la stagione calda e produttiva in Alaska. Infatti, al Chena Hot Springs Resort, le serre già esistenti prima della realizzazione della mia struttura, coltivano verdure tutto l’anno già da tempo.

Ci sono tubi nel terreno, l’imbuto, l’acqua termale naturale per mantenere le serre abbastanza calde da far crescere le piante al suo interno 365 giorni l’anno. Anche le luci di coltivazione della serra sono tutte alimentate dal calore geotermico. In loco, infatti, è presente una centrale geotermica che produce elettricità da turbine alimentate dall’acqua delle sorgenti termali.

Quindi il resort è completamente sostenibile grazie all’acqua termale sia per il riscaldamento sia per quanto concerne l’elettricità. Pensate, in Alaska, i nostri inverni hanno solo un paio d’ore di luce solare al giorno e le piante del tè necessitano di circa 8 ore di luce al giorno.

Quando il tè incontra birra e formaggio – Intervista a Pietro Tognoni

La prima volta che mi hanno portato nella sua sala da tè, La Teiera Eclettica qui a Milano, mi si è accesa una lampadina. Sono arrivato a scoprire cosa ci fosse dietro il tè, andando oltre il concetto che da profano avevo fino ad allora, e abbiamo provato a sperimentare vari abbinamenti al di là del classico Lapsang Souchong Smoked.

I tè verdi stavano molto bene con la robiola, quindi abbiamo utilizzato il sencha fukamushi dove la parte fresca e la leggera acidità della robiola si sposavano benissimo con le note di erba fresca e di prato appena tagliato.

Con lo “Sciminut” abbiamo invece trovato più azzeccato l’abbinamento con tè tostati o affumicati, essendo estremamente unico anche dal punto di vista della lavorazione. Perché l’affumicatura, nei formaggi, prevede l’utilizzo di apparecchi affumicatori e sistemi di raffreddamento, mentre per il tè riuscivamo a dare lo stesso sentore ma in modo innovativo e senza tutti questi processi: questo formaggio era uno degli ingredienti che conferiva direttamente la nota affumicata alla bevanda!

Abbiamo provato anche Pu’er Sheng e Shu e, tra gli ultimi esperimenti, sencha e robiola, quest’ultima ottima e versatile perché è un formaggio estremamente adattabile. Viene fatta coagulare in una pentola a temperatura ambiente, tra i 20-30°C, dopodiché viene messa a scolare per perdere il siero. Qui diventa un formaggio spalmabile che può essere messo in forma o lavorato, ed è a questo punto che ho pensato di utilizzare il tè all’interno dell’impasto di questo formaggio. Ho creato delle piccole sfere di foglie e formaggio che ho poi posizionato nel cuore della forma, coperta all’esterno con delle foglie di tè. Un “sandwich” di pasta robiola al sapore di tè, di robiola e poi ancora tè.

Una linea perfetta giustifica una vita intera – Intervista a Martino Cappai

Mi piace tornarci sopra ogni tanto, magari a distanza di un anno, rimettermi su una linea e rielaborarla per vedere come si è evoluta nel mio cervello, e giungere a qualcosa di nuovo. Cambiarne i bordi, variare una tonalità, ingrandire o rimpicciolire una forma.

Le idee vanno cotte a fuoco molto lento e, come cambi tu come persona, cambiano anche le interpretazioni che darai e le strade che prenderai. anche la scultura è una strada che continua. Puoi migliorarti, imparare e proseguire.

Tu non fai altro che rincorrere la sfumatura, restando sempre lì, in una guerra interiore. L’inseguimento di una linea perfetta giustifica una vita intera. È un approccio molto scultoreo: mantieni il paletto della funzionalità come unica bussola e sopra ci costruisci tutto il resto. Lavori su un concept, lo sviluppi in tutti i modi possibili cercando di esautorarlo, di stremarlo.

È un’esplorazione continua e stimolante, ma si vive come i marinai, alla giornata. Questo è il prezzo da pagare. Hai certamente i tuoi momenti di gloria – fai una mostra ad Atene, Parigi o Milano – e sei felice. Ma, in mezzo, c’è un sacco di burrasca.

 Pere asiatiche affogate nel tè – di Robert Wemischner

La Tea-Posched Asian Pears è una ricetta facile e veloce capace di sfruttare tutti i profili aromatici di un tè. Il tè può essere utilizzato in molti modi in cucina: come ingrediente in uno sfregamento di spezie, in brodi aromatizzanti a forma di foglia o combinando le foglie di tè con prodotti lattiero-caseari come burro, latte o panna, per piatti dolci e salati

Sommario

Il sommario completo include i seguenti articoli:

  1. Le origini del Gyokuro – di Sara Cherchi
  2. Foglie d’ombra – di Florent Weugue
  3. Gyokuro, una nuova speranza – di Anna Poian
  4. La voce dei coltivatori – intervista a Keita Ushijima, Uejima Sourokuen, Kazumi Nakatani
  5. Il Gyokuro al Mao di Torino – degustazione di tè a cura della redazione
  6. La danza del Temomi – di Chiara Zublena, Enrico Banfo
  7. Dai Daruma ai tè – di Wada Hiromi
  8. Il tuo tè è davvero sostenibile? – di Momoko Takahashi
  9. Il sogno cinese di una civiltà ecologica – di Katrin Rougeventre
  10. L’ultima frontiera del tè – intervista a Jenny Tse
  11. Sulle tracce di Jim Thompson – di Papik Dal Degan
  12. Un tè con Echo Shao – di Luca Campaniello
  13. Quando il tè incontra birra e formaggio – intervista a Pietro Tognoni
  14. Shayny, la birra che fa match con il tè – intervista a Daniele Martinelli
  15. Una linea perfetta giustifica una vita intera – intervista a Martino Cappai
  16. Ceramica giapponese, arte per la degustazione – intervista a Yukiko Saito
  17. Pere asiatiche affogate nel tè – una ricetta di Robert Wemischner
  18. Pensieri di un tealover – di Stefano Aliquò

La copertina del libro è stata realizzata dall’artista Shozo Koike.