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Sigep Vision: assunzioni nella ristorazione ottimizzate con soluzioni HR basate sul cloud

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sigep startup cloud caffè
Il logo di Sigep World

La carenza di candidati e di personale nel settore delle ristorazione pone gli operatori in una costante modalità di assunzione, con un aumento dei costi sia in termini di tempo che di denaro. Tuttavia gli strumenti di gestione delle risorse umane basati sul cloud offrono una soluzione automatizzando molte fasi manuali, rendendo il processo di assunzione più rapido ed efficiente. Leggiamo di seguito l’approfondimento sul tema pubblicato sul sito di Sigep.

Le soluzioni HR sul cloud

MILANO – L’industria dell’ospitalità si trova ad affrontare una grave carenza di personale, con gli operatori di tutto il mondo che lottano per tornare ai livelli occupazionali precedenti alla pandemia.

Secondo il report “Labour shortages and surpluses in Europe 2023”, pubblicato da EURES (European Employment Services) nel 2024, 17 Paesi europei registrano una grave carenza di camerieri, mentre 16 segnalano una carenza di cuochi. Negli Stati Uniti, il Bureau of Labor Statistics prevede che l’industria della ristorazione sperimenterà la sua maggiore crescita occupazionale entro il 2031, ma i livelli di personale rimarranno comunque al di sotto dei dati pre-COVID.

La carenza di candidati, unita all’elevato turnover dei dipendenti, pone gli operatori in una costante modalità di assunzione, con un aumento dei costi sia in termini di tempo che di denaro.

Gli strumenti di gestione delle risorse umane basati sul cloud offrono una soluzione automatizzando molte fasi manuali, rendendo il processo di assunzione più rapido ed efficiente. In questo articolo esploreremo tre aree specifiche in cui questi strumenti hanno un impatto importante.

Assunzione

Il tradizionale flusso di reclutamento del personale- raccolta di CV, screening dei candidati e telefonate per fissare i colloqui – è spesso troppo inefficiente per l’ambiente frenetico del foodservice, soprattutto per gli operatori che gestiscono più sedi.

Il processo comporta spesso ritardi e comunicazioni inefficienti tra HR, i responsabili delle assunzioni e i candidati. È inefficiente specialmente per i candidati più giovani, nativi digitali di età inferiore ai 25 anni, che rappresentano oltre il 17% della forza lavoro del settore alberghiero e della ristorazione (rispetto al 7,6% dell’economia generale) e che si aspettano un’esperienza di assunzione agile e digital-first.

Le moderne app di recruiting basate sul cloud possono rendere il processo più efficiente aiutando a:

Fare uno screening delle candidature

Invece di inviare i CV sui siti web delle agenzie di lavoro, i candidati compilano un modulo di candidatura con domande mirate. Se si trovano al ristorante, scansionano un codice QR che li collega al sito web del ristorante. Le risposte vengono automaticamente valutate, filtrate e organizzate per facilitare l’esame da parte dei responsabili delle assunzioni.

Coinvolgere i candidati

Dopo la candidatura, il sistema invia risposte automatiche via SMS, mentre i manager possono inviare ulteriori messaggi manualmente, se necessario.

Organizzare i colloqui

Invece di chiamare da numeri sconosciuti, i manager condividono via SMS i link per la programmazione dei colloqui, consentendo ai candidati di selezionare le fasce orarie più convenienti direttamente da un calendario. Questo approccio riduce i no-show e migliora l’esperienza dei candidati.

Per esempio, Workstream è una piattaforma di assunzione che automatizza gran parte del processo di reclutamento. Utilizzando una logica di screening intelligente, fa avanzare i candidati qualificati alla fase del colloquio, bloccando al contempo le ricandidature non qualificate.

La piattaforma invia ai candidati i link agli slot disponibili in calendario e i promemoria automatici per ridurre al minimo la mancata presentazione. I manager possono personalizzare i flussi di lavoro per regolare la durata e il formato dei colloqui e tenere traccia dei progressi di ciascun candidato.

Un franchisee di Burger King che utilizza Workstream è riuscito a semplificare e snellire il processo di assunzione. In precedenza, i manager dovevano controllare manualmente le candidature, seguirle e organizzare i colloqui. Ora i candidati possono programmare da soli i colloqui, riducendo il back and forward. L’automazione ha permesso ai manager di coprire i ruoli più velocemente, di migliorare l’esperienza dei candidati e di coinvolgere maggiormente i nuovi assunti.

Programmazione dei turni

Nel settore del foodservice, la programmazione dei turni è l’elemento molto importante per un ambiente di lavoro produttivo e positivo. Costruirlo è un complesso gioco di equilibri tra esigenze aziendali, preferenze dei dipendenti e cambiamenti imprevisti. Spesso è un compito scoraggiante per i manager, in quanto richiede molto tempo ed è soggetto a errori, soprattutto quando si utilizzano fogli di calcolo.

Per creare orari efficaci, i manager devono considerare per ciascun turno:

Disponibilità dei dipendenti: monitoraggio delle ore settimanali minime e massime, oltre alla disponibilità individuale.

Previsione del fabbisogno di personale: anticipare il volume dei clienti e il carico di lavoro.
Conformità alle leggi: rispettare le normative, come ad esempio le ore massime per i minori.

Il programma deve anche essere chiaro, avere il giusto equilibrio di esperienza del personale ed essere sufficientemente flessibile per i cambiamenti dell’ultimo minuto dovuti a cambi di turno o a chiamate per malattia.

7shifts è un esempio di applicazione basata su cloud che fornisce ai gestori di ristoranti un sistema di creazione dei turni con il drag-and-drop. Il programma aggiornato viene pubblicato in tempo reale attraverso un’app mobile, dove i dipendenti possono visualizzare i turni, vedere con chi lavoreranno, aggiornare la propria disponibilità, richiedere cambi, ferie o altre modifiche.

La catena globale di bubble tea Chatime ha adottato 7shifts nelle sue 75 sedi canadesi per centralizzare i dati di pianificazione e migliorare le previsioni di vendita. I risultati sono stati orari e gestione dei team più efficienti e costi del lavoro più bassi.

Uno degli aspetti più impegnativi della creazione di un orario corretto è la previsione del volume di clienti per ogni turno. Se il personale è troppo poco, il servizio clienti ne risente e i dipendenti devono affrontare carichi di lavoro eccessivi; se è troppo numeroso, i costi aumentano inutilmente.

7shifts si integra con i sistemi POS per prevedere il fabbisogno di personale in base ai dati storici delle vendite, mentre lo strumento di Fourth, basato sull’intelligenza artificiale, utilizza anche la domanda dei clienti e altri fattori chiave. Lo strumento dispone anche di un ciclo di feedback che confronta i risultati previsti con quelli effettivi per migliorare la precisione.

Il birrificio Lancaster, che utilizza l’Intelligent Scheduling di Fourth per prevedere la domanda e ottimizzare l’impiego della manodopera, ha ridotto i costi del lavoro nonostante gli aumenti salariali e ha migliorato il rapporto vendite/ore di lavoro.

Feedback dei dipendenti

Le organizzazioni che chiedono attivamente un feedback regolare ai dipendenti hanno tre volte più probabilità di raggiungere o superare gli obiettivi finanziari rispetto a quelle che non lo fanno. La raccolta di feedback aiuta a scoprire i problemi, grandi e piccoli, consentendo ai manager di affrontarli in modo proattivo. Inoltre, dimostra ai dipendenti che le loro opinioni e il loro benessere sono importanti, il che rafforza il coinvolgimento e la fidelizzazione.

Workstream, ad esempio, distribuisce automaticamente vari sondaggi tra i dipendenti per raccogliere feedback, monitorare il sentiment dei dipendenti e ottenere informazioni dal personale in uscita dall’azienda, mentre 7shifts ha una funzione di messaggistica e feedback in cui i dipendenti e la direzione possono comunicare attraverso l’app senza utilizzare il numero di telefono personale.

Mentre il settore cerca soluzioni strutturali alla carenza di personale, le applicazioni HR basate su cloud consentono agli operatori del settore del foodservice di assumere e gestire i lavoratori in modo più efficiente. Questo, a sua volta, crea una prima migliore impressione sui candidati e un’esperienza lavorativa più soddisfacente per i dipendenti, aumentando la fidelizzazione.

Courmayeur: riapre il Caffè della Posta, il locale fondato nel 1911

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caffè della posta
Caffè della Posta (immagine presa da Facebook)

Il Caffè della Posta, storico locale nel cuore di Courmayeur, ha riaperto le porte al pubblico il 14 dicembre 2024. Fondato nel 1911 da Flavio e Luisa Guichardaz, torna a nuova vita grazie a una nuova gestione appassionata che unisce tradizione e non poche novità. Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo di Vivian Petrini per il portale Cibo Today.

La riapertura del Caffè della Posta

COURMAYEUR – “Restituire alla città un luogo storico è più importante che costruirne di nuovi”, afferma Marcello Forti, uno dei nuovi soci del Caffè della Posta di Courmayeur che è riaperto al pubblico sabato 14 dicembre 2024. Questo principio guida la rinascita del celebre locale, simbolo della storia e della socialità di una delle mete turistiche di montagna più apprezzate in Italia.

Aperto per la prima volta nel 1911 è stato per oltre un secolo il fulcro di incontri, racconti e ospitalità. Dopo un breve periodo di chiusura, torna con un obiettivo chiaro: ripristinare il suo ruolo iconico, valorizzando ciò che già esiste ma rinnovandosi nella proposta.

Un secolo di storia e ospiti illustri

Flavio e Luisa Guichardaz decisero di aprire il primo caffè-drogheria della cittadina nel 1911, proprio accanto all’ufficio postale e alla fermata della corriera, che diventò subito un luogo di ritrovo della cittadina.

Dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, con il calore del suo camino quattrocentesco e il soffitto a cassettoni del Seicento, il Caffè della Posta ha accolto personalità di spicco come Errol Flynn, i principi Torlonia, e persino il re Farouk. Passato negli anni in mano a diverse gestioni, è rimasto un punto di riferimento per i turisti di tutto il mondo, fino alla chiusura temporanea nel marzo 2024. Ora, dopo un accurato restyling che mantiene intatto il suo fascino originale, il Caffè è pronto a scrivere un nuovo capitolo della sua lunga storia.

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Parigi: aperto il bar Proost specializzato nei dolci tipici madeleine

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La torre Eiffel di Parigi (immagine: Pixabay)

Nel cuore dell’11° arrondissement, in rue Popincourt, Parigi, ha aperto i battenti la caffetteria Proost in cui è possibile gustare biscotti, mochi e madeleine, dolcetti francesi dalla tipica forma a conchiglia, senza tralasciare l’offerta dedicata al caffè. Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo di Alexandre Lasry pubblicato sul portale d’informazione Paris Secret.

L’apertura del bar Proost a Parigi

PARIGI – Ecco un consiglio per tutti i golosi e i nostalgici: nel cuore dell’11° arrondissement è stato aperto un locale fatto apposta per voi. A metà strada tra una caffetteria e un bar di madeleines, Proost ha deliziato gli abitanti del quartiere con il suo concept e le sue gustose ricette fin dalla sua apertura. Se volete rivivere la vostra infanzia come Marcel, scoprendo sapori da tutto il mondo, recatevi in rue Popincourt per scoprire questo nuovo locale.

Biscotti, mochi o ceci: gli indirizzi che celebrano un prodotto di punta sono di gran moda. In questo senso, Proost, come suggerisce il nome, ha scelto la madeleine come piatto preferito.

Un grande classico della merenda, qui sublimato nella sua versione più classica, ma anche abbinato a sapori di tutto il mondo. Preparate a mano ogni giorno, le deliziose madeleine sono realizzate con ingredienti di qualità provenienti dalla Francia e dal Marocco.

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Cioccolato Gourmet presenta i cioccolatini Diamanti con la versione al caffè

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cioccolato gourmet
I cioccolatini Diamanti (immagine concessa)

MILANO – Cioccolato Gourmet propone i nuovi Diamanti, gli iconici cioccolatini che nella forma ricordano la gemma più desiderata tornano in una versione ancora più sfiziosa per rendere sfavillante la magia delle feste di fine anno. Il marchio ideato dai fratelli Alberto e Tancredi Alemagna che con T’a Milano hanno saputo far incontrare la tradizione familiare dell’alta pasticceria milanese con la ricerca e l’innovazione, presenta tre cioccolatini dai morbidi ripieni finemente lavorati dai maître chocolatiers di Cioccolato Gourmet.

I Diamanti di Cioccolato Gourmet

Le dodici praline artigianali proposte in un packaging ancora più ricercato, dalle tonalità a contrasto, svelano irresistibili combinazioni fra il rivestimento al cioccolato e il morbido cuore.

Il cioccolato bianco è abbinato al dolce e delicato caramello, quello al latte stupisce con l’intenso ripieno di gianduia, il cioccolato fondente total black 55% si combina armoniosamente con il gusto intenso del caffè.

Pensati per regalare attimi di felicità e come originali cadeaux i nuovi Diamanti di Cioccolato Gourmet sono dei veri e propri capolavori di gusto.

Andrea Ciravegna, tra luci e ombre del prezzo del caffè: “Speriamo si possa stabilizzare su quotazioni più remunerative per i produttori”

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Andrea Ciravegna
Il libro del trisavolo Tommaso Ciravegna è fonte di ispirazione per Andrea Ciravegna

MILANO – Riceviamo da Andrea Ciravegna, crudista della Caffè Verde Europe srl di Roma, un interessante excursus storico che assume contorni attuali alla luce delle recenti, vorticose, variazioni dei prezzi del caffè. Leggiamo di seguito le sue considerazioni.

di Andrea Ciravegna

Ritengo superfluo fare il punto del mercato caffeicolo da fine dello scorso anno ad oggi. Tutti gl’interessati al caffè hanno seguito passo per passo questi aumenti sia sui caffè robusta, che su quelli arabica.

Le cause sono ben note. Qualcuna ben documentabile qualcun’altra ben speculativa. Infatti dove vi è “fibrillazione” su un prodotto la speculazione è pronta ad intingerci il biscottino, come si usa dire.

La cosa che però disturba è l’essere in balia di multinazionali che possono, ad ogni apertura di bocca, far salire o far discendere le quotazioni.

Il settore del caffè abbraccia ancora tante grandi, medie e piccole realtà che in questo baillamme non sanno più che pesci pigliare e si chiudono ad ostrica. Questo danneggia il commercio e crea solo confusione.

Chi scrive ha ancora a mente la famosa gelata del 1975 che portò ad un fortissimo aumento dei prezzi solo l’anno successivo quando il Santos Fancy raggiunse la quotazione di ben dollari Usa 400 per 50 kg per poi ridiscendere drasticamente nella seconda metà di aprile 1977.

In quel periodo giocoforza si mise più caffè robusta nelle miscele a scapito dell’arabica per non modificare il prezzo al consumatore.

Questa pratica allontanò molti amanti di questo elisir di lunga vita. Dopo pochi anni un importante torrefattore creò la miscela di caffè solo arabica. Molti altri lo seguirono e da allora il consumatore è libero di scegliere il prodotto che preferisce.

Va da sé che quello 100% arabica ha un costo più elevato, ma il gusto è migliore ed ha una percentuale di caffeina minore rispetto ad una miscela fatta con molto robusta e poco arabica.

Con i forti aumenti dei robusta degli ultimi mesi si è quasi raggiunta la parità con gli
arabica. Da qui la difficoltà di affrontare un mercato consumatore senza poter aumentare di molto la quotazione del torrefatto causa una concorrenza sempre sul piede di guerra. Le scorte di magazzino si stanno assottigliando sempre di più e data l’incertezza delle
quotazioni nel breve termine (come scritto qui sopra) si è creata una situazione di stallo che non aiuta nessuno.

L’auspicio è che il prezzo del caffè possa stabilizzarsi anche su queste quotazioni alte, più remunerative giustamente per i Paesi produttori, ma finalmente senza questa incertezza che danneggia tutto il settore.

Mercati del caffè in ripresa, Neumann pessimista sui consumi e in Brasile volano i prezzi al dettaglio

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caffè verde deforestazione mercato
Chicchi di caffè verde

MILANO – Seduta di consolidamento per i mercati del caffè, dopo i forti ribassi di metà settimana. Nella seduta di ieri, giovedì 12 dicembre, entrambe le borse sono tornate a salire conseguendo qualche guadagno. A New York, il contratto principale ha chiuso in ripresa di 105 punti, a 321,25 centesimi, al termine di una seduta caratterizzata da un trading range nettamente più ristretto rispetto ai giorni precedenti. A Londra, il contratto per scadenza marzo si è rivalutato dell’1% (+$51) recuperando le perdite iniziali.

Emergono intanto maggiori dettagli sul report diffuso questa settimana da Neumann Gruppe, che ha contribuito a muovere i mercati nella giornata di ieri, principalmente in ragione di una stima sul prossimo raccolto di arabica del Brasile, nettamente meno pessimistica rispetto a un’altra condivisa da Volcafe nei giorni precedenti. Va comunque precisato che Neumann è tutt’altro che ottimista quanto alle prospettive del mercato mondiale.

Venti contrari sui mercati

Secondo il colosso tedesco appare difficile che i consumi possano ripartire nel corso del 2024/25, poiché i costi elevatissimi della materia prima continueranno a ripercuotersi sui prezzi. “Riteniamo che la domanda mondiale stia affrontando significativi venti contrari, nonostante il ricarico dei maggiori costi del caffè verde sul consumatore sia stato lento e differito” scrive Neumann nel report. “L’attuale livello dei costi richiederà ulteriori rincari dei prezzi al consumo e questo ci rafforza nella nostra convinzione”. Nel 2024/25, la domanda mondiale è destinata a rimanere sotto i 170 milioni di sacchi, più o meno in linea con quella del 2023/24, afferma ancora il trader tedesco. Ciò prefigura un deficit di offerta di 2 milioni di sacchi, a fronte dei 2,6 milioni di surplus registrati a fine 2023/24. Secondo il report, i consumi mondiali sono diminuiti, per la prima volta, durante la pandemia. Mentre la domanda nei mercati emergenti ha pienamente recuperato la flessione, quella nei mercati maturi di Europa e nord America rimane sempre al di sotto dei livelli pre-Covid. Con riferimento al Brasile, “l’osservazione sin qui compiuta corrobora l’opinione, da noi sostenuta da tempo, che la produzione di arabica sarà al di sotto della media”, con un raccolto attorno ai 40 milioni di sacchi, scrive Neumann. Per quanto riguarda invece il 2025/26 – sostiene ancora Neumann – le indicazioni attuali fanno propendere maggiormente per un sostanziale equilibrio tra domanda e offerta, che non per un’altra annata di deficit, che rischierebbe peraltro di rivelarsi “insostenibile”.

Nel suo report Volcafe prevede invece, per il 2025/26, un deficit di 8,5 milioni di sacchi, il quinto consecutivo: una circostanza, questa, senza precedenti.

Cafezinho amaro per i brasiliani

Caffè amaro anche per i consumatori brasiliani, con aumenti a raffica annunciati dai principali competitor del mercato. 3Corações – una joint-venture tra Strauss Group e la locale São Miguel – ha annunciato, per gennaio, rincari nell’ordine dell’11%, che fanno seguito un +10% attuato già questo mese. Melitta ha applicato aumenti medi del 25%, che fanno seguito a un recente ritocco dei listini del 12%. Il numero uno mondiale pure-play Jde Peet’s ha – a sua volta – annunciato rincari del 30% per l’anno a venire. Il Brasile è il secondo paese consumatore mondiale dopo gli Usa, con consumi stimati, per il 2022/23, in 21,68 milioni di sacchi (dati Abic).

Nuove stime sul Vietnam da Vicofa

Nuove cifre sul Vietnam sono state diffuse, in questi giorni, dall’influente Associazione del caffè e del cacao (Vicofa). L’Associazione prevede che il raccolto di quest’anno (2024/25) sarà compreso tra i 26,67 e 28,33 milioni di sacchi, al di sotto del dato medio di 28,5 milioni espresso da vari analisti indipendenti. L’export segnerà – sempre secondo Vicofa – un incremento del 9% attestandosi a 23 milioni circa. Ottimismo anche per i consumi, che l’Associazione prevede quest’anno tra i 4,5 e i 5 milioni di sacchi.

La recensione di “Bialetti a catalogue”: l’iconica moka fotografata da David Bergé in un libro che racconta per immagini

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Bialetti, a catalogue, la copertina (foto dal sito davidberge.info)
Bialetti, a catalogue, la copertina (foto dal sito davidberge.info)

MILANO – Da Atene e Bruxelles, dove l’artista e fotografo David Bergé vive, ad Omegna, la patria dell’iconica moka Bialetti. Da questo sguardo nasce il libro “Bialetti Catalogue” edito da Spector Books nel 2023: nell’immaginario di Bergé prende vita un catalogo immaginario del brand made in Italy attraverso diversi modelli raccolti dallo stesso autore in diversi luoghi, esplorandone i processi produttivi che si intrecciano con la storia di una famiglia, dei suoi dipendenti, scanditi dal ritmo di una fabbrica e delle intuizioni ingegneristiche.

Bialetti in un catalogo suggestivo

Le atmosfere sono fotografate partendo dalle nuvole cariche di pioggia per tracciare il profilo dello stabilimento Bialetti dall’alto.

Bergé visita il sito per la prima volta nel maggio 2019 e torna nel novembre 2021 quando incontra alcuni ex lavoratori Bialetti a cui scatta una foto. E questo è lo spunto per fare un excursus dell’evoluzione dell’industria italiana attraverso questa azienda ma soprattutto attraverso il racconto degli imprenditori – da Alfonso a Renato – dietro un brand destinato a segnare la storia.

La moka Bialetti Express, che molti italiani conoscono (foto dal libro)

Compaiono degli scatti storici del secondo piano della fabbrica Bialetti a Crusinallo, dove ciascun operatore ha il suo proprio compito nella catena produttiva: da 1 a 12 tazze, le moka nascono lì per poi entrare nelle case di tutti gli italiani.

Ovviamente la storia del successo Bialetti va insieme all’approdo sui media, dove l’uso di campagne pubblicitarie contribuiscono a rafforzare l’iconicità di questo metodo di estrazione che cambierà il modo di consumare il caffè in casa anche oltre i confini nazionali.

Bialetti, 36 anni di produzione ininterrotta

Senza però, scrive Bergé, una raccolta di documenti sistematica di questo processo:

Design decisions and commercial strategies remain unarchived – e continua per chiarire gli obiettivi di questo catalogo inventato – No documentation. No catalogue. No archive. No traces were kept. No one knows the design flaws which did not make it into the market. No
one knows the order in which the machines came into the market. Gathering the machines here in this book, in your hands, is my attempt to make the first Bialetti catalogue.

My collection, gathered from second hand markets, flag ship stores, ex-employees and friends’ kitchens“.

(“Le decisioni progettuali e le strategie commerciali rimangono non archiviate – e continua per chiarire gli obiettivi di questo catalogo inventato – Nessuna documentazione. Nessun catalogo. Nessun archivio. Nessuna traccia è stata conservata. Nessuno conosce i difetti di progettazione che non sono stati introdotti nel mercato.

Non si conosce l’ordine in cui le macchine sono arrivate sul mercato. Raccogliere i modelli in questo libro, nelle vostre mani, è il mio tentativo di realizzare il primo catalogo Bialetti. La mia collezione, raccolta da mercatini dell’usato, negozi di bandiera, ex-dipendenti e cucine di amici.”)

Il suo viaggio di conoscenza porta Bergé a imbattersi con il figlio di Alessio Alessi, Carlo, l’attuale CEO dell’Alessi Industries all’headquarters in Crusinallo, che definisce la loro moka come un “prodotto popolare, affordable for the mass”: adesso le attività produttive del Gruppo Bialetti sono concentrate negli stabilimenti di Coccaglio (Brescia) e Ploiesti (Romania).

Dopo diverse vicende (la vendita da parte di Renato Bialetti a Faema Group nel 1986 che a sua volta l’ha ceduta nel 1993 a Rondine Italia con cui nel 1998 si è costituita l’attuale Bialetti Industries) quella che è stata per tanto tempo considerata la Ferrari delle caffettiere, si evolve – in modelli più grandi, uno elettrico e uno in acciaio inox – venduta in diversi punti vendita in tutta Italia.

Bergé chiude così il suo racconto per poi lasciare parlare direttamente le immagini

Alcuni modelli Bialetti (foto dal libro)

Una carrellata di moka di diverse forme e grandezze, alcune delle quali non si comprende neppure bene come funzionino tanto sembrano distanti dalla classica Bialetti a cui tutti siamo abituati.

Le caffettiere si mettono in posa, di profilo, di spalle, aperte, colorate, alcune un po’ ossidate dopo chissà quanti giri sui fornelli, con l’omino baffuto che ogni tanto si mostra con l’indice puntato verso il cielo, decorate di fiori…per mostrare le mille facce dello stesso strumento che in tantissimi hanno sentito borbottare negli anni.

Bialetti a Catalogue, 80 pagine

Pubblicato da Spector Books, 2023

In vendita a 24 euro, qui.

 

Vincenzo Santoro, maestro de La Pasticceria Martesana, si è spento all’età di 72 anni

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vincenzo santoro la martesana
Un'immagine dal video della pagina Instagram della pasticceria Martesana

MILANO – La pasticceria Martesana è un luogo diventato iconico per il settore: il suo capitano, Vincenzo Santoro, si è spento all’improvviso all’età di 72 anni per un malore durante la notte dell’11 dicembre. Il maestro del lievito madre, affermato a livello internazionale per la sua forte professionalità, lascia una delle insegne più celebri di Milano. Leggiamo la notizia completa da milanotoday.it.

La storia di Vincenzo Santoro

Vincenzo Santoro, detto Enzo, nasce in Puglia nel 1952 e da giovanissimo lascia la sua terra d’origine per raggiungere Milano negli anni del boom economico. Fin da subito si distingue per la sua passione verso il mondo della pasticceria, tanto che nel 1966 apre il primo negozio e laboratorio a marchio Martesana in Via Cagliero.

Chiamata così per la sua posizione, a pochi metri dal famoso Naviglio della Martesana che ancora scorre a nord est di Milano. Dunque una pasticceria di quartiere che Santoro sviluppa con piglio innovativo, distinguendosi all’epoca per creatività e visione imprenditoriale.

Tanti i riconoscimenti che Santoro riceve nella sua lunga carriera. Nel 1986 crea la celebre torta commemorativa del Duomo di Milano, opera che gli è valsa il riconoscimento internazionale in occasione della manifestazione APAL. Nel 2015 Martesana conquista le Tre Torte del Gambero Rosso, premio confermato per gli anni consecutivi fino al 2024.

Nel 2020 il panettone classico del Maestro è invece premiato come il migliore d’Italia alla competizione Artisti del Panettone. Mentre nel 2023 in occasione di Host Milano, Santoro riceve da Iginio Massari il premio “Ai Migliori Pasticcieri del Mondo”.

Per leggere l’articolo completo, andare a questo link.

Il legame tra caffè e microbioma intestinale scoperto all’Università di Trento

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Nicola Segata, Paolo Manghi e parte del gruppo di ricerca dello studio (©UniTrento ph. Federico Nardelli)

TRENTO – Comprendere in che modo i singoli alimenti possono interagire con il microbioma e con quali effetti. L’obiettivo è ambizioso. Un primo tassello di questo lavoro viene dai risultati di una ricerca condotta dal Dipartimento di biologia cellulare, computazionale e integrata – Cibio dell’Università di Trento.

Sotto la lente d’indagine, il caffè. Una bevanda amata e bevuta da molte persone, anche con una certa regolarità. Quello che è emerso è che dal microbioma si può desumere, con un’accuratezza che supera il 95 per cento, se un individuo beve il caffè oppure no. Questo grazie a un particolare batterio, chiamato Lawsonibacter asaccharolyticus.

L’aspetto interessante di questo lavoro è la potenziale opportunità di individuare e analizzare le conseguenze di singoli cibi su determinati batteri.

Lo studio dell’Università di Trento

Il primo autore è Paolo Manghi, ricercatore al Dipartimento Cibio dell’Università di Trento. Hanno partecipato studiosi e studiose del Dipartimento Cibio e dell’Università di Harvard, oltre a diversi enti di ricerca europei e statunitensi. A coordinare il gruppo è stato Nicola Segata, professore di Genetica e responsabile del laboratorio di metagenomica computazionale del Dipartimento Cibio.

Per questa ricerca sono stati analizzati i dati di oltre 22mila soggetti. È stata riscontrata un’evidente relazione tra il consumo di caffè e il microbioma intestinale, determinata dalla presenza del batterio Lawsonibacter asaccharolyticus, che è in media dalle sei alle otto volte più abbondante in chi beve caffè abitualmente rispetto a chi non lo assume.
Un aspetto che è stato confermato anche in laboratorio. “Coltivando questo batterio in vitro – spiega Paolo Manghi – si è visto che cresce di più se si aggiunge caffè al terreno di coltura”.

Non solo. Come ulteriore prova di questa associazione, lo stesso batterio è stato rilevato in quantità maggiori in coloro che assumono elevate dosi di caffè rispetto a chi lo consuma in modo più moderato. Inoltre, utilizzando informazioni provenienti da 25 paesi in tutto il mondo, sono state riscontrate queste stesse relazioni. Nelle popolazioni che bevono molto caffè, questo batterio è quasi sempre presente.

Curiosamente, i paesi europei dove si usa bere più caffè sono Lussemburgo, Danimarca e Svezia. All’altro estremo e ampliando l’orizzonte di riferimento, in Cina, Argentina e India la presenza del Lawsonibacter asaccharolyticus è quasi del tutto assente.

Non è noto se questo microrganismo abbia un impatto positivo o negativo sulla condizione fisica delle persone. “Non sembra avere un ruolo particolarmente rilevante” sottolinea Nicola Segata. “Il punto – aggiunge – è vedere che se beviamo caffè stimoliamo in modo molto deciso la presenza e l’abbondanza di questo batterio, altrimenti no. Questo può essere importante per altri batteri e cibi che hanno effetti più importanti sulla salute. In effetti abbiamo dati su quali siano i batteri intestinali con effetti potenzialmente benefici e ora ci concentreremo sul capire quali cibi specifici ne possano stimolare la crescita”.

Le prospettive

L’intenzione degli autori e delle autrici dello studio è quella di procedere con le stesse analisi anche su altri alimenti. Una sfida non facile. Perché chi beve caffè sa dire con precisione quante volte al giorno lo fa.

Chi mangia invece, per esempio, broccoli – un alimento che può avere un effetto positivo più importante del caffè dal punto di vista dei batteri che stimola – può avere difficoltà a spiegare quanto spesso li consuma e con quali modalità di assunzione e cottura.

In futuro però – è l’auspicio di chi ha condotto il lavoro – se attraverso il test del microbioma verrà evidenziata l’assenza di un batterio associato a un alimento salutare, si potrà raccomandare un tipo di regime alimentare sempre più personalizzato.

Lo studio, dal titolo “Coffee consumption is associated with intestinal Lawsonibacter asaccharolyticus abundance and prevalence across multiple cohorts” è stato pubblicato sulla rivista Nature Microbiology ed è disponibile qui.

È stato sostenuto da fondi europei Erc (progetto “microTOUCH”) e Horizon 2020 e da Istituti nazionali di Sanità.

Italiani e sostenibilità: per 4 su 10 la crisi economica rappresenta un ostacolo a comportamenti responsabili

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beni larghi consumo spesa dolci
Il logo YouGov

MILANO – Nel nostro Paese rimane elevata la soglia di attenzione per il tema della sostenibilità, con il 55% degli italiani che prova a fare del suo meglio per adottare comportamenti idonei, tuttavia emergono parecchi ostacoli: se da un lato chi vorrebbe essere più virtuoso non sa come fare, dall’altro molti consumatori (4 su 10) trovano sempre più difficile agire in modo sostenibile a causa della crisi economica. Queste alcune delle evidenze dell’edizione 2024 dell’indagine “Who cares? Who does? Sustainability”, realizzata su un campione di 4.382 famiglie da YouGov, leader del mercato nelle indagini rivolte ai consumatori.

Lo scenario

Il 75% degli italiani rientra o nella categoria degli eco-actives (il 23%), così vengono chiamati coloro che dimostrano una maggiore sensibilità su tematiche green e cercano allo stesso tempo di acquistare prodotti sostenbili regolarmente, oppure in quella degli eco-considerers (52%), che si dichiarano genericamente preoccupati per l’ambiente ma meno nella condizione di acquistare regolarmente prodotti green: l’interesse di tre italiani su quattro rappresenta un riscontro senz’altro positivo, soprattutto se rapportato alla media globale (64%), ma i margini di miglioramento sono ancora ampi come dimostra il 37% delle famiglie che si dichiara in difficoltà a tradurre questo impegno in azioni concrete a causa di problemi sociali e economici.

I numeri mostrano come, nel nostro Paese, il riscaldamento globale costituisca ancora il problema più sentito (il 20% dei rispondenti lo include tra le tre principali preoccupazioni ambientali) seguito dall’inquinamento dell’aria (11%), che invece non rientra nella top five dei rispondenti nei 33 paesi oggetto della rilevazione.

Da notare come in Italia la doppia cifra venga raggiunta inoltre da preoccupazioni relative all’acqua – sia lo spreco che l’inquinamento e la carenza si attestano al 10% – dimostrando come la gestione della risorsa idrica rappresenti sempre più un tema di rilevanza crescente.

La ricerca di YouGov condotta sul Consumer Panel ha indagato anche come questo scenario si traduce nei rapporti tra i consumatori e le aziende e come impatta sui comportamenti d’acquisto dei beni di largo consumo e sul costumer journey.

In generale due italiani su tre (67%, in aumento rispetto al 62% del 2023) dimostrano sfiducia nei confronti dell’effettivo valore delle azioni a favore della sostenibilità dei marchi, che giudicano interessati esclusivamente ai profitti e impegnati solamente a parole.

I consumi

Entrando nello specifico, le abitudini di consumo si declinano in modo equilibrato a favore di una sostenibilità sia economica che sociale e ambientale. Gli italiani si indirizzano infatti verso prodotti locali (81%) e di aziende del territorio (79%) mentre un importante rilievo viene attribuito al packaging, in particolare se totalmente riciclabile (75%) o ricavato da materiale riciclato (74%).

Tra le priorità che rimangono non soddisfatte, circa un italiano su quattro sarebbe disposto a premiare con la propria scelta chi dona parte della sua spesa in beneficenza (29%), protegge, promuove la biodiversità (26%), riduce gli sprechi nella supply chain (25%), garantisce certificazioni ufficiali (25%) e fornisce suggerimenti per ridurre gli sprechi sulla confezione o sul sito web (25%).

Viceversa, la maggioranza relativa di consumatori non prende in considerazione per i suoi acquisti alimenti totalmente vegani (44%) o sostitutivi della carne e dei latticini (22%), confermando come abitudini alimentari alternative a quelle tradizionali fatichino a fare breccia.

Il futuro

Rivolgendo uno sguardo al futuro, oltre la metà dei consumatori (55%) rivela di fare del suo meglio per adottare comportamenti sostenibili. Tuttavia gli ostacoli sono molti: il 50% del totale di coloro che si dichiarano disponibili ad acquisti ancora più virtuosi ammette di non sapere come fare, mentre sono 4 su 10 i consumatori che hanno trovato più difficile rispetto agli anni scorsi agire in modo sostenibile a causa della crisi economica.

Il prezzo elevato è la prima barriera (circa il 60%) ma gli Eco-Actives sottolineano anche deficit prestazionali mentre gli Eco-Dismissers (il cluster di chi abbandona comportamenti ecologici) considerano troppo impegnativa la ricerca di soluzioni eco-compatibili.

Per quello che riguarda i canali di vendita, secondo il 29% degli italiani i retailer pare favoriscano poco o per nulla uno stile di vita sostenibile, non a caso notiamo come gli Eco-Actives siano già orientati verso i negozi specializzati. Dati che fotografano una situazione critica ma che possono costituire anche un’opportunità futura di miglioramento se i retailer avranno la capacità di proporsi come abilitatori di un cambiamento.

La scheda sintetica di YouGov

YouGov è un gruppo globale di ricerca e analisi dei dati. La nostra mission è offrire una visione senza precedenti di ciò che il mondo pensa e agisce nella vita reale. Con attività negli Stati Uniti, nelle Americhe, in Europa, in Medio Oriente, in India e nell’Asia Pacifica, disponiamo di una delle reti di ricerca più estese al mondo.

La peculiarità di YouGov è di essere supportato dalla realtà. Ciò deriva da un panel unico di milioni di membri registrati in 55 paesi, che comprende circa 18 milioni di acquisti e milioni di punti di dati interconnessi. Il nostro approccio unico al reclutamento e al coinvolgimento del nostro panel, unito alle nostre piattaforme tecnologiche all’avanguardia, ci consente di fornire approfondimenti in tempo reale che portano a un migliore processo decisionale e a un vantaggio competitivo per i nostri clienti.

Come innovatori e pionieri delle ricerche di mercato online, godiamo di una solida reputazione in qualità di affidabile fonte di dati e approfondimenti accurati. A riprova di ciò, i dati di YouGov vengono regolarmente citati dalla stampa internazionale e siamo costantemente una delle fonti per ricerche di mercato più menzionata al mondo.