CIMBALI M2
venerdì 04 Aprile 2025
  • CIMBALI M2
Home Blog Pagina 100

Lo scrittore Michele Caccamo: “A Napoli il caffè è una scienza sociale impossibile da analizzare”

0
Salute e caffè stress aduc cassazione leotta notizie contraffatto caffeina cialde giordano capelli terni mercato amaro carlino galante unesco candidatura stoppani ramadan prezzi why cup germania grecia pisa distribuzione sassari gallagher gourmet gollini amaro acqua napoli salerno rincaro zucchero cioccolato Lagardère euro collagene celsius nebbiuno specialty e-commerce tortolì oscar funghi matrimonio baribal biohazard colazione danimarca isernia savona sospeso assoutenti l'aquila apartment pesaro antigourmet croazia italiani lecce puglia vietnam hausbrandt detenuti swiss ascoli demenza bitonto puglia gravidanza massa pietrasanta capri addio batterio massachusets butler caccamo centrale catanzaro coffee verona valsamoggia media espresso colesterolo
Una classica tazzina di espresso (immagine: Pixabay)

Michele Caccamo, scrittore, poeta, paroliere e drammaturgo, commenta l’ultima inchiesta di Report in cui è stato analizzato lo stato del caffè a Napoli. Secondo Caccamo, il caffè a Napoli è una tradizione religiosa che non è possibile analizzare scientificamente. Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo pubblicato sul portale d’informazione Napoli Today.

La Napoli del caffè secondo Michele Caccamo

NAPOLI – Michele Caccamo a Napoli Today: “Con il loro pensiero ordinario hanno provato a raccontare cos’è il caffè a Napoli, senza riuscirci. Hanno provato a giudicare una religione con il righello del laboratorio. A quelli di Report sia detto senza dubbio: Napoli non ha bisogno di lezioni sulla sua nera poesia liquida, perché è stata capace di trasformarla in arte.

Ridurre questa tradizione – è il commento di Michele Caccamo che si legge in una nota riportata da Napoli Today – a un banale, quanto inutile, discorso sulla miscela, sulla tostatura, o sulla preparazione, è come dire che la pizza altro non è che acqua e farina, dunque facile, dunque alla portata di chiunque. A Napoli il caffè è una scienza sociale. La “cuccuma”, la moka, il bar: ognuno ha un ruolo fondamentale nel preservare un rito.

Criticare senza capire il valore storico e simbolico dimostra solo la volontà di killerare ancora una volta la Città. Nel servizio si affermava che molte miscele utilizzate nei bar siano di bassa qualità, senza comprendere che il caffè napoletano è fatto per piacere ai napoletani non per rispettare i criteri di qualche indicazione da manuale.

La tostatura scura è una scelta precisa, una dichiarazione di intenti: qui si ama il sapore forte, deciso, perché deve svegliare l’anima prima ancora che la mente” continua Caccamo su Napoli Today.

Per leggere la notizia completa basta cliccare qui

SIGEP World: espositori da 33 Paesi e oltre 40 eventi internazionali, Arabia Saudita guest country della manifestazione

0
sigep
La manifestazione SIGEP (immagine concessa)

RIMINI – SIGEP World – The World Expo for Foodservice Excellence si prepara ad accogliere una partecipazione internazionale senza precedenti, con una forte presenza di delegazioni, associazioni, confederazioni estere di categoria, che testimoniano l’importanza crescente della fiera di Italian Exhibition Group nel panorama globale del Foodservice.

La manifestazione, che si terrà alla Fiera di Rimini dal 18 al 22 gennaio, ospiterà espositori da 33 Paesi, provenienti principalmente, oltre che dall’Italia, da Germania, Spagna, Cina, Francia, Turchia, Belgio, Polonia e Stati Uniti, paesi cruciali per lo sviluppo delle relazioni di business nei settori della fiera: gelato, pastry, bakery, caffè, cioccolato e pizza.

L’innovazione tecnologica attraverserà ogni filiera, facendo dell’expo una vetrina privilegiata per scoprire le ultime tendenze e soluzioni innovative che stanno trasformando il mondo del foodservice globale. E oltre ai mercati ormai storicamente consolidati, nuove geografie si affacciano a SIGEP World.

L’Arabia Saudita è guest country a SIGEP 2025

A caratterizzare questa edizione sarà la presenza dell’Arabia Saudita come guest country. Con un mercato in rapida espansione e una crescente domanda di innovazione tecnologica, l’Arabia Saudita, sede prescelta per Expo 2030, sta emergendo come nuova frontiera per il settore hospitality e ristorazione e rappresenterà un’opportunità strategica per le aziende, aprendo nuove prospettive per il foodservice globale.

Proprio in occasione di SIGEP World è previsto l’arrivo a Rimini di una delegazione di top buyer sauditi, tra cui grandi nomi come Barn’s, catena di coffee shop che annovera oltre 800 punti vendita, Elite Hospitality/Al-Nahla Group, tra le principali aziende dell’hospitality e Al Tazaj, catena di quick service restaurant con più di 120 locali.

I mercati globali sempre più attratti dall’industria italiana dell’out-of-home

SIGEP World 2025 porterà una forte spinta verso l’innovazione tecnologica e la sostenibilità nel Foodservice, con oltre 40 eventi internazionali, tra talk e concorsi, che coinvolgono 60 speaker provenienti dall’industria Out-of-Home. Oltre 520 buyer da 79 paesi, tra cui Stati Uniti, India, Canada, Brasile, Turchia e Cina hanno già aderito al Top Buyers’ Program organizzato per favorire l’incontro in fiera tra domanda e offerta.

I profili rappresentano i principali attori del Foodservice: il 34% proviene da catene – come gelaterie, ristoranti, quick service restaurant, pasticcerie, coffee shop, bakery, pizzerie e catene di hotel – mentre il 28% è composto da produttori e laboratori artigianali.

Completano la platea il 20% di importatori, il 14% di distributori e grossisti e il 4% di rappresentanti della GDO e della ristorazione collettiva. A questi si aggiungono più di 2.500 buyer europei da Spagna, Germania, Francia, Romania, Grecia e Regno Unito, ai quali è stato destinato il Premium Program.

La capacità della manifestazione di attrarre mercati variegati è testimoniata dalla presenza di paesi come Stati Uniti, tra i maggiori promotori globali della Pizza – settore che a Sigep World vedrà un’ulteriore espansione – la Germania e la Spagna, best performer europei nel mondo della gelateria artigianale. Tra i mercati chiave per il business internazionale spiccano il Regno Unito, dove il caffè e la pasticceria rivestono un ruolo centrale nel Food&Beverage e la Francia, che vanta un forte legame con la panificazione e la pasticceria.

La presenza istituzionale a SIGEP World è poi uno dei punti di forza dell’expo, grazie al network consolidato e alle relazioni strategiche costruite da Italian Exhibition Group in sinergia con il Ministero per gli Affari Esteri e l’Agenzia ICE. Tra le delegazioni provenienti dall’estero si segnalano quelle dalle Americhe, con la North American Ice Cream Association dagli Stati Uniti, la Baking Association of Canada (BAC) e la Associação Brasileira do Sorvete e Outros Gelados Comestíveis dal Brasile, che riflettono l’importanza strategica di questi mercati, in particolare per quanto riguarda l’industria del Gelato e della Panificazione.

L’Africa, dove il mercato del Foodservice è in rapida evoluzione, avrà come protagoniste la Restaurant Association of South Africa (RASA) e la Tunisian Union of Industry Trade and Handicrafts (UTICA). Dall’Asia si uniranno la Korean Bakery Association e la Turkish Chefs Federation (TASFED), mentre l’Uzbekistan parteciperà attraverso la Uzbekistan Food Industry Association (UFIA).

Infine, l’Europa sarà ampiamente coinvolta grazie alle principali associazioni come la Deutscher Konditorenbund dalla Germania, la CEOPPAN, associazione di riferimento in Spagna per il settore della panificazione, la Confédération Nationale des Glaciers de France dalla Francia e la HORECA Industry Association (HORA) dalla Romania, mercato emergente ad alto potenziale per la ristorazione.

Da non dimenticare anche la Indonesian Hotels and Restaurants Association, la Restaurant Association of Singapore, la Airline Catering Association con sede a Bruxelles, che riunisce le aziende operanti nel catering aereo e la Indonesia Tourism Industry Association.

Consorzio promozione caffè festeggia il Natale con la ricetta di Francesco Sanapo

0
consorzio promozione caffè
Il caffè al profumo di pan di zenzero (immagine concessa)

MILANO – Durante le feste, non si brinda solo con prosecco o spumante. Sarà colpa dei tanti pranzi e cenoni a cui si è felicemente costretti, ma tra Natale, Capodanno e l’Epifania il caffè diventa la bevanda perfetta per accompagnare i tipici dolci di questo periodo. Oltre ai classici pandoro e panettone, a conquistare il palato di grandi e piccini è il pan di zenzero, con gli iconici biscottini decorati a forma di omino e di casetta che decorano la tavola.

Il profumo e il sapore speziati del gingerbread incontrano l’aroma e il gusto deciso del caffè in questa ricetta firmata da Francesco Sanapo, pluripremiato campione barista e assaggiatore e membro di Consorzio promozione caffè.

La ricetta del caffè al profumo di pan di zenzero di Francesco Sanapo

Ingredienti:

  • 1 shot di caffè espresso
  • 160 g zucchero
  • 250 g acqua
  • 45 g melissa
  • 1 stecca di cannella piccola
  • 1 pezzo di zenzero fresco (circa 3 cm)
  • 5 pezzi di chiodi di garofano
  • 2 g noce moscata
  • 3 g pepe
  • 200 ml di bevanda vegetale all’avena

Procedimento:

Mettere lo zucchero, l’acqua e le spezie in una pentola e fare bollire finché lo zucchero non sarà sciolto, quindi abbassare il fuoco e lasciare sobbollire fino a ottenere la consistenza di uno sciroppo. Filtrare per rimuovere le spezie. Versare 25 gr dello sciroppo ottenuto in un bicchiere e aggiungervi il caffè espresso e la bevanda all’avena montata. Guarnire con cannella o cacao.

La San Marco partner del progetto formativo rivolto agli studenti campani

0
nocera san marco
Roberto Nocera, il direttore generale de La San Marco (immagine concessa)

GRADISCA D’ISONZO (Gorizia) – La San Marco, azienda che da 104 anni in Friuli Venezia Giulia produce macchine per il caffè, è partner di un progetto formativo nelle scuole curato dall’Associazione maestri dell’espresso napoletano, volto alla promozione e alla tutela della cultura del caffè espresso.

Il progetto formativo de La San Marco

Un progetto che coinvolge 6 istituti scolastici della regione Campania, nella fattispecie l’Istituto alberghiero Superiore Polispecialistico “San Paolo” di Sorretto, l’I.C. alberghiero Ferraris di Caserta, l’I.C. alberghiero Ferraioli di Napoli, l’I.C.alberghiero G.Battista Novelli di Marcianise, l’ I.C.alberghiero ISISS Giustino Fortunato del Vomero e l’Istituto professionale alberghiero, Vanvitelli di Avellino.

“La San Marco, parte del Groupe SEB dal 2023, crede fortemente nell’importanza della formazione e nella diffusione della cultura del caffè espresso di qualità – dichiara il general manager de La San Marco Roberto Nocera – Sponsorizzare un progetto educativo nelle scuole dedicato alla tecnica dell’estrazione del caffè con macchine a leva significa investire nelle nuove generazioni di baristi e appassionati, trasmettendo competenze tecniche e valorizzando un metodo iconico che unisce tradizione e innovazione. Con questo progetto, vogliamo contribuire a preservare l’eccellenza italiana nel mondo del caffè e sostenere i giovani nel loro percorso professionale.”

Nel corso di tre incontri per ogni istituto, gli studenti assisteranno prima ad una lezione teorica su come si realizza un espresso, cui seguiranno le prove pratiche; nel secondo incontro approcceranno la latte art e, infine, si sfideranno in una gara con tanto di proclamazione del vincitore, al quale verrà regalata una macchina professionale La San Marco.

I protagonisti del percorso formativo sono Francesco Costanzo, trainer di caffetteria, Stefania Patricelli, nel ruolo di educatrice, Antonio Tamburrino e Salvatore Riunno, entrambi trainer di latte art e Felice Greco, assistente trainer. Il progetto è patrocinato dal Comune di Napoli e dalla Regione Campania.

Esselunga presenta il progetto per il riciclo delle capsule di caffè esauste

0
esselunga
Il raccoglitore di capsule usate (immagine concessa)

LIMITO DI PIOLTELLO (Milano) – Raccogliere e riciclare tutte le capsule di caffè esauste, di qualsiasi materiale non compostabile, marchio o sistema: è questo l’obiettivo della nuova iniziativa promossa da Esselunga a Milano e che l’azienda punta a estendere anche in altre città.

A seguito dei risultati positivi ottenuti dopo un periodo di test avviato a fine 2023, oggi in 22 supermercati di Milano è possibile conferire questo rifiuto domestico, sempre più diffuso nelle case.

Il progetto di Esselunga

Tale progetto, sviluppato in collaborazione con Amsa e A2A Ambiente, propone una soluzione al momento non presente sul mercato, per dare nuova vita a tutti i materiali ottenuti dalla separazione dei diversi componenti del rifiuto, dal caffè residuo alla capsula, che può essere in plastica oppure in alluminio.

I clienti, ritirando presso il servizio Assistenza dei negozi i sacchetti da utilizzare, possono dividere direttamente a casa le capsule a seconda del materiale dell’involucro, di qualsiasi marca e acquistate ovunque per poi conferirle nei contenitori presenti nei punti vendita. Sia i sacchetti che i contenitori riportano colori specifici per facilitare la distinzione tra i diversi elementi. A2A Ambiente, con un automezzo full electric, effettua successivamente il ritiro e avvia il processo di separazione e riciclo presso i propri impianti di trattamento.

Dopo aver sviluppato capsule di caffè a marchio privato interamente compostabili, con questa nuova iniziativa Esselunga offre ai propri clienti la possibilità di smaltire le capsule in plastica e alluminio, invece di gettarle nella raccolta indifferenziata.

Questo progetto è una delle azioni concrete per favorire un’economia circolare, che si colloca tra gli ambiti di intervento in cui Esselunga ha deciso di declinare il proprio impegno verso il Pianeta. Proprio “il Pianeta”, infatti, rappresenta una delle tre aree prioritarie, assieme a “la Persona e la Collettività” e a “il nostro Mestiere”, sulle quali si basano gli impegni, gli obiettivi e la strategia di Esselunga per costruire un futuro inclusivo e sostenibile per tutti.

La scheda sintetica di Esselunga

Esselunga è una delle principali realtà italiane del settore della grande distribuzione che opera attraverso una rete di 190 negozi tra superstore, supermarket e il nuovo format laEsse. Esselunga si avvale di centri produttivi e di lavorazione che servono tutti i negozi della catena.

Fondata nel 1957 con l’apertura a Milano del primo supermercato in Italia, Esselunga occupa 28.000 dipendenti e ha un fatturato di 9,3 miliardi di euro. Con 5,5 milioni di clienti fidelizzati è da sempre un esempio di qualità e innovazione, con un impegno quotidiano per la sostenibilità.

Gelato artigianale: Casa Optima presenta il primo bilancio di sostenibilità: nel 2023 emissioni di gas serra a -45% rispetto al 2021

0
casa optima
Il bilancio di sostenibilità 2023 (immagine concessa)

SAN CLEMENTE (Rimini) – “Un cammino verso un presente e un futuro migliori”, è questa la filosofia alla base del primo Bilancio di Sostenibilità presentato in questi giorni da Casa Optima, gruppo italiano titolare di otto marchi tra i più diffusi e apprezzati nel mercato del gelato artigianale, della pasticceria di alta qualità e del bere miscelato.

Un documento chiave che dettaglia i risultati ottenuti nel periodo compreso tra il 2021 ed il 2023 e che delinea il percorso che il gruppo intende seguire nei prossimi anni, in sintonia con l’Agenda 2030 e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite.

Il primo bilancio di sostenibilità di Casa Optima è il risultato di un imponente lavoro di squadra che è stato possibile grazie al contributo di diversi team dell’azienda e all’ottimo coordinamento del Group HSE & Engineering Manager, Alessio Broggi e della Group Digital Marketing Manager, Valentina Porcile. Il Gruppo ha infatti scelto di non avvalersi di partner esterni, contando sulla professionalità dei collaboratori, ciascuno dei quali ha potuto offrire il proprio contributo per la relativa area di competenza, verso un futuro più sostenibile e responsabile.

Il documento, progettato per essere di facile comprensione e lettura, affinché tutti possano accedere alle informazioni in modo chiaro e immediato, evidenzia lo sviluppo del percorso intrapreso dalle aziende del gruppo nel 2023, con un mercato di oltre 150 Paesi, 5 stabilimenti produttivi (tre in Italia, uno in Brasile ed uno in Francia), oltre 30mila clienti serviti e oltre 1000 collaboratori.

Attraverso un approfondito percorso di analisi interna ed esterna volto a mappare tutti i principali rischi, megatrend trasformativi e scenari di riferimento, il piano di sostenibilità di Casa Optima ruota attorno ad aree tematiche importanti per la sostenibilità aziendale, con obiettivi qualitativi-quantitativi che l’azienda ha scelto di porsi per il prossimo futuro.

Ambiente

Nel corso del 2023, le emissioni in atmosfera di gas ad effetto serra derivanti da consumi diretti (SCOPE 1) e indiretti (SCOPE 2) hanno registrato una diminuzione di oltre il 45% rispetto al 2021.

Nell’ultimo triennio, i BU R&D Manager, con i loro rispettivi team, hanno contribuito notevolmente alla scelta di andare in una direzione di sostenibilità anche sul pack finale: secchi e taniche sono composti da PP 100% riciclabili e le latte sono in acciaio totalmente riciclabile. Nel pack di pasticceria è stato eliminato il 99% delle spugne in materiale plastico.

Per quanto concerne i rifiuti prodotti negli stabilimenti, nel 2023 si è avuta una riduzione del 7% della produzione di rifiuti normalizzata sui kg prodotti rispetto al 2022 ed il 99% dei rifiuti è stato destinato al recupero.

Anche dal punto di vista energetico, nell’ultimo triennio il Gruppo Casa Optima ha ottenuto una significativa riduzione del 7% sui consumi normalizzati sui kg prodotti.

Prodotti

Il Gruppo Casa Optima garantisce la qualità dei propri prodotti grazie alla scelta di materie prime fresche e di alta qualità, coltivate e trattate con cura, distribuite da fornitori fidati e certificati ed esperti nel settore.

I fornitori di materie prime sono localizzati per il 98% all’interno dell’Unione Europea e più di 2/3 hanno sede in Italia. Per un totale di circa 20.000 tonnellate di materie prime acquistate nel 2023.

Welfare

La formazione si configura come un investimento strategico che riflette la visione a lungo termine dell’azienda e il suo impegno nei confronti del capitale umano. All’interno del gruppo sono in corso diverse iniziative di retention, sviluppo personale, professionale e organizzativo: nel 2023 sono state dedicate 20,4 ore di formazione media per dipendente, 31 assunzioni a tempo indeterminato, delle quali 9 sono trasformazioni da contratto a tempo determinato. 20 stage inseriti di cui 11 confermati.

La “Diversity & Inclusion Policy” promuove una cultura aziendale inclusiva e valorizza le diversità sul luogo di lavoro: 1.000 collaboratori, di cui 708 dipendenti, e il 32% di donne nell’organizzazione responsabili di una o più unità organizzative rispetto al totale della popolazione di riferimento.

Road Map ESG 2030

Raggiungere la carbon neutrality attraverso l’impiego di energia rinnovabile e la riduzione progressiva del 5% annuo nei consumi energetici. Per realizzare questo obiettivo, l’azienda investirà sempre più nell’autoproduzione energetica nei propri stabilimenti, preferendo un approccio diretto e sostenibile rispetto a soluzioni alternative, come l’acquisto di crediti da terzi.

La mobilità aziendale ha già integrato una specifica policy legata all’adozione di veicoli elettrici e ibridi, con l’obiettivo di convertire il 75% della flotta entro il 2030.

La creazione della “Foresta Casa Optima”, con 5.500 alberi piantati entro il 2025, testimonia poi l’impegno per la compensazione delle emissioni, con un assorbimento stimato di oltre 1500 tonnellate di CO₂ in dieci anni

“La politica di sostenibilità̀ di Casa Optima è un elemento naturalmente intrinseco nella nostra “mission” di gruppo e rispecchia il nostro impegno quotidiano per la creazione di valori e risultati che tutti gli stakeholder possano apprezzare e condividere, dai nostri dipendenti e collaboratori alle comunità in cui operiamo, ai nostri clienti in tutto il mondo, alle istituzioni – afferma Francesco Fattori, ceo Casa Optima Group – Siamo convinti che ogni nostro prodotto, ogni attività o servizio aziendale e ognuno di noi oggi possa contribuire a creare le condizioni per migliorare e “coesistere” in equilibrio con tutto quello che verrà domani. Per me e per tutta la mia squadra è un grande orgoglio e piacere poter condividere tutto questo nel nostro 1° Bilancio di Sostenibilità, un documento importante che sintetizza il percorso che abbiamo intrapreso e che testimonia in modo concreto il nostro impegno, i risultati raggiunti oggi e i nostri obiettivi futuri”.

Il Bilancio di Sostenibilità 2023 di Casa Optima è disponibile integralmente qui

Ristorazione: 100mila euro per promuovere il gelato artigianale, detassazione mance per i camerieri

0
gelato roma rimini bonini codice unesco finlandia pica gelaterie trieste marchetti morrone cina gelati bergamo ristorazione fenu
Una varietà di gelati (immagine: Pixabay)

La commissione Bilancio della Camera ha approvato un emendamento alla manovra firmato da Paolo Trancassini di Fratelli d’Italia, che aumenta di 5 punti percentuali, dal 25 al 30% del limite di detassazione delle mance che il personale riceve dai clienti al termine del servizio. Approvato inoltre un approvato un emendamento che prevede l’assegnazione di 100mila euro per un’associazione mirata a promuovere le gelaterie artigianali. Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo pubblicato sul portale Today.

La nuova manovra

MILANO – Grande novità in arrivo per chi lavora nel campo della ristorazione, in particolare per i camerieri di bar e ristoranti, e per i proprietari di gelaterie artigianali. La commissione Bilancio della Camera ha infatti approvato un emendamento alla manovra firmato da Paolo Trancassini di Fratelli d’Italia, che aumenta di 5 punti percentuali, dal 25 al 30% del limite di detassazione delle mance che il personale riceve dai clienti al termine del servizio.

Invece, per quanto riguarda le gelaterie artigianali, è stato approvato un emendamento che prevede l’assegnazione di 100mila euro per un’associazione mirata a promuovere queste attività.

Via libera alla detassazione delle mance nella ristorazione

L’approvazione dell’emendamento di FdI si traduce in meno tasse sulle mance. Oltre al passaggio dal 25% al 30% per quanto riguarda la soglia di reddito, il testo prevede anche un innalzamento da 50mila a 75mila del tetto di reddito sotto la quale si applica.

Infatti, fino a oggi il limite massimo era di 50mila euro, una “paletto” forse troppo restrittivo se consideriamo le problematiche economiche che riguardano in particolar modo chi lavora nel settore della ristorazione, uno dei più colpiti dalla recente crisi.

Per leggere la notizia completa basta cliccare qui

Andrej Godina dopo Report: “Perché in Italia si è arrivati a questo punto? Il torrefattore è il primo tra i vari responsabili”

0
andrej godina prezzo
Andrej Godina (foto concessa da espresso comunicazione)

MILANO – Freschissimi dalla messa in onda della puntata di Report con focus sul caffè in Italia, Andrej Godina lascia il suo commento dopo essere apparso sugli schermi delle televisioni italiane descrivendo l’aroma della tazzina del Caffè degli Specchi, come un copertone dell’automobile. E non soltanto questo: per chi ha seguito l’episodio, di cose se ne sono dette.

Godina: prime reazioni da questo appuntamento su Rai 3?

“Personalmente sono molto contento di com’è andata. Per quanto riguarda le condizioni che si trovano nei bar, restando più orientati sulla figura del barista che dovrebbe assicurare un caffè di qualità con delle operazioni necessarie, devo dire che siamo ancora al punto di partenza della puntata di 6 anni fa: tanti baristi ancora non sanno nulla della materia prima che trasformano e non puliscono la macchina.

Certo si deve sempre considerare che sono andati in onda quasi solamente i casi poco virtuosi. Ma sono sicuro che rispetto alla prima inchiesta di Report, se si va anche solo
negli Autogrill sulle autostrade la situazione è migliorata.

A Napoli, in alcuni caffè effettivamente sono stati ripresi dei casi che sono restati alla preistoria. È stato come entrare nel mondo del vino di 40 anni fa, con l’unica distinzione tra vino rosso e bianco della casa.

Il tema della tostatura scura affrontato da Bernardo Iovene è spinoso, bisogna sottolineare che se questo colore di tostatura viene fatto con la motivazione di nascondere i difetti della materia prima è un qualcosa da condannare, se invece è fatto per creare un determinato flavore finale, più intenso e corposo allora è un qualcosa da valorizzare.

Questa tostatura scura virtuosa, ovvero quella di un torrefattore che la usa su qualità di caffè verde di qualità e per conferire dei flavori più intensi, andrebbe maggiormente comunicata e spiegata.

Le tostature scure sono semplicemente una possibile declinazione di come il chicco può essere tostato ed è naturale che in questi casi gli oli contenuti nei chicchi fuoriescano in superficie.

Sul tema della tostatura ci sono due estremi che andrebbero mediati: da un lato la tostatura troppo chiara tipica delle micro roastery Specialty, spesso chiamate della “terza onda” che produce una bevanda molto acida, povera di corpo e di complessità aromatica e che risulta spesso imbevibile preparata in espresso. E poi c’è quella scura troppo spinta che brucia i chicchi e che conferisce solamente un gusto amaro con aroma di bruciato e un corpo astringente.”

Entriamo invece virtualmente di nuovo al Caffè degli Specchi: lei ha avuto una reazione molto dura di fronte all’affermazione del gestore quando ha detto “Qua in tutti questi anni nessuno si è mai lamentato

“Per commentare è necessario partire da una premessa, ovvero dalla dichiarazione che il gestore del Caffè degli Specchi fa sul caffè che pensa di servire: 99% di Arabica. È bastato osservare insieme al suo barista i chicchi, per scoprire che invece si tratta di una miscela composta da 70% di Arabica e 30% di Robusta. Questa semplice premessa fin da subito evidenzia di come non ci sia conoscenza di prodotto.

Un altro aspetto importante da non trascurare è che al Caffè degli Specchi l’espresso si vende a un euro: la strategia della gestione è di mantenere basso il costo della tazzina per attirare i clienti che acquistano poi altro. Quindi l’espresso è un prodotto gestito in modalità “sotto costo”. Questo dimostra come il gestore di un locale così importante, non ha alcuna considerazione di valore e alcuna idea di quello che sta servendo.

Questo è un tipico caso un cui è possibile affermare che siamo a zero sulla cultura di prodotto e non c’è alcuna intenzione di fare cultura al consumatore.

L’idea del “facciamo molti volumi, milioni di tazzine ogni anno, allora che c’è grande qualità”, non è più valida nel nostro settore: nel corso degli anni non è mai stata proposta la cultura di prodotto e quindi il consumatore italiano medio non è in grado di fare la giusta distinzione tra vari livelli qualitativi.

Oggi invece con i caffè Specialty e tanti baristi che lavorano bene c’è maggiore varietà e possibilità di bere caffè di alta qualità. Il consumatore si affeziona a un bar, ad un ambiente, ad un’esperienza. Il caffè di bassa qualità proposto per tanto tempo, diventa un’abitudine che prescinda dalla sua qualità. Oggi è giunto il momento di cambiare!

Perché in Italia si è arrivati a questo punto? Parlando di responsabilità partirei proprio dal torrefattore, perché lui trasforma e seleziona la materia prima, sceglie il grado di tostatura e ne determina i flavori finali in tazza. Ci sono i dovuti esempi virtuosi, ma in media si è fatto poco in termini di cultura di prodotto.

Questa poca cultura ricade sul gestore che spesso non ha idea di quello che serve ai propri clienti e di conseguenza non può trasmettere conoscenze al consumatore finale. E poi il prezzo della tazzina è troppo basso e onestamente non ho ancora capito perché il caffè deve costare sempre lo stesso prezzo indipendentemente dalla qualità che ci sta dietro.”

Questa puntata Godina, secondo lei arriva alle orecchie dei consumatori?

“L’episodio di Report, a mio parere, ha fatto cultura, in particolare mettendo in luce quello che il barista dovrebbe fare dietro al bancone, con una serie di passaggi che in genere non avvengono perché manca la formazione formale. La mancata formazione comporta non solo che l’operatore non sa scegliere il caffè da servire, ma non si occupa di pulire la doccetta, la campana del macinino, di fare la macinatura sul momento.

E alla fine tutto questo è a danno del consumatore che si vede servire caffè di bassa qualità dove è costretto ad aggiungere il latte e lo zucchero. Report ha dichiarato ancora una volta ciò che il barista fa di sbagliato e questo dovrebbe portare da oggi in poi il consumatore a controllare quello che viene fatto al bar e quello che non dovrebbe trovarsi. D’altro canto questo dovrebbe indurre i baristi a farsi delle domande su ciò che fanno quotidianamente e spingerli a fare un percorso di formazione.

Nel 2024 non è più possibile che il barista non abbia alcuna idea di quello che sta estraendo, Arabica, Robusta, tostatura chiara, media, quali origini.”

L’appello di Godina

“Mi rivolgo alle associazioni di categoria come per esempio la Fipe: perché ancora non si è fatta una campagna di diversificazione di prezzi sul caffè, considerando che in media rappresenta un terzo di fatturato del bar italiano? Sarebbe necessario spingere queste associazioni a organizzare corsi di formazione ai soci in modo che divengano sempre più esperti di caffè e eventi di coinvolgimento della stampa per sdoganare alcuni punti critici attorno alla tazzina.

Ci sarebbe bisogno che le torrefazioni iniziassero a fare più filiera, copiando quello che hanno fatto i produttori di vino che si sono uniti per esempio per consorziarsi e per creare le denominazioni di origine, oppure come i produttori di parmigiano reggiano hanno fatto con la creazione del consorzio.

Sfortunatamente nel mondo del caffè italiano ciascuno procede secondo i propri interessi aziendali, c’è poco dialogo, la filiera è ancora frammentata e non si riesce a fare fronte comune per gli aspetti positivi dell’espresso.”

Un altro punto da approfondire sono gli Istituti Alberghieri.

Godina: “Ci sono alcune scuole virtuose, ma purtroppo la maggior parte hanno un’offerta formativa non all’altezza, non possono contare su un budget necessario per dotarsi di macchinari all’avanguardia né per acquistare del buon caffè. Report ha fatto vedere i baristi che si formano da soli dietro al bancone, ma è vero che gran parte dei baristi provengono dagli istituti alberghieri all’interno dei quali non è garantito che imparino le nozioni e le pratiche corrette.

I docenti spesso non sono formati adeguatamente, non fanno corsi di aggiornamento sulla materia caffè e non sanno riconoscere i flavori. Anche in questo caso i torrefattori, dovrebbero fare fronte comune a livello regionale o provinciale e offrire un sostegno agli
istituti del territorio per garantire una formazione di base migliore agli studenti.”

Godina poi conclude sulla questione del prezzo al bar

“L’aumento del prezzo della tazzina in realtà è a vantaggio per tutti gli operatori: il consumatore pagherà di più come però ha dovuto fare con molti altri prodotti. Perché per il caffè non dovrebbe essere altrettanto?

Infatti rispetto alla dichiarazione di Antonio Quarta mi trovo in forte disaccordo. Chi ha deciso che il caffè deve essere un prodotto popolare a prezzi calmierati? Il caffè non è un alimento di base, le persone per la sopravvivenza hanno bisogno di calorie e di acqua. L’espresso ha solamente 2 calorie e la quantità di acqua non è utile per dissetarsi. Al bar assistiamo al paradosso che la bottiglietta d’acqua costa più dell’espresso, si parte da 1,5 fino ai 4 euro in qualche aeroporto. L’acqua è un bene di prima necessità, è proprio su
questo che bisognerebbe battersi per ottenere un prezzo calmierato!

Come si può dichiarare che l’espresso deve restare a un prezzo di base basso, politico, pensando che ci mette un anno a maturare sulla pianta, che cresce a decine di migliaia di chilometri, che contiene più di 1.500 aromi volatili, che contiene la dose di caffeina, che dev’essere tostato e infine preparato al momento?

Che messaggio si lascia trasparire al consumatore finale?

Di banalizzazione, di svalorizzazione del prodotto e di tutta la filiera che ci sta alle spalle, a mio parare dovrebbe essere tutto il contrario.

In questo ultimo caso lancio una sfida: dare in gestione a un torrefattore, magari proprio a Caffè Quarta, un bar classico, quello che paga l’affitto e che paga regolarmente i dipendenti, insomma ha una gestione in media con quella che è la realtà del bar, togliendoli tutti i prodotti che non sono caffè, insomma una vera e propria caffetteria.

Sono curioso di sapere se questo locale è in grado di mantenersi economicamente vendendo il caffè al “prezzo politico” dichiarato da Antonio Quarta, sono curioso di verificare se nella pratica e con il margine di guadagno del solo espresso, è possibile restare attivi.”

Francesca Bieker sull’episodio di Report: “In Italia manca una vera cultura del caffè: profondo vuoto di consapevolezza nei consumatori”

0
francesca bieker
L'esperta di moka e non solo Francesca Bieker (immagine concessa)

Francesca Bieker, assaggiatrice di caffè, titolare di Grip – la scuola online dedicata al consumatore, giudice internazionale SCA e coordinatrice education SCA Italy, ha commentato la puntata di REPORT di Rai 3. Secondo l’esperta nell’inchiesta è stata messa in evidenza una mancanza di una vera cultura del caffè in Italia. Leggiamo di seguito la sua opinione.

Lo stato del caffè in Italia

di Francesca Bieker

MILANO – “La puntata di REPORT andata in onda il 15 dicembre ha portato alla luce una verità scomoda: in Italia manca una vera e propria cultura del caffè. Questo problema si manifesta non solo nella scarsa professionalità di molti baristi, ma anche in una generale trascuratezza sul fronte dell’igiene e, soprattutto, in un profondo vuoto di consapevolezza da parte dei consumatori.

Il problema: professionalità e igiene

Spesso tendiamo a idealizzare l’esperienza del caffè al bar come un momento sacro della giornata. Tuttavia, la realtà dietro il bancone è talvolta meno poetica. Molti operatori del settore non hanno ricevuto una formazione adeguata e non conoscono le tecniche fondamentali per preparare un espresso di qualità. A questo si aggiungono pratiche igieniche discutibili, come macchine per il caffè non pulite regolarmente e filtri trascurati, che compromettono non solo il gusto, ma anche la salubrità della bevanda che consumiamo. Per non parlare del macinino…

Senza contare la problematica innescata dall’utilizzo di un caffè bruciato in tostatura che elimina completamente le sostanze aromatiche generando un unico gusto riconosciuto, ovvero un amaro intensissimo e astringente, ma con una lunghissima persistenza.

Questo genere di tostatura avvilisce le qualità migliori ma spesso viene utilizzato per mascherare e disperdere dei difetti presenti nella materia prima utilizzata.

In conclusione, un caffè buono risulterà cattivo mentre un caffè scadente e difettato rischierà di migliorare in quanto il bruciato dell’amaro maschererà tutto.

Il ruolo del consumatore: una mancanza di educazione critica

Il problema più grande però, a mio avviso, è che noi come consumatori non siamo stati educati a distinguere un caffè scadente e con difetti da uno buono. Non ci è mai stato insegnato a riconoscere i difetti oggettivi in tazza, come la presenza di aromi bruciati, rancidi, legnosi o astringenti, ma nel tempo si sono radicate false credenze legate alla tazzina dell’espresso che ci portano piuttosto a valutare la persistenza della crema o “l’intensità”.

Di conseguenza, accettiamo quasi tutto ciò che ci viene servito, privandoci della possibilità di fare scelte consapevoli.

La cultura porta alla scelta

La cultura del caffè, infatti, è fondamentale per costruire un consumatore consapevole, capace di scegliere ciò che gli piace davvero. Conoscere il caffè significa saper apprezzare le differenze tra un’arabica e una robusta, tra una tostatura chiara e una scura, e saper riconoscere il valore di un’estrazione eseguita a regola d’arte. Senza queste conoscenze, il consumatore resta in balia dell’offerta, accettando passivamente anche caffè di qualità mediocre o, peggio, scadente.

Un altro fattore che porta a tutto ciò è la quasi totale impossibilità di scelta in un bar, avendo disponibile una solo tipologia, senza neanche sapere quale specie, miscela, varietà, lavorazione, provenienza ha quel caffè.

Teniamo presente, inoltre, che si inserisce un ulteriore tassello che è quello di non valorizzare e distinguere economicamente con prezzi diversi il valore del prodotto, come avviene invece nel vino, nelle birre e persino nell’acqua minerale.

Da anni mi occupo di consulenza e formazione per aziende e consumatori, con l’obiettivo di colmare questa lacuna culturale.

Ho avuto la possibilità di visitare piantagioni, partecipare come giudice internazionale ai campionati mondiali, tutti i giorni assaggio caffè per lavoro, scontrandomi spesso e volentieri con l’ignoranza e la presunzione che “sono 30 anni che lavoro così” oppure “nessuno si lamenta del caffè”, senza che mai nessuno faccia riferimento a dati oggettivi e tecnici riguardanti il caffè dalla pianta, al fiore, al frutto, alla raccolta, alle lavorazioni, alla logistica, alla tostatura, alla scelta, al mantenimento, alla shelf life, ai corretti utilizzi dei sistemi di estrazione e alla spiegazione di quello che si sta offrendo al consumatore finale, con tutte le problematiche che si creano e affrontano nel corso della filiera.

Solo attraverso un’educazione mirata possiamo rendere il consumatore italiano protagonista delle proprie scelte, spingendo anche i professionisti del settore a migliorare la qualità del servizio.

Un futuro di consapevolezza

Aggiunge Bieker: “Il caffè, simbolo dell’identità italiana, merita di più. Merita professionisti preparati e consumatori consapevoli. Investire nella cultura del caffè significa valorizzare un prodotto e può fare la differenza non solo al palato, ma anche nel nostro modo di vivere un’esperienza quotidiana così importante.

Se facciamo un conto veloce una persona che inizia a bere caffè a 20 anni, con una media di 3 al giorno berrà nella sua vita 54.750 espressi: è ora che iniziamo a sapere se quel prodotto è oggettivamente cattivo o buono.

È il momento di trasformare l’abitudine in cultura, l’ignoranza in consapevolezza e il caffè in una scelta autentica e consapevole”.

                                                                                                     Francesca Bieker

Caffè Passalacqua in risposta alla puntata su Rai 3: “La vera amarezza è l’invidia”

0
passalacqua
Da sinistra: Francesco Lo Vasto, Serena Montini, Paola Passalacqua, Laura Passalacqua, Pasquale Iazzetta (immagine concessa)

L’azienda Caffè Passalacqua con sede a Casavatore, Napoli, ha commentato l’inchiesta di Report in cui è stato analizzato ampliamente lo stato del mondo del bar e del caffè nei confini del Bel Paese. Leggiamo di seguito le considerazioni dell’azienda sullo spinoso argomento nel comunicato da loro rilasciato.

Caffè Passalacqua sulle conclusioni tratte dal programma Report

NAPOLI – Ogni volta che posa gli occhi sul mondo del bar e del caffè, Report sa sollevare il classico polverone, andando a scovare baristi che non svolgono al meglio il loro compito, caffè discutibili o mostrati come tali.

Lo fa in tutta Italia, trovando analoghe mancanze sia a livello di produzione sia di trasformazione, ma come già con la prima puntata, l’attenzione – un vero accanimento – si posa soprattutto su Napoli e sulla sua tradizione della tostatura napoletana di cui Biagio Passalacqua fu l’ideatore negli anni ’50.

La mano del conduttore prende una manciata del nostro caffè tostato scuro, fa mente locale a uno tostato chiaro e la conclusione è che il secondo è migliore, perché gli esperti intervistati (tra cui non c’è alcun napoletano) dicono così, pur senza averne colto le caratteristiche.

Tuttavia si sa da sempre che, al pari dell’arte culinaria, che cambia via via che ci si sposta di regione in regione e anche di comune in comune, influenzata dalle varietà climatiche, territoriali e storiche, così avviene anche per il caffè.

Il Centro Studi Assaggiatori ha identificato cinque stili che si incontrano nell’Italia dell’espresso, che vanno dall’alpino, che si manifesta con una freschezza acida ben percepibile, che enfatizza le note di fiori e frutta fresca, a quelle più speziate e cioccolatose dei caffè meridionali.

Nelle pagine che raccontano le differenze tra le diverse zone d’Italia, arrivati alla Campania, l’Autore ringrazia Biagio Passalacqua, riconosciuto come un’autorità in materia, per la preziosa testimonianza riguardo la storia e la cultura del caffè della nostra Regione, che viene così presentato: si presenta intenso, aromatico, scuro, pastoso, persistente.

Al suo interno può contenere una buona percentuale di caffè Robusta e in tazza dà un espresso che presenta una crema spessa di colore bruno. La bevanda è corposa e al gusto si presenta poco acida, con maggiori note amare. L’aroma intenso all’olfatto torna anche al retrolfatto ricco di sentori tostati e speziati, che terminano nella frutta secca ed essiccata.

Un caffè tostato scuro non è rancido

Non è il colore del caffè a determinare la sua qualità. A monte di un buon caffè c’è un sistema di selezione e di controllo qualità attento, che in Passalacqua è assicurato da un panel di assaggiatori certificato SCA (Specialty Coffee Association) che seleziona le partite di caffè da acquistare seguendo i più rigidi parametri globali per la selezione dei migliori caffè crudi esistenti al mondo.

A questo proposito, da pochi giorni ha ricevuto l’Award “Torrefazione Tradizione”, ovvero è stata decretata l’emblema della tradizione nella torrefazione italiana nella terza edizione della Guida dei caffè e delle torrefazioni d’Italia, ideata e curata da Andrej Godina, caffesperto e Phd in scienza, tecnologia ed economia nell’industria del caffè, e Mauro Illiano, caffesperto e recensore gastronomico. La motivazione: “Per la sua capacità di innovare l’azienda nel pieno rispetto della tradizione, che traspare dalla linea dei prodotti e dai profili sensoriali in tazza”.

Ma torniamo al caffè e alla sua trasformazione. Un suo passaggio centrale è senza dubbio la tostatura, che porta nel chicco, dapprima verde, duro e pressoché insapore, cambiamenti radicali, che gli fanno aumentare il volume, il colore, e la consistenza.

Nel corso della puntata si è sentito parlare di crack, che è un po’ il rumore che fa il mais quando si trasforma in popcorn: questo suono è dato dall’alta pressione generata dal vapore acqueo e dall’anidride carbonica che si trovano nelle cellule del chicco; la loro pressione genera il rumore e cambia i connotati del chicco, per colore, volume e aromi.

Da questo momento comincia, infatti, la fase dello sviluppo in cui si caratterizzano la parte aromatica e il gusto in tazza. Quella più corta, pressoché a ridosso del primo crack, dà un chicco chiaro, poco solubile, che per questo è indicato esclusivamente per estrazioni a filtro, dove il maggiore tempo di contatto con l’acqua permette di estrarre gli aromi. I chicchi più scuri si prestano all’estrazione in espresso e la colorazione varia in base al momento del processo in cui il caffè viene scaricato.

Il caffè napoletano – di cui Passalacqua è tra gli inventori – viene scaricato prima che si abbia il secondo crack (un altro scoppiettio dovuto nuovamente soprattutto all’anidride carbonica). Sulla superficie dei chicchi si possono vedere poche goccioline di oli essenziali, “spinti” in superficie dall’anidride carbonica. In “Tostatura in un libro” di Andrej Godina e Massimo Barnabà si legge: “il colore del tostato è un indicatore di quanto le reazioni chimiche sono state in grado di creare nuovi aromi e determina una maggiore o minore complessità aromatica. Una tostatura scura aumenta il corpo della bevanda, la dolcezza, l’intensità dell’amaro, diminuisce l’intensità dell’acidità e nell’espresso aumenta lo spessore e la persistenza”.

“La tostatura scura è a manto di monaco e così sono i nostri caffè – afferma Francesco Lo Vasto, chief financial officer & strategy director di Passalacqua -. Questo per il torrefattore rappresenta solo uno svantaggio, perché con questa lavorazione il caffè raggiunge il massimo del suo calo di peso (circa il 20% contro un 15-16% della tostatura chiara), ma lo facciamo per aiutare il barista ad avere il migliore prodotto in tazza. La tostatura scura, infatti, facilita la generazione di polveri sottili in macinatura, che sono maggiormente idrosolubili in espresso. Ribadisco: un caffè tostato molto chiaro va bene principalmente per estrazioni in filtro e un torrefattore non può tostare non tenendo conto del metodo di estrazione utilizzato dalla maggioranza dei suoi clienti, considerato che in Italia il 99% avviene con metodo espresso”.

La bevanda in tazza offre le note di cui abbiamo parlato sopra: ha una grandissima persistenza e un corpo elevato, il processo di caramellizzazione degli zuccheri è completamente avvenuto e l’acidità è molto bassa. Proseguire con la tostatura oltre il secondo crack significa ottenere un caffè bruciato e con una forte astringenza… da servire coprendo questi sentori con creme, latte o zucchero. Espedienti di cui i caffè Passalacqua non hanno bisogno.

Formazione sul campo

“La formazione è un grosso problema per il mondo del bar in tutta Italia – riprende Francesco Lo Vasto -. Le scuole alberghiere non formano i futuri baristi, nessun ente si prende carico di questa formazione che viene riversata, quasi fosse un dovere, sulle torrefazioni”-

Lo Vasto aggiunge: “Perché? Le case vinicole si preoccupano forse di formare i sommelier che operano nelle varie enoteche? Per il mondo della formazione, per le associazioni di categoria ed anche per molte scuole baristi, estrarre un espresso significa semplicemente mettere il macinato nel filtro, pressare (se ne ha il tempo) e schiacciare un bottone o tirare una leva; meglio dedicarsi alla mixology che rende di più e fa più scena… Chi parla di qualità? Chi parla di manutenzione? Nessuno! Ma quando il barista non lavora bene, la colpa è della torrefazione. Così da 8 anni abbiamo una nostra Accademia interna in cui formiamo i nuovi clienti e un nostro formatore visita i diversi locali nelle città d’Italia al fine di aiutare i baristi a soddisfare al meglio la clientela”.

Passalacqua ha locali in cui ogni giorno vengono venduti più di 10 chili di caffè, fino ai 20 del bar Ciro a Mergellina e Bar Mexico su cui si è accanito il giornalista di Report. Quel quantitativo equivale a circa 2000 tazzine, che nelle giornate di punta arrivano a 2500-2800, richieste soprattutto la mattina a colazione e dopo pranzo: in questi periodi si formano code di decine di persone al banco ed essere rapidi e precisi è la cosa più importante.

Sono stati provati più macinadosatori, ma non riuscivano a soddisfare la richiesta dei picchi di lavoro. Ci si è quindi affidati a un macinino semi-industriale in grado di macinare grandi quantitativi di caffè molto rapidamente; il macinato viene riversato in un contenitore e quindi in un secondo, da cui un cucchiaio dosatore volumetrico da 8 grammi lo preleva con precisione, per versarlo nel filtro, per poi passare alla pressatura e dare il via all’erogazione.

Possiamo garantire che in quei contenitori il caffè non ha il tempo di sostare che pochissimi minuti, dunque il rischio che irrancidisca (un problema che si ha quando il caffè sosta a lungo nel macinacaffè o nel dosatore) non rientra nei rischi dei locali Passalacqua.

“E sottolineo il fatto che nei locali interessati dall’inchiesta, si beve una miscela di 9 origini di altissima qualità 100% arabica – riprende Francesco Lo Vasto -. Tante torrefazioni del Nord provano ad imitare il caffè napoletano tostando scuro anche miscele che in origine erano più chiare. Disturba forse il fatto che il gusto napoletano piaccia sempre più sia in Italia sia all’estero? Da parte nostra ne siamo fieri”.

Lo Vasto continua: “Ringraziamo il nonno Samuele che fondò la torrefazione, Biagio, Yor Armando ed Emilio che hanno proseguito l’attività, Paola e Laura Passalacqua che la conducono oggi con attenzione e grande serietà e Serena Montini che ad oggi rappresenta la quarta generazione alla guida della Torrefazione, di cui abbiamo abbracciato la tradizione portandola nel corso degli anni a una grande evoluzione”.

“Quindi questa tostatura scura piace e la controprova di ciò – afferma Pasquale Iazzetta, direttore commerciale – è proprio nei risultati di vendita fuori la regione Campania e all’estero. Passalacqua fieramente fedele al culto del vero caffè partenopeo, piace a tutte le latitudini e, ne siamo certi, piacerà sempre più”.