MILANO – Vinhood è una realtà nata nel 2016 con l’idea di connettere il mondo dei consumatori con quello delle aziende. Inizialmente era focalizzata solo sulla filiera del vino (da qui l’origine del nome) ma, con il tempo, il brand ha cominciato a specializzarsi anche attraverso il caffè.
Grazie all’innovativa web app, Vinhood suggerisce il caffè più adatto a ciascun utente, ponendo una serie di domande sulle preferenze alimentari necessarie all’algoritmo per calcolare il profilo sensoriale e aiutare il consumatore finale ad una scelta più consapevole.
Per saperne di più, abbiamo chiesto a Matteo Parisi, co-founder dell’azienda e a Viola Cereda, responsabile del dipartimento Sensory, maggiori informazioni sul progetto.
Parisi, come è nato Vinhood e con quale scopo?
Parisi racconta: “Siamo nati nel 2016 con l’obiettivo di mettere in contatto il mondo dei consumatori e quello della filiale di prodotto. Abbiamo iniziato con il vino per poi passare anche al caffè. Il nostro core business è lo studio e il lavoro sul gusto. Andiamo a creare esperienze di ingaggio che trasformiamo successivamente in strumenti, i quali vengono donati ai consumatori per comprendere meglio il loro gusto personale, conoscendo il loro palato tramite domande appositamente studiate sulle abitudini gustative.
Questo ci dà modo, grazie al nostro algoritmo proprietario, di comprendere le loro risposte e analizzarne gli impatti sulle essenze gustative. Il nostro modello proprietario riesce quindi dalle risposte date e le logiche algoritmiche sottostanti a formare in seguito il profilo del palato.
Sul caffè, ad esempio, abbiamo cinque caratteri di gusto. E, una volta che è stato formato il carattere del gusto del cliente, vengono consigliati i caffè perfetti in base al suo profilo. Questo sistema è stato scelto da varie aziende per ingaggiare i propri consumatori. Ad oggi lavoriamo con più di 40 Paesi al mondo.
Raccogliamo una serie di dati con cui studiamo i trend di gusto dei mercati, grazie ai quali aiutiamo le aziende anche a comprendere e a predire i gusti che ci saranno, in maniera tale da ottimizzare o lanciare un nuovo prodotto e capire come entrare al meglio in un determinato settore.

Abbiamo sia un dipartimento dedicato alla sensory data, formato da data analist del gusto, sia da esperti del prodotto, perciò composto da sommelier del vino fino ad arrivare ai caffesperti. Ogni specifico prodotto deve essere trattato con i rispettivi esperti del settore. Oltre a questo, sempre per rimanere nell’ambito del caffè, abbiamo una grande rete di aziende torrefattrici e di istituzioni, come l’Università di Firenze Scienze Sensoriali, con cui collaboriamo ogni volta che facciamo studi approfonditi o abbiamo progetti a tema”.
Come curate l’aspetto della sostenibilità?
“Il progetto Vinhood nasce dalla mission di educare i consumatori. Non andiamo a proporre brand di caffè o miscele a caso ma vogliamo essere il punto di riferimento per educare il consumatore ad essere indipendente e ad arrivare ad un acquisto consapevole in piena autonomia.
Oltre a ciò, aiutiamo con i nostri dati e la conoscenza di trend di gusto le aziende a lavorare con i prodotti free from come, ad esempio, low sugar o no fat. Grazie alla collaborazione con Vinhood si rendono questo tipo di offerte più accessibili a tutti, a livello gustativo.

In alcuni supermercati, come Iper o Conad, sono presenti i nostri totem digitali, focalizzati su vino e birra, grazie ai quali il consumatore può riapprendere meglio determinati contenuti, in maniera tale da aiutarli verso una scelta più consapevole del prodotto.
Inoltre, sempre sulle schede di prodotto, ci sono anche informazioni sulla parte sostenibile dedicata alla componente packaging”.
Avete partecipato al SIGEP. Avete riscontrato interesse da parte delle aziende?
“Assolutamente sì. Abbiamo partecipato per incontrare i nostri clienti di persona e per conoscere nuove realtà, anche sul fronte del caffè, per raccontare loro il nostro percorso. L’apertura mentale verso l’innovazione e l’interesse al comprendere sempre di più i gusti del consumatore nel settore del caffè sono in rapida ascesa, soprattutto se paragonati al periodo pre-Covid. Ci sono molte più realtà interessate nel modo in cui si sta modificando il consumo diverso del prodotto.
Il nostro test che abbiamo introdotto è un modo per lanciare un approccio che parte dai consumatori stessi”.
Questo interesse si riscontra anche nella web app di Vinhood?
“Assolutamente. Riscontriamo un forte utilizzo dei nostri servizi di ingaggio. Sia dai dati inviati dai clienti che da quest’ultimi che ci chiamano per avere questo servizio. Stesso discorso vale per i progetti sensoriali: il 75% dei nuovi prodotti fallisce entro un anno dal lancio.
Più della metà di questi riscontrano la causa del fallimento nel momento della verità in cui i clienti assaggiano il prodotto per la prima volta. Questo fa capire quanto sia importante il gusto nel prodotto.
Le aziende, ad oggi, per creare un nuovo prodotto spendono in media 1-2 anni di sviluppo e possono arrivare a pagare fino 2 milioni di euro. Perciò aiutiamo le aziende ad accorciare e a risparmiare per la creazione del prodotto. Bisogna calcolare anche questo aspetto quando si parla di sostenibilità considerando che aiutiamo a mitigare gli sprechi. C’è dunque sempre un maggiore attenzione anche da parte delle aziende”.
Nell’app è possibile interagire con gli esperti del caffè e creare così un forte senso di community
“L’app propone al cliente varie esperienze e anche appuntamenti, proposti da noi o da nostri partner, dove spingiamo ad interagire direttamente con la filiera confrontandosi con i più esperti: ciò rende il consumatore finale sempre più consapevole nei suoi acquisti”.
Cereda, come viene studiata la taste identity del consumatore? Quali parametri e domande avete scelto per indicare qual è il caffè più adatto per ciascuno nell’app?
Viola Cereda spiega: “Il nostro approccio allo studio della taste identity del consumatore si basa su un modello di segmentazione degli individui in base alle loro preferenze sensoriali.

Attraverso quello che chiamiamo “Test del Gusto” analizziamo parametri chiave come dolcezza, amarezza, acidità e la preferenza per specifiche famiglie aromatiche, parametri che ci aiutano a definire le preferenze degli individui e calcolare il loro profilo. Una volta ottenuto il profilo dell’individuo capiamo qual è il prodotto che presenta le caratteristiche sensoriali più vicine ad esso.
Per determinare il caffè più adatto a ciascun utente, poniamo una serie di domande sulle preferenze alimentari necessari all’algoritmo per calcolarne il profilo (taste identity).
Successivamente l’algoritmo confronta questo input con i profili dei prodotti, garantendo una raccomandazione personalizzata. Questo metodo ci permette di andare oltre le semplici dichiarazioni di preferenza, individuando pattern più profondi e aiutando i consumatori a scoprire il caffè più in linea con la loro identità sensoriale”.
Com’è il palato degli italiani riguardo il caffè? Come si differenzia dall’estero?
“Sulla base dei dati a nostra disposizione, possiamo affermare che in Italia il segmento di consumatori più abbondante predilige ancora caffè torrefatti, caratterizzati da una nota amara moderata e da note aromatiche scure di cacao o cioccolato. Questa preferenza è probabilmente influenzata e rafforzata dalla grande familiarità con l’espresso, che rappresenta un elemento centrale nella quotidianità di molte persone.
Tuttavia, esiste anche un altro segmento di consumatori con un gusto orientato verso caffè dall’acidità delicata, in cui la dolcezza resta percepibile grazie a una torrefazione meno intensa e le cui note aromatiche si allontanano da quelle più scure e spazio tra note più fruttate e dolci. Ciò che risulta interessante è che questa tipologia di consumatori è molto più diffusa in altri Paesi, come ad esempio in Francia”.